Camillo Pavan

CAMILLO,
MIO NONNO

In occasione del primo compleanno della nipote Elettra

[Introduzione] La siccità del 1928 ] La gelata del 1929 ]

In copertina.


Mio nonno Calamino (Camillo) Ceccato

(Seren del Grappa 1873 – Carbonera, 1946)
 

 

Camillo Pavan
Camillo, mio nonno

 

In occasione del primo compleanno della nipote Elettra
 

© 2008
Pagine 44
Formato 12x17
(Fuori commercio)
 

IV di copertina:


Un secolo di storia familiare: mia nipote Elettra e quattro

delle generazioni che l'hanno preceduta
 

Indice

 

Introduzione

Il racconto di Olga

Il matrimonio  

In pianura a San Siràn

A Croce di Piave                    

L’alluvione del '26

Il ciclone del '27         

L’arso del '28

Il grande gelo del '29

A Sant’Angelo

A vaca co a caénsa

Piero, to pare

Aldo

A Carbonera

1926 - 1929: dalla “Quota 90” al grande gelo

La siccità del 1928

La gelata del 1929

 

Introduzione

La storia del nonno Camillo Ceccato, o meglio Calamino detto Camillo —  Camío, per i familiari — viene proposta attraverso il ricordo della figlia Olga (mia madre) da me intervistata nel 1993.

All’epoca mia madre aveva 78 anni, il nonno era morto da 47 anni: inevitabilmente molti particolari sfuggono, il racconto è incompleto. Ma da un certo punto di vista questo è anche un vantaggio. Solo gli aspetti più importanti del carattere e del modo di vivere del nonno tornano così alla luce.

Il ritratto complessivo che emerge è quello di un uomo semplice ma non sprovveduto. Un montanaro istruito e un po’ artista (1), emigrante da giovane nel vicino impero austriaco e in Germania.

Sposato con la conterranea Angela D’Ambros, non esitò ad abbandonare definitivamente il suo paese a nord del Grappa (Seren) attratto dalle possibilità che la pianura poteva offrire ad una coppia come la loro, muratore di mestiere lui, contadina che non temeva il duro lavoro dei campi lei.

Con moglie e quattro figli il nonno Camillo arrivò, negli anni precedenti la Grande Guerra, a San Cipriano di Roncade su una piccola campagna acquistata in gran parte a debito. A San Cipriano, dove nacquero gli ultimi tre figli (Emma, Olga e Aldo), restò fino al 1924 quando si trasferì a Croce di Musile, un paesetto in riva al Piave. Ovviamente “per migliorare”. Ma una serie di eventi eccezionali lo costringeranno dopo un quinquennio ad abbandonare quel paese, dove aveva comprato un po’ di campi e si era costruito la casa.

Venduta la proprietà di Croce, ne comprò una più piccola a San Lazzaro di Treviso, ai confini con Sant’Angelo. E qui avvenne l’incontro delle figlie più giovani con gli uomini della loro vita: due Pavan, due contadini che abitavano nei pressi. Olga si sposerà con Piero nel 1934, Emma con Samuele (Memi), cugino di Piero, nel '35. L’anno successivo anche l’ultimo figlio, Aldo, abbandonerà la casa paterna e partirà militare per l’Africa.

Rimasti soli, poco più che sessantenni, i “due vecchietti” Camillo e Angela venderanno la casa e la terra di San Lazzaro per stabilirsi definitivamente a Carbonera, in una casa ancora più piccola, dove moriranno subito dopo la guerra. Prima lui, poi lei e nel mezzo anche il figlio Aldo, reduce dalla prigionia.

La storia del nonno Camillo è la storia di una vita ordinaria in un secolo straordinario quale fu il '900. Nel racconto di Olga mancano però, o restano sullo sfondo, i grandi eventi e le lotte sociali. Tutto è concentrato sui continui trasferimenti del nono Camío, sul suo lavoro e sulla sua capacità di accettare serenamente, animato da un forte spirito religioso, le avversità della vita.

È la storia di una persona umile la cui impresa tutt’altro che piccola, fu di riuscire a crescere sette figli. Contando solo sulle proprie forze, senza previdenze sociali, senza soldi (ma anche senza lasciar debiti).

 

1 - Più nel significato ottocentesco del termine, cioè di abile artigiano, che nell’accezione comune, anche se non disdegnava il bel canto e il suono di una “cornetta”, un piccolo strumento a fiato.

 


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Ultimo aggiornamento 27/02/09