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Proposte di tutela delle Sorgenti e dell’Alto Sile
di Sergio Tommasini |
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Un
importante momento di conoscenza e di proposte per la salvaguardia del
fiume è stata la nascita dei Quaderni
del Sile, prima rivista italiana di potamologia 1,
pubblicata a partire dal mese di maggio 1978. Cominciavano in quegli anni
a pervenire alla Regione Veneto, da parte di comuni, associazioni
ambientalistiche, naturalistiche e culturali, le prime segnalazioni e
richieste di salvaguardare le sorgenti del fiume. Nel contempo, a partire
dall'inizio degli anni '80, venivano avviati i primi contatti e le prime
iniziative da parte dei comuni di Vedelago, Quinto e Treviso allo scopo di
coagulare sforzi unitari per tutelare la zona stessa delle sorgenti e
l'alto corso del Sile; purtroppo tale tentativo naufragò ben presto fra
incomprensioni e assurdi protagonismi. La
Regione Veneto intanto, dopo aver approvato nel 1980 la Legge regionale n°
72 che dettava le Norme per la
istituzione di Parchi e Riserve Naturali Regionali , recepiva queste
segnalazioni e iniziative includendo (nel 1982) la zona
delle sorgenti del fiume nel "primo elenco di aree idonee e
meritevoli di essere costituite in Parco o Riserva naturale"; si
trattava di un fuoco di paglia destinato a rimanere tale fino ad oggi. Era
questo comunque un elenco appena abbozzato, soprattutto nella
perimetrazione delle aree tutelate: in esso veniva individuata, per il
Sile, un'area talmente esigua da essere più una fascia di rispetto
dell'asta fluviale che un'area protetta vera e propria. Dopo
altri due anni di completa inerzia veniva approvata la Legge regionale n°
40 del 1984, doppione della precedente L. R. 72/80. L'elenco delle aree
tutelate veniva rifatto, ampliando l'area della proposta "Riserva
naturale regionale delle Sorgenti del Sile" (che riguarda ora il
tratto di fiume che interessa i comuni di Vedelago, Piombino Dese, Istrana,
Morgano e Quinto di Treviso), recependo così le proposte di estensione
formulate dai comuni di Vedelago e Quinto e dalla L.I.P.U. di Treviso.
Iniziava nel frattempo ad applicarsi (in regime di salvaguardia dal
febbraio del 1984), la normativa di vincolo paesaggistico dettata dalla
Legge n° 1497 del 1939 sulla protezione delle bellezze naturali, la quale
vieta trasformazioni ambientali non preventivamente autorizzate dalla
Commissione provinciale per i Beni ambientali. Tale iniziativa, relativa
ai comuni attraversati dal fiume Sile in provincia di Treviso, verrà
concretizzata negli anni seguenti anche per il tratto di fiume ricadente
nel territorio delle province di Padova e Venezia. Si creava così di
fatto una prima, anche se puramente vincolistica, protezione del corso
d'acqua; tale normativa è andata però sostanzialmente disattesa,
soprattutto per l'inesistente controllo operato da alcuni comuni. Nel
1984 la Regione Veneto aveva elaborato persino una propria Proposta di
Legge regionale per la creazione della Riserva naturale nella zona delle
Sorgenti, facendo credere così ad una imminente concretizzazione delle
richieste di tutela e delle proposte pervenute da più parti. La realtà
emergeva invece in tutta la sua crudezza, evidenziando la meschinità
politica che la sorreggeva, il 31 maggio 1985, termine che la stessa
Regione si era data per portare all'approvazione del Consiglio regionale
l'elenco delle aree da tutelare: l'elenco infatti non veniva approvato e
il tutto veniva rinviato alla legislatura successiva, cedendo agli
interessi di pochi speculatori e di categorie portatrici di interessi
particolari. Un preavviso dalla totale mancanza di volontà politica di
tutelare le Sorgenti del Sile l'aveva però già dato la provincia di
Treviso nel dicembre del 1984, deliberando l'istituzione di una Azienda
faunistico-venatoria (una riserva privata di caccia) a Casacorba di
Vedelago, nel cuore dell'ipotizzata Riserva naturale. Per confermare tale
antitetico comportamento fra i due Enti ecco, nel 1985, appena saltata
l'ipotesi di istituire la Riserva naturale, farsi avanti la proposta della
Regione Veneto di creare, sempre nella zona delle sorgenti, un'Oasi
faunistica ai sensi della Legge regionale n° 30 del 1978 (normativa
regionale sulla caccia), proposta che prevedeva sostanzialmente il divieto
di caccia nella zona medesima. Tale ipotesi trovava addirittura
consenziente buona parte dei cacciatori (esclusi ovviamente quelli
dell'Azienda faunistico-venatoria). Duole constatare come anche questa
iniziativa minima sia rimasta unicamente sulla carta. Si è continuato così
a perseverare nello sfornare proposte senza riuscire a portarne a termine
neppure una, in una spirale di colpevole attendismo e indecisione
politica. Nel
1985 la Regione affidava anche l'incarico, per la stesura del Piano di
bacino dell'intero fiume Sile: utilissimo strumento di pianificazione
territoriale a tutt'oggi però non ancora ultimato. Alla fine del 1986
veniva invece adottato il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (P.T.R.C.)
il quale, senza tanti clamori, comprendeva e individuava l'elenco delle
aree in cui istituire i Parchi e le Riserve naturali regionali (quello
stesso elenco che solo un anno prima aveva creato così grandi problemi da
non esser stato più approvato dal Consiglio regionale). E' così che
scattano, rientrando dalla finestra delle speranze, quelle prime norme di
salvaguardia stabilite dalla L.R. 40/84 per Parchi e Riserve naturali,
norme che continueranno a rimanere lettera morta se non saranno seguite da
interventi attivi in grado di portarle a reale applicazione. Sempre
nel 1986 veniva formulata la Proposta di legge, firmata da alcuni
consiglieri regionali del Partito Comunista Italiano, per un Parco
fluviale riguardante il fiume Sile nella sua interezza e complessità
ambientale. E' questo il risultato della maturazione di un decennio di
proposte, progetti, convegni, pubblicazioni e iniziative di ogni tipo e
provenienza; è anche la naturale valorizzazione della straordinarietà di
questo fiume dopo decenni di degrado e manomissioni. E' significativo al
riguardo citare parte delle motivazioni addotte, per la creazione del
Parco, in tale proposta: "Paleontologia e geologia, archeologia e
storia, iconografia e cartografia, letteratura e arti figurative,
idraulica e biologia, economia ed urbanistica hanno qui connotazioni rare
e spesso uniche. Così anche lo straordinario rapporto uomo/ambiente.
L'eccezionale valore naturalistico ed antropico di questi caratteri sono
motivo necessario e sufficiente di una tutela attiva (i vincoli passivi si
sono infatti rivelati, qui e altrove, inutili, se non produttori di
degrado), che può esplicitarsi soltanto nel progetto e nella
realizzazione del Parco".
In
attesa che, finalmente, la Regione Veneto recepisca questa proposta dando
concretezza fisica, giuridica ed economica al "Parco del Sile",
c'è chi, come i comuni di Quinto e Vedelago, ha pensato bene di
anticipare i tempi e le eventuali manomissioni operando con interventi
diretti nell'ambito del proprio territorio. Il comune di Quinto ha infatti
concretizzato l'acquisto della palude denominata Isola di S. Cristina, di
quasi 25 ettari, elaborando inoltre un progetto di tutela ambientale
relativo all'area interessata dal passaggio del fiume nell'intero comune.
Il comune di Vedelago invece ha effettuato alcuni acquisti di residue zone
umide impostando un lavoro di acquisizione e recupero dei pochi ettari
paludosi rimasti. Si tratta degli unici tentativi concreti di
salvaguardare attivamente le sorgenti del Sile, sottraendole agli assalti
speculativi e distruttivi di coloro che non hanno ancora compreso
l'importanza di questa zona umida e dell'intero fiume. C'è
comunque ancora qualcuno che si ostina a proporre e sostenere ulteriori
interventi di degrado, mascherandoli addirittura come azioni di tutela: si
parla infatti della ricalibratura del fiume per renderlo navigabile a
grossi natanti nel tratto da Portegrandi a Treviso (intervento
antieconomico e ambientalmente intollerabile), della costruzione di una
nuova conca a Portegrandi per poter attuare la proposta precedente, della
realizzazione di una darsena a Silea e numerosi approdi turistici lungo
tutto il corso a valle della città di Treviso. Si vorrebbero così
soddisfare le esigenze di pochi a completo svantaggio della collettività,
la quale ha già sotto gli occhi ogni giorno i devastanti effetti
provocati alle rive e ai fondali dalle imbarcazioni da diporto, in termini
soprattutto di erosione e distruzione della flora e fauna. Non va poi
dimenticato l'effetto prodotto dall'attuale presenza
turistica incontrollata e selvaggia, che si concentra in modo
disordinato negli ultimi lembi di zone umide e prati palustri, diventando
essa stessa elemento di degrado. Nonostante
tutte le forme di sconvolgimento in atto l'ambiente fluviale continua però
a resistere strenuamente e ad offrire elementi sufficienti e probanti per
continuare ad operare al fine di arrivare quanto prima ad una sua fattiva
salvaguardia. Dopo tanti anni di bonifiche selvagge e trasformazioni
radicali rimangono ancora salvabili circa 200 ettari di ex paludi,
boschetti e prati palustri nell'alto corso del Sile
fra Vedelago e Treviso. Residui di antiche economie e delle prime
bonifiche, un singolare legame col passato è costituito dalle prese
(o "campi chiusi"): prati umidi delimitati da fossi e
siepi alberate che li circondano in un rigoglioso abbraccio di verde più
o meno spontaneo. Queste aree, situate nella zona delle sorgenti, formano
una eccezionale rete di tappeti verdissimi contornati da veri e propri
muri naturali di vegetazione. I rarissimi boschetti residui formati da
piante autoctone (querce, ontani, salici, ...), rappresentano invece dei
veri e propri monumenti naturali di fronte al diboscamento che ha ormai
eliminato gli alberi tipici della pianura veneta. Importantissima funzione
di equilibrio idrologico va ascritta ai pochi prati umidi rimasti, vere e
proprie valvole di sfogo durante i disgeli primaverili e le piogge
torrenziali: nei momenti di eccessiva presenza d'acqua, infatti, il loro
fittissimo apparato radicale funziona come una spugna, trattenendo l'acqua
in eccesso e rilasciandola solo nei momenti di carenza. La temperatura
praticamente costante (intorno ai 13° C), che caratterizza l'acqua del
Sile, consente alle piante acquatiche (idrofite) di vegetare quasi tutto
l'anno, a dispetto anche delle condizioni climatiche più rigide. E' così
che il Sile e le sue sorgenti rappresentano un ambiente di elevato valore
naturalistico, divenendo una zona di rifugio per tutta la flora spontanea
del territorio circostante. La
presenza abbastanza numerosa di animali, piante isolate, siepi e boschetti
che ancora contraddistinguono l'oasi di verde che accompagna il Sile sin
dalle sue sorgenti deve rappresentare uno stimolo forte e concreto per
impostare un nuovo rapporto "uomo-territorio", ponendo
finalmente l'uomo allo stesso livello dell'ambiente in cui vive, per non
essere travolto da quelle trasformazioni che egli stesso ha provocato e
che rischiano ora di tornare al mittente gravate degli interessi
ambientali. Tutela del Sile e delle sue sorgenti significa pertanto smetterla di considerarlo unicamente come una capiente e veloce cloaca, oppure una riserva d'acqua inesauribile da usare e da sporcare, oppure ancora un granaio e una legnaia senza fine. Significa invece rispetto e ammirazione per tutto ciò che il fiume ha permesso di fare e ottenere fin dai tempi più remoti, meraviglia per tutto ciò che contiene e per i rapporti straordinari che riesce a mantenere con l'ambiente biologico che lo caratterizza. Ma soprattutto significa impostare da subito un nuovo rapporto con esso, istituendo prima possibile il "Parco del Sile", senza aspettare che qualcuno sottragga quello che di naturale è rimasto, togliendo la possibilità di salvaguardare alcunché 2. Sergio Tommasini |
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1)
Ideatore dei Quaderni
del Sile fu lo scrittore Cino Boccazzi che, per i primi quattro
numeri, ne fu anche il direttore responsabile. Successivamente diresse la
rivista Alberto Passi. I Quaderni
chiusero nel settembre 1983, quando erano giunti al XIX
fascicolo. 2) A libro ultimato, giunge notizia di un ennesimo incontro, tenutosi questa volta nella suggestiva cornice del mulino di Cervara il 9.XI.1988, fra i rappresentanti dei comuni di Vedelago, Piombino, Istrana, Morgano, Quinto e delle province di Padova e Treviso. Nella riunione si è formalmente costituito un Comitato promotore per il parco del Sile. Non meriterebbe neppure prenderne nota, visti i fiumi di chiacchiere in cui finora si sono sempre risolte simili iniziative. Ma … del Comitato promotore fanno parte anche le due Casse di Risparmio di Treviso e Padova. E, come riconosce lo stesso assessore all'ambiente della provincia di Treviso Adriano Zanoni, "… la presenza delle Casse di Risparmio, al di là dell'importante contributo economico, danno all'iniziativa quella credibilità che spesso, purtroppo, gli enti locali non godono tra i cittadini: le banche, con i loro interventi, danno garanzia di concretezza". Staremo a vedere. |
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Bibliografia MEZZAVILLA
F., Il Sile a Quinto di Treviso:
indagine e progettazione
ambientale, Treviso, 1984. MEZZAVILLA
F., Uccelli del fiume Sile,
Treviso, 1984. BORTOLAZZO
G., LANARO G., MORAO L., VETTORETTO A., Vedelago oltre il paesaggio, Treviso, 1986 CONSIGLIERI
REGIONALI VARNIER, CALIMANI, GALLINARO, SALZANO, Proposta di legge n°
181, Istituzione del parco regionale
del
fiume Sile, Atti
Conssiglio regionale del Veneto, Venezia, 1986. C.C.I.A.A.,
Atti del convegno di studi su L'idrovia del Sile nel sistema della litoranea veneta, Treviso,
1984. 1989, Dal libro Sile, Alla scoperta del fiume di C. Pavan |
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| Ultimo
aggiornamento
12/01/09
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