A Zonderwater, in Sud Africa

Ci caricano sul treno a Durban e facciamo Durban - Pretoria. Prova guardare, hai la carta? Beh, non importa... saranno circa mille e cento chilometri, perché Pretoria era verso il Kenia, diciamo, verso il Mozambico... Siamo passati per Johannesburg che cento anni fa era tutta gallerie di oro, era piena di oro questa città. Siamo passati di là e siamo andati a Pretoria e poi a Cullinan, che saranno altri trenta chilometri più in là. A Cullinan c’era una miniera di diamanti dove hanno trovato il diamante più grosso, e ce l’ha sopra la corona la regina d’Inghilterra.

Vicino a Cullinan, dentro a un cerchio di colline, c’era come un catino di venti chilometri di diametro; là c’era il campo di concentramento di Zonderwater, e là, in tutti, siamo arrivati a stare in ottantamila persone.

Quando siamo arrivati non avevamo niente, eravamo “nudi”. C’erano questi “blocchi”, con migliaia di tende. Erano dieci blocchi: il primo, il secondo, il terzo e così via... si riempivano mano a mano che arrivavano i prigionieri. In ogni blocco c’erano quattro campi di duemila prigionieri, per un totale di otto mila persone.

Le tende erano coniche, sostenute da un palo. Ci hanno messo a dormire in otto per ogni tenda, con i piedi rivolti al palo e la testa verso l’esterno.

Appena arrivati non trovavamo più erba per mettere sotto il culo, perché dormivamo per terra, e andavamo in cerca di erba per metterla sotto... e siamo stati così per quasi tre anni. Niente materassi, solo erba e polvere dappertutto, fino a quando hanno cominciato a fare quelle casette là, con la scorza di albero e con i tetti di lamiera. Eh, eravamo proprio presi male... , e quanta fame ho patito, nei primi tempi, per i primi due anni abbondanti. Eravamo trattati male, perché eravamo malvisti a causa dei fascisti. Dopo, quando c’è stato il cambio dell’8 Settembre, allora hanno cominciato a far le baracche, ed è andata meglio.

C’è da dire una roba: caro mio, venivano su di quei temporali improvvisi e tremendi... e dopo un’ora tornava il sole, ma intanto venivano giù di quelle saette, di quei lampi! Ci toccava scappare dentro ai refettori che erano con i tetti lamiera, perché dentro alle tende più di una volta sono arrivati dei fulmini, attirati dal palo che le sosteneva e qualcuno ci ha lasciato la pelle. A due tre è capitato, anzi... una volta sono stati colpiti tutti otto, sotto una tenda.

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© 2007 Camillo Pavan– Dal libro Al fronte e in prigionia. (Testimonianza di Guido Granello)

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Ultimo aggiornamento 27/02/09