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In nave da Suez a Durban |
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Finalmente è arrivata la nostra nave, una nave da carico, una carretta che si chiamava Dunèra. La nave era inglese, ma l’equipaggio era indiano. Era vecchia, intrigàa a ndàr vànti (faticava ad andare avanti), faceva tre nodi avanti e un nodo indietro. A noi ci hanno messo sotto, nella stiva e là dovevamo stare giorno e notte, con solo un’ora al giorno a prendere aria. Abbiamo fatto tutto il Mar Rosso, e tutto l’Oceano Indiano. Ventisette giorni in stiva, un’ora solo al giorno a prendere aria. Venti-sette-giorni... Devono essere settemila, novemila chilometri, non so. Sono robe... e siamo passati all’equatore che c’erano 50 gradi di caldo, in stiva!Da mangiare sempre robe vecchie, questo minestrone, senza sale... come i porsèi (come i maiali)... pèso dei porsèi (peggio dei maiali)... perché qua i maiali mangiano tanto meglio. Pèso dei porsèi... E giù nella stiva, guarda, ti dico una cosa... , io sono stato diciassette giorni senza andare di corpo, quel poco di urina, e basta. E sai come facevamo per tirar via quel poco ... quelle palline come fanno le capre, che fanno quel poco? Avevamo un filo di ferro, lo piegavamo rotondo... ó impiràimo su pàl cúl (lo spingevamo su per il culo) e tiravamo fuori una pallina alla volta. Diciassette giorni senza andare di corpo. Che non c’era da mangiare! Capito? Altri invece avevano diarrea, avevano questi premiti, queste robe da morire... facevano sangue quelli. Ma robe da matti! Restare in stiva, con un’ora di aria su ventiquattro! Eravamo sardine impaccate, eravamo ridotti proprio all’ultimo, non potevamo neppure alzare un braccio perché non avevamo la forza. Guarda… mi viene da piangere a raccontare quello che ho passato io e quello che abbiamo passato tutti noi, perché i numeri [di matricola, da prigioniero], quelli là sono scritti qua, in testa. Sono 11 23 81. 1 Ma avevate dei letti, dei materassi? Macché letto! C’erano delle tavole dove loro mettevano le casse. Eri là eri “infiltrato” come nelle chèbe, intassài (addossati l’uno all’altro). Seicento - settecento soldati, tutti ammucchiati. Quégài (distesi) dove c’era posto. Là se c’era da pisciare, se avevi il bisogno, ti pisciavi addosso l’uno con l’altro. Non potevi mica andare in giro, eh... perché era tutto bloccato. Eri su una scatola. Niente, niente: là eravamo. Non c’erano mica mastelli, né niente. Guarda, se avevi da fare qualcosa, era là, dove uno magari aveva la testa. Eri là. A parte che io sono stato diciassette giorni senza andar di corpo... Ma chi aveva diarrea, chi stava male, gridava... ma nessuno veniva, dottori non ce n’erano. Guarda, ti dico io ... perché c’era una grinta contro di noi, perché l’avevano su a morte con i fascisti. Loro credevano, all’epoca, prima del cambiamento del re e Mussolini, [prima dell’8 Settembre] dicevano che eravamo tutti fascisti. Ma noi eravamo misti, tutti insembrài (mischiati), c’erano le camicie nere e c’erano quelli del re, capisci. Loro dicevano che eravamo stati noi ad aggredirli, ce l’avevano su a morte ... Insomma un viaggio tremendo, una roba che quando siamo arrivati a Durban eravamo cadaveri. Ci hanno scaricato e noaltri no jerìmo bóni gnànca alsàrse da tèra (noi non eravamo capaci neanche di alzarsi da terra). Ci hanno anche pesati e non pesavo neanche 60 chili, mentre quando sono partito pesavo sugli 80 chili. Eravamo non proprio come quelli della Germania, ma abbiamo sofferto e siamo calati un bel po’! È morto qualcuno, durante il viaggio? No, perché eravamo tutta gente del ‘20, sant’antòni! Ce n’erano pochi del ‘10, richiamati. Eravamo tutta gente che aveva venti anni, avremmo mangiato una ventina di uova, per dire... |
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Note
1 Numeri di matricola che sono stati comunque assegnati dopo l’arrivo al campo di concentramento definitivo, non dopo la cattura. Questa è una delle accuse mosse agli Alleati. Infatti, senza assegnare un numero di matricola, chi catturava i prigionieri poteva avere mano libera contro di essi ------ © 2007 Camillo Pavan– Dal libro Al fronte e in prigionia. (Testimonianza di Guido Granello) |
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| Ultimo
aggiornamento
12/01/09
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