“Dal letame nascono i fiori”
Imbianchimento-forzatura tradizionale

 

Molti fra i contadini di Dosson sottoponevano i radicchi [i famosi “fiori d'inverno” della Gioiosa Marca Trevigiana] a un singolare metodo di forzatura nel letame.

E non nella variante ingentilita usata in altre zone — cioè con i mazzi posti a maturare in un angolo della stalla sopra un leggero strato di letame coperto da paglia — bensì materialmente nel letamaio (a córte), dentro al quale veniva ricavata una specie di stanza (búsa), con il fondo in letame (gràssa), grande circa m 2 x 2,5 e con le pareti alte un po' meno di un metro.

Questa buca veniva scavata con la sìta, lo stesso attrezzo simile a una vanga dalla lama affilatissima e a forma concava, provvisto di staffa per far forza con il piede, che normalmente serviva per tagliare il fieno nel pagliaio.

In ognuna delle quattro pareti di questa stanza, a circa 20 cm dal fondo, veniva fissata orizzontalmente nel letame una pertica di salice (àtola), alla quale era addossata la prima fila di mazzi di radicchio, che in questa maniera evitavano il contatto direttto con il letame.

Dopo averla riempita con 30-40 mazzi, da cui si ricavava una quantità di radicchio commerciabile che normalmente serviva a riempire una grossa cesta (còrba), la buca veniva chiusa dall'alto con un coperchio (porteón) formato da grosse tavole inchiodate su delle àtole.

Ricostruzione dell'imbianchimento-forzatura del radicchio rosso nella busa dei raici dentro al letamaio.

(Disegno di Luigi Bologna, Dosson)

Una volta al giorno se il tempo era freddo e asciutto, oppure ogni due se il tempo era sciroccoso, si provvedeva a bagnare le radici dei radicchi. Per fare ciò una persona da sola (ma doveva essere ben robusta, altrimenti ce ne volevano due) alzava el porteón, che veniva puntellato con un grosso ramo di legno forte (di solito acacia) e dalla sommità biforcuta (fórcón). Poi un ragazzo, oppure una donna, scendeva nella buca («Spesso toccava a me, o a mia madre», ricorda Luigi Bologna) prendeva i mazzi e li posava sopra la córte dove un'altra persona li immergeva uno alla volta con le radici nell'acqua di un mastello. Prima di rimettere dentro alla buca i radicchi bagnati si disponeva sul fondo un'altra mano di letame caldo. Quindi si richiudeva.

La forzatura-imbianchimento durava circa una settimana (òto giorni) e quando finalmente il radicchio era ben maturo i mazzi erano trasportati con la carriola dentro la stalla, dove venivano puliti.

Più comune era la pratica di maturare il radicchio in stalla (métarlo in bianca) ponendo i mazzi sopra uno strato di letame coperto da paglia.

(Foto da La Gazzetta del Contadino, 22 dicembre 1929)

 

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© 1992 Camillo Pavan
Dal libro Raici, Storia, realtà e prospettive del Radicchio Rosso di Treviso

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Ultimo aggiornamento 12/01/09