Profughi nelle "città di legno"

di Drago Sedmak

A causa degli eventi bellici, migliaia di civili (…) che vivevano nella zona del fronte isontino tra Plezzo e il mare Adriatico (…) abbandonarono le proprie case ed i beni e, per salvare soltanto la vita, se ne andarono o furono evacuati in paesi sconosciuti. Partivano su mezzi di trasporto diversi, ma per lo più a piedi. Analoga sorte toccò agli impiegati statali, regionali, circondariali, ai ferrovieri, all'arcivescovo di Gorizia e alle autorità religiose di fedi diverse, ai frati e alle suore nonché a una serie di istituzioni, ospedali scuole, officine, che nel maggio 1915 avevano sede a Gorizia e nelle località più esposte alla minaccia della guerra. Se ne andarono anche gli impiegati comunali, i sindaci e i parroci delle località di campagna.

Come abbiamo visto nel saggio di P. Svoljšak, l'evacuazione dei profughi si svolse in più ondate: in occasione dello scoppio della guerra, dell'occupazione italiana di Gorizia, della battaglia della Bainsizza. Secondo la valutazione di Paolo Malni, fuggirono da questa zona non meno di 100.000 persone (…)

Per affrontare il numero eccezionalmente elevato di profughi e specialmente di quelli privi di mezzi – che dipendevano perciò in tutto dall'assistenza statale – le autorità di Vienna fecero la scelta di concentrarli in campi-profughi [le "città di legno"] situati in varie località. 

Così anche molti "fuggiaschi" provenienti dalla zona del fronte dell'Isonzo furono sistemati nelle baracche in legno dei campi di Bruck a/d Letha, Gmünd, Mitterndorf, Teinklamm (Austria Inferiore), Brixlegg - succursale di Steinklamm - nel Tirolo, Deutsch Brod in Boemia, Wagna (Stiria) e Strnišče presso Ptuj (Slovenia). I sospettati politici conobbero i campi di Katzenau presso Linz e Tapiosuly in Ungheria.

In quasi tutti i campi profughi austriaci si pativa la fame, imperversavano le malattie e un'alta mortalità sia fra i bambini sia fra gli adulti (…)

(Pagine 272-275)

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Ultimo aggiornamento 12/01/09