ARRIVA " SILE - LA PIARDA DI CASIER" , DI CAMILLO PAVAN, UN LIBRO SULLA STORIA DEL FIUME E SUL LAVORO CHE ANIMAVA LA SUA VITA

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La prima cosa che colpisce di questo libro, del noto scrittore Camillo Pavan, è senz'altro il titolo. Non tutti sanno, infatti, che cos'è una piarda. Ora, piarda è un termine tecnico della navigazione, che significa approdo fluviale, idoneo all'attività di carico - scarico. E la piarda di Casier, da cui il nome del libro, ha attorno a sé parecchia storia da conoscere. Il sottotitolo del libro infatti è "barcari, burci, draghe e squeri". Questa è un po' la sintesi del contenuto. In realtà il libro parla anche di altre cose, ad esempio i molini, i mugnai, ma nel sottotitolo c'è l'essenza del libro, le cose che hanno fatto la storia del fiume e non solo. A partire dai barcari, gente che viveva e lavorava attorno al Sile, che erano un mondo tutto particolare, con un lessico particolare. Avevano, tra l'altro, l'importante compito di portare i frutti delle campagne rigogliose in città, ma anche a Venezia, che ha dovuto il suo benessere anche a questo. E poi, i burci, tipiche imbarcazioni fluviali a fondo piatto, che sono venuti a morire proprio nei pressi della piarda di Casier, questo perché quando, dal 1974, l'oleificio Chiari e Forti ha smesso di importare semi tramite i burci, queste imbarcazioni sono rimaste inutilizzate. In riva al fiume, l'officina Papparotto aveva tentato, senza successo, di motorizzare i burci. E poi, le draghe: grossi impianti con nastri trasportatori che raccoglievano ghiaia dal fiume; per oltre un secolo il Sile è stato una miniera di ghiaia, una risorsa per gli appaltatori e costruttori delle strade, e non solo: il materiale veniva portato anche a Venezia e Marghera, e si può dire che Porto Marghera è stata costruita con la ghiaia del Sile. Ma il rovescio della medaglia è che le escavazioni hanno portato a gravi danni ambientali, tant'è che, da metà dell'ottocento, non è più possibile navigare fino al centro della città di Treviso. Infine, gli squeri; un tempo erano numerosissimi, perché si dovevano costruire tanti burci. Ormai l'unico rimasto è dei fratelli Crosera a Protegrandi. Ma come mai l'autore ha scelto, nel libro, di trattare proprio questo tema? " E' la prima volta che ho lavorato su commissione. Questo è dovuto all'amicizia con Glauco Stefanato, titolare della Navigazione Stefanato, erede di una famiglia di barcaioli del fiume" ha detto Camillo Pavan, autore dell'opera, documentata con 90 fotografie d'epoca. "Questo libro è fatto soprattutto di memorie, testimonianze orali, che altrimenti andrebbero perse".

[Beatrice Majer ]

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Ultimo aggiornamento 12/01/09