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Giudizi e recensioni |
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Paolo Calia Il Gazzettino, Edizione di Treviso, 23 luglio 2004
« … Pavan ha raccolto, registrato e archiviato una serie di interviste effettuate nell'arco di quindici anni, dal 1984 al 1999. Armato solo di un piccolo registratore ha girato le terre maggiormente coinvolte dalla rotta di Caporetto, quelle attraversate prima dai fanti italiani in fuga e poi dai tedeschi. Ha fatto tesoro delle parole degli anziani dei paesi, che ancora avevano vivo nella memoria il dramma di quei giorni. Nelle 160 pagine del libro ha riportato tutto quello che ha sentito, lasciando anche alcuni termini dialettali per non perdere la spontaneità dei ricordi. In otto capitoli ha distribuito le testimonianze, toccanti e struggenti, resoconti non troppo lunghi corredati dalla foto e dal nome dell'intervistato».
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Mario Cutuli La Vita del Popolo, Settimanale della Diocesi di Treviso, 1 agosto 2004
«Non è facile scrivere di storia. Convinzioni personali, condizionamenti culturali ed ambientali possono, anche inconsapevolmente, storpiare i fatti, ampliarli o ridurli, tradendo l’obiettività. Non succede così a Camillo Pavan che, continuando la sua ricerca, ha appena dato alle stampe “In fuga dai tedeschi, l’invasione del 1917 nel racconto dei testimoni”. Riga dopo riga, pagina dopo pagina, avvalendosi di centinaia di interviste, di dati ufficiali e non, di tabelle recuperate in archivi polverosi ed ancora in attesa di una più convinta utilizzazione, riemerge la tragedia di quei giorni amari di Caporetto, termine che oggi ha la connotazione della catastrofe e “continua ad essere usato come sinonimo di una sconfitta senza pari”. Testimonianze, si diceva. Voci già spente dal correre stesso del tempo, ma ancora vive, animate da quella freschezza propria di chi parla liberamente, di chi rivive quei mesi di fame, di precarietà, di dubbi atroci, di chi ringrazia Dio di poterli ancora raccontare o di chi rivede in quella tragedia i volti nitidi di familiari, di amici, vittime innocenti di una violenza senza fine».
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Alessandro Casellato (Università di Venezia) 5 settembre 2004 (Scheda per il Notiziario bibliografico della Regione Veneto)
«Camillo Pavan, libero ricercatore, scrittore ed editore in proprio, ha pubblicato il suo ultimo lavoro dedicato alla grande guerra. Pavan si occupa da vent’anni di storia locale e cultura popolare con grande rigore e partecipazione, senza mai cadere nel provincialismo nostalgico che spesso connota questi studi in ambito regionale. Le sue ricerche, infatti, sono mosse innanzi tutto da una grande curiosità per le persone che incontra, che fa parlare attraverso i documenti o la loro viva voce… ».
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Antonio Gibelli (Università di Genova) Genova, 22 ottobre 2004
«Caro Pavan, ho ricevuto il suo ultimo libro e gliene sono grato. Sono sempre molto interessato a tutte queste testimonianze sul vissuto di guerra, che considero preziose. (…) L'ho molto apprezzato: tra l'altro contiene riferimenti alla "guerra dei bambini" sui quali sto lavorando e quindi mi è stato utile (…)». |
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Domenico Zamboni Thiene, 14-11-2004 «Caro Camillo Pavan, mi chiamo Domenico Zamboni, di Thiene (VI), faccio parte della Bandabrian. Ci siamo conosciuti durante una trasmissione dei Belumat. Ti scrivo per farti i complimenti per l’interessantissimo libro “In fuga dai tedeschi” che ho appena finito di leggere. Il valore di tutte quelle interviste che hai fatto è eccezionale, i documenti orali che hai raccolto rendono unico questo libro (…)». |
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Enrico Guerrazzi (Ideatore e editore del sito http://www.grandeguerra.com )
Il giorno 14-01-2005 15:34, Enrico Guerrazzi, enrico@grandeguerra.org ha scritto:
> Caro Camillo, > > oggi ho ricevuto il pacco con le copie dei libri, frutto delle tue ricerche > sul tema della Grande Guerra. > Ti ringrazio innanzitutto per il gentile pensiero e ti faccio le mie > congratulazioni per aver portato a termine, nonostante le difficoltà, il > progetto che ha consentito, tra l'altro, di raccogliere preziose > testimonianze sul Conflitto, ormai, per legge della natura, non più udibili > dai diretti interessati. Non è adulazione la mia, ma penso che il tuo lavoro > costituisca un addendum importante e originale nella copiosa letteratura > sulla G. G. fiorita negli ultimi venti anni (…) |
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Bruna Bianchi (Università di Venezia)
Il giorno 27-01-2005 9:51, bbianchi@unive.it, bbianchi@unive.it > ha scritto: > >>> Gentile Camillo Pavan, >> ho apprezzato molto i suoi libri; vorrei fare ben di più per valorizzare >> quel patrimonio di memorie che lei ha raccolto. Teniamoci in contatto. >> Cordialmente >> Bruna Bianchi |
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Maria Vittoria Adami Gennaio 2005 (Recensione su DEP – Deportate, esuli, profughe)
(…) La narrazione storica ha a lungo ignorato il vissuto di donne, vecchi e bambini travolti dall’occupazione, da una guerra totale che sconvolse la loro vita. Solo negli ultimi anni l’attenzione della storiografia si è rivolta alle ripercussioni della disfatta sulla vita della popolazione civile. Agli studi di Corni (1988; 1998), se ne sono aggiunti numerosi altri, tra i quali ricordo quello di Lucio Fabi e Giacomo Viola (1993), quello a cura di Franco Cecotti (2001), di Enrico Folisi (2003) e Daniele Ceschin (2004). I lavori di Camillo Pavan arricchiscono il panorama degli studi e offrono al lettore e allo studioso un’amplissima raccolta di testimonianze della gente comune (…) |
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Davide Bedin Valmarana di Altavilla Vicentina
Il giorno 17-02-2005 17:36, davide_bedin@ (…) ha scritto:
> Carissimo sig. Pavan,
(…) > Come appassionato della storia della prima guerra mondiale, in questi annni > mi sono dedicato intensamente alla conoscenza di quello che era il fronte > italiano e ho attinto abbondantemente alla sterminata bibliografia esistente. > > Ripercorrendo, spesso in solitudine, gli itinerari dimenticati di quel fronte > (soprattutto sul Carso di Comeno, sulla Bainsizza o nelle recondite e > spopolate vallate delle Prealpi vicentine), mi sorge un desiderio vivissimo di ridar
> voce e dignità a posti e persone. D'altra parte, è una lotta contro il tempo: > se i luoghi stanno sempre lì a far riflettere e ad ammonire, le persone > non tornano più. > > E' per questo che apprezzo infinitamente le Sue ricerche. Sembra incredibile > che da eventi già così tanto studiati sia stato possibile recuperare tante > preziose testimonianze, ormai destinate all'oblio. Mi congratulo con Lei > per essere riuscito a portare avanti il Suo progetto, nonostante le difficoltà > di cui mi aveva parlato (…) |
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Paolo Deotto Giugno 2005 (Recensione su Storia in Network, n. 104)
… Quando si parla di guerra, la storiografia può offrirci analisi politiche e militari, più o meno orientate. Le grandi battaglie sono da sempre oggetto degli studi più approfonditi, soprattutto quando si tratta di conflitti che, come la Prima Guerra, hanno sconvolto equilibri, cambiato la mappa politica del mondo e sono stati il prodromo a successivi, tremendi sconvolgimenti. E soprattutto in questi casi diviene quasi inevitabile che lo storico fornisca (più o meno coscientemente) una sua lettura di parte (…). Assolutamente diverso è il metodo di Camillo Pavan (…)
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| Ultimo
aggiornamento
27/02/09
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