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La partenza per il Belgio |
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C’era un
bando in Comune, che offriva lavoro come minatore in Belgio
1. Attilio
si è iscritto e l’hanno chiamato. Mi ricordo che quel giorno non aveva
neppure preparato la valigia. Aveva preso due tre capi di biancheria e
li aveva messi dentro a un fazzoletto nero della sua povera mamma, annodato
alla buona. |
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A Charleroi |
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Due anni sono rimasta in Belgio. All’inizio ho dovuto ambientarmi, non
capivo niente, perché non parlavano neanche il francese, parlavano un
dialetto, il patuà. Ma Attilio mi incoraggiava: “Vedrai che impari, se
stai attenta”.
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Note 1 Il
reclutamento avveniva sulla base dell’accordo Italia Belgio del 23 giugno
1946. Accordo uomo-carbone, come fu eloquentemente chiamato, in
quanto prevedeva che per ogni minatore italiano il Belgio fornisse all’Italia,
al prezzo di mercato, due quintali di carbone al giorno. Nei fatti l’Italia
si avvalse poco di questa possibilità poiché costava meno importare carbone
americano o polacco; l’accordo rappresentò comunque una valvola di sfogo
per l’enorme massa di disoccupati presente in un paese stremato dalla
guerra. L’emigrazione — da qualcuno chiamata senza mezzi termini “deportazione
economica”, viste le condizioni in cui vennero a trovarsi i minatori,
alloggiati inizialmente negli ex campi di concentramento abbandonati dai
tedeschi (si veda il dibattito sulla stampa belga in occasione del 40°
anniversario di Marcinelle, riportato da Daniele Rossini in <<
http://www.grtv.it/www/1996/27sett96/173.html
>>) — portò al trasferimento in Belgio di decine di migliaia
di italiani. Di essi oltre 800 furono vittime di incidenti mortali sul
lavoro. (Cfr. << http://www.cgil.cremona.it/archiviostorico/Miniere/Miniere-indice.htm
>> e la rivista online Veneti nel Mondo - anno VII -
n. 6 - luglio/agosto 2003). 2 «Infatti
— ricorda Adriano Gnan — mio zio Guido ha provato a stare un mese in miniera,
perché mio papà l’aveva chiamato su. Ma poi ha detto: “Io no che non voglio
perdere la vita su un pozzo a mille e cento metri di profondità”, e assieme
ad altri barcaioli del Polesine è andato in Germania, in navigazione sul
Reno. Vi è rimasto fino a quando mio papà è tornato a casa. Si trovava
bene, anche perché in Germania i marinai da fiume italiani erano molto
richiesti, perché sapevano che erano validi…». 3 La
festa di Santa Barbara, patrona dei minatori, ricorre il 4 dicembre. 4
Secondo
la storica Anne Morelli, docente dell’Università libera di Bruxelles,
le condizioni economiche e sociali degli immigrati italiani sono rimaste
inferiori rispetto a quelle di altrie nazioni e “un’indagine ha dimostrato
che l’andamento scolastico dei discendenti di italiani è più scarso rispetto
ai figli di immigrati turchi”. <<www.scanner.it/flash/473.php>>
(4 luglio 2005). 5
L’8
agosto 1956, a dieci anni dagli accordi “uomo-carbone”, 262 minatori rimasero
intrappolati nella miniera di Bois du Cazier, a Marcinelle. Di questi,
136 erano italiani. Uno scoppio, e immediatamente le fiamme invasero i
cunicoli. L’11 agosto i soccorritori riuscirono ad estrarre i primi due
corpi a quota -835. Ma solo dopo undici giorni di duro lavoro i corpi
degli altri 260 minatori vennero restituiti alle famiglie.
------ ©
2006 Camillo Pavan– Dal libro Navigare
sul Po. |
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| Ultimo
aggiornamento
12/01/09
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