Un secolo di trasformazioni del radicchio rosso di Treviso

 

 

Cercheremo qui di documentare (con un breve accenno alle diverse varietà di radicchio partecipanti alle prime mostre trevigiane e una serie di foto d'epoca) la “lunga marcia” compiuta dal radicchio rosso di Treviso prima di arrivare all'uniformità del cespo oggi conosciuta, con le sue foglie dalla “spiccata colorazione rosso-brillante… e dalla nervatura principale di colore bianco” come prescrive il disciplinare IGP, ottenuto dal “fiore di Treviso” fin dal 1996. 

Alla prima mostra erano previsti fra i cento e i centocinquanta produttori per le tre varietà in gara: rosso, variegato e trevigiano. In realtà vi parteciparono 56 produttori, con 78 campioni di merce e cinque varietà premiate: il rosso trevigiano, vincitore assoluto Antonio de Pieri detto Fascio di Dosson; il variegato [di Castelfranco], vincitore Ermenegildo Basso di Castelfranco Veneto; il rosso variegato; il nero e il verde.

La giuria era composta da G.B. Gava, Giulio Oniga Farra, Lorenzo Puppati, Vito Gritti, Francesco Van Den Borre, Sigismondo Felissent, G.B. Gelsomini, Domenico Boscain, Fortunato Bordignon … e dovette lavorare due ore per assegnare i premi «tanto difficile era la scelta dei migliori campioni».

Per la cronaca della seconda mostra (1901) cediamo la penna a Giuseppe Benzi:

«Il mercato a premio del radicchio indetto dall'Associazione Agraria ha raggiunto quest'anno il suo pieno sviluppo. Mentre scriviamo la Loggia in piazza dei Signori accoglie quanto di più bello, di più attraente, di più gustoso può dare la nostra terra fortunata in fatto di Cicoria rossa e variegata.

Il mercato è riuscito ricchissimo ed affollatissimo ed i cittadini accorsero, come a più gradita esposizione, a visitare e ad acquistare il celeberrimo ortaggio trevigiano. E quante discussioni! Chi preferisce i grandi mazzi che sanno così perfettamente preparare i coltivatori di Castelfranco, chi la varietà rosso antica; chi sostiene migliore la forma a cespo serrato, chi trova più bella, più elegante quella a foglie aperte. I negozianti affermano che alcune varietà resistono ai viaggi più a lungo di altre. I buon gustai, i quali più che soddisfare l'occhio amano accontentare il palato, hanno speciali simpatie per certi radicchi rosso-scuri, mori, duretti ma fragili. E poi ci sono le varietà incrociate, bastarde, che hanno tutti i colori, tutte le forme, tutti i gusti».

[Sottolineatura di C.P.]

 

Cartolina disegnata nel 1901 “dal dilettante sig. E. Catena” in occasione della seconda mostra del radicchio rosso di Treviso.
(Stampa: tipografia della Gazzetta di Treviso; editore: Pattaro; collezione: Anselmo Lemesin, Treviso)

 

Undici anni più tardi, così si presenta il radicchio nel catalogo 1912 di Van den Borre.

1925 - La copertina del saggio dedicato alla coltivazione del radicchio da Aldo Van den Borre, titolare dell'omonimo stabilimento orticolo.

1929 - Sulla Gazzetta del Contadino viene pubblicata questa serie di radicchi pronti per il mercato (a piàssa).

Composizione con radicchio rosso di Treviso e variegato di Castelfranco a corredo di un articolo di Giuseppe Mazzotti su Le vie d'Italia (Marzo 1961). Siamo negli anni dello “spadone” di Treviso, dalle lunghe foglie lanceolate che raggiungono i 30 cm, cui va aggiunto un fittone (a cóa) di circa 6-7 cm.

Negli anni '70 del Novecento si affermano definitivamente le due varietà “precoce” e “tardivo”.

Qui sopra Giorgio Favaron (Zero Branco) e Gilberto Zugno (Rio San Martino, Scorzè) vincitori rispettivamente con il precoce e il tardivo, i due tipi di radicchio rosso che da un anno vengono premiati separatamente, ma hanno ancora molte somiglianze.

L'esperto dell'Ispettorato Agrario di Treviso Giovanni Marchiori illustra alle autorità in visita alla mostra del radicchio del 1977 le caratteristiche di un tipo di radicchio dal lungo cespo affusolato, una via di mezzo fra il precoce e lo spadone.
(Il primo alla destra di Marchiori è il sindaco di Treviso Antonio Mazzarolli, il  terzo l'assessore colonnello Pietro Curci).

Ed eccoci finalmente arrivati, negli anni '90, a quello che orgogliosamente il comune di Zero Branco chiama il “vero radicchio di Treviso”. Orgoglio giustificato, peraltro, visto che da circa un ventennio i coltivatori zerotini sono non solo gli indiscussi protagonisti della storica mostra di Treviso ma anche il punto di riferimento per i produttori di tutta “la fascia del radicchio”, grazie alle loro tecniche agronomiche e di selezione del seme.

Il radicchio coltivato a Zero Branco rappresenterà di fatto lo standard per l'IGP (Indicazione Geografica Protetta) ottenuta nel 1996. E significativamente il Consorzio del Radicchio di Treviso e Castelfranco IGP, che si propone la tutela e la valorizzazione di questo prodotto d'eccellenza dell'agricoltura italiana, ha sede a Zero Banco (TV).

«Germogli regolari, uniformi e dotati di buona compattezza; foglie serrate, avvolgenti che tendono a chiudere il cespo nella parte apicale, cespo corredato di una porzione di radice fittonante perfettamente toilettata e di lunghezza proporzionale alla dimensione del cespo, comunque non superiore a 6 cm (…) peso minimo 100 g, diametro minimo al colletto 3 cm, lunghezza (senza fittone) 12 -25 cm. (…) »

(Caratteristiche del radicchio tardivo di Treviso, dal disciplinare IGP)

 

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© 1992 Camillo Pavan
Dal libro Raici, Storia, realtà e prospettive del Radicchio Rosso di Treviso

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Ultimo aggiornamento 12/01/09