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In Libia: la controffensiva inglese (Operazione Compass) |
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[...] Dopo tre mesi che eravamo fermi, gli inglesi hanno attaccato a Sidi el Barrani ai primi di dicembre del 1940. Ecco, è quello che mi dà fastidio a me. Perché hanno scritto tutti di dopo… del ‘42 con Rommel? Che c’entra! Questa è stata la prima offensiva, e abbiamo subìto noi il numero più grande di morti. Perché non hanno mai scritto di questa prima avanzata inglese? Abbiamo resistito il più possibile, ma loro mandavano avanti i carri armati con la fanteria dietro. Mandavano avanti quella roba là. Bisognava vedere quanti erano! Io ne ho contati una ventina, così ad occhio nudo, di carri armati. Era una montagna che veniva avanti sparando con quattro cinque cannoni. Carri armati che avranno pesato 80 - 90 quintali, robe i m p r e s s i o n a n t i, ecco 1. E noi non avevamo altro che niente: due tre carri armati, che erano fatti di scatolette di sardine, che li foravano con la levetta, faccio per dirti. Non erano carri armati, erano niente! E dopo, un’altra roba, loro avevano le Jeep. Erano in quattro su una Jeep e avevano il cannone attaccato dietro. Si muovevano come dei gatti: facevano dieci chilometri e sparavano venti colpi. Venivano avanti e si mettevano un gruppo qua e quell'altro due chilometri più avanti. Scendevano dalle Jeep e in due minuti staccavano il cannone e lo mettevano in posizione. Sparavano venti raffiche, venti colpi per ciascun pezzo e facevano un disastro! Poi scappavano. I nostri sparavano e dicevano: «Sono là», e invece loro erano già andati via, erano dalla parte opposta. Anche noialtri abbiamo sempre sparato... mariavèr! Perché eravamo sempre pronti sia a mettere il pezzo in postazione, sia ad attaccarlo al trattore a cingoli. Facevamo presto: in cinque minuti eravamo pronti sia a sparare che a ritirarsi. Ma bisogna aver visto, c’erano mitragliatrici che sparavano dappertutto, insomma era un inferno, che non si capiva neppure niente. Ossia, c’era questo sergente capopezzo che diceva: «Adesso bisogna andar via al più presto». Noi eravamo là, ancora, postati, in prima linea. Ma a chi sparavi? Che c’erano due carri armati di qua, sei di là, quattordici da un’altra parte. C’erano le navi che ti sparavano dal mare ed erano a dieci chilometri. E noi avevamo i 149 che no i ghe fassèa gnanca spìssa! (non gli facevano neppure prurito). Loro avevano una corazzata, con quattro incrociatori, che sparava con il 381 fino a trenta otto chilometri. Una roba impressionante... robe incredibili. È arrivato uno di questi proiettili a cento metri da noi, e non è neanche scoppiato, perché è scivolato sulla sabbia. Hanno detto che pesava circa una tonnellata piena di tritolo. Pensa cosa sarebbe successo se fosse scoppiato... C’erano i bersaglieri che andavano avanti con la moto e la mitragliatrice sul manubrio; partivano in otto dieci, e li vedevo tornare in due tre, su dieci che erano partiti... [...] C’erano tanti di quei feriti… li caricavano su qualche camion che aveva ancora benzina per tornare indietro, perché bisognava che avessero anche benzina. Veder passare i camion con tutta questa gente massacrata! Gridavano mamma, chiamavano i suoi di casa… senza un braccio, senza una gamba. Sangue che girava sulle ruote dei camion. Sai cosa è successo a me? Beh, un tenente medico mi ha chiamato e mi ha detto: «Devi darmi una mano con Gorni», che era uno della nostra batteria. Ho tenuto la testa di Gorni e lui gli ha segato la gamba che aveva tutta la carne staccata da una granata. Poi lo ha legato bene con un filo, non so che filo abbia messo, può darsi che sia stato anche un filo di telefono... ma alla mattina dietro è morto, dissanguato. Mi chiamava: «Guido, ho due figli a casa...». Era del ‘10, richiamato, da Guastalla, ed era insieme con noi. Noi eravamo del ‘20 e lui era sposato con due figli a casa. Ecco, quello è successo: che è morto là, invocando la moglie e i figli. Guarda, l’ho davanti agli occhi... e quelli che morivano, li lasciavano là. |
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Note
1 Il carro inglese per fanteria Mk II, denominato Matilda, pesava 250 q.li. Era armato con un cannone 40/53 in torretta ed una mitragliatrice Besa 7,92 coassiale. Lo spessore della corazza (75 mm anteriore, 47 mm laterale) lo rendeva non perforabile di mezzi controcarri dell’epoca. (Montanari, p.305) ------ © 2007 Camillo Pavan– Dal libro Al fronte e in prigionia. (Testimonianza di Guido Granello) |
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| Ultimo
aggiornamento
12/01/09
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