Alcuni giudizi sul volume

Alessandro Casellato  

27-07-2001

«... Ho ricevuto oggi il libro sui prigionieri. Cercherò di recensirlo e farlo conoscere, come potrò (senz'altro nel "Notiziario Bibliografico" e poi speriamo in altre riviste: prima o poi "Venetica" uscirà con un numero monografico sulla memoria delle guerre nazionali combattute in Veneto, e lì potrebbe starci anche qualcosa di più che una recensione). Mi sono guardato proprio adesso la tua corrispondenza con i lettori pubblicata nel sito. E' una documentazione bellissima, che sarebbe anche da studiare ... ».

Marco Bonacina

                                                                                             Brembate Sopra, 16/10/2001

«Egr. dott. Pavan
Ho appena completato la lettura del libro "Prigionieri italiani dopo Caporetto" dopo averlo ritirato ieri mattina presso l'ufficio postale.
Ho letto il libro con voracità, tutto d'un fiato e l'ho trovato ancor più interessante, appassionante e coinvolgente del già eccellente "Caporetto", in quanto il testo ricalca esattamente la mia concezione di conoscenza della storia e degli eventi storici.
A mio parere conoscere la storia  e gli eventi passati significa esprimere  la volontà di conoscere e capire il dramma umano degli uomini coinvolti, fino  a quasi percepirne le emozioni, le gioie e soprattutto il dolore.
Quindi come semplice  lettore appassionato di storia le esprimo le mie congratulazioni per il lavoro svolto».

Alessandro Comin

Il Gazzettino, Edizione di Treviso, 28 luglio 2001

 

«... Vita, tristezze e morte da prigioniero degli Imperi centrali sono ricostruiti da Pavan con la consueta mescolanza di capacità. Il rigore dello studioso. Il puntiglio della ricerca sulle fonti dirette, ampiamente consultate e citate fino a riportare sotto diversa luce alcuni passi del famoso diario di Giuseppe Giuriati già trattato da Giovanni Comisso. La capacità narrativa che tiene legato l'insieme come un romanzo avvincente. La sensibilità per la documentazione iconografica che arricchisce le pagine. E l'accuratezza del lavoro che si conclude con l'elenco e la carta dei campi di prigionia, frutto dell'impegno di Alberto Burato...».

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Giannantonio Paladini       

Il Gazzettino, Edizione nazionale, 14 agosto 2001

 

«... Sono pagine, queste di Pavan, di immediata suggestione, per la semplice, ma abile disposizione del materiale documentario, in genere di prima mano, per l'inclinazione schietta a cogliere l'umanità delle esperienze narrate, per la completezza della descrizione dell'accaduto, dalla marcia verso la prigionia alle condizioni di vita, rappresentate con realismo, per il corredo di fotografie e tabelle particolarmente efficaci per dare un'idea precisa dei fatti.
Integra la parte del libro scritta da Pavan , l'elenco dei quattrocentosettanta campi di prigionia sparsi nel vasto territorio degli imperi tedesco e austro-ungarico "dove furono rinchiusi in condizioni inumane e colpevolmente dimenticati dalla madrepatria centinaia di migliaia di soldati italiani durante la "Grande guerra". L'elenco, alfabetico, è frutto del lavoro paziente di Alberto Burato, che da anni sta svolgendo una ricerca per individuare tutti i militari della natale Guardia Veneta, in provincia di Rovigo, morti nel conflitto. Arricchisce, infine, il volume una carta di gran parte dei campi di prigionia della Grande guerra europea, disegnata da Matteo, Michele e Paolo Pasello...».

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Sergio Chiti

STORIA in Network, n. 61, Novembre 2001

 

« ... A ricordarci che la guerra non è fatta solo di schemi tattici, di strategie, di grandi battaglie, ma è fatta anche da mille sofferenze dimenticate, che non entrano nell'epica ufficiale, torna Camillo Pavan, col suo bellissimo libro I prigionieri italiani dopo Caporetto, corredato dall'elenco e la carta dei campi di prigionia, compilati a cura di Alberto Burato (...)
In questa nuova fatica di Pavan i protagonisti sono quei 300.000 soldati che caddero prigionieri nei giorni della disfatta di Caporetto. Attraverso le pagine del libro li seguiamo nell'ora della resa, nelle penose e interminabili marce di trasferimento verso i campi di concentramento e infine nella realtà quotidiana della prigionia, realtà sempre drammatica, spesso tragica.
E' un libro importante perché viene a coprire una grave falla della storiografia del trascorso secolo; solo Giovanna Procacci, nel suo Soldati e prigionieri nella Grande Guerra, con una raccolta di lettere inedite (edito nel 1993 da Editori Riuniti di Roma) iniziava a togliere dall'oblio della cosiddetta storia minore del primo conflitto mondiale tante tormentate vicende, consumate non sulla gloria del campo di battaglia, ma nell'angoscia dell'esilio, della lontananza dagli affetti e da una Patria matrigna, che chiedeva ai propri figli di esser pronti a dare la vita, ma poco o nulla faceva per difenderli. Camillo Pavan riprende e approfondisce l'indagine, concentrandola sui prigionieri di Caporetto; il suo libro, ricco di documentazioni e di immagini, si legge d'un fiato, non solo perché scritto con uno stile sciolto e gradevole, ma anche perché ad ogni pagina apriamo gli occhi su realtà sconcertanti e sconosciute e spesso la lettura ci coinvolge fino a commuoverci ... ».

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Marina Rossi  Università di Trieste 

Presentazione presso il Centro di Documentazione Storica sulla Grande Guerra, San Polo di Piave, 11 maggio 2002

« ...Va valorizzata la estrema originalità di questo volume (…). Pavan ha svolto un lavoro enorme, che rivela una fatica di ricerca pluriennale, (…) avventurandosi su aspetti veramente tragici della guerra di cui credo nessuno abbia avuto il coraggio di parlare con tanta chiarezza.».

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Ugo Pollesel

Il Gazzettino, Edizione di Belluno,  24 luglio 2001


« ... Il libro di Pavan è infatti a tutto tondo. Parte dalle ore terribili della resa, quindi della fuga attraverso i borghi veneti sbigottiti, poi delle estenuanti marce di trasferimento, infine della vita nei campi di prigionia. Momenti che vengono ricostruiti fondamentalmente attraverso i diari, le memorie o anche i semplici appunti dei protagonisti.

C'è chi la chiama "storia minore", ma se qualcuno vuole capire davvero cosa fu la Grande Guerra, il peggiore di tutti i conflitti, deve attraversare questi libri, che riportano il dettaglio di quella tragedia. E dai particolari si comprende in realtà il clima, i valori, gli odi e gli amori in cui maturò quella tragedia. Anche perché Pavan non tralascia nulla: i rapporti con i "nemici", quelli con le popolazioni amiche, quelli tra ufficiali e soldati semplici ... ».

 

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Maurizio Romanato

Il Gazzettino, Edizione di Rovigo,  8 ottobre 2001

 

« ... Tanti italiani caduti in prigionia vennero lasciati in balia di se stessi nei campi di concentramento o di lavoro disseminati in gran parte del Centro Europa, in Stati che erano già allo stremo e non avevano pane neppure per i propri soldati.

Furono le malattie e la fame, nonchè i postumi delle ferite, poco e mal curate, a compiere quella decimazione alla quale, con la resa, tanti soldati credevano di essere sfuggiti. Diversa la sorte degli ufficiali, ai quali veniva garantito un "percorso" diverso, e condizioni un po' più tollerabili in quell'anno di prigionia prima della Vittoria.

Di queste vicende, delle motivazioni che spinsero o costrinsero alcuni alla resa, delle peregrinazioni dietro le linee, della vita nei campi di prigionia nel 1917/18 si occupa con una serie di testimonianze il volume "I prigionieri italiani dopo Caporetto" di Camillo Pavan ... ».

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Mario Blasoni

Il Messaggero Veneto, Udine,  31 ottobre 2001

 

« ... I prigionieri italiani dopo Caporetto, un crudo e realistico documento frutto d'una ricerca del trevigiano Camillo Pavan, che ne è anche l¹editore...
Il libro riporta, tra gli altri, l'episodio del colonnello Spinucci, morto a Flambro alla testa dei suoi granatieri, raccontato da uno dei superstiti, Giuseppe Giuriati di Treviso. A rendere avvincente questo libro del dopo-Caporetto, è proprio l'incrociarsi dei resoconti autobiografici...
La prigionia diventa drammatica quando cominciano le marce verso l'interno: decine di migliaia di soldati sospinti come mandrie, sorvegliati da pochissime sentinelle e mitragliati e bombardati dalle nostre artiglierie (il ³fuoco amico², come fu chiamato per definire, tra l'ironico e il cinico, l'atteggiamento verso ³i vigliacchi che si sono arresi²). Prima tappa il campo di concentramento di Cividale, poi i viaggi interminabili con le tradotte in Austria, Germania, Cecoslovacchia. Anche cinque giorni senza un cucchiaio di rancio... ».

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Franco Minusso 

Cordovado, 7 / 12 / 2003

 

«Egregio Signor Pavan,

non ho la fortuna di conoscerla personalmente, ma ho potuto leggere  il suo libro “Caporetto” nel 1998 quando l’ho acquistato e, più tardi,  “I prigionieri italiani dopo Caporetto” del 2001. Mi complimento con lei per le sue due opere, scritte con prosa chiara e scorrevole, arricchite con parecchie foto e impostate con mirabile visione dei fatti.

Fra i tanti libri da me consultati sull’argomento 1a Guerra mondiale, ben raramente mi è capitato di leggere e apprezzare quanto ha lei scritto e di questo gliene rendo atto… ».

Daniele Furia

Milano, 2 / 1 / 2004

 

«Ho terminato di leggere i due libri CAPORETTO e PRIGIONIERI ITALIANI dopo Caporetto. Devo ringraziare il sig. Vittorio Pettinato, titolare della libreria L’ANGOLO DEL LIBRO di via Lario 30, per il suo ostinato interessamento.

Mi complimento con lei per l’accuratezza e l’approfondimento delle ricerche.

Sono nato nel 1930 a Gorenje, presso Postumia, da madre slovena e padre italiano. Ho abitato a Gorenje e Villa del Nevoso (Ilirska Bistrica) attuale Slovenia. Le scuole elementari le ho iniziate a Klana e terminate a Fiume, attuale Croazia. Dopo l’avvento di Tito siamo rientrati in Italia nel 1944.

Mi ricordo ancora qualcosa di sloveno che l’avevo parlato con mia madre fino all’inizio delle elementari e che poi, per le note imposizioni di allora, ero stato costretto a smettere. Per questo nel leggere i suoi libri, trovare nomi di località e persone a me note, mi è sembrato di rivivere le peripezie di quella povera gente… ».

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Ultimo aggiornamento 01/01/09

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