|
IL Gazzettino, edizione di Rovigo - Domenica, 12 Marzo 2006
|
SALOTTO POLESANO |
|
SUL BURCIO DEI BARCARI DEL
PO |
|
di G. ANTONIO CIBOTTO |
Un amico che ha la passione del nostro
Delta, dove si affaccia ogni tanto catturato dal vezzo della pesca
(l'illusione dello storione l'ha tuttavia abbandonato), mi ha inviato
in dono dalla provincia di Treviso un nobile libercolo intitolato
"Navigare sul Po", illuminato da una stupenda foto accompagnata
dalla spiegazione: "Storia di una famiglia di barcari".
Vale a dire i Gnan, dei quali vengono riportate le auree (non è
una esagerazione) testimonianze, raccolte da Camillo Pavan, del
padre Attilio e della madre Maria Toffolo, compreso il periodo in
terra belga con lui minatore nel pozzo di Goutroux. Un'esperienza
negativa dalla quale è fuggito ritornando in terra polesana dove
ha ripreso a navigare con un bel burcio motorizzato di nome Maria
Giuliana, al quale per ricordo dei suoi anni di miniera ha dato
poi il nome di Charleroi. Il felice ritorno è durato fino al 1.
marzo del '70, quando una domenica di fine marzo nel calare l'antenna
della radio un colpo di vento gli ha fatto sfuggire la presa e un'asta
di cinque metri l'ha colpito alla testa. Dopo la sua morte è iniziata
la stagione del figlio Adriano, che è stato assunto nel '71 e rimasto
sul Po fino al marzo 2004. Per capire la felicità che provava lungo
il fiume, dove è stato l'ultimo erede di una famiglia di barcari
polesani (Gnan Trivèa) che da almeno duecento anni navigava sulle
acque del Po, basta riportare una sua frase: «Il Po, per me, è stato
un banco di prova, il fiume che mi ha impegnato su tutti e quello
che ho amato più di tutti». Alla quale, per dare un'idea della singolare
qualità del libro, non sarà male forse aggiungere la chiusura di
"Navigare sul Po": «Dai burci di legno alle moderne chiatte,
dall'emigrazione del dopoguerra all'alluvione del cinquantuno: sessant'anni
di storia, vita e lavoro nel racconto in presa diretta degli ultimi
eredi di un'antica famiglia di barcaioli di Donada». |