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Beppino
Gnocato Testimone
del Veneto che cambia
di Camillo Pavan
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Lo studio era nel tinello di
casa, il laboratorio in cucina e alla cappa del camino erano appesi ad
asciugare i negativi. Così, come un pioniere della fotografia, lavorava
Beppino Gnocato (Lanzago di Silea, TV, 1928-1984), l’ultimo
fotografo-editore di cartoline ad aver operato nei paesi del Veneto. Agli inizi degli anni
Cinquanta, visitando come rappresentante di profumeria e cartoleria i
negozi di alimentari e i tabaccai della Marca Trevigiana, si rese conto
che nel settore delle cartoline c’era la possibilità di arrotondare il
guadagno. Molti negozianti le richiedevano, ogni paese aveva l’ambizione
di essere immortalato in quei cartoncini figurati dove poteva mostrare la
propria faccia migliore. L'intraprendente Beppino, non
esitò ad improvvisarsi fotografo. Senza scuola, senza maestri:
autodidatta autentico. Con la sua Fiat 1100, armato di Zeiss, a volte
accompagnato dalla moglie e dai figli (utilissimi per dare un po' di vita
a panorami di paesi fin troppo tranquilli), iniziò a girare in lungo e in
largo il Trevigiano. Dapprima lavorò a percentuale
per la Marzari di Schio, poi per la Berretta di Terni (entrambe case
editrici specializzate, che operavano su tutto il territorio nazionale).
Ben presto però cominciò a curare da solo anche i vari passaggi, dalle
riprese alle vendite, diventando editore a tutti gli effetti. La tiratura media, per il
bianco e nero, era sulle 500 copie a soggetto. Il guadagno era modesto, le
difficoltà erano molte, ma la passione per un lavoro libero e creativo
rendeva tutto facile. Dalla Marca Trevigiana
gradualmente allargò il suo raggio d’azione fino a coprire l'intero
territorio delle Tre Venezie. In vent’anni d’attività,
ricorda il figlio Moreno, consumò tre automobili. La 1100 degli inizi,
una Fiat 1500 a metano (che cedette al figlio dopo 280.000 km.) e una Ford
Capri, sempre a metano, che incredibilmente continuò a correre fino a
450.000 chilometri. Partiva per il lavoro solo se
il tempo era buono. Tante volte, ricorda la moglie Anna (Teresina) Pol,
aprendo il balcone al mattino e guardando una nuvola in lontananza che
solo lui sapeva riconoscere, Beppino sentenziava sicuro: «No,
incuò a Mariana a búta su … », e
restava a casa. La ricerca della luce e delle inquadrature giuste era per
lui un punto d'onore: gli capitava di perdere anche una giornata per una
foto. Il lavoro continuò ad andar
bene per gran parte degli anni Sessanta, finché si usava il bianco e
nero. Poi arrivò il colore. E iniziarono i contrasti con i laboratori
tipografici a causa di riproduzioni non sempre perfette e di consegne poco
puntuali. Arrivò anche il benessere, e per la stagione della cartolina fu
un lento, inarrestabile declino. La richiesta andava sempre più
restringendosi alle città e alle località turistiche. Troppo poco per
sopravvivere, anche per un editore in proprio. Per Beppino Gnocato era
giunto il momento di appendere la macchina fotografica al chiodo. Non farà in tempo a godersi
la pensione. Morirà, consumato da un cancro, in sette mesi di sofferenza. La moglie che gli era stata
vicina in tante giornate di lavoro ricorda che, quasi a voler cancellare con le fotografie anche il ricordo di una morte
così atroce, bruciò per giorni e giorni, poco dopo i funerali, pacchi di
cartoline che erano rimaste inutilizzate in tinello. Per fortuna non sono invece
stati toccati i negativi, le lastre e le diapositive in cui sono
conservate migliaia di preziose immagini, fissate negli anni in cui la
Marca Trevigiana e le Venezie stavano cambiando faccia. Un patrimonio che aspetta di
essere quanto prima fatto proprio e valorizzato da qualche ente pubblico. -------------- ©
1991,
Dal libro I
paesi e la città in riva al Sile [L'archivio
Gnocato, qualche tempo dopo questo articolo, fu acquistato dalla Provincia
di Treviso. Attualmente è consultabile presso il Foto Archivio Storico
Trevigiano, via San Liberale, 8 - 31100 Treviso
http://www.fotostorica.it
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| Ultimo
aggiornamento
12/01/09
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