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1 - Bacchet Giuseppe 1911 – Boldara di Gruaro VE – Gruaro VE – 1998,03,19 – 98/08a Avanzata dei tedeschi: Si sono impantanati in una stradina secondaria (la strada di Sant’Angelo fra Gruaro e Boldara), che però sulla carta era segnata come importante. Avevano mappe vecchie. Ricorda il passaggio dei polacchi, su bei cavalli. Durante l’occupazione Giuseppe andava a rubare il pane ai tedeschi e lo nascondeva in stalla. Finché una volta un tedesco lo scoprì con un pezzo di pane in mano, ma non se la prese con lui, bensì con i commilitoni che si rubavano il pane fra di loro e poi lo nascondevano.
2 - Baldasso Emilia 1911 – Visnadello TV – Spresiano (Calessani) TV – 1994,04,26 – 94/05b Alleati (francesi, inglesi, scozzesi) passavano sulla Nazionale diretti al ponte della Priula. Sua madre diceva “i sona a bàga, i sona a bàga”. «E sentisse che musiche facevano. Ma quando tornavano dal fronte, non suonavano più con la banda». A febbraio 1918 i Baldasso furono sgomberati e portati a San Martino di Lupari, PD.
[Nota: la bàga è uno strumento musicale simile alla cornamusa. Un tempo molto diffuso nel Trevigiano è stato di recente recuperato dal gruppo folcloristico Pastoria del Borgo Furo http://www.pastoriaborgofuro.it ]
3 - Barbon Fiorenzo 1909 – Varago TV – Maserada TV – 1994,04,22 – 94/03b Linea del Piave. Iniziati gli spari, il padre decise di allontanare la famiglia: a Santa Bona di Treviso, dove trovarono un palazzo disabitato e vi entrarono. Però vi rimasero solo le donne e i bambini. Il padre tornò a casa per accudire la campagna e le bestie.
4 - Barbon Piero (Pedrina) 1908 – Spresiano (Calessani) TV –Calessani TV – 1994,05,17 – 1994,04,26 – 94/05b – 94/06/b Partenza dei profughi dopo Caporetto. Furono avvertiti da ufficiali italiani che si doveva partire. Il padre attaccò i buoi al carro e partì con tutta la famiglia (6 fratelli – due erano militari – mamma e nonna). Direzione Santa Cristina (TV), Padova, Rovigo, Ferrara, Bologna, Appennini, Firenze, Miniere di Murlo (Siena): sempre con carro e buoi. A Murlo trovarono alloggio e lavoro per l’Ansaldo, proprietaria delle miniere.
5 - Baron Rosa 1908 – Moriago TV – Moriago TV – 1994,08,23 – 1994,09,15 – 94/29b – 94/30ab – 94/34a Granata italiana colpisce la loro casa. Ci furono feriti e morti. Lei fu colpita al gomito e rimase tre mesi all’ospedale di Pieve di Soligo. Poi i tedeschi la portarono ad Arzene, vicino a Codroipo.
6 - Basei Luigi (Còchi) 1902 – Santa Lucia di Piave TV – S. Lucia di Piave – 1994,06,13 – 1994,08,11 – 94/24ab – 94/24b Arrivo dei tedeschi (“germanici”). «Poi sono arrivati i trentini». Dopo un po’ i Basei furono portati a Fontanelle, nei casoni di canne e infine sistemati in casa di Giovanni Mazzer, a San Vendemiano. Così potevano venir tagliare il frumento a Santa Lucia, di notte, con i cannoni tedeschi dietro le spalle e i riflettori italiani davanti. A Santa Lucia di Piave, finita la guerra, ogni cinque metri c’era una buca di granata.
7 - Battagion Flora 1907 – Spresiano TV – Spresiano TV – 1994,04,26 – 94/5a Profughi a Busto Garolfo.
8 - Bellio (Modolo) Gemma * 1902 – Sant’Angelo sul Sile – Sant’Angelo di TV – 1985,01,05 – 85/01a Schio (VI): la guerra vista da una ragazza al casello ferroviario n. 33
9 - Bellò Augusta 1905 – Covolo di Pederobba – Crocetta del Montello -1994,05,21 – 1994,05,31 – 94/17a – 94/21ab Partenza dei profughi l’11 Novembre 1917. «Ci svegliarono dicendo che ormai stavano arrivando i todeschi… e alla mattina via di corsa». Prima tappa Altivole fino all’aprile 1918, poi a Teglio in provincia di Sondrio dove viveva uno zio e la gente aveva «un gozzo così… e noi non si voleva bere quell’acqua perché si aveva paura di prendere il gozzo anche noi».
10 - Benci Vittoria 1911 – Montona d’Istria HR – Udine (Casa Albergo ai Faggi) – 1998,12,28 – 98/22b – 98/23a Italiani d’Austria. Suo padre nel 1914, prima di partire per la guerra, diede un soldino a lei e uno a suo fratello. Ritornò dopo cinque anni, perché fu fatto prigioniero dai russi (e diceva che si era trovato bene, in campagna, a lavorare). A Montona durante la guerra non hanno avuto problemi, vi era quel po’ di miseria, come dappertutto. Con la Seconda guerra mondiale sì che invece ha avuto problemi, perché si trovava a Cassino dove il marito era Guardia di Finanza. Comunque riuscì a tornare in Istria e lì furono guai ancora peggiori, perché «bastava essere italiani per essere considerati fascisti». Anni terribili; alla fine riuscì a tornare in Italia. Dopo qualche anno sentì nostalgia della sua casa a Montona. Ritornò e vi trovò dentro un crovàto e tutto un disordine: non era più quella, la sua casa.
11 - Bernava Alceo 1907 – Pantianicco UD – Codroipo UD (negozio a) – 1998,02,14 – 98/02ab Occupazione austriaca del Friuli. Lui e suo fratello un giorno andarono al mulino di Romano Serafino, che c’era appena fuori del paese, verso Udine, e lui fu colpito da una pallottola al piede. Ha ancora la cicatrice. Gli avevano sparato i soldati che erano a guardia del mulino.
12 - Berti Antonia 1900 – Fontigo di Moriago – Fontigo TV - 1994,08,22 – 1994,09,15 – 1994,10,17 – 94/30a – 94/29b –94/37a Profughi a Cappella Maggiore e poi gli austriaci hanno chiesto chi voleva andare a lavorare in Slavonia. Loro ci andarono. «Eravamo proprio dove adesso fanno la guerra», in una grande fabbrica: a Beočin.
13 - Bettega Bertilla 1931 – Masi di Imèr – Masi di Imèr TN (Primiero – Val Cismon) – 1999,09,17 – 99/04a “Italiani ciapàdi col s’ciòp”: italiani d’Austria, nel Primiero. «Noi di qua del confine siamo nati con la mentalità che siamo più tedeschi che italiani». Suo ricordo personale della 2.a Guerra mondiale: arrivo degli americani con i carri armati preceduti da un gruppo di civili dei paesi della zona (Lamon, Pontet, Sorriva, Zorzoi) che portavano la bandiera bianca. Poco prima di arrivare ad Imèr, gli americani li hanno lasciati liberi.
14 - Bettega Pietro 1912 – Masi di Imèr – Masi di Imèr TN (Primiero – Val Cismon) – 1999,09,17 – 99/04ab Suo padre tre anni in Russia, nella guerra del ’18 «e mi nel quarantadòi ò fat tuta la ritirata de la Russia». Ne ha viste di tutti i colori, e di 180 uomini che erano sono rimasti in 7. Suo padre prima di partire gli diede un santino della Madonna «quella della Valsugana, qui, come si chiama?» e ogni volta che era in difficoltà lui si rivolgeva alla Madonna e lei lo “liberava”. Racconta un episodio capitatogli in Russia. Quattro tedeschi avevano rubato una gallina a una contadina, che protestò e loro la uccisero. Allora lui s’incazzò… “Orcodio, disi” come si fa ammazzare una donna così? Non ci vide più e li uccise tutti quattro. Dei partigiani russi lì vicino, uscirono, lo accarezzarono e baciarono.
15 - Betteti Augusto * 1920 – Sant’Angelo TV – Sant’Angelo sul Sile TV – 1985,01,06 – 85/02a Prigionieri austriaci, loro passaggio per la strada di Sant’Angelo. Durante la battaglia del Piave, giugno 1918, «sono passati dodicimila prigionieri… li portavano a Scorzè». Sua madre dava un po’ di polenta, ma non agli ungheresi, che maltrattavano i nostri soldati. Battaglia aerea sopra Sant’Angelo. C’era Francesco Baracca…
16 - Bianchetti Ernesto * 1912 – Cusignana TV – Cusignana TV – 1985,03,08 – 85/19a Mugnaio sul canale che circonda il Montello. Hanno sempre continuato a macinare, per i soldati, durante la guerra, ma non hanno fatto un gran guadagno.
17 - Bianchin Giulio 1914 – Ciano del Montello – Ciano del Montello TV – 1994,05,13 – 94/14a – 94/21a Partenza dei profughi dopo Caporetto, per Altivole dove c'erano gli scozzesi con le gonnelline. Vi restarono fino a febbraio poi furono mandati a Casate Nuovo (Brianza), in una cascina dove i nonni trovarono anche da lavorare.
18 - Biasuzzo Adele 1905 – Casier TV – Casier TV – 1996,10,07 – 96/18b Caporetto: tradimento, e tedeschi sul Piave. A Casier la maggior parte degli abitanti andò profuga. In particolare i dipendenti del grosso mulino Angelo Toso furono mandati a Trona, in Polesine. Durante la battaglia del Solstizio arrivarono in paese diverse bombe da 305.
19 - Bond (signora) [ … ] – Mezzano TN – Montecroce TN (Primiero – Val Cismon) – 1999,09,17 – 99/05a Titolare del ristorante albergo di Montecroce/Pontet, sul vecchio confine fra Italia e impero austroungarico, ex Montecroce, ora Pontet. La casa in cui ora c’è l’albergo era di proprietà del comune di Imèr che la dava in concessione a una persona che gestiva il dazio. Dopo il ’18, quando non ci fu più il confine, rimase l’osteria, che sua mamma prese in affitto. Suo padre si chiamava Pietro Bond, classe 1890, militare in Galizia, istruttore di Cavalleria. Non morì in guerra, ma per poco non ci lasciò la pelle al ritorno: gli italiani lo internarono per sei mesi ad Isernia, dove quasi moriva di fame.
20 - Borjana, abitante del luogo (di circa 60 anni) Borjana SLO – Borjana SLO – 1996,08,21 – 96/06b Soldati italiani: occupanti. «Qui era Austria e gli italiani hanno conquistato. I giovani del luogo erano soldati austriaci e combattevano contro gli italiani». Per questo la popolazione del luogo non andava d’accordo con gli italiani. Profughi sloveni di Drežnica, Ladra, Smast: arrivarono a Borjana.
21 - Bozzat Aurelia 1907 – Cordovado PN – Gruaro VE – 1998,03,19 – 98/07 ab – 98/08a Ritirata di Caporetto: passaggio dei bersaglieri in bicicletta. Aurelia dice a suo amico Berto: “I casca”, perché era la prima volta che vedeva una bicicletta. Durante l’occupazione andava “a carità”, in cerca di farina con il sacchetto. Una volta un tedesco le rubò la macchina da cucire Singer. Lei andò a protestare dal capo. Inutilmente. Ma riuscì a recuperare comunque la Singer e, durante la ritirata finale, riconobbe il soldato-ladro dentro a una colonna di prigionieri che gli sfilava davanti. Recuperò un fucile appoggiato ad un muro e gli sferrò un colpo in testa con tanta forza da staccargli l’orecchio. Il soldato si mise ad urlare, ed uscì tanto di quel sangue “come quando si ammazza il maiale”. «Solo io mi sono ribellata, in paese tutti avevano paura».
22 - Bragato Luigi 1909 – Cappella di Scorzè VE – Cappella di Scorzè VE – 1999,09,04 – 99/03ab Caporetto, leggenda: gli italiani hanno fatto apposta a lasciar passare i tedeschi. Hanno riempito di vino le cantine di tutti i paesi oltre il Piave e poi li hanno fatti passare, d’accordo con i francesi. Così i tedeschi sono rimasti otto-dieci giorni senza più muoversi, ubriachi! Presenza di Lancieri a casa sua e loro importanza nella battaglia del Piave del giugno 1918. Il rumore delle cannonate sul Piave, “me lo ricordo ancora”. Un fuoco continuo che faceva tremare la casa. Poi arrivarono i prigionieri austriaci. Tantissimi, venti, trentamila. Piena la strada, tutti i prati pieni. E un campo di raccolta/prigionia anche dentro la chiesa.
23 - Brescancin Giovanni 1906 – Ponte della Priula TV – Ponte della Priula TV – 1994,08,17 – 1994,09,26 – 94/27b – 94/36ab Prete – spia che andava su e giù per l’argine del Piave, all’inizio di guerra. Pochi giorni dopo arrivarono i tedeschi a bombardare il ponte. Dopo Caporetto la sua famiglia restò sotto i tedeschi. Dapprima furono portati a Vittorio Veneto, poi a Ospedaletto di Gemona. E lì sono rimasti un anno, e mangiare non ce n’era.
24 - Bresolin Maria 1909 – Pederobba TV – Pederobba TV – 1994,05,24 – 1994,06,02 – 94/18a – 94/10a – 99/22a Partenza dei profughi dopo Caporetto: ricorda che hanno detto di scappare, altrimenti sarebbero stati ammazzati tutti. Sua madre: «Come faccio a portarmi via tutti questi bocie?» (otto figli). Prima tappa Bessica di Loria, poi Francolino (FE) dove rimasero fino alla fine. Suo marito invece (Giacomo Gianni, sempre di Pederobba), venne portato a Caccamo, in Sicilia.
25 - Canebola, avventore bar Canebola UD – 1996,10,09 – 96/24a Resistenza alla chiesetta di Sant'Antonio, a Canebola, di un soldato ignoto durante l’avanzata austro-tedesca, il 26-27 ottobre 1917.
26 - Cantarut Maria 1905 – Brazzano di Cormons GO – Udine (Casa Albergo ai Faggi) – 1998,11,27 – 1998,12,28 – 98/21ab – 98/23ab Inizio della guerra: arrivo degli italiani a Brazzano, ultimo paese austriaco prima del confine. Gli austriaci avevano fatto cadere, per fare una barricata, due grossi pioppi che c’erano all’ingresso della piazza. Gli italiani li hanno spostati. «Noi tutti con i secchi a portare da bere a questi soldati, perché avevano sete. E loro ci dicevano: “Gridate viva l’Italia, perché altrimenti quando torniamo indietro… — adesso andiamo a conquistare Gorizia e Trieste — vedrete cosa vi faremo!”. Ma appena arrivati a Capriva e Lucinico si sono dovuti fermare». Vita a Brazzano durante la guerra e la ritirata. I Cantarut sono sempre rimasti in paese. Descrizioni molto vive e ricche di particolari. Episodi della 2.GM Ritornando alla prima guerra, gran numero di figli “illegittimi” a Brazzano. Epidemia di colera nel 1916.
27 - Carlin Albina 1923 – Gruaro VE – Gruaro VE – 1998,03,19 – 98/07a Occupazione austriaca 1917-18: foto della nonna in mezzo a gruppo di militari. La testimone spiega i particolari della foto e rievoca i racconti della nonna.
28 - Carussi Ester 1913 – Udine, via Superiore – Udine (Casa Albergo ai Faggi) – 1998,12,28 – 98/23b Bombardamenti su Udine. Quando lei sentiva (gli aerei) andava a nascondersi sotto il secchiaio. Occupazione austriaca. Fame, solo pane nero. E le mamme dicevano ai tedeschi: «ma questi bambini muoiono di fame» e loro rispondevano: «ne muoiono tanti, anche dalle nostre parti».
29 - Cave del Predil, abitante del luogo 1996,08,23 – 96/07a Miniera di zinco e piombo. C’era anche un due per cento di argento. All’inizio era recuperato, poi non conveniva più. Chiusa da tre (?) anni. Breve storia. Un ospedale è sprofondato nella miniera. Nel 1944-45 c’erano anche 1300 operai, che lavoravano per i tedeschi.
30 - Cella Maria 1903 – Rustignè di Piavon TV – Nervesa TV – 1994,03,09 – 94/02a Arrivo dei tedeschi dopo Caporetto: lenzuola alle finestre “per fare un evviva”. Invece i tedeschi sono andati in cantina, hanno aperto le botti e si son messi a bere col capèl de fèro. Profughi in Friuli a Orzano. Vissero di carità.
31 - Cerutti Renato Casale sul Sile TV – 1998,02,22 – 98/04b Fotografie di Prima guerra mondiale, album di un suo parente (di Genova, combattente sul Carso). Commento – spiegazione delle foto.
32 - Cesco Ermenegilda 1899 – Bigolino TV – Bigolino TV – 1994,08,24 – 1994,09,16 – 1994,10,17 – 94/32b – 94/34b – 94/35ab – 94/37a Linea del Piave: non sono partiti, dopo Caporetto, perché speravano che i soldati passassero e non si fermassero sul Piave. Alla fine sono scappati dapprima a Saccol, poi a Cison, Col San Martino, Vittorio Veneto e infine Spilimbergo, dove sono rimasti tutta la guerra. E dove lei è sempre stata vestita con quello che avevo addosso al momento della partenza.
33 - Chiandini Ilda Esterina moglie di Lido Fattori 1909 – Udine San Gottardo – Udine – 1998,10,30 – 98/19ab Arrivo dei tedeschi: lei non si rendeva conto di cosa stesse succedendo. «Siamo scappati per la paura, scappavano tutti. Noi non avevamo carri (a differenza del marito) e siamo scappati a piedi, io, mia madre e mio fratello, verso il ponte di Casarsa. Quanta strada, mia madre mi trascinava e continuava a dirmi “Esterina, corri, corri!”. Così siamo riusciti a passare il ponte». Presero il treno fino a Firenze e da qui furono portati a Scandicci, Villa Turri.
34 - Chiarcossi Gilda 1910 – Codroipo UD – Codroipo UD – 1998,02,16 – 98/02b – 98/03a Profughi friulani dopo Caporetto: «siamo riusciti a scappare, io e la mia famiglia, camminando lungo la ferrovia. In mezzo alle rotaie c’era una fila di profughi, tanti anche da Udine». Tutti a piedi. Poi fu profuga a Firenze, dove andò a scuola in via Romito. Ritornò a casa dopo 17 mesi e «ci ricordiamo queste cose come un sogno».
35 - Cimprič Željko Kobarid (Caporetto) SLO – Kobarid – 1996,08,30 – 96/10b – 96/11a – 96/12a Museo di Caporetto / Kobariški Muzej. Storia del museo: idea e realizzazione. Grande riscontro tra la popolazione, che consegna reperti. “In questa maniera si forma l’identità di un luogo”. Sua spiegazione del premio europeo per il museo (Strasburgo, 1993). Il nostro museo non è per i professori universitari: il nostro obiettivo è la gente comune. Nel 1995 sono venute più di 70.000 persone.
36 - Cismon, abitante del luogo. Cismon del Grappa VI – 1999,08,17 – 99/02b Profughi di Cismon a Giarre. C’è anche il gemellaggio fra i due paesi. Indica dove c’erano le retrovie austriache con le baracche per 20.000 uomini (su uno sperone della montagna) e l’acqua la facevano arrivare lassù in grosse vasche, pompandola dal fiume. Una signora afferma che lei negli anni ’30 andava a fare il bucato in queste vasche, nei pressi del “bosco della Madonna” in località Prà Nanon.
37 - Cocco Assunta 1902 – Ceggia VE – San Donà VE Casa di Riposo Monumento – 1999,02,22 – 99,01a Ponte sul Piave: oltrepassato poco prima che venisse fatto saltare. Erano in un treno che a Quarto d’Altino venne tamponato da un altro treno con tutti “i siori” di Ceggia. Gravi conseguenze per la sua famiglia: 4 morti. Lei ferita, restò per tre mesi in ospedale a Napoli. Poi andò profuga a Portici, dove viveva sempre con il desiderio di tornare a casa.
38 - Colussi Nerina 1912 – Udine Sant’Osvaldo – Udine (Casa Albergo ai Faggi) – 1998,11,27 – 98/21b Esplosione di Sant’Osvaldo (agosto 1917): vi hanno perso la casa e tutto. Solo la macchina da cucire Singer riuscirono a salvare. Poi si sono perse anche lei e sua mamma, non riuscivano più a ritrovarsi. Alla fine una signora che le conosceva le ha portate casa sua. Durante l’occupazione austro-tedesca lei e sua sorella impararono il tedesco, perché la mamma aveva aperto uno spaccio di vino in via di Mezzo, in centro a Udine, e venivano i soldati e loro facevamo da interpreti. La mamma, assieme alla zia, andava a prendere il vino dalle parti di Gemona. Andavano a piedi. Vendevano vino e grappa, avevano solo una tavola di traverso e un focolare. «Ma quanti soldati venivano, quanti tedeschi, soldati e ufficiali».
39 - Colussi Oliva Teresa (moglie di Silvio Rosa Teio) 1907 – Poffabro PN – Frisanco PN – 1998,05,19 – 98/12b – 98/13a Arrivo dei tedeschi: tutto uno squadrone in casa loro. Hanno cucinato una mucca e un maiale e li hanno mangiati. Poi sono andati in camera, hanno messo le lenzuola pulite e hanno detto: “Questa notte qui dorme il comando”. La loro famiglia aveva nascosto qualche forma di formaggio in un fienile Ai Làrcs e un giorno mentre lei e la mamma andavano a controllare, videro i tedeschi scendere con il loro formaggio nel sacco. E’ stato un anno di fame. «Beh, forse alla Bassa, laggiù no, ma qui non c’era niente da mangiare».
40 - Comin Angela 1904 – Crocetta del Montello TV – Crocetta del Montello – 1994,05,21 – 1994,05,31 – 94/17b – 94/21b Partenza dei profughi. Loro non volevamo partire: erano “i più sióri del borgo”, facevano el mestier de é séste. Rimasero in provincia di Treviso, a Badoere, presso la famiglia Seccafien, con la quale avevano contatti anche prima della guerra per via del lavoro con i vimini e i cesti.
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41 - Comuzzi Letizia 1912 – Rivignano UD – Udine (Casa Albergo ai Faggi) – 1998,11,27 – 98/21b Caporetto, ritirata: tutta la strada piena di militari. «Le donne facevano una polenta e la mettevano sulla finestra e questi disgraziati, poveretti, venivano a prendersi la polenta bollente con le mani… ». Durante l’occupazione austro-tedesca, in casa loro c’erano degli ufficiali. Non “davano”, ma “lasciavano”. «Rendo l’idea? C’era uno che mi ha visto che ho preso la buccia di una mela… da allora faceva le bucce più grosse».
42 - Cóncari Luigia 1903 – Pinzano PN – Udine (Casa Albergo ai Faggi) – 1998,11,27 – 1998,12,28 – 98/21ab – 98/23b Profughi dopo Caporetto, partenza. Hanno aspettato l’ultimo momento a scappare, poco prima che facessero saltare il ponte. Si sentiva il forte di Osoppo, si sentivano scoppi dappertutto e i tedeschi venivano avanti sparando. Loro erano in un treno, che ogni tanto si fermava, e allora giù, a piedi, verso Casarsa. Finalmente riuscirono a prendere un treno che li portò a Firenze. Quanti profughi c’erano lì! E i fiorentini che brontolavano: «Potevate stare a casa! E adesso non si ha neanche noi roba da mangiare!». Da Firenze furono portati a Campobasso, in un paese che si chiamava Monacilioni. Forte di Osoppo: l’hanno fatto saltare, quando stavano per arrivare i tedeschi. E si vedeva tutto un fumo nero.
43 - Coran Antonia 1910 – Lovadina TV – Lovadina TV – 1994,04,21 – 94/03a Partenza da Lovadina, Borgo Mas. Con mussa e fagotti verso Catena di Villorba e poi Treviso. In treno: dapprima a Milano e poi, definitivamente, a Fioccardo vicino a Torino.
44 - Corrà Romolo 1905 – Vas BL – Vas BL – 1994,08,24 – 1994,09,16 – 94/33ab – 94/35ba Ponte sul Piave appena fatto saltare: l’ultima famiglia a scappare di là del Piave fu la loro. A Fener hanno preso l’ultimo treno e sono arrivati a Padova dove avvenne lo smistamento. Loro andarono a Milano e poi a Magenta «e io trovai lavoro alla Macchi di Varese, a costruire idrovolanti».
45 - Cortesia Rosa 1908 – Vidor TV – Vidor TV – 1994,08,23 – 1994,09,16 – 94/31ab – 94/34b Dopo Caporetto, il nonno non volle partire: “mi stàe qua, ghe ténde a a casa”. Rimase sotto i tedeschi e morì di fame, dalle parti di Farrò. Loro si fermarono a Caerano per 40 giorni e poi presero il treno, da Montebelluna fino a Ruvo di Puglia. Qui furono sistemati nel palazzo del vescovo «e la gente ci portava biscotti e arance».
46 - Cortesia Teresa 1903-Vidor TV-Vidor TV-1994,08,23-94/30b – 94/31a Arrivo dei tedeschi dopo Caporetto: il parroco don Vittorino Costa suonò la campana, radunò i parrocchiani e disse che per conto suo era meglio scappare oltre il Piave. Così sono partiti. Prima tappa a Caerano, poi a Ruvo di Puglia. Lei andò a servire in un altro paese, Terlizzi, ad assistere un uomo che aveva un tumore.
47 - Cossich Giuliana 1914 – Trieste – Udine (Casa Albergo ai Faggi) – 1998,11,27 – 98/22a Inizio della guerra: il papà trasferito a Vienna, nella sede della ditta per cui lavorava. C’era un solo stipendio e la famiglia da mantenere. Era durissima, a Vienna. Poi suo padre è stato richiamato alle armi a Leopoli e la famiglia fu rispedita a Trieste. Arrivo degli italiani a Trieste nel ’18. «Ricordo le luminarie, la festa, e siccome coincidono con il mio compleanno (sono nata il 30 ottobre) chiedevo: “Ma è per la mia festa?” E la mamma: “Sì, sì, è per il tuo compleanno!”, e io ero tutta contenta».
48 - Crast Maria 1909 – Stupizza UD – Stupizza UD – 1996,04,15 – 96/04a Primi profughi italiani dopo Caporetto. Da Stupizza furono portati con carri e cavalli fino a Udine e da Udine in treno ad Arienzo (Caserta). «Durante la ritirata di Caporetto io non ero qui in paese. Tutta Stupizza era già partita». Solo uno rimase: Piero Zorza, Crancìn, che viveva solo e fu ucciso perché non voleva che i tedeschi entrassero a prendergli il vino.
49 - Crùcil Rosaria 1912 – Loch di Pulfero UD – Loch di Pulfero UD – 1996,10,10 – 96/24b – 96/25a Primi profughi italiani dopo Caporetto. (La località è vicinissima al confine). «Qui era pieno di baracconi di soldati e hanno dato fuoco a tutto». Scapparono, col carro, fino al Tagliamento. Tutti quelli che potevano sono scappati. Furono fra i primi a partire e appena di là del Tagliamento trovarono un treno a disposizione. Andarono profughi a Somma Vesuviana.
50 - Curto Zemira (moglie di Romolo Corrà) 1908 – Càrpen BL-Vas BL – 1994,08,24 – 94/33a Arrivo dei germanici dopo Caporetto: ammazzarono le bestie e fecero uscire il vino in strada. Invece di far legna sul bosco, spaccarono i mobili per far fuoco. Alla fine della guerra, mio padre arrivò a casa dal Monte Grappa «camminando in montagna tutta la notte sopra i morti, nel “pozzo della morte”».
51 - Dal Canton Matteo 1908 – Quero BL – Quero BL – 1994,05,30 – 1994,06,02 – 94/20ab - 94/22b – 94/23ab Il nonno si ricordava di quando eravamo sotto l’Austria e ed erano passati di qua un mucchio di soldati Austriaci che andavano nel Veronese contro i francesi. Non volle partire: «Stón qua fermi parché l’è un passajo, l’ò vist ancora…». Così rimasero in territorio occupato, per quasi tutto il tempo a Feltre. Al ritorno, Quero era tutto “un masaròt”.
52 - Dal Mas Emilio 1912 – Comugne di Pramaggiore VE – Comugne di Pramaggiore VE – 1998,05,21 – 98/13b Durante l'occupazione, dopo Caporetto, punizione austriaca: binder. Legavano un soldato ai piedi e lo tiravano su con una corda, a testa in giù. Quando la faccia diventava tutta nera lo lasciavano cadere a terra che pareva morto. Un secchio d’acqua in viso e, un po’ alla volta, rinveniva. Avevano in casa dei profughi dal Piave, e si ricorda che non andavano d’accordo fra di loro. Se le davano di santa ragione per via di quella poca carne che il comando tedesco distribuiva. Ognuno accusava l’altro di ruberie.
53 - Dall’Agnol Angelo 192… – Primolano VI – Milano – 1999,08,17 – 99/02b Confine Italia-Impero austriaco, c/o Primolano. Non solo quelli di là del confine emigravano a Innsbruck, ma anche quelli dalla parte italiana. In Austria c’era più benessere. Dopo Caporetto, quelli di Primolano andarono profughi in Italia, in Sicilia soprattutto. Mentre quelli di Fastro rimasero sotto i tedeschi. Qui nella zona c’erano anche molti prigionieri russi «e io, durante la Seconda guerra mondiale, una volta ho avuto occasione di trovarmi in un’isba e un vecchietto mi raccontò con parole del nostro dialetto che era stato prigioniero a “Teze, Primolano, Arsiè”: avevano tanta fame, ma i contadini della zona cercavano di aiutarli come potevano. Per quello anche lui quella volta mi diede qualche patata da mangiare».
54 - Dall’Agnolo Giovanni 1933 – Martincelli TN – Martincelli TN – (Valsugana) – 1999,08,17 – 99/02b Confine Impero austroungarico-Italia. Indica dove ancora si può vedere un cippo di confine, in località Pianello di Sotto, verso la ferrovia e il Brenta («poi ce ne sarebbe un altro nell’orto di mio cugino»). I nostri vecchi, dopo la prima guerra, dicevano di essere “italiani ciapài col s’ciopo”. Dicevano che si stava meglio sotto l’Austria, forse perché c’era più disciplina. «Dicevano che c’era un gendarme a Borgo e che lui da solo sorvegliava tutta la Valsugana».
55 - Dalla Palma Angelo 1912 – Montello (Presa 10) TV – Montello – Santa Mama TV – 1994,05,09 – 1994,05,21 – 94/12ab – 94/13ab Partenza dei profughi dopo Caporetto, per Volpago, Camposampiero, Villa del Conte. Lasciarono la cantina con 18 ettolitri di vino, ma a lui spiaceva lasciare soprattutto le pere appena raccolte. Ritorno: casa con solo muri, senza tetto e senza solai. Descrizione di vita sul Montello dopo la guerra.
56 - Daniel Francesco 1905 – Ponte di Piave TV – Negrisia TV – 1993,08,23 – 93/03 Prima intervista, sull’argine del Piave. Tipo di terreno che lavoravano. Arrivo dei tedeschi. Tentativo di ripararsi e restare in loco. Inizio dei bombardamenti italiani. Fuga dal Piave. Località di permanenza in profuganza: Vernasso (UD) sulle case abbandonate da chi era fuggito nei primi momenti della ritirata.
57 - Davanzo Domenico * 1924 – Ponte di Piave TV – Rovarè TV – 1986,01,28 – 1986,03,03-86/06b – 86/07ab - 86/08ab – 86-11 Isola c/o Fagarè; grava del Piave a Ponte Piave. Suo nonno faceva spionaggio a favore degli italiani, di qua e di là del Piave, assieme ad altri tre compagni. Da bambini recuperavano soprattutto le palline di piombo degli shrapnels. Ma si trovavano anche interi barconi di ferro. Un recuperante saltò in aria su un 149. Pezzi del suo corpo lanciati sui pioppi e sui salici.
58 - De Ruos Angelo 1903 – Sovilla TV – Sovilla TV – 1994,04,28 – 1994,05,20 – 94/7ab – 94/15b Montello: continuarono a lavorare all’Abbazia finché gli austriaci non iniziarono a sparare da Colfosco. Allora i carabinieri li costrinsero a partire: alcuni mesi a Falzè di Campagna (Trevignano), poi a Magreta di Modena.
59 - De Zorzi Maria (1910) e Giovanna (1912), sorelle Fener BL – Fener BL – 1994,05,30 – 94/19ab Fener: la maggior parte degli abitanti andarono in Abruzzo, a Tortoreto. Loro invece diedero ascolto a un ex maresciallo dei carabinieri che diceva: «No, no, l’è na roba de passàjo, basta ndàr a S-ciévenìn». Invece il passaggio è durato un anno e quelli che sono andati a Tortoreto sono stati bene, mentre loro hanno fatto la fame.
60 - Deon Antonio * 1907 – Marziai BL – Marziai BL – 1986,06,11 – 86/16b Strada per Lentiai, costruzione. «Io ero bocéta, avevo dieci anni, andavo a battere ghiaia col martello sotto i tedeschi». Gli davano un pezzo di pane da dividere in quattro e fino a sera gli doveva bastare. In quell’anno tanti sono morti da fame. Anche un prigioniero italiano è morto, in paese, di fame. Anche suo nonno è morto, ma subito dopo la fine della guerra quando sono arrivati gli italiani, perché mangiò troppo e non era più abituato.
61 - Disastri Luigi 1900 – Saletto di Breda TV – Saletto di Breda TV – 1993,09,01 – 1993,09,03 – 93/04 – 93/05 Ritirata di Caporetto: era civile militarizzato in Friuli, molto vicino al fronte. Descrizione della ritirata. Arrivo al paese. Profugo dapprima a Sambughè e poi a Campobello di Licata. Ricostruzione. Episodi di sua vita. Emigrazione in Francia. A Marghera sotto le bombe durante la 2.a guerra mondiale.
62 - Dolje, abitante del luogo Dolje SLO – 1996,08,30 – 96/12b Prima linea austriaca: la trincea era all’altezza dell’ultima casa del paese (verso Gabrje) e da lì andava giù verso l’Isonzo. Mi indica la presenza di un bunker italiano ai bordi della stradina che, prima di Gabrje, scende verso l’Isonzo.
63 - Dotto Luigi * 1901 – Sant’Angelo TV – Sant’Angelo TV – 1984,12,30 – 84/03a Scuola elementare di Sant’Angelo sul Sile era un ospedale. Anche quella di Canizzano. Spagnola: l’abbiamo presa anche in casa nostra, ma siamo guariti.
64 - Faccin Antonio 1898 – Fontanelle TV – Mansuè TV – 1998,03,09 – 98/06ab – 98/07a Combattente nella ritirata di Caporetto, 2° Fanteria, Brigata Re. «Io vorrei parlare con quel senatore che voleva dividere l’Italia, Bossi… l’ho detto in giro: - ma portatemi da lui quando viene, vedrete che cambia pensiero!». Da Caporetto, per centinaia di km, parte per parte, non c’erano che carretti dell’artiglieria, della ‘borghesia’, cavalli, muli morti, carretti rovesciati. «Sul Tagliamento ci siamo schierati noialtri giovani, con fucile e bombe a mano: Dal fronte ritirarsi, ma nei fiumi fermarsi e sparare, per dar tempo all’esercito di ritirarsi».
65 - Fattore Guerrino 1914 – Belvedere di Tezze Valsugana TN – Belvedere di Tezze Valsugana TN – 1999,08,17 – 99,02a Italiano d’Austria: profugo ad Altavilla (Avellino), da subito, appena iniziata la guerra. Caricati alla stazione di Tezze sui vagoni bestiame «cargài su come le bestie, come ha fatto Hitler con gli ebrei». Gli abitanti di tutti questi paesini sono stati dispersi per tutta Italia. Qui cadevano le bombe, perché la località si trova sotto l’Ortigara. E quando ritornarono il paese era tutto “spacà”. Certo che si stava più bene sotto l’Austria, c’era da mangiare e da bere. Dopo la guerra invece, qui abbiamo trovato tutto rotto e «non ci hanno dato gnànca cinque schèi».
66 - Fattori Lido 1907 – Udine, via Planis – Udine – 1998,10,30 – 98/19ab Arrivo dei tedeschi dopo Caporetto. Loro sono partiti prima, perché erano una famiglia benestante, con campi propri e con dei parenti che fabbricavano carri. Si organizzarono in due tre famiglie e, a tappe, con questi carri centinati trainati da cavalli, in sette persone per carro, con roba da mangiare dentro buttata alla rinfusa, in 22 giorni (Spilimbergo, Pordenone, Treviso, Bologna, Appennini…) sono arrivati a Montecatini, in viale Bicchierai, albergo La Giorgina, dove uno zio andava a fare la cura delle acque. «Avevamo il terrore dei tedeschi, quella volta, per quello siamo scappati: dicevano che tagliavano le mani».
67 - Favretto Ernesto (1907) + moglie Elvira Girardi (1912) Montello – Fontana Bocchin – Santa Maria del Montello – 1986,11,16 – 86/27b – 86/28ab – 86/29a Il Montello, prima e durante la guerra.
68 - Fedato Maria 1908 – Falzè di Piave TV – Falzè di Piave TV – 1994,08,22 – 94/29b – 94/30a Profughi a Sarmede: quando gli abitanti del luogo li vedevano chiudevano le porte. Allora i profughi andavano verso la pianura. Tanti chiudevano le porte. Altri gli davano farina di sorgo rosso. Erano sempre in giro, per le Basse, in cerca di mangiare.
69 - Ferianis Vadnjal Giovanna (Iva) 1926 – Tolmino SLO – Venezia – 1997,01 – 97/1ab Sloveni e italiani: rapporti in Alto Isonzo. A differenza di Trieste, dove la contrapposizione fra i due gruppi etnici è aperta, in Alto Isonzo c’è “sotto sotto” un odio, o quanto meno un’antipatia generalizzata contro gli italiani. Molto risale, secondo lei al periodo dell’occupazione italiana fra le due guerre e durante la 2.a Guerra, quando venne occupata la provincia di Lubiana e si formò un forte movimento di resistenza. Comunque, se durante il fascismo non ci si occupava di politica, nessuno ti ostacolava per il fatto di essere slovena. Suo padre era capo Ufficio Catasto a Tolmino e ufficiale con lo stato Maggiore di Boroević a Vittorio Veneto. Gli italiani non gli riconobbero il titolo di ingegnere (laureato in geodesia a Graz) e lo declassarono a geometra. La madre era di Caporetto, ed era una Gruntar, una delle famiglie di spicco.
70 - Foltran Giulia 1898 – Collalto di Susegana TV – Collalto di Susegana TV – 1994,08,11 – 94/26a Profughi a Cavolano PN; ci siamo andati col carro e i buoi. Ci siamo trovati bene perché il padrone ci aveva lasciato portar via della biada.
71 - Fon Janez 1904 – Ladra SLO – Ladra SLO – 1996,08,29 – 1996,10,27 – 96/07ab – 96/08ab – 96/09ab – 96/10ab – 96/26b Inizio della guerra: arrivo degli italiani in territorio “austriaco”. Circospezione nell’avanzata, ma gli “austriaci” erano una cinquantina di guardie territoriali locali, che si sono ritirate sul Monte Nero. I civili furono lasciati in paese 14 giorni e poi sfollati: a Bergogna fino a dicembre e poi a Corpo di Cava de’ Tirreni. Durante la battaglia di Caporetto erano ritornati in Alto Isonzo, a Logje e assistettero al bombardamento, alla ritirata degli italiani e all’avanzata degli austriaci. Appena finito il passaggio dei soldati ritornarono a casa. La casa era sana, ma mancavano le porte e i pavimenti erano bruciati.
72 - Francescato Teresa moglie di Angelo Dalla Palma 1913 – Montello TV – Santa Mama Montello TV – 1994,05,09 – 1994,05,21 – 94/12ab – 94/13ab Montello: situazione nell’immediato dopoguerra con residuati bellici sparsi dappertutto. Difficoltà per l'approvvigionamento dell'acqua: «Le vite che ho fatto io con l’acqua non le auguro neppure a una bestia».
73 - Franceschi Eugenio * 1910 – Sant’Angelo TV – Sant’Angelo TV – 1984,12,23 – 84/01b «Sul campo qui davanti era pieno di cannoni. Sotto il portico c’erano i cavalli… (Interviene la moglie di Eugenio): E mia madre diceva che le toccava chiudere le ragazze in camera, perché i soldati andavano a battere alle loro porte». I cavalli fecero morire tutte le piante. Avevano un campo intero di alberi da frutto che avranno avuto secoli (perèri, pomèri) e i soldati ci legavano i cavalli che, con i denti, levavano la scorza. (Cfr. Melihen, Srpenica). Dopo Caporetto i vecchi dicevano “mettiamo fuori un lenzuolo e bandiera bianca”. Perché erano qui sul Piave, e quando avessero passato il Piave sarebbero stati qua. Spagnola: «L’abbiamo presa, ma siamo guariti. I soldati invece no. A noi il dr. Maféra diceva di “fumar forte”, come rimedio». Quattro bombe (da 420?) sono cadute a S. Angelo e una ha colpito il cimitero di San Giuseppe, che si vedevano le lapidi volare.
74 - Francescon Giuseppe 1898 – Eraclea VE – Eraclea VE – 1994,08,12 – 94/27a Combattente, Basso Piave; poche righe.
75 - Franzo Natalina 1910 – Ca’ Gamba VE – Cortellazzo VE – 1994,06,28 – 94/26b Arrivo dei tedeschi: «ci hanno consigliato (?) di andar via». Sono partiti dapprima col carro. Poi in un barcone (in nave?) fino a Senigallia dove rimasero fino alla fine.
76 - Frare Federico 1924 – Bavaria del Montello TV – Bavaria del Montello TV – 1994,05,23 – 94/18a Recuperante di professione, amico di Elio Zambon. Dopo aver fatto il militare nel genio guastatori, nel 1951 iniziò questa attività servendosi di un cercametalli. Incidente sul lavoro. Esplode una bomba carica di iprite in un deposito che aveva trovato a Collalto. «Noi già conoscevamo il gas lacrimogeno e asfissiante, ma non questo». Vesciche e ustioni nei punti più delicati del corpo. Tre mesi di ospedale a Padova.
77 - Furlan Angelo 1912 – Stabiuzzo TV – San Michele di Piave TV – 1994,08,18 – 94/28b – 94/29a Partenza dei profughi: si ricorda che hanno suonato la tromba. Andarono a Rai e da lì i tedeschi li portarono a Codroipo e infine a Santa Caterina, una frazione di Udine. I furlàni non li trattavano troppo bene.
78 - Ganz Nerina * 1902 – Falcade – Montello – 1986.10.26 – 86/24a Grande Guerra a 9 km dal fronte: soldati, pidocchi e bombardamenti. Fame 1917/18. Dopo la guerra = venduto tutto a Falcade e comprato sul Montello: 1000 lire x campo.
79 - Gasparini Benito Martincelli TN – Martincelli TN – (Valsugana) – 1999,08,17 – 99/02b Confine Impero austroungarico-Italia. Mi mostra e lascia riprodurre una cartolina con la sbarra di confine, lì in paese di Martincelli. La casa della dogana ora è stata rimodernata, ma esiste ancora. Mi mostra le montagne tutt’attorno, con, nella roccia, vari fori: fatti dai tedeschi, per mettervi cannoni e mitragliatrici contro gli italiani.
80 - Gastaldin Antonio * 1900 – Badoere TV – Badoere TV – 1988,08,26 – 88/31a Grande Guerra, fine, e biennio rosso. Occupazione delle fabbriche a Bergamo. Soldato in ordine pubblico. C’era Errico Malatesta in prigione. Come classe 1900 era al fronte: non come militare ma come militarizzato. Montagne viste per la prima volta: Enego e Monte Lisser.
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81 - Gemionite Margherita 1903 – Maserada sul Piave TV – Maserada TV – 1994,04,23 – 1994,04,23 – 1994,05,07 – 94/04ab – 94/05a – 94/10a Partenza dei profughi dopo Caporetto: i carabinieri vengono ad allontanarli. «Me poro pupà me par ancora de védarlo in janòcio, in cusina davanti ai carabinieri: el ga ìto – copème qua… ma mi via da qua no vao». Rimasero nei pressi, in casa Cenedese (Piovesanèl) sulla Postioma a Varago. Fino alla settimana santa del 1918 quando fu mandata con sua sorella in una filanda a Ràssina, in Toscana. Molti episodi di profuganza. Vita contadina a Maserada (belle descrizioni).
82 - Geronazzo Giovanni (1911) e Caterina (1907), sua cugina 1911 – Funer di Valdobbiadene TV – Funer di Valdobbiadene TV – 1994,08,23 – 1994,09,15 – 94/31b – 94/32a – 94/34ab Partenza dei profughi: si decisero solo quando una granata colpì la loro grande casa, provocando 4-5 morti. Portati ad Alesso, sul lago di Cavazzo: un paese in mezzo alle montagne. Fame: «Ci toccava venir giù per Udine a carità».
83 - Girotto Marco (Campaner) 1912 – Cappella di Scorzè VE – Cappella di Scorzè VE – 1999,09,11 – 99/03b – 99/04a Prigionieri austriaci in paese dopo la battaglia del Solstizio: ciascuno si portava un fascio di canne di granoturco per dormire di notte per terra. Era verso sera, d’estate e… «io stavo mangiando un pezzo di polenta; un prigioniero me la strappa di mano e io sono rimasto a bocca aperta a guardare lui che la mangiava». Campo di prigionia dietro la chiesa e recinti lungo il Dese.
84 - Gismano Enzo 1939 – Sagrado GO – Sagrado GO – 1998,03,02 – 98/05ab – 98/06a Abitanti di Sagrado profughi a Wagna fin dall'inizio della guerra; vi rimasero fino alla fine di gennaio del 1919. Suo padre era un pittore e poeta e al ritorno commentò: «Guarda qua, sono tornato a Sagrado dopo tanti anni e si trovano già le viole», perché era un inverno mite, come quest’anno. Gismano mi racconta dell'inizio della sua passione di cercare i resti dei soldati che ancora si trovavano in gran quantità sul Carso; erano i primi anni '60 e aveva appena finito il militare. I carabinieri del posto gli dicevano: «Ma lasciateli là, son passati tanti anni». Allora lui, un suo amico e un signore di Monfalcone, segnalavano i ritrovamenti a Redipuglia, da dove venivano a prenderli con delle cassettine per poi deporli fra gli “ignoti”. Ricognizione col testimone sul Carso, fra San Michele e San Martino.
85 - Gobber Silvio 1912 – Masi di Imèr TN – Masi di Imèr TN – (Primiero – Val Cismon) – 1999,09,17 – 99/04b – 99/05a Italiani d’Austria: Qui si sentivano proprio, anche nell’anima, austriaci. Poi è venuto il fascismo a far opera di italianizzazione. Loro erano bambini e non hanno sentito tanto il trauma… ma suo padre, che era sorvegliante forestale diplomato, quando venne il fascismo fu sostituito dalla milizia (che qualcuno chiamava la malizia) e non gli diedero nessun riconoscimento. «Mio padre aveva un ricordo straordinario dell’impero austroungarico».
86 - Grigno, sig. Heidenpergher … , abitante del luogo 1924 – Grigno TN – Grigno TN – 1999,08,17 – 99/02a Italiani d’Austria. Dopo la prima guerra mondiale, quelli che venivano da Bassano (per commercio o altro) noi li chiamavamo “gli italiani”; e loro ci chiamavano “crucchi”. Nel paese c’era chi viveva col contrabbando di zucchero e tabacco: con i muli li si portava su “in Barricata” (Altopiano d’Asiago). Tabacco di contrabbando = da tròdi.
87 - Gruntar Poldo Kobarid (Caporetto) – Kobarid – 1997,01 – 97/01a Capitello presso il ponte di Caporetto, costruito da suo padre Ivan verso il 1920 con pietre comprate alla fornace di Caporetto.
88 - Ivančič Ivo 1937 – Bovec (Plezzo) SLO – Bovec (Plezzo) SLO – 1996,08,30 – 1996,10,24 – 96/13a – 96/27ab Recuperante e collezionista. Proprietario di un piccolo museo privato. Sua passione per i reperti bellici. Ritrovamento di una delle mille bombe a gas lanciate dai tedeschi nello sfondamento del 24 ottobre 1917. Tecnica per svuotarla. Effetti.
89 - Janina Ivan 1906 – Volarje SLO – Volarje SLO – 1996,08,30 – 96/10b – 96/11a Inizio della guerra: gli italiani salgono verso il Mrzli, ma gli austriaci si erano preparati cataste di sassi e iniziarono a tirarli. Gli abitanti di Volarje per metà sono andati in Italia. Io invece sono stato in Austria nel campo di Bruck an der Leitha: condizioni pessime.
90 - Jug Marija 1915 – Gabrje SLO – Gabrje SLO – 1996,10,17 – 96/26b Prima linea italiana: indicazioni topografiche. Cappella alpina italiana di Gabrje: nomi delle persone riprodotte in foto.
91 - Juri Pietro 1926 – Orsària di Premariacco UD – Orsària di Premariacco UD – 1998,10,15 – 98/17ab – 98/18a Informatore, mi procura tre testimoni. Riferisce come nella zona durante la 1GM ci fossero due campi d’aviazione italiani (loc. Les Briches) tra i prati alla base dell’anfiteatro che circonda Cividale. Sua mamma (1903) le raccontava che quando sono arrivati i tedeschi in “Borgo di Sopra di Orsària”, hanno cotto scrofa e porcellini nella liscivaia e man mano che li cuocevano bevevano il brodo, così un paio di loro morirono. La loro, un tempo era una famiglia ricca, avevano fornaci di mattoni, perché le colline lì attorno son tutte ricche di argilla.
92 - Kanalec Amelia 1907 – Tolmin SLO – Tolmin SLO – 1996,09,14 – 96/19ab –96/20b Profughi sloveni: all’inizio della guerra. Vennero i gendarmi a mandarci via. Ma non tutti in paese partirono e quelli rimasti rubarono tutto a chi era partito. Mentre lei era profuga da uno zio, sua madre era in ospedale in Cecoslovacchia. Ritornò solo dopo un anno e mezzo. Dopo la guerra, qui in paese lavoravano solo i fascisti. Così sono andata a lavorare fuori: vent’anni fra Milano, Roma e Trieste.
Kobarid (Caporetto), interviste “volanti”, nella zona 1996,08,08 – 1996,08,10 – 96/04b – 96/05a 93 - Paula e Ivan Brik Golobi frazione di Livek/Luico= gli abitanti del paese profughi in sud Italia; il padre soldato Aaustriaco sul Monte Nero. 94 - Un abitante di Vrsno, ai piedi del Krn/Monte Nero: durante la guerra i paesani erano profughi in Italia: non sa dove.
95 - Anton Gabršček (Selce, 1925): dopo la guerra, del paese non era rimasto niente. Più che dalle bombe era stato distrutto dai soldati che utilizzarono il materiale per rinforzare le trincee. Sua madre era andata profuga in Liguria e suo padre militare con l’Austria: è stato un po’ dappertutto, e alla fine sul Piave. Cenni su attività partigiana durante la 2. a Guerra mondiale. (Nei pressi c’è un cartello che indica “Bolnica Partizan” – ospedaletto partigiano). Una donna mi indica l’esistenza della cappella di Gabrje, in ristrutturazione.
96 - Kurinčič Mirko 1946 – Drežnica (Dresenza) SLO – Drežnica SLO – 1996,10,02 – 1996,10,24 – 96/22ab – 96/27a Recuperante e collezionista, proprietario di un museo privato della guerra, di storia locale e di etnografia. Difficoltà con autorità comuniste all’inizio della sua attività. Località in cui ha trovato i reperti più belli. Problemi a Drežnica durante il fascismo.
97 - Leban Ivan 1906 – Tolmino SLO – Tolmino SLO – 1996,09,14 – 1996,10,02 – 96/20ab – 96/21a Inizio guerra: gli italiani si fermarono oltre l’Isonzo. Sparavano su Tolmino e quando anche la loro casa venne colpita sua mamma disse: “Ce ne andiamo”. Sono stati ad Idria di Baccia per due anni e appena finita la battaglia di Caporetto sono ritornati a casa. Problemi fra le due guerre con gli italiani e i fascisti. Si diplomò maestro. Finita la seconda guerra arrivarono i comunisti. Ancora più problemi.
98 - Leban Marija 1910 – Gabrje SLO – Gabrje SLO – 1996,08,30 – 96/12b – 96/13a – 96/26b Inizio guerra: a Gabrje nei primi giorni c’erano gli austriaci e ci fecero andar via. Poi arrivarono gli italiani. Noi fummo profughi in Austria e ci trovammo male. Sua vita nelle due guerre: «La prima guerra è stata più grande, la seconda più cattiva».
99 - Likar Marija 1912 – Kobarid (Caporetto) SLO – Kobarid – 1996,08,30 – 96/11b Battaglia di Caporetto: è l’unica cosa di cui si ricorda. Abitavano in centro al paese e la misero a dormire in camera. In cucina vennero molte altre donne perché sapevano che nella notte sarebbe successo qualcosa. Quando iniziò la battaglia, sua mamma la prese in braccio e la portò fuori. Pioveva e si portarono a Ladra, oltre l’Isonzo, dove passarono la notte. Al pomeriggio del giorno successivo ritornarono a casa attraverso il ponte di legno di Idrsko, che stava ancora bruciando.
100 - Marchetto Dante * 1910 – Portegrandi VE – Portegrandi VE – 1988,04,30 – 88/18b – 88/19a Ospedaletto all’Agenzia di Carlo Veronese. Bombe asfissianti. Presenza di inglesi in aiuto a italiani. Nell’agenzia agricola Veronese lavorarono i prigionieri ungheresi (che poi fecero anche dei lavoretti artigianali per l’osteria di Marchetto). I prigionieri venivano giù dal Piave a plotoni affiancati, ma quanti! E le agenzie avevano l’autorizzazione di tenersene un pochi.
101 - Martin Primo * 1907 – Ca’ Lion di Rovarè TV – Montello Santa Maria TV – 1986,10,26 – 86/25ab Dopo Caporetto, sulla Callalta. Arrivo degli arditi: si presero il vino dalla botte con un colpo di pistola. Sosta di un plotone di cavalleria, «e allora noi a buttar fuori pannocchie per i cavalli». Il giorno di San Martino arrivarono i Carabinieri baionetta in canna e li fecero sloggiare: profughi a Napoli. Durante il viaggio, il treno rimase senza carburante; vennero usati i pali delle viti per far fuoco nella locomotiva a vapore.
102 - Masutti Clotilde * 1910 – Sarmede TV – Sant’Angelo TV – 1986,06,02 – 86/13a Emigrante in Germania, a Essen, prima dello scoppio della guerra: suo padre lavorava sulle strade. Furono rimpatriati con i vagoni bestiame. Arrivo dei tedeschi a Sarmede, dopo Caporetto. Continuarono a passare per una settimana e hanno mangiato tutto. E anche durante l’occupazione. Era fame! Finita la guerra, difficoltà per suo padre (che il “Bando Cadorna” aveva costretto ad andare oltre Piave) di ritornare subito a casa, dopo tre anni di lontananza. Disertore: «un fratello di mia mamma, invece di andare in guerra è rimasto nascosto per tutto il tempo nel tunnel che c’è sotto la piazza di Sarmede. Finita la guerra, è emigrato in America».
103 - Matelič Vlado 1914 – Livške Ravne SLO – Livške Ravne SLO – 1996,08,08 – 96/05ab Rommel passò per la sua casa, all’inizio dell’offensiva di Caporetto. Tutti gli abitanti della zona del Kolovrat erano profughi nelle retrovie italiane verso Cividale e non furono trattati male. Molti erano anche profughi in Liguria, dove le donne trovarono da lavorare a raccogliere olive.
104 - Mašera Andrej Slavko 1906 – Kobarid (Caporetto) – Dubrovnik (Ragusa) – 1995,08,14 – 1995,08,18-95/01 – 95/02 – 95/03 – 95/04 Ex proprietario della casa ora museo di Caporetto. Primo intervistato in Slovenia. Arrivo degli italiani a Caporetto, il 25 maggio 1915. Paura italiana di spionaggio. Vita durante la guerra. Tribunale militare nella sua casa.
105 - Mašera Yulka 1910 – Livek (Luico) SLO – Livek (Luico) SLO – 1996,08,18 – 96/06a Inizio guerra, arrivo dei bersaglieri italiani, nessun soldato austriaco li aspetta. Loro andarono profughi a Breginj (Bergogna) per due anni e al ritorno il paese era tutto rovinato: case in piedi, ma vuote.
106 - Melihen Aloiz 1908 – Srpenica SLO – Srpenica SLO – 1996,09,06 – 96/15b – 96/16ab 1914: all’inizio della guerra due suoi zii furono chiamati alle armi in Galizia, e non sono più ritornati. Nel 1915 gli italiani arrivarono qui attraverso il passo Uccea. Ci hanno lasciato in paese per un paio di settimane. Poi ci hanno portato dapprima ad Azzida di Cividale, per un mese, in seguito a Crescentino (VC) fino alla fine della guerra. Serpenizza era considerato un posto sicuro, vi erano i depositi e i soldati venivano a riposo.
107 - Menegazzo Alfredo * 1908 – Onigo di Pederobba TV – Onigo di Pederobba TV – 1986,01,20 – 86/5a Profugo in Piemonte, a Incisa Belbo (AL): si viveva col sussidio. Al ritorno si sono ritrovati senza casa e il governo diede loro una baracca; dovettero arrangiarsi alla meglio. Ritornarono in autunno e passarono due inverni in baracca.
108 - Minatori (gruppo di ex…), ora pompieri volontari del paese Log pod Mangrtom (Bretto) SLO – 1996,08,18 – 96/06a Miniera e galleria ora sono chiuse, anche se - con cautela – si potrebbe passare. Sotto il binario della galleria scorre l’acqua. Tutto ha funzionato fino a 26 anni fa, per portare gli operai alle cave di Predil: piombo e zinco.
109 - Molinari Mafalda 1911 – Casali Malina UD – Orsària di Premariacco UD – 1998,10,15 – 98/17b Arrivo dei tedeschi dopo Caporetto: il nonno si oppose a che gli portassero via proprio la vacca che stava per partorire. Allora l’hanno ucciso. Poco dopo morì anche suo fratello che era con lui in quell’occasione e durante l’occupazione morì anche la nonna. «Tre morti in casa, abbiamo avuto. Ho ancora tutto davanti gli occhi: appena arrivati qui si son messi a mangiare di tutto, a uccidere il pollame…». (Un anziano presente): «Uccidevano il maiale e ne bevevano il grasso». Commenta Pietro Juri: «Perché poi i tedeschi non sono arrivati a Padova in tre giorni? Proprio perché la truppa, il grosso si perse nelle campagne, ubriacati. 24 ore di ubriacatura generale».
110 - Moro Attilio * 1909 – Rivalta di Casale sul Sile TV – Rivalta di Casale sul Sile TV – 1988,05,03 – 88/23ab Ospedaletto da campo a Villa Mantovani, qui a Rivalta. Sul Sile avevano fatto un ponte: ci passavano le ambulanze e i cannoni (durante la battaglia del Piave giugno 1918). Giannino Ancillotto abbatté un aereo tedesco e poi venne a stringere la mano all’aviatore. Feriti… uh!, Madonna, di quegli urli, alla notte…
111 - Novello Oliva 1912 – Grigno TN – Grigno TN (Valsugana) – 1999,08,17 – 99/02a Italiani d’Austria: profughi in Piemonte, a Torino, dove i nostri lavoravano nelle fabbriche. Ma noi da profughi ci comportavamo bene, non come quelli che vengono adesso in Italia. Quando ritornammo, della nostra casa non c’era più niente e ci sistemammo in baracche. Lei e un’amica, confermano che “Sóto Primolan i é tuti italiani”. Prima della guerra, sotto l’Austria, qui si stava bene. Dopo la guerra con l’Italia: c’era da patir la fame. Eravamo nelle baracche, “e el governo taliàn” non dava niente.
112 - Pacquola Oreste 1909 – Cavazuccherina VE – Jesolo VE – 1994,01,28 – 94/25ab – 94/26b Arrivo dei tedeschi dopo Caporetto: campagne allagate. (Fermate/rotte?) le idrovore della bonifica e, per fermare i cavalli, erano stati infissi ovunque dei ferri da reticolato (code di porco) che spuntavano dall’acqua una ventina di cm. Gli abitanti di Cavazuccherina furono montati su burci e portati a Chioggia. Da lì in treno a Napoli o a Caserta. Vita da profugo. A Napoli ci siamo trovati bene e siamo tornati nel 1921.
113 - Pagnin Arnaldo * 1911 – Bagaggiolo TV – Bagaggiolo TV – 1988,05,17 – 88/27a Breve accenno a ritirata di italiani in zona Trepalade. Ponte sul Sile; vi passava anche l’artiglieria.
114 - Pelizzo Domenico 1907 – Faedis UD – Faedis UD – 1996,10,09 – 96/24ab Bambini e guerra: ci si “addestrava” alla guerra, si giocava. Si mettevano delle cartucce e si cercava di colpirle con un chiodo. Cartucce ce n’erano dappertutto, e tante di quelle munizioni da far spavento. Dopo Caporetto, la sua famiglia aveva tentato di scappare, ma arrivata a San Daniele dovette fermarsi. Impossibile andare avanti, così ritornò a casa, dove rimase per tutto l’anno dell’occupazione. Rapporti con austriaci.
115 - Pellizzoni Romana 1911 – Goricizza UD – Goricizza UD – 1998,02,16 – 98/03ab Arrivo dei tedeschi: «siamo andati all’incrocio, là, della strada, io e tanta gente, tutti con le lenzuola bianche, un fazzoletto bianco, qualcosa di bianco, insomma». Perché ci dicevano: «I tedeschi tagliano le mani, fanno così, fanno colà». Ma poi non hanno fatto niente, volevano solo mangiare. La 2. a Guerra per noi è stata molto peggio, con quei bombardamenti che si avevano qua sul Tagliamento. «Oh Dio, Dio, Dio: è caduta una bomba che ha fatto 21 metri di circonferenza!».
116 - Pessotto Sebastiano 1912 – Bibano di Godega S. Urbano TV – Bibano di Godega S. Urbano TV – 1998,04,02 – 1998,04,09 – 98/08ab – 98/09b Campo d’aviazione austriaco a Bibano. Descrizione. Comportamento degli aviatori. Una volta un pilota gli fece fare un giro in aereo. «E io avevo paura, ma non dell’aereo, ma perché i miei genitori non lo sapevano». Episodi vari durante l’occupazione. Episodio del “papa Cappellari”. Mi accompagna durante l’intervista Renzo Cuch, presidente del locale Gruppo Alpini.
117 - Petrina Maria 1906 – Ponteacco UD – Ponteacco UD – 1996,10,10 – 96/25ab Primi profughi dopo Caporetto. «Siamo andati a Udine a piedi e lì abbiamo preso il treno». Suo padre si è perso e si è ricongiunto con loro dopo un mese. Sono stati profughi a Narni, in un convento di frati. Ricorda in particolare una signora del posto, non so se fosse maestra. Si chiamava Settimia. “Oh, come era bella”!. A Narni si mangiava bene, «ma quando si è piccoli, è tutto buono. Si mangia come lupi, senza pensieri… quando si è piccoli!».
118 - Petronio Vincenzo Mario 1902 – Coderno di Sedegliano UD – Udine (Casa Albergo ai Faggi) – 1998,11,27 – 1998,12,28 – 98/21ab – 98/23b Occupazione austriaca, ragazzo prigioniero a Sigmundsherberg. «Sono rimasto ferito per lo scoppio di una bomba a mano, a causa di un capriccio da ragazzi. Eravamo in quattro e uno riuscì ad avvertire di cosa ci era successo. Fummo portati all’ospedale di Codroipo e dopo un po’, solo io, sono stato portato a Udine, Gorizia (che era un mucchio di sassi) e San Pietro. Qui ho preso il treno per la prigionia: a Sigmundsherberg». In Austria rimase prigioniero per sei mesi, coi soldati, anche se aveva 15 anni. Tanti prigionieri gridavano nelle baracche, perché erano malati, perché avevano fame. Morivano di fame, portavano via ogni giorno morti. Il cimitero era lì vicino. A Pasqua lo lasciarono tornare a casa. Arrivò in treno a Udine, e poi a piedi verso Sedegliano, e sono 20 km. Ad ogni paese gli davano qualcosa da mangiare. «Mi viene da piangere ancora, a ricordarlo». In Austria: fame e basta. Aveva le scarpe e le ha vendute ai borghesi per un chilo di mele. Nei campi di prigionia gli davano il pane di qualcuno che era morto o a cui era arrivato il pacco dalla famiglia.
119 - Piccoli Celso 1908 – Codroipo UD – Codroipo UD – 1998,02,18 – 98/03b Arrivo dei tedeschi: gli italiani non hanno fatto nessuna resistenza, qui a Codroipo. Quella volta, se i tedeschi avessero avuto da mangiare sarebbero andati a Roma. Ma avevano fame e hanno ceduto. Nel giugno del 1918 c’è stata una grande sommossa fra i tedeschi, perché non volevano andare sul Piave. “Niente mangiare, niente combattere”. Si sono mitragliati fra di loro, ci sono stati quattro cinque morti.
120 - Pirc Darinka 1910 – Bovec (Plezzo) SLO – Bovec (Plezzo) SLO – 1996,09,06 – 1996,10,07-96/17ab – 96/18a Arrivo degli italiani all'inizio della guerra, nel 1915. Si fermarono alle prime case del paese, dove ora c’è la funivia. Solo nel 1916 occuparono Plezzo fino alla chiesetta di Santa Maria e lì restarono fino alla 12. battaglia. Lei fu profuga in Austria ad Arnoldstein. La maggior parte degli abitanti di Bovec andò invece a Bruck an der Leitha, dove in parecchi morirono di stenti. Cucina economica tipica dell’alto Isonzo sloveno: descrizione da parte di Milan, fratello di Darinka. Milan racconta altri episodi della sua vita sotto la dominazione italiana, fino alla fine del 1943 quando arrivarono gli Americani in Sardegna. E lui, che si trovava lì con altri 7000 sloveni considerati poco affidabili, passò con loro.
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121 - Pizzoni Geminiano 1905 – Orsària di Premariacco UD – Orsària di Premariacco UD – 1998,10,15 – 98/17ab Inizio della guerra, ai confini. In paese arrivarono i soldati italiani. In tutte le case, in tutte le stanze, nel granaio. Robe da non credere quanti militari ci fossero, dappertutto, perché lo Judrio, il confine, si trova poco distante dalla sua casa. Suo padrino lo mandava a vendere il giornale ai soldati: Il Gazzettino. Durante la guerra i soldati venivano giù dal fronte tutti sporchi, ogni 15 giorni, e andavano a lavarsi i vestiti sul Natisone. «Averli visti che venivano giù … erano tutti di pantano i vestiti, sa … ancora attaccato ai vestiti… robe da matti, uno che non ha visto non sa, ecco!». Durante l’occupazione tedesca i civili del luogo sono stati portati via, internati. Presero tutti gli uomini e i vecchi di casa.
122 - Podrecca Eugenio [ … ] – San Pietro al Natisone UD – Udine (Casa Albergo ai Faggi) – 1998,11,27 – 98/22 Suo padre era prigioniero a Bucarest (mi mostra un foglio di quell’ospedale e una moneta/gettone che circolava nei campi di prigionia). Suo padre nei giorni di Caporetto era appena arrivato in zona, e subito l’hanno fatto prigioniero. Poi parla della sua vita e della sua esperienza nella 2. a GM. Vittorio Podrecca, il famoso disegnatore satirico dell’Asino era suo parente, come Guido, l’attore teatrale.
123 - Polita Isolina 1910 – Romanziol VE – San Donà di Piave VE – 1993,09,13 – 93/06b Arrivo dei tedeschi “dopo pranso, montài a caval”. Le donne dicevano che i tedeschi gli avrebbero tagliato le mani e i piedi. Lei li ricorda come bei soldati, con l’elmo. Andò profuga a Visco, in un ex ospedaletto da campo.
124 - Polo Piergiorgio 1943 – Maserada sul Piave TV – Maserada sul Piave TV – 1998,10,10 – 98/16ab – 98/17a Raccoglitore e collezionista di reperti bellici, responsabile del museo della guerra di Maserada. (Incontro organizzato da Bernardino Lovisotto, Mareno di Piave, pure lui cercatore di reperti e collezionista). Descrizione dei vari pezzi della sua collezione privata. Prima di cedere i suoi reperti al Comune è venuto un perito balistico per decidere con precisione di quali ci si poteva fidare. Collezionismo di reperti della prima guerra mondiale. Il commercio è fiorente, ma ormai la roba è quella che è. Il Piave “non butta più fuori niente”, se non rottami. E poi ci sono un mucchio di collezionisti nuovi. C’è gente con soldi che non bada a spese, e magari paga una baionetta 3/400.000 lire. Ormai le uniche cose buone si trovano da chi si disfa delle collezioni. Mai andare alle bancarelle. E’ quasi tutto falso e il poco di vero ha prezzi impossibili.
125 - Puicher Soravia Giovanni 1903 – Sappada BL – Sappada BL – 1996,02,01 – 1996,02,01 – 96/01ab – 96/02ab «Partire? No, siamo lontani, a noi la cosa non interessa! Dicevano qui a Sappada il 28 ottobre quando si venne a sapere della rotta di Caporetto». Invece furono obbligati a partire. «I soldati italiani ci gettavano le bombe a mano in casa, per impaurirci». Descrizione di partenza e viaggio. Dopo un periodo trascorso a Fano, destinazione definitiva Arezzo (Villa Subiani).
126 - Putto Annunzio 1902 – Segusino TV – Segusino TV – 1994,08,04 – 1994,09,16 – 94/11b – 94/35b Partenza dal paese quando iniziano ad arrivare le granate degli italiani. Profughi a Feltre. Fine guerra: appena scappati i tedeschi (li avevano visti partire, con gli italiani che gli correvano dietro), sono venuti a casa di corsa. «Mi vengono ancora i brividi a pensarci. Qui abbiamo trovato tutto un Quarantotto». I muri comunque erano in piedi.
127 - Quinz Rosa 1904 – Sappada BL – Sappada BL – 1996,02,01 – 96/01a Portatrice di materiale vario per soldati italiani al fronte ( È cavaliere di Vittorio Veneto). Partenza per profuganza. In camion fino a Santo Stefano di Cadore e poi a Calalzo. Da qui in treno a Firenze, infine a Cortona.
128 - Rakušček Aloiz 1929 – Kobarid (Caporetto) – Kobarid (Caporetto) – 1999,08,12 – 99/01b – 99/02a Condizioni di vita a Caporetto tra le due guerre. Varie – Registrazione da trascrivere. (Amico della prof.ssa Ferianis Vadnjal).
129 - Rakušček Mirco (1909) e moglie Loiska (1908) Drežnica (Dresenza)SLO – Drežnica (Dresenza) SLO – 1996,08,31 – 96/14ab – 96/15a Inizio della guerra: arrivo degli italiani. «Noi bambini siamo stati i primi a vedere i bersaglieri con il cappello con le piume». Costretti a lasciare il paese (con mamma e zio vecchio – parla Mirko) mentre papà e uno zio erano soldati con l’Austria. Portati per due mesi a Podbela e poi per tre anni a Candida, un paesetto poco più grande di Drežnica, in provincia di Avellino.
130 - Rinaldin Ruggero 1893 – Ponte di Piave – Ponte di Piave – 1988 Soldato per tutta la durata della 1.a GM sul Monte Piana, Sabotino e presa di Gorizia, Albania, nel Carso. Ferito e trasportato prima a Cervignano, poi a Padova infine a Lucca. Cambio di reparto: mitragliere con una St. Etienne sul Basso Isonzo fino alla ritirata in seguito al “tradimento di Caporetto”. Abbandonano il fronte bruciando i magazzini. Fatto prigioniero venne condotto a Lubiana.
(Cassetta registrata dal pronipote Paolo Rinaldin, 5. Elementare, scuola elem. di Frescada, TV, 1988)
131 - Riva Carlo 1927 – Francenigo TV – Francenigo TV – 1999,03,02 – 99/01a Soldato Basilio Riva, 1886, suo padre. Carlo spiega foto di suo padre, prigioniero a Vienna, e mostra la lettera di un ufficiale aviatore austriaco (Hans Schmidt) che durante l’occupazione era stato con gli aerei nel campo di Bibano e poi era diventato “amico di famiglia”. Condizioni terribili di prigionia eppure suo padre diceva sempre «meglio prigioniero, di quelli che sono scaraventati da una bomba con le budella su per i ciliegi, lì sul Carso».
132 - Rizzetto Olivo 1909 – Moriago TV – Moriago TV – 1994,09,15 – 94/29b – 94/34a Profughi a Lauzzana, vicino a Colloredo di Monte Albano (Udine). Tanta era la fame che andava a prendere di notte le patate appena piantate dai furlàni, e le mangiava così, crude, sul campo.
133 - Rizzi Marino 1908 – Udine, piazzale Cella – Udine (Casa Albergo ai Faggi) – 1998,11,27 – 1998,12,28 – 98/22ab – 98/23a Inizio della guerra: dalle parti di Sant’Osvaldo. I soldati lo mandavano a prendere l’acqua e in compenso gli riempivano la gavetta di pastasciutta. Fin dall’inizio ha sperimentato anche le incursioni aeree austriache. Esplosione di Sant’Osvaldo, sono riusciti a scappare a piedi, tutti insanguinati, lui e sua mamma, fino a piazzale Osoppo. Da lì i soldati li hanno portati a Tricesimo e gli hanno detto “arrangiatevi a trovare un posto”. Prima dello scoppio dicono che hanno visto un prete aggirarsi attorno alle cataste di munizioni. «Mah!… fantasie popolari!» Profughi: a Firenze e poi a Livorno, di cui ha ricordi piacevoli, perché il mare non l’aveva mai visto. Altri episodi, soprattutto di 2.a Guerra mondiale: Africa Orientale Italiana, Lago Tana.
134 - Rosa Teio Silvio 1910 – Frisanco PN – Frisanco PN – 1998,05,19 – 98/12b – 98/13a Arrivo dei tedeschi: sua madre gli fece nascondere sei galline. Lui le mise in una gerla, le portò in un fosso profondo che conosceva e riuscì a salvarle. Presenza di soldati della Bassa Italia che nella ritirata erano rimasti nascosti nelle vicinanze. Un po’ alla volta fecero confidenza: gli si dava qualcosa da mangiare anche se ce n’era poco e loro in cambio facevano qualche lavoretto, magari una gerla, o un rastrello… quello che sapevano fare. I tedeschi non li scoprirono mai. Alcuni di questi soldati erano proprio di Poffabro, ed erano rimasti indietro senza volerlo, durante la ritirata. «Mio fratello Silvio, alpino del 1899 che proveniva da Osoppo, riuscì invece a restare unito agli altri e, passando per casa, sua madre gli mise una forma di formaggio nello zaino». 1899, c’era una canzone: «Il general Cadorna, capo degli assassini / chiama il ’99 che sono ancor bambini…».
135 - Rosiglioni Luigi 1903 – Noventa di Piave VE – Noventa di Piave VE – 1993,09,11 – 93/06 Arrivo dei tedeschi, si sparge la voce: “i xe qua, i xe qua”. Partenza con carri e cavalli (suo padre era commerciante di cavalli). Si dirigono verso il Polesine dove suo padre a Massa Superiore (oggi Castelmassa) aveva dei colleghi commercianti. Lì si fermano.
136 - Rossi Almiro 1914 – Interneppo UD – Interneppo UD – 1996,03 – 96/02b Monte Festa, forte. Mio cugino Biagio era lassù. Dopo la resa del forte, mio cugino e qualche altro, si sono nascosti nella caverna del Monte San Simeone (che poi sarà l’epicentro del terremoto del 1976). E’ rimasto nascosto e nessuno l’ha preso.
137 - Rupnik Franc [1925?] – Kobarid (Caporetto) SLO – Kobarid – 1996,08,29 – 1996,09,06 – 96/10b – 96/15b Italianizzazione forzata. Comportamento anti-sloveno di italiani dopo 1. a GM. Episodi di resistenza anti tedesca in 2. a Guerra mondiale. Varie informazioni su personaggi storici di Caporetto. Foibe: genocidio di italiani? No: rivoluzione diretta dai comunisti. Hanno maltrattato anche il vescovo arrivato a Nuova Gorizia da Lubiana: l’hanno preso a calci e schiaffi e buttato oltre il filo spinato. Ho assistito anch’io, nel 1947.
(Nel 1996, Rupnik è il parroco di Caporetto).
138 - Saccon Maria (Maria dea Barca) 1907 – San Polo TV – Roncadelle TV – 1994,08,18 – 1994,09,13 – 94/28ab – 94/29a Dopo Caporetto arrivano i tedeschi, e trovano il ben di Dio. Loro andarono profughi a Rai di San Polo, poi a San Cassiano di Livenza, infine a Fontanelle. Alcuni invece sono rimasti in paese ed hanno fatto man bassa di tutto. Descrizione vita in riva al Piave e al traghetto di Roncadelle.
139 - Salviato Angela 1907 – Musile VE Loc. Case Bianche – Fossalta di Piave – 1993,09,13 – 1993,09,18 – 93/06B – 93/07a Partenza dal paese il 1 novembre 1917, quando gli italiani passavano di qua del Piave su un ponte. Profuga dapprima a Firenze, poi a Catanzaro infine a Nocera Terinese. Al ritorno: presenza nei campi ancora di tanti morti.
140 - Scagnetto Aldo 1914 – Udine via Marsala – Udine (Casa Albergo ai Faggi) – 1998,11,27 – 98/21b Fine della guerra: «ricordo solo una cosa, un fatto “lugubre”. Qui a Udine c’erano le retroguardie tedesche che si ritiravano in via Malignano, in via Marsala, dove c’è il sottopasso… e le avanguardie italiane che arrivavano. C’è stata una battaglia dove c’è l’ospedale Gervasutta. C’era un boschetto lì, e li ho visti cadere: due tedeschi, un italiano e due cavalli. Ero piccolo, avevo quattro anni, ma quella roba lì nessuno me la cava dalla testa».
141 - Scagnetto Michele 1908 – Codroipo UD – Codroipo UD – 1998,02,16 – 98/02b Arrivo dei tedeschi: due sue sorelle sono riuscite a scappare (una del 1905 e una dell’11). Poi si sono stabilite a Prato, dove ancora vivono. Lui e sua mamma sono andati fino a Beano, sono rimasti via tre giorni, ma poi non si riusciva più ad andare avanti e sono tornati a casa. I tedeschi hanno portato via un maiale alla mamma. Lo tagliavano a pezzi e lo mangiavano crudo, così, dalla fame.
142 - Schioppalalba Renato 1903 – Varago di Maserada TV – Varago di Maserada TV – 1994,03,03 – 94/01 Durante la ritirata era al lavoro a Spresiano. Ricorda tutto questo via vai. Profughi con carri e buoi, soldati a piedi e con i camion. Un’enorme confusione finché una sera iniziarono a sentire le fucilate anche in paese. Allora il padre: “fagòti e via”: Bologna, Pistoia, Montecatini.
143 - Simonella Oreste * 1906 – Chiarano TV – San Stino di Livenza VE – 1986,01,19 – 86/03a – 86/09b Linea del Piave. La nostra casa era la prima abitata dopo il fronte; gli altri erano tutti andati profughi. Vi caddero 28 bombe tutt’attorno, ma la casa non fu colpita. Arrivo dei tedeschi. Difesa del maiale da parte di Carlo Sessolo: i tedeschi lo prendono e lo buttano sull’acqua bollente pronta per il maiale. Sua moglie da quella volta rimase balbuziente. Per sopravvivere durante l’occupazione andavano in elemosina, verso le Basse. Battaglia del Piave: sua teoria di vittoria italiana. Taglio dell'antico Bosco di San Marco (a Santa Maria di Campagna, Cessalto), completato dai tedeschi. Più che gli austriaci e i tedeschi, erano gli ungheresi a spadroneggiare: «ricordati che l’ungherese è la razza più barbara che ho conosciuto, anche in questa guerra qua».
144 - Skočir Ana 1921 – Selišče SLO – Selišče SLO – 1996,08,08 – 96/04ab Linee avanzate italiane dall’Isonzo al Mrzli, in riva al torrente Volarje. Indicazioni topografiche varie. Condizioni di lavoro del marito, per gli italiani. Ora lei prende la pensione italiana di reversibilità.
145 - Skubin Alfonso 1924 – Drežnica (Dresenza) SLO – Drežnica (Dresenza)SLO – 1996,08,31 – 96/14a Krn/Monte Nero: mi mostra il suo profilo, visto dal campo che sta lavorando. Sembra il poeta “Dante che sta dormendo”. Sono stati quelli del CAI di Cividale, ad accorgersene. Mi parla del Monte Nero “di cui conosce ogni sasso” e della grande chiesa di Drežnica, in cui durante la guerra mettevano i feriti.
146 - Sòstero Paolo 1910 – Purgessimo UD – Purgessimo UD – 1996,04,15 – 96/03ab Caporetto, retrovie. I cannoni che erano stati piazzati nella piana acquitrinosa vicino al paese erano stati portati via un po’ prima della ritirata, per rinforzare le linee. Quando ci fu la battaglia la gente scappava e arrivavano da Castelmonte e da tutti i paesetti, e gridavano: Scappate! Scappate! Loro andarono profughi dapprima al sud, a Sessa Aurunca e poi al nord, a Rezzato.
147 - Stefanato Vittorio * 1910 – Corbolone VE – Casale sul Sile TV – 1987,01,10 – 87/03b Arrivo dei tedeschi dopo Caporetto e fuga da Corbolone. Sempre camminando sono arrivati fino a Casier, dove salirono sulla barca Gigetta di Barina e arrivarono a Venezia, dove per tre notti dormirono all’albergo Luna. Poi un barcone li portò a Chioggia e da lì in treno a Montòrio sul Vomàno, vicino al Gran Sasso. «Ci siamo trovati bene, solo che dicevano ai loro bambini di star buoni, altrimenti li avrebbero fatti mangiare da un profugo». «Ci credevano bestie» (interviene la moglie di Vittorio) «Era un po’ come una volta che dicevano che i comunisti mangiavano i bambini».
148 - Stergulc Andrej (sindaco di Bovec) e Pirc Milan Bovec (Plezzo) SLO – Bovec (Plezzo) SLO – 1997,05,15 – 97/03 –97/04 Profughi sloveni. Inaugurazione monumento ai morti civili dell’Alto Isonzo nel campo profughi di Bruck an der Leitha. Il 1 maggio 1995. Due cassette da trascrivere.
149 - Stradotto Marina 1900 – Susegana TV – Susegana Tv – 1994,08,11 – 94/26a Profughi a Piancada “un paese di là di Orsago”. La famiglia che li ospitava era buona, ma “eravamo tutto il giorno a carità”.
150 - Talon Emma 1906 – Casier TV – Udine (Casa Albergo ai Faggi) – 1998,11,27 – 98/21b Battaglia del Piave (Solstizio): a Casier abbiamo dovuto scappare perché avevano mollato il gas e non si riusciva a tener gli occhi aperti (? ). Arrivavano le granate dal Piave e siamo andati dalle parti di Ferrara. (Cfr. Biasuzzo). Siamo andati con il carro e i buoi fino a Padova e poi a Rovigo, nelle tenute dei Toso. Siamo tornati solo alla fine della guerra.
151 - Tami Giuseppe 1937 – Pradamano UD – Pradamano UD – 1998,02,21 – 1998,05,14 – 98/04ab – 99/11a Memorie della mamma Allegra Peruzzi (1900) da lui trascritte (e commentate durante il colloquio). Indicazioni geografiche e sopralluoghi nei prati in riva al Torre (fra Cividale e Udine) teatro dei tentativi di resistenza italiana durante la ritirata.
152 - Tessaro Maria 1910 – Alano BL – Quero BL – 1994,06,02 – 94/22b Ultimo treno: suo padre lavorava in ferrovia a Fener e “fece in tempo a prendere l’ultimo treno”. Fermi in galleria prima di Montebelluna. Riuscirono a passare e andarono profughi a Porto San Giorgio
153 - Testimone al Gorišky Muzej Nova Gorica SLO – 1997,03,19 – 97/02a Sloveni = s’ciàvi [schiavi]. Dopo la guerra, quando sono venuti questi lasciapassare, «a Trieste no i me podeva védar i triestini, noi… qua a Gorizia era mèo… ma a Trieste!». Prima che venisse il fascismo non c’era questo odio, questo disprezzo fra italiani e sloveni. «Sóto el regno no ièra». (E’ presente Drago Sedmak, dirigente del museo).
154 - Tittonel Regina (1909) e marito Francesco (1910) Campea di Miane TV – Santa Mama Montello TV – 1994,05,13 – 1994,05,31 – 94/14b – 94/21a Arrivo dei tedeschi, “quelli grandi” (polacchi…). «Eravamo sulle finestre lungo a strada… e le donne lasciavano cadere frutti e fiori… Ai primi si fece come un benvenuto, … ma dopo, caro mio quanto abbiamo patito». L’anno della fame. Descrizioni molto “partecipate”.
155 - Tiveron Ivano Cordenons PN – 1998,02,21 – 98/04b Informazioni su libri e testimoni 1GM.
156 - Todoverto Maria (Pasquale) 1899 – San Vito di Valdobbiadene TV – San Vito di Valdobbiadene – 1994,08,24 – 94/32ab – 94/35b Profughi di San Vito di Valdobbiadene. Sua famiglia arrivò a San Floriano, sulla strada per Ponte nelle Alpi. Vi rimase fino alla fine della guerra. Lavorava per i tedeschi, a sistemare la strada da San Floriano a Nove. Andavano “a carità” verso la Bassa.
157 - Toffolo (Rosajuliana) Elisa 1900 – Fratta di Maniago PN – Maniago PN – 1998,05,19 – 98/12a Anno dell’occupazione: «I tedeschi erano pieni di fame… rubavano, avevano fame anche loro e rubavano, andavano a guardare dappertutto, nelle camere, dentro i letti… ma c’era poco da mangiare… Madonna, che poco mangiare». «Io poi ho anche conosciuto dei soldati e mi hanno anche scritto, dalla Cecoslovacchia. E uno si era proprio innamorato ed era dell’Alsazia Lorena, e avrebbe voluto sposarmi».
158 - Tommasi Eugenio 1909 – Cismon del Grappa VI – Cismon del Grappa VI – 1999,08,17 – 99/02b –99/03a Ritirata di Caporetto. Prima ha visto la truppa partire con i cannoni sui treni. Poi ricevettero l’ordine di evacuare il paese, con tre convogli. Tutta Cismon andò in Sicilia. La sua famiglia con il primo convoglio a Caltanissetta. Un altro convoglio a Giarre e un terzo in vari altri paesi siciliani. Con loro c’era il maresciallo, c’era il sindaco, c’era il parroco. Erano tutti assieme e ci hanno messo otto giorni ad arrivare. C’era della brava gente là in Sicilia e c’era anche chi li trattava malamente. Ma era così anche a Parma, quando — al ritorno— vi si sono fermati: li chiamavano i profüga, i profughi, in dialetto parmigiano.
159 - Tramontina Luigi 1911 – Poffabro PN – Maniago PN – 1998,05,19 – 98/12a Ritirata di Caporetto: non c’era un metro di strada libero per attraversare «prima erano i nostri e dopo erano i loro; e i nostri hanno fatto una piccola resistenza in Forcella Pala Barzana, dove è stato ammazzato un tedesco». Hanno fatto un po’ di combattimenti anche giù a Navaròns. Durante l’occupazione, nella zona delle Fornasette erano anche nascosti dei soldati italiani. Noi li si chiamava “disèrtors”.
160 - Uliana Antonio * 1912 – Ca’ Pirami – Jesolo – 1988,05,15 – 88/26a Bonifica allagata. (Cfr. Pacquola x la 1GM). Nell’ultima guerra i tedeschi fecero un disastro e temendo uno sbarco americano avevano minato tutti i ponti e allagato la bonifica. In quell’occasione sua moglie si prese la malaria.
161 - Ursič Franc 1908 – Idrsko SLO – Idrsko SLO – 1996,08,31 – 96/14a Inizio della guerra: arrivo dei bersaglieri da Livek (Luico). Lui abitava lungo la strada, in una delle sette case all’epoca ancora coperte di paglia. Il 7 giugno 1915 gli italiani li mandarono a Breginj, e non fecero in tempo a prendere niente con sé. Poi furono portati a Nola, vicino a Caserta. Rimasero profughi fino al 1919.
162 - Ursič Mihael 1910 – Borjana SLO – Borjana SLO – 1996,08,21 – 96/06b Caporetto, la battaglia. «Io mi ricordo tutto. E’ cominciata a mezzanotte, noi si uscì di casa e guardavamo il Montenero, si vedeva il fuoco… vennero alla sera gli italiani a dirci che dovevamo andar via… profughi verso l’Italia. Mio padre non voleva e ci nascose tutti in cantina». Battaglia di notte sul monte Stol, sopra Borjana.
163 - Valeri Giacomo * 1917 – S. Anastasio di Livenza (Cessalto) TV – S. Anastasio di Livenza – 1987,01,22 – 87/10a Spagnola e infezione di meningite durante la guerra: morirono più ragazze in paese che ragazzi al fronte in guerra.
164 - Vanzin Giuseppina 1915 – San Vito di Valdobbiadene TV – Funèr di Valdobbiadene TV – 1994,08,23 – 94/31b Partenza dei profughi: nel mio paese fu il parroco a mettersi a capo dei parrocchiani e a portarli oltre le montagne. «L’unica cosa che ricordo è che si andava a chiedere la carità per le case e io che ero piccola venivo portata in braccio».
165 - Vendrame Gina (1913) e Rina (1909) Salettuol TV – Salettuol TV – 1994,04,27 – 1994,05,07 – 94/6ab – 94/11a Partenza dei profughi: rimasero finché non furono mandati via. Dapprima a Vascon (fam. Carlesso “che aveva fatto una specie di rifugio sotto el paièr”) poi, durante l’offensiva austriaca del giugno 1918, a Zero Branco. Presenza del re nella linea del fronte: episodi. Inglesi a Salettuol.
166 – Veníca Amoreno 1906 – Ipplis UD – Ipplis UD – 1998,10,15 – 98/17b – 98/18a Arrivo dei tedeschi: «Ricordo che abbiamo attaccato 4 bestie al carro e siamo scappati». Al ponte di Premariacco non si poteva passare perché appena fatto saltare. Allora andarono a Manzano e a Pavia di UD, dove dicevano che i tedeschi erano già sul Tagliamento, ma anche che gli italiani erano ritornati a Udine. Si fermarono per tre giorni in una casa i cui padroni erano scappati, poi tornarono indietro, in mezzo a una colonna di italiani, sì, ma prigionieri. Una colonna lunga da Pavia a Pradamano. Solo loro, a Ipplis, hanno tentato di scappare.
167 - Vièceli Prospero 1907 – Fonzaso BL – Fonzaso BL – 1999,09,17 – 99/05ab Ritirata in Val Cismon: gli italiani passavano con i cannoni. Erano alpini e cantavano “Il general Cadorna ha scritto alla regina… ”. «Io ero bambino, scalzo, e andavo vedere questi soldati. Qualcuno di loro, però, si nascose sull’Avena e sulle montagne qui sopra. Poi venivano giù di notte, per mangiare. Venivano qui dentro alla nostra cucina: erano in sette-otto di Fonzaso». Anno dell’occupazione austro-tedesca 1917/18: fame. Gli abitanti dei paesini a nord del Grappa, venivano a Fonzaso in cerca di qualcosa da mangiare. Allora nessuno aiutava i profughi, non è come adesso. Si mangiava l’erba dei campi, la si cucinava e si beveva anche il brodo. Fame ne avevano tanta anche gli austriaci, per questo hanno perso la guerra.
168 - Zambon Elio 1924 – S. Maria di Feletto TV – S. Croce del Montello TV – 1994,04,24 – 1994,05,20 – 94/08 ab – 94/09b – 94/15ab – 94/16ab – 94/18a Recuperante di mestiere. Descrizione del lavoro e delle sue difficoltà, anche burocratiche. Differenza fra vari residuati. Altro suo collega e amico a Bavaria. Vivace descrizione della sua vita “sul e nel” Piave da bambino e ragazzo. «Una volta si era sempre giù sul Piave a nuotare… adesso invece sul Piave vanno a fare pic-nic!».
169 - Zanutto Mario 1907 – San Pietro al Natisone UD – San Pietro al Natisone UD – 1996,10,10 – 96/26a Primi profughi dopo Caporetto. Sono partiti a piedi, diretti a Vernasso e giù fino a Udine, dove presero il treno. Nel paese gridavano “Sgombrate, pericolo!”, lo ricorda bene. E sono partiti di notte, lui, la mamma e due sorelle. Il papà era soldato. «Siamo stati profughi a Santa Maria Capua Vetere, un po’ fuori il paese, località Quattordici Ponti (in casa Recca) e poi, dopo qualche mese siamo venuti su, a Pesaro, per ricongiungimento con altri parenti».
170 - Zennaro Fortunato * 1903 – Chioggia VE – Fiera di Treviso – 1988,04,17 – 88/12a Barconi requisiti, militarizzati durante la Prima guerra mondiale. Vi hanno dipinto una Croce Rossa e con i barconi, «attraverso i canali andavamo fuori in mare all’altezza di Sistiana e lì portavano giù i feriti dal Carso. In barca c’erano i letti a castello e si partiva. Si raggiungeva Grado e per l’interno, Aquileia, Marano Lagunare, ecc. si arrivava in laguna e a Venezia. E a Venezia si caricavano i feriti nei treni-ospedale che aspettavano alla stazione».
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* Interviste già presenti nell’indice 1984/92 e qui riportate solo per i brani che interessano la Grande Guerra.
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12/01/09
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