Van den Borre e le origini del radicchio rosso di Treviso

 

 

«Di sicuro so solo questo: che nei cataloghi del 1910/11 noi vendevamo la semente del radicchio rosso.

Posso dire anche un'altra cosa: che il radicchio di Treviso si coltiva nella stessa maniera della famosa insalata di Bruxelles. Ecco quindi la congettura, che potrebbe essere verità, del radicchio, pianta selvatica alla quale mio nonno ha applicato la tecnica di imbianchimento e forzatura tipica dell'insalata belga. Ma prove certe non ne ho» (1).

Francesco Van den Borre, classe 1911, nipote e omonimo del fondatore dell'importante azienda vivaistica (2), risponde con gentilezza a quella che è una domanda che evidentemente in molti gli hanno già posto. E con umiltà riconosce che Van den Borre non può vantare nessuna primogenitura certa sul radicchio rosso, anche se molti fattori hanno contribuito a rendere verosimile l'ipotesi, formulata da Giuseppe Maffioli (3), di un intervento determinante di Francesco sr. nello sviluppo e nella valorizzazione del radicchio rosso.

Che i primi a non credere alla partecipazione diretta dei Van den Borre alla nascita del radicchio rosso siano gli stessi Van den Borre, è tuttavia confermato anche dalla domanda che Aldo, figlio di Francesco Van den Borre sr. si poneva in un suo articolo del 1935: «Quale l'origine di questo radicchio unico al mondo? Nessuno  storico ne ha fatto cenno, nessuno scrittore di cose agrarie - e la Marca ne ha avuto di elettissimi - ne ha parlato. Certo lo si coltiva da secoli» (4). E passava ad altro argomento.

Se l'azienda vivaistica avesse potuto in qualche modo vantare delle credenziali relative alle origini di questa pianta, già allora così prestigiosa, è ovvio che Aldo Van den Borre avrebbe dato una risposta ben diversa alla domanda, cercando di valorizzare al massimo l'opera della famiglia.

Altri sono i meriti di Van den Borre e vanno ricercati soprattutto nella divulgazione e valorizzazione del prodotto effettuate attraverso una serie di articoli e di interventi letterari dello stesso Aldo, oltre che a mezzo del proprio importante catalogo.

 

 

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Note

 

1 - Testimonianza registrata il 29 aprile 1992.

2 - Francesco Van den Borre, «belga di umile origine, nato a Gand nel 1834 ... fu dapprima allievo, poi fra i direttori dello Stabilimento dei Verschaffelt, che tanto contributo portarono allo sviluppo della più razionale floricoltura. Inviato in Italia a costruire i giardini di Jacopo Cabianca [Vicenza], il Van den Borre li fece preparare in modo meraviglioso, così da meritarsi la lunga amicizia di quel poeta (...)». (Da Le belle industrie trevisane. Gli stabilimenti agro-orticoli Aldo Van den Borre, in "Camicia Nera, quotidiano fascista del mattino", 4 luglio 1923).
Trasferitosi a Preganziol, Francesco Van den Borre nel 1860 aprì alle Grazie, sul Terraglio, la prima sede del suo Stabilimento. Cinquant'anni più tardi il vivaio fu trasferito in via Dandolo a San Zeno (TV) dove, per la sua posizione nelle immediate adiacenze della stazione ferroviaria del capoluogo sarà danneggiato dalle bombe della prima e, soprattutto, della seconda guerra mondiale. Negli anni '40 l'azienda Van Den Borre cambierà nuovamente sede, trasferendosi a Frescada, in via Selvatico.

3 - Maffioli, 1983, p. 328.

4 - Pubblicato con lo stesso testo, e titolo (Se lo mangi… ), sulla “Rassegna del Comune di Treviso” (Primavera 1935) e sul periodico dell'azienda Il mio orto e il mio giardino (Giugno 1935).

 

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© 1992 Camillo Pavan
Dal libro Raici, Storia, realtà e prospettive del Radicchio Rosso di Treviso

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Ultimo aggiornamento 12/01/09