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La siccità del 1928 |
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Domenica 8 luglio, la pagina cittadina del Corriere della Sera apre con un articolo dal titolo leggero (Dar da bere agli assetati) la cronaca sull’ondata di caldo che da un mese affligge Milano. Vi si sottolinea come gli esercenti, “caffettieri, gelatieri e simili mescitori” stiano facendo affari d’oro con la gran massa di cittadini che alla sera cercano conforto e refrigerio dal calore accumulato durante la giornata da «i muri di cemento armato, i sassi delle carreggiate, l’asfalto dei marciapiedi». Ben più allarmanti sono le “brevi” che appaiono nella pagina nazionale, dove ha inizio quella che diverrà – per oltre un mese – una rubrica fissa simile a un bollettino di guerra sui “morti per insolazione”. In quel giorno ne sono segnalati tre: un frate di Assisi, un contadino di Tortona morto sul campo e un manovale bresciano di 26 anni che «colpito da insolazione, stramazzava al suolo» mentre conduceva una carriola a mano carica di mattoni. Nel contempo, in Val Seriana e in Val Brembana (Bergamo) una grandinata, con chicchi che raggiungevano i 300 grammi di peso, ha distrutto i raccolti. La domenica successiva la cronaca cittadina ritorna sul tema, ma stavolta non lascia spazio al “colore”; parla invece di “progressione implacabile” del caldo che nell’ultima settimana ha raggiunto queste massime, all’ombra: « 30,8 – 31,7 – 32,8 – 33,4 – 34 – 35,5 – 36,5 – 37». Il giornale si augura «che un provvido acquazzone […] ci liberi dall’afa opprimente e conforti la terra riarsa, così come anche tutti i preti della diocesi vanno da dieci giorni in qua auspicando con una preghiera speciale aggiunta ai loro quotidiani riti».La situazione è generalizzata; non solo la pianura padana, ma anche tutta l’Europa centrale si trova sotto una cappa opprimente di calore, con un culmine di 40 gradi in Cecoslovacchia e con 23 morti per insolazione o annegamento in Germania dove è anche entrata in crisi la navigazione fluviale sull’Elba per mancanza d’acqua. Il 18 luglio in Italia si registrano temperature attorno ai 37 gradi in tutto il Centro e il Nord, con la singolarità che il termometro scende mano a mano che si va verso il Sud, «sì che in Sicilia e in Tripolitania si contano da 5 a 8 centigradi meno che sulla nostra penisola». Ovunque si segnalano insolazioni e annegamenti e si parla di un caldo di cui non si ha ricordo a memoria d’uomo, anche se il meteorologo del Corriere ricorda come, in realtà, «si ebbero estati roventi… nel 1911, nel 1918 e nel 1923». La vera eccezionalità di quest’anno, sottolinea l’esperto, è la siccità. Dal 22 maggio, infatti, «non si ebbero che temporali, anche disastrosi perché grandiniferi, ma con poca acqua e con scarso e momentaneo vantaggio della temperatura».
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Corriere della Sera, 22 luglio 1928, Cronaca milanese
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L’eccezionale siccità non poteva che provocare una lunga catena di incendi boschivi. Il più spettacolare fu senz’altro quello sviluppatosi in Val Brenta fra Rivalta e San Marino (in comune di San Nazario), con le fiamme che salirono ben presto dal fondovalle verso i boschi cedui della montagna dove «si trovavano ancora sparsi sul luogo proiettili di grosso calibro che, al contatto con le fiamme, cominciarono ad esplodere. Gli scoppi continuarono fino al mattino, per cui l’opera di isolamento e di spegnimento […] fu assai faticosa e pericolosa» (1). Non solo i boschi, ma anche le praterie attorno a Udine sono in fiamme (20 luglio) mentre le previsioni del tempo, impietose, informano che «l’anticiclone dell’Europa centrale ha tendenza a intensificarsi». Inutili, per il momento, le quotidiane invocazioni Ad petendam pluviam che s’innalzano dalle chiese e dalle numerose processioni che percorrono le campagne e le montagne assetate. Il 7 agosto piovaschi e temporali portano un momentaneo refrigerio e fanno scendere il termometro sotto i 30 gradi. Ma la breve tregua non è certo in grado di risolvere i danni dell’arsura. Ben presto la canicola riprende vigore e la siccità continua a rinsecchire i raccolti. La fine dell’eccezionale ondata di caldo si avrà solo il 22 agosto e, come quasi sempre avviene in questi casi, sarà traumatica con vento forte, grandine e ingenti danni a ciò che restava delle colture agricole. Nelle valli bergamasche cadono durante le prime ore del giorno trenta centimetri di grandine, che permane al suolo per tutta la mattinata, mentre in alcune risaie della provincia di Vercelli le perdite causate da una grandine con chicchi grossi dieci centimetri raggiungono anche il 100%. Padova è svegliata poco prima dell’alba da “un furioso ciclone”, che si abbatte sulla città e i dintorni. «Lampi e tuoni frequentissimi e un vento impetuoso, che a tratti raggiungeva la velocità di circa 100 km. all’ora, hanno accresciuto il terrore provocato dall’uragano. […] Alle violentissime scariche di fulmini è seguita una furiosa grandinata con chicchi di eccezionali dimensioni, molti grossi come aranci, che hanno provocato danni assai rilevanti infrangendo vetri e lucernari e distruggendo le piantagioni… ». Ma cronache simili pervengono un po’ da tutta l’Alta Italia, da Bolzano a Gradisca, dal Lido di Venezia a Casale Monferrato.Per quanto d’ora in avanti la stagione si regolarizzi, ormai il raccolto è in gran parte perduto, specie nei terreni non serviti da irrigazione. Scrive La Gazzetta del Contadino in un’analisi dell’annata agricola 1928: «La prolungata ed ostinata siccità ha decimato i raccolti. Le aziende agricole in terreni asciutti che non hanno avuto modo di beneficiare dell’acqua di irrigazione […] non hanno raccolto granoturco, né temporivo, né cinquantino. Sappiamo di famiglie che hanno raccolto poche ceste di granoturco atto appena a soddisfare i bisogni dei mesi precedenti l’invernata, risultando costrette ad indebitarsi per l’acquisto dell’alimento fondamentale: la polenta… » (2) . |
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Note
1 - Corriere della Sera, cronaca datata Bassano, 17 luglio, notte. Un incendio boschivo nelle zone di guerra dell’Altopiano d’Asiago (sempre nell’estate del '28), è descritto da par suo ne Le stagioni di Giacomo (p. 10) da Mario Rigoni Stern. 2 - La Gazzetta del Contadino, Treviso, 13 gennaio 1929. In quella data La Gazzetta, che dal 1878 al 1924 era stata organo dell’Associazione Agraria Trevigiana aveva appena ripreso le pubblicazioni come «Periodico settimanale della Cattedra Ambulante di Agricoltura e della Commissione di Propaganda Agraria». Direttore onorario l’ormai anziano Giuseppe Benzi (anima della prima serie), direttore effettivo Evaristo Jelmoni. |
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Il ricordo di mia madre
L’arso del '28 (Pagina 16)
«L’anno dopo è venuto un caldo terribile e una grandissima siccità. E là le terre sono di sabbia e non c’era mica l’irrigazione. Ah, se tu avessi visto l’àrso, la siccità vera e propria. Come fosse l’Africa! Quando senti che non piove, piangi nel tuo cuore… ma chi non ha visto non può dire. E quelli che erano sotto padrone gli toccava lo stesso pagare l’affitto. Allora quelli del Basso Piave sono andati in America; partiti tutti».
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© 2008 Camillo Pavan Dall'opuscolo Camillo, mio nonno. In occasione del primo compleanno della nipote Elettra |
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Ultimo aggiornamento 27/02/09 |