La popolazione civile nella zona di guerra

di Petra Svoljšak

Il panorama delle interconnessioni fra guerra e popolazione civile può essere integrato mediante l'esame di quattro livelli (…)

Al primo livello va collocata la partenza. Tale esperienza coinvolse innanzitutto i maschi adulti e lo storico italiano Camillo Zadra la paragona al fenomeno dell'esodo del 19° secolo, ma va tenuto presente che in questo caso si trattò di un moto spontaneo che non troncò mai i contatti con i familiari e con gli interessi economici abbandonati nei luoghi d'origine. Ma nella prima guerra mondiale si ebbe una duplice emigrazione: i maschi tra il 18° e il 50° anno di età furono dispersi lungo i diversi fronti, mentre le famiglie subirono l'evacuazione e furono disperse nelle località più disparate della Monarchia o rispettivamente del Regno d'Italia (…)

A quella della partenza si connette strettamente l'esperienza della separazione, che colpì sia coloro che partirono sia coloro che rimasero; le comunità rimasero prive dei loro membri, le famiglie vennero sfrondate dall'elemento maschile.

Il terzo livello è dato dallo sradicamento che colpì quella parte della popolazione civile che subì l'evacuazione (…)

L'ultimo aspetto è dato infine dalla già ricordata militarizzazione della comunità sociale, essiccata sul piano umano e di conseguenza incapace di funzionare su quello economico e sociale.

La comunità si sfaldò, tutte le mansioni suddivise prima della guerra fra maschi e femmine ricaddero a quel punto prevalentemente sulle spalle delle donne. La donna si erse a capofamiglia, deputata a salvaguardare gli interessi materiali e spirituali della famiglia.

 

L'esilio

 

Il 24 maggio 1915 la guerra sorprese le popolazioni lungo l'Isonzo sulla soglia di casa. All'esperienza della mobilitazione e della militarizzazione della vita quotidiana si associò così quella dell'esilio (…)

I profughi vissero sospesi in una continua incertezza fra passato e futuro, assillati continuamente dall'ansia, dalla speranza e dal pensiero costantemente rivolto per un verso al periodo prebellico e per un altro all'ignoto che solo la fine della guerra avrebbe svelato (…).

(Pagine 243-245)

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Ultimo aggiornamento 12/01/09