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Camillo Pavan
Navigare Sul Po
Storia di una famiglia di barcari
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2006 -
Pagine 32 – formato 17 x 24
Euro 9,00
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Dai bùrci di legno alle moderne
chiatte,
dall'emigrazione del dopoguerra
all'alluvione del Cinquantuno:
sessant'anni di storia, vita e lavoro
nel racconto in presa diretta
degli ultimi eredi di un'antica
famiglia di barcaioli di Donada.
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«Mi raccontava mio nonno Vittorio (1886 - 1964) che anche suo nonno
era barcaiolo. All’epoca abitava proprio alle foci grandi del Po, a
Tolle». Inizia così il racconto di Adriano Gnan, classe 1948, che
dell’antica famiglia di barcari conosciuti come Trivèa, è l’ultimo erede1.
Adriano, dopo una vita lavorativa trascorsa prima come barcaro sui
tradizionali bùrci, poi come comandante delle moderne chiatte fluviali
che navigano sul Po, è da poco in pensione. L’abbiamo conosciuto nel
corso di una precedente ricerca sui “mestieri del fiume”2
dedicata alla località di Casier. Ricerca patrocinata da Glauco
Stefanato, operatore turistico con proprie imbarcazioni sul Sile e la
laguna di Venezia e ultimo esponente di una famiglia di barcari
originaria dal Livenza nel XVII secolo.
Po e Livenza, due fiumi lontani, ma parte entrambi di quel complesso
reticolo di vie d’acqua interne che per secoli ha rappresentato la
struttura portante delle attività economiche che dalla Lombardia,
dall’Emilia e dal Friuli gravitavano su Venezia, la repubblica
dominatrice dei traffici con l’Oriente.
Il periodo a cui risalgono le prime sfumate memorie della famiglia Gnan,
inizio Ottocento, era ancora l’epoca d’oro della navigazione fluviale.
Le grandi strade erano poche, maltenute, insicure. Le vie d’acqua
invece, pur con la variabilità stagionale del livello dei fiumi
(soprattutto del Po) rappresentavano di gran lunga le vie di
comunicazione più sicure e sfruttate.
Il primo duro colpo alla navigazione interna fu inferto dall’avvento
della ferrovia, a partire da metà Ottocento. Il colpo mortale arrivò un
secolo più tardi con la scelta strategica del secondo dopoguerra di
puntare sul trasporto su gomma. Da allora, nel breve volgere di un paio
di decenni, scomparvero per sempre i tradizionali bùrci. Rimase, sia
pure ridotta ad un ruolo sempre più marginale, la navigazione sul Po.
Di questi ultimi sessant’anni di storia della navigazione (e non solo)
proponiamo uno spaccato sulla base delle testimonianze in prima persona
del capitano Adriano Gnan e di sua madre Maria Toffolo.
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1
Adriano Gnan ha una sorella (Amalia, 1950) e un fratello (Diego, 1960)
che, dopo aver frequentato l’istituto nautico a Venezia ha navigato per
mari e oceani, prima di approdare anche lui sul Po. Vi è rimasto una
decina d’anni, poi si è ritirato in terraferma. Attualmente è impiegato
in una grossa ditta di ferramenta, a Motta di Livenza e coltiva l’hobby
della montagna (è istruttore di roccia…).
Il figlio di Adriano (Andrea, 1976) è laureato e lavora in banca.
2
C. Pavan, Sile. La piarda di Casier. Barcari, burci, draghe e squeri,
2005. L’espressione I mestieri del fiume è mutuata dal titolo di un
libro curato da Pier Giovanni Zanetti, pubblicato da “Terra d’Este” nel
1998.
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