Dalla recensione di Eugenio Turri su Atlante

(…) il volume di Camillo Pavan è a suo modo un’opera esemplare. Pavan, infatti, non è solo l’autore del libro, ma ne è l’editore, il tipografo, il ricercatore iconografico e infine il venditore, durante le occasioni culturali ma anche nelle fiere di paese. Già sfogliando il volume ci si rende conto che esso nasce da leggi ed esigenze diverse da quelle pur legittime del mercato librario.

Del Sile il libro di Pavan racconta tutto quello che si poteva raccontare. Un capitolo è dedicato agli aspetti geografici: dalla sua formazione in rapporto all’evoluzione geologica postglaciale, alle sedimentazioni preistoriche e dell’età romana, alla flora ripariale, alla fauna. Vi si racconta poi come il fiume veniva utilizzato per il trasporto del legname e quali erano le attività che si svolgevano lungo le sue rive (dalle lavanderie alle filande, ai molini, all’estrazione della ghiaia). I successivi capitoli conducono per mano il lettore a scoprire il fiume dalle sorgenti a Treviso, la città fluviale, il perno antropico del Sile, e poi dalla città alla foce.

La cosa straordinaria del volume è rappresentata dalla massa di illustrazioni che mostrano praticamente tutti gli aspetti della vita fluviale. Sono fotografie in bianco e nero, e rimandano al passato. Questa è una scelta editoriale ma anche una scelta di contenuti. Il Sile, come tutti i nostri fiumi, ha perduto ormai il carattere che aveva nel passato. Non ha più quel ruolo di corrente che faceva vivere e improntava la vita delle popolazioni rivierasche. Possiamo collocare questa perdita di ruolo in quella generale caduta di miti territoriali su cui si fondava un tempo la geografia, non solo quella reale, concreta, ma anche quella immaginaria, fatta di storie, di personaggi, di scene che avevano il marchio dell’originalità, della singolarità. (…)

Ecco, quello di Pavan è sì un libro ricco di informazioni su un fiume, ma è anche un libro di ricordi e di nostalgie. Nasce da un amore profondo per il fiume. Solo un grande amore poteva indurre l’autore a cercare, come ha fatto, tute le possibili testimonianze (fotografie, disegni, documenti, articoli, carte e mappe del passato) in grado di far rivivere il fiume e di ripresentarlo nel suo aspetto più originale e genuino, quello ormai introvabile, come i personaggi che ci vivevano: i barcari, i comandaressi, i carioti, i lavanderi (…)

(n. 315, aprile 1991)

 

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Ultimo aggiornamento 27/02/09