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Il cimitero dei barconi |
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Uno scatto d’autore per un’immagine simbolo della navigazione fluviale: il “cimitero dei barconi” di Casier fotografato da Giancarlo Gardin per il suo libro d’esordio Il Sile. Vita fra terra e acque da Treviso a Venezia, 1979. La didascalia originale riporta: «Quasi tutti i burchi sono stati messi in disuso. Questa è una visione dall’aereo del “cimitero di barche”, a Silea». Ad usare per primo su un testo scritto che parla del Sile un termine quale “cimitero”, ormai diventato d’uso comune, è stato — a quanto ci risulta — Giuseppe Mazzotti, nel numero 1, p. 16 dei Quaderni del Sile (maggio 1978): «In un’ansa, quasi un favoloso cimitero di navi, spuntano dall’acqua resti di barche sommerse». In quegli anni sarebbe stato facile il recupero di almeno un barcone, a scopo museale - didattico. Purtroppo l'occasione è andata perduta e ora i vecchi burci (le tipiche imbarcazioni fluviali da trasporto merci, a fondo piatto), pur visibili a distanza ravvicinata grazie a una passerella ciclo-pedonale che ci permette di coglierne la nuda e possente struttura, stanno per essere inesorabilmente assorbiti dal fiume.
------- Dal libro Sile. La piarda di Casier, di Camillo Pavan, 2005, p. 6.
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| Ultimo
aggiornamento
12/01/09
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