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1 - [ … ] – [ … ] – [ … ] – [Cadolten, località sul Cansiglio] –1986.08.03 – 86/21 Scatoèri del Cansiglio – tecnica lavorazione (Durante festa popolare).
2 - [ … ] – [ … ] – [ … ] – [Lamar, località sul Cansiglio] – 1986.07.26 – 86/19ab – 86/20a Carbonai del Cansiglio. Una cassetta (e inizio della seconda) di interviste varie alla Festa dei Carbonai.
3 - Andezzato Luigi 1930 – Levada di Piombino PD – Levada di Piombino PD – 1989.02.18 – 89/01b Fiume Sile, Sorgenti, via Munaron. Caccia. Spiega la foto con il conte Ninni in barca pubblicata nel libro “Sile, alla scoperta del fiume”. Nomi dei guardacaccia che lo circondano. Vita di Piero Andezzato Sànco, suo padre, guardacaccia e cacciatore. Osteria da Mondi a Menaredo (più piccola di quella al Munaron). Descrizione del territorio delle sorgenti prima della bonifica finale. Pesca e pescatori della zona. Le sagre (frequentatissime) dei paesi della zona (Casacorba, Cavasagra e Levada). Sagra del Lunedì dell’Angelo al Munaron, iniziata dopo la guerra, quando ormai lì non c’era più acqua e la gente poteva distendersi sui prati. Prima la sagra si teneva a Torreselle. Luigi fu emigrante in Svizzera (giardiniere) e in Australia (minatore); camionista al ritorno in Italia.
4 - Barbon Angelo 1912 – Treviso – Treviso Villapendola – 1988.05.08 – 88/10b Tirante di barconi del Sile. Elenco delle famiglie di “tiranti”, con i buoi, di Villapendola (colmello storico di Fiera – Treviso). Tempi di percorrenza, da Melma a Fiera e a Ponte della Gobba. Difficoltà del traino e punti più difficili della restèra. Razza di buoi (bruno alpina). Fatica di bestie e uomini.
5 - Barbon Augusta 1904 – Villorba – Torre di Lughignano – 1998.04.23 – 88/15b – 88/16a – 88/16b Comandaressa. Per trainare lungo il Sile la “gabara” grande di Piovesan erano necessarie anche 12 paia di buoi. Lei aveva il compito di recuperare i buoi presso le famiglie dei “tiranti” (nomi) – Sposò Chéchi Bonan (comandaresso e mediatore di campagne, cl. 1898, nel 1923). Accenna ad alcune canzoni (le piaceva cantare) e continua la spiegazione del suo lavoro di comandaressa = procurare i buoi che trainavano controcorrente i burci che risalivano il Sile. I barcari la pagavano un tanto a barca e pagavano direttamente anche i tiranti. A loro volta i contadini pagavano poi la comandaressa. Ricorda le serate con i barcari e i contadini quando arrivava qualche convoglio di barche. Era suo marito che organizzava: canti, balli, bere e mangiare. Non c’era la televisione, ognuno portava il suo e a loro piaceva stare in compagnia. Ore più adatte al traino, per le bestie. Spiega come avveniva il traino (aggancio delle varie paia di bestie fra loro). Lei non può che dir bene dei barcari “i me ga sempre rispetà”. Racconta di come non volesse sposarsi a 19 anni, ma Chéchi parlò con suo padre… Si sposò a Lughignano, presenti suo padre e due suoi fratelli. Vi andarono con cavallo e carretta. Poi viaggio di nozze a Venezia in tram: un piatto di minestra, una passeggiata; ritorno a Treviso e un’altra passeggiata per la città.
6 - Basellotto Giuseppe 1926 – Musestre – Musestre - 1988.05.01 – 88/21a – 88/22a Cavallante. Abitava nella casa della colombera, alla fornace Torzo. Leggenda della casa “dea costa” ai “Primi Bo”, dove iniziava la seconda restèra. «Si partiva coi cavalli all’una di notte per arrivare alle Porte[grandi] alle tre, svegliare il barcaro e iniziare la risalita del Sile fino alla Celestia». In una giornata facevano anche tre viaggi. Problemi durante la guerra. I tedeschi ordinavano la barca all’una di notte e bisognava partire subito. Ma c’erano i partigiani, che ne hanno anche affondate 4-5 a San Micièl Vecio. Oltre che cavallanti, per vivere, facevano anche i cariòti e lavoravano 18 campi a mezzadria, sotto Torzo. Ma, altro che mezzadri “mèsi ladri”!… erano i padroni ladri per intero. Solo dopo l’ultima guerra iniziò a cambiare qualcosa. Sulla restèra, una volta iniziato il viaggio si continuava comunque, piovesse o fosse sole o vento: sempre avanti Bosco di Ca’ Tron. Storie del guardiano – La zona di Musestre andava spesso sotto acqua finché durante l'alluvione del novembre 1966 gli Americani (avevano un campo di missili in zona) non fecero saltare l’argine del Taglio dl Sile. Loro hanno sempre bevuto l’acqua del Sile, direttamente. Anche i fornaciai di Torzo. Ai quali per la verità piaceva anche il vino: un certo Cagnatèl arrivava a bere fino a 8-10 litri di vino al giorno.
7 - Battaglion Maria Stella (Loica) 1927 – Lughignano – Rivalta di Casale/Sile – 1988.05.06 – 88/23b Tirante di barconi. Iniziò fin da piccola. Il comandaresso era Mosè. Veniva di solito a chiamarli alla sera in modo che fossero pronti con le bestie alla mattina presto. Elenco dei vòlti e dei mojassóni del Sile. Ha smesso di far la tirante quando si è sposata, nel 1949. La sua era una famiglia di contadini, con 28 campi propri.
8 - Bellingario Bottin 1922 – Padova (zona) – Cavallino – 1988.05.15 – 88/25b – 88/26a Portinaro (manovratore) alle Porte del Cavallino dal 1960. Una volta erano in tre. Poi rimase da solo. Appena arrivato lui al Cavallino, passavano per le porte anche 7-800 burci al mese. Iniziò a lavorare nel 1947, ma era “guardiano di linea”, non alle porte. Disordine sugli argini Sile: «El primo che se àlsa a a matina, comanda». Ad esempio recentemente capitò a due guardiani di linea di elevare una cinquantina di multe a natanti per eccesso di velocità sul fiume. Il giorno dopo, in ufficio vennero tutte bloccate perché si trattava di figli di ingegneri, ecc. (nomi). Quando arrivò lui a lavorare al Cavallino, «il vero paese era qui alle porte, dove c’erano tutti i negozi e l’osteria». Caratteristiche tecniche delle porte (conche di navigazione) di Cavallino: a doppia mandata, rivolte sia alla laguna di Venezia che al fiume Sile.
9 - Benetel Mario 1931 – Caorle – Caorle - 1988.04.12 – 88/07b Casoni isola di Passo Falconera sul Livenza, vicino a Caorle. Descrizione dei casoni e tecnica di costruzione. Legno e canna palustre. Focolari al centro, niente camino… il fumo passa attraverso la canna. Mentre invece non passa la pioggia. Piuttosto rischia di passare la neve: ma pioggia neanche un goccio. Una volta l’acqua del Livenza la bevevano. Ora ci sono una decina di casoni di pescatori, che ci vivono regolarmente nel periodo della pesca: comunque hanno anche tutti una casa a Caorle. Mentre una volta quando lui era piccolo nei casoni ci si viveva notte e giorno. Tipo di canna idonea alla copertura del tetto, che ha bisogno di essere ripassato ogni tre – quattro anni.
10 - Benetello Guerrino 1918 – Casale sul Sile – Casale sul Sile – 1988.03.20 – 88/01ab – 88/02a Fornaciaio alla fornace di Guido Schiavon di Casale. Prendeva la paga ogni quindici giorni e c’è stato un periodo che veniva pagato in “buoni” per andar a bottega e se aveva bisogno di liquidità andava a cavarse el capèl dal paron. Quando d’inverno non si lavorava = niente paga. Spiega (molto bene) il ciclo di lavorazione, dal “monte” di argilla alla pietra. Continua la tecnica di lavorazione, partendo dal campo, dove veniva fatta “a descuèrta” dello strato superficiale di terra in modo da far emergere l’argilla. Grandi bevute di vino “per darsi un po’ di forza”. Per certi fornaciai i soldi della quindicina non bastavano neppure a pagarsi il vino che bevevano.
11 - Bernardi Dante 1911 – Rossano Veneto – Mestre – 1988.04.23 – 88/10a – 88/14ab – 88/15a Armatore fluviale. Ormai non ci va più in barca, anche se Stefanato glielo chiede, perché “gli fa malinconia”. Prima della guerra con la sua cooperativa di Pellestrina aveva 90 barche e sei rimorchiatori. Tutto finì con la crisi della Chiari e Forti, condannata per l’olio di colza dal giudice La Valle di Treviso. Era rimasto il suo ultimo committente e da allora le sue barche sono ferme al “cimitero” dei barconi di Casier. Cessò definitivamente l’attività con la vendita degli ultimi rimorchiatori nel marzo 1985. Oltre alla batosta di Chiari e Forti il vero nodo della crisi di Navigazione Interna è il non aver potenziato la navigazione sulla linea del PO con la costruzione del Canal Bianco (Canale Mussolini). Trucchi e traffici ai “limiti del lecito” di barcari. Sua famiglia: in origine piccoli commercianti di cereali a Rossano. Lui venne a Venezia a 17 anni e si mise in attività col fratello che già faceva il mediatore. Difficoltà durante la 2.a Guerra, con barche militarizzate da tedeschi e affondate in gran parte. Diede molti “esoneri” a barcari altrimenti costretti a partir soldati. Delle 90 barche che aveva prima di guerra quasi tutte furono affondate. Poi fu accusato di profitti guerra e iniziò la pratica per danni di guerra. Le due cose dopo molti anni gli fruttarono un “pari”… Grosse ditte per cui lavorò: elenco. Organizzazione del lavoro. Contrario a rendere navigabile il Sile per il grosso tonnellaggio, sarebbe la rovina del fiume e poi non ci sarebbe interesse economico. Lode ai barcari “nissuni sa la vita che ga fato i barcari”, vita durissima. In compenso era libera, erano come gli zingari. I barcari trevigiani stavano meglio di altri, mentalità più aperta, assieme ai mantovani. Confronti con altri naviganti. “Ma ormai la navigazione è morta”, per questo gli fa malinconia tornare in barca.
12 - Bertolini Mafalda 1914 – Casale sul Sile – Casale sul Sile – 1998.03.23 – 88/03ab Fornaciaia per oltre quarant’anni. Non aveva ancora 13 anni quando iniziò a lavorare nella fornace Schiavon. “Sartàr pière in fornàsa”, prima come garzone al “banco” della famiglia Toffolo, poi come operaia. Descrizione della tecnica di lavorazione delle pietre fatte a mano. Spiegazione del funzionamento dei “banchi”. Il guadagno dipendeva dal tempo. Quando pioveva non si lavorava e non si guadagnava. Elenco delle fornaci in riva al fiume Sile attive nel 1927 quando lei iniziò a lavorare. Orari di lavoro, d’estate: al banco già alle tre del mattino.
13 - Betteti Augusto 1920 – S. Angelo TV – S. Angelo TV – 1985.01.05 – 1985.01.06 – 85/01b – 85/02 – 85/03 a – 85/03 b S-ciopetin (armaiolo) - Palude del Sile; acqua del Sile: si beveva. Nomi dei tratti di palù. Storia della sua famiglia. Vita nel villaggio sul Sile di Sant'Angelo. Descrizione del suo lavoro di armaiolo. Esecuzione di brani popolari con fisarmonica.
14 - Bettiol Gelindo 1912 – Treviso – Casale – 1988.05.13 – 88/25a Barcaro del Sile per Caberlotto, Barina, Bertoli, ecc. Quando mancava il vento, i barcari scendevano sull'argine a tirare il barcone con la sèngia. Caricare lo strame in barena. Necessità di alaggio umano. Spiega dove finisce il Sile in laguna. Difficoltà di risalire con la barca dalla valle di Veronese fino a Portegrandi. Allora si chiudeva (abusivamente) il Businello in modo di aver meno corrente contraria Qui bisognava arrangiarsi, niente cavalli. Lo stesso avveniva a Caorle.
15 - Bianchetti Ernesto [1912] – Cusignana – Cusignana – 1985.02.23 – 1985.03.08 – 85/18 – 85/19 Mugnaio in attività sul ramo della Brentella che lambisce il Montello; descrizione tecnica molto precisa del suo lavoro. Dimostrazione pratica di “bàtar la mola” (aguzzare la macina).
16 - Biscaro Luciano 1926 – Dosson TV – Dosson – 1992.05.07 – 92/02b Radicchio rosso di Treviso: origini. «Sempre sentito dire che veniva fuori da Van den Borre». Tecnica di produzione tradizionale: semina a mano, diserbo a mano, maturazione col letame, produzione massima 20 q.li/campo. Mostra del radicchio di Treviso: quando vincevano qualche premio “i soldi i magnavimo tutti… quée quatro palanche che i me dava…”. Si faceva festa, da Toni del Spin: mangiare e bere.
17 - Biscaro, famiglia Dosson – Dosson – 1992.10.13 – 92/09b Radicchio rosso di Treviso: produttori di Dosson. Conferma il pranzo di fine stagione con i commercianti veneziani di Rialto. (Intervista telefonica).
18 - Boa Giulio 1921 – “Al Canile” TV – S. Maria del Rovere – 1985.10.30 – 85/25 Ricordi e scene di vita nelle baracche “Al Canile” vicino al Ponte de Fèro, presso il Sile a Treviso.
19 - Boccazzi Cino, Rossetto Sante […] – S. Maria del Sile – 1985.05.01 – 85/20 Presentazione 1.a edizione del libro DRIO EL SIL.
20 - Bonan Sergio 1925 – Lughignano – Lanzago – 1988.04.16 – 88/09b – 88/10 a Industriale, figlio di Chéchi Bonan e di Augusta Barbon, gli ultimi comandaressi di Torre di Lughignano. Compito del comandaresso era di coordinare il lavoro dei tiranti, dei contadini che, con i buoi, trainavano controcorrente le barche cariche che risalivano il Sile – Dovevano esserci sempre 30-40 paia di buoi a disposizione delle necessità dei barcari.
21 - Bonaventura Bruno (Cicci) 1930 – S. Angelo TV – S. Angelo TV – 1985.01.14 – 85/05 Giochi in riva e dentro al Sile. I ragazzi del “Borgo” di Sant'Angelo sul Sile.
22 - Borin Attilio 1921 – Cessalto – S. Donà di Piave – 1986.01.19 – 86/02b Trattorista. Bonifiche fra Piave e Livenza.
23 - Borin Cesco 1926 – Treviso – Treviso – 1989.09.27 – 89/03a 7 Aprile 1944, bombardamento di Treviso. Era verso l’una ed erano a tavola. Appena sentito l’allarme scappano da Piazza Bersaglio, ora Piazza Giustiniani, dove sua mamma gestiva una locanda. Evitano di fermarsi ai rifugi. Arrivano in via Manzoni e lì iniziano a vedere le formazioni degli aerei e le bombe che cadono. Allora si rifugiano in un garage (che c’è ancora). Finito il bombardamento ritornano verso il centro città: descrizione di quello che ha visto. Ritorno a casa: era in piedi, ma tutta scassata. Inizia ad aiutare chi gridava aiuto, nel rifugio vicino. Da lì ha tirato fuori (salvato) una persona. Arrivano i fascisti e volevano fargli la festa. Salvato all’ultimo momento: era la “Compagnia della Morte” (zona S. Maria del Rovere). Lo portano in caserma e volevano sapere dei partigiani. In effetti nella locanda era andato un paio di volte Piero Dal Pozzo [del PCI]. In caserma lo pestano e la seconda notte il sottufficiale che gli aveva evitato la fucilazione sul posto (a casa sua) lo fa scappare. «Sono andato da parenti a Ormelle». Coi partigiani (parenti, amici). Racconta di un gruppetto di ragazzi antifascisti di Treviso città, di cui faceva parte (nomi) ancora durante il fascismo… Facevano anche un giornalino: “La ganga”. Clima dell’immediato post 8 settembre. Come partigiano partecipò alla liberazione di Oderzo. Spiega del Brandolini, sua versione… (aveva un amico che convinse a disertare dagli allievi ufficiali)… [Per “Brandolini” s'intende l'esecuzione da parte dei partigiani — in tre momenti diversi: 29 aprile, notte 30 aprile/1 maggio e 15 maggio 1945 — di 126 militi fasciti, di cui tre allievi ufficiali, prelevati dal collegio Brandolini. Cfr. Federico Maistrello, Partigiani e nazifascisti nell'Opitergino (1944-1945), Cierre VR, 2001, pp. 193-208]. Altro episodio di vita partigiana.
24 - Boscarato Carmela 1906 – San Giuseppe di Treviso – San Giuseppe di TV – 1985.01.20 – 85/11 – a 85/12b Pescatori e contadini. Fiume Sile, riva sinistra, dietro alla chiesa di Sant'Angelo.
25 - Boscolo Triestina (moglie di Giuseppe Basellotto) 1926 – Sottomarina – Musestre – 1988.05.01 – 88/21ab Barcara. La sua famiglia aveva una burcio di proprietà, il Flora. Con la barca venivano a caricare alla fornace Torzo, e così, avanti e indietro, ha conosciuto e sposato Basellotto. In barca viaggiava tutta a famiglia. Tante volte contrasti con i cavallanti (per il prezzo). Loro andavano a prendere al porto di S. Antonino a gràssa (il letame) delle caserme di Treviso e poi la portavano a San Giorgio di Nogaro. Un viaggio molto lungo. «Sono nata a Sottomarina, ma a casa non ci tornavo quasi mai, la mia casa era la barca».
26 - Botter Antonio 1910 – Nerbon – Fiera TV – 1987.05.23 – 87/16a Fabbrica birra Prete di Fiera. Operaio prima da “Zorzi e Garbi” e poi alla Tartarica, sempre a Fiera – Elenco delle fabbriche di Fiera.
27 - Botter Nino 1955 – Sant'Angelo sul Sile – S. Angelo di Treviso – 1985.01.27 – 85/15 ab Pesci, gamberi, anguille, lontre e fontanassi del Sile nei pressi della chiesa di Sant'Angelo vecchio.
28 - Bovo Silla [ … ] – Treviso – Treviso – 1992.07.12 – 92/08b Radicchio rosso di Treviso: origini. Una volta dei contadini hanno portato una carriola in stalla, lasciandovi per caso un mazzo di radicchi presi dal campo. Qualche giorno dopo uno di casa guarda e dice «ma guarda che bel radicio esce da questo mazzo». Da allora iniziò la pratica di mettere il radicchio trevigiano a maturare in stalla. Il testimone afferma che non l’ha letto in alcuna pubblicazione ma l’ha sentito in una delle vecchie famiglie di Sant'Angelo, o i Reato o gli Artuso. «Io li frequentavo perché andavo a messa a S. Angelo e anche frequentavo l’osteria alla Vittoria che c’era al passaggio a livello di San Zeno. Io abitavo lì vicino, nella stradèa del palù» [Via Cacciatori o via Plinio il Vecchio?]. «Noi eravamo ferrovieri e a mio padre piaceva la storia, per quello ho questo nome».
29 - Bughetto Giuseppe [ … ] – Fiera TV – Fiera TV –1987.06 – 87/19a Casoin pensionato, lo intervisto mentre sta dando da mangiare pane a un gruppo di anatre in riva al Sile a Fiera. Si avvicinano altri passanti e Resi Piovesan. Le anatre del Sile non sono più buone da mangiare. Perché mangiano solo erba. «Mentre prima, noi della Purina» – il mulino di fronte – (dice Trevisiol Bruno che vi lavorava) «gli davamo anche 30 kg al giorno di grano». Mulino chiuso nell’ottobre del 1985; c’erano 45 operai. Ora si è trasferito a Portogruaro. Spiega il lavoro che svolgeva all’interno del mulino. Anche a Fiera ci sono “nascenti” e una volta si beveva l’acqua «C’erano i sovversivi qua a Fiera». Al confino col fascismo.
30 - Businaro Paolo 1950 – Casale sul Sile – Casale sul Sile – 1998.05.06 – 88/24ab Pescatore dilettante. Intervistato sulla restèra del Sile a Casier. Qualcosa si pesca, ma è più per la compagnia, per star fuori di casa (infatti è assieme a un gruppetto di pescatori, ed è venerdì sera, ormai al tramonto). Vengono a pescare anguille. Altri pescatori presenti vengono dalla zona di Montebelluna e il posto l’hanno trovato tramite amici. Uno fa il meccanico e uno fa il pavimentista industriale. Con l’amo si pescano anguille di mezzo kilo, sette etti. Altri due amici: uno fa serramenti e uno il falegname. Businaro racconta dei tempi migliori per la pesca di anguilla e della tecnica di pesca.
31 - Caldato Adriano 1942 – Fiera TV – Fiera TV – 1987.01.25 - 1998.06.17 – 87/10b – 87/11a – 88/29ab Direttore centrali idroelettriche sul Sile a Ponte della Gobba e a Silea (proprietà Burgo). Il passaggio delle barche puliva il fondale del Sile. Dati sulla portata del fiume e sulla produzione di energia elettrica. Contesta che centrali creino problemi ai canali di Treviso. Prima della costruzione della centrale grande, ricorda come ci fossero delle centraline negli affluenti del Sile (tipo al ponte Dante). Ancora sui problemi delle centrali e del sistema delle acque a Treviso. Cause degli allagamenti. Quote di livello. Inizio dei lavori per il Taglio del Sile a Fiera. Costruzione centrale di Silea. (Belle descrizioni).
32 - Caldato Anselmo detto Nèa 1912 – Fiera Porto – Silea – 1987.09 – 87/22ab Cavallante, carioto, contadino (e ora proprietario dell'osteria Alle Barche da Nea, a Silea). Sile: per risalire con i barconi lultimo tratto verso Treviso ci voleva un peòta, un esperto. La famiglia era a mezzadria ma i buoi per tirar le barche erano suoi. Punti difficili della navigazione da Fiera a Treviso.
33 - Caldato Anselmo Nèa (Moglie di) [ … ] – Silea – Silea, Osteria Alle Barche da Nea – 1998.05.07 – 88/24b Spiega foto di suo marito, cariòto, con cavallo e carro. Il cavallo ha le recère. Quella specie di cappuccio era in tela bianca e lo mettevano i cariòti più ambiziosi… inoltre impediva alle mosche di entrare nelle orecchie e così il cavallo stava più fermo. Il marito aveva vari cavalli, venduti quando non ci fu più lavoro a causa dei camion. Col suo carro era stato anche a Fonzaso, dai Ceccato che erano i padroni della sua terra. Nella foto, Nea stava trasportando cento quintali di farina dal mulino Chiari e Forti alla stazione di Treviso.
34 - Caldato Attilio (Carlo) 1906 – S. Angelo di TV – Santa Maria del Sile, Treviso – 1985.01.16 – 85/06 – 85/07 Osteria delle Case Luzzatti. Sala da ballo, contrasti con il clero. Vita a Sant'Angelo, prima di Santa Maria del Sile. Palude del Sile al Ponte Ottavi; vita nel fiume Sile.
35 - Callegaro Lino 1923 – Bigolino – Bigolino – 1986.01.20 – 86/05b – 86/06a Vimini, lavorazione e produzione cesti. Baratto cesti-biava. Descrizione asta per le “prese” di vimini ecc., parrocchiali e comunali.
36 - Campello Caterina 1921 – Portegrandi – Portegrandi VE – 1988.05.01 – 88/20a – 88/20b Baracche sull’argine del Taglio del Sile, fra le due guerre, vi abitava: «quanto frédo, quanta fame che gaémo patìo». Caratteristiche delle baracche costruite per i civili rimasti senza casa dopo la Prima guerra mondiale: una sola “mano” di tavole. Miseria e fame. Suo padre andava a lavorare a Marghera. Loro andavano a pescare in laguna. Ricorda le fatiche dei cavallanti che tiravano le barche sul Taglio del Sile, a volte erano gli uomini stessi che le tiravano “e i ièra fin desfigurài”.
37 - Cappellazzo Giulio 1913 – San Giuseppe di Treviso – S. Giuseppe TV –1985.01.20 – 85/11ab Pescatore di mestiere sul Sile per 40 anni.
38 - Carraro D’Annunzio 1923 – Treviso – Casale (provvisoriamente; con la giostra) – 1988.04.15 – 88/09b Giostraio - Incontrato alla sagra di Casale (Ottava di Pasqua), mi spiega il suo giro stagionale, che iniziava in primavera: Godega S. Urbano, Valdobbiadene, Treviso San Giuseppe, Pasqua a Mogliano, Ottava a Casale, ecc Attualmente il suo mestiere è una giostra a seggiolini (calci), prima aveva le gondole, le barchette, poi le gabbie. «I nostri mestieri, semplici, sono i più belli».
39 - Casagrande Amelia 1910 – Ca’ Tron-Bagaggiolo (c/o) – 1988.05.17 – 88/27a – 88/27b Mezzadra nella tenuta Ca’ Tron (quella che si vede in riva al Sile) di cui erano proprietari Pasti e Farina. Erano 40 persone in casa, poi si sono divisi e 7 andarono a Palazzolo Milanese. Sempre lavorato tanto, su 120 campi: «Quanto lavorà, Signor!». E quanta polenta! El paronsín non voleva che mettessimo troppi fagioli in mezzo al granoturco. Sagra di Bagaggiolo/Bagaiòl = sagra de San Tapparo. (A parlare è l’oste attuale dell’osteria Vendraminetto): Ci veniva tanta gente e c’era anche la poesia: «All’osteria da Vendraminetto / poenta osei / e un bon fiaschetto». Ora la sagra non si potrebbe più fare perché non c’è più nessuno e anche la terra in cui si faceva è stata venduta dalla Curia al fittavolo.
40 - Casagrande Gina (ved. Bologna) [ … ] – Dosson – Dosson – 1992.10.15 – 92/09b Maturazione del radicchio rosso di Treviso in una buca, nel letame, a Dosson. I radicchi ci rimanevano circa una settimana o a volte qualche giorno in più a seconda del freddo. Una volta tirati fuori dalla buca si portavano in stalla con la carriola (la stessa che si usava per i lavori nella stalla). Nella buca (alta circa 80-100 cm) dentro il letamaio, come base c’era il letame e nient’altro. Anzi, quando si tirava fuori il radicchio (ogni giorno) per bagnargli le radici, si rimetteva nel fondo della buca sempre nuovo letame caldo perché accelerasse la maturazione. Era proprio un lavoro piuttosto lungo (e duro). La grassa per fare la buca veniva tagliata con la sìta (una vanga molto tagliente), la stessa che serviva per tagliare anche il fieno nel pagliaio. La buca era rivestita da àtole (rami di legno) in modo che il letame non cadesse addosso ai radicchi. Il portellone che chiudeva la buca era sostenuto da un forcón, scelto appositamente quando se fasséa sièsa [si potava la siepe].
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41 - Casagrande Isidoro 1912 – Levada di Piombino Dese PD – Levada di Piombino PD – 1989.02.10 – 89/02a Casoni di Menaredo (zona sorgenti del fiume Sile). Parla del cason di Salvadori (Gainàro); ora il nipote è allevatore di trote sul Sile. Scene di vita in un casone. Uso anche di mattoni crudi, nella costruzione dei casoni di quel luogo. Ultimo casone (abitato da Michele Formentin) abbattuto nel 1960.
42 - Cavallin Guglielmo 1916 – Conscio di Casale sul Sile – Conscio – 1988.03.23 – 88/03a Testimone dell’uccisione del barcaro e partigiano Guerrino Rossetto di Casale, il 18 aprile 1945. I fascisti arrivarono a casa loro in 52 alle 4 del mattino, «ci hanno messo tutti in fila» e dopo si sono messi a mangiare e bere con quello che trovavano in casa. Una parte dei fascisti andò a bruciare una casa lì vicino (casa Bergamo). Quando la maggior parte dei fascisti se ne andò il comandante e una collaboratrice (di Gaggio) dissero al Rossetto “vàrda a montagna” e mentre lui guardava le montagne gli spararono una raffica di mitra. Poi gli si avvicinarono e gli diedero il colpo di grazia che gli fece schizzare l’occhio. Qualche ora più tardi arrivarono i famigliari dell’ucciso a prenderlo, col carretto. In quel periodo il comportamento della famiglia Cavallin (agricoltori) era: «gaémo sempre tendùo ai fàti nostri, e pì chièti che stàimo, mèjo ièra» [Abbiamo sempre badato ai fatti nostri, e più quieti stavamo, meglio era].
43 - Cecchinato Giuseppe 1915 – Santa Fosca di Roncade – Santa Fosca di Roncade – 1987.06.13 - 87/19b – 87/20ab Lavanderi di Roncade. Una volta andavano a Venezia non i lavandèri ma i “tramissièri” con le loro barche a prendere e portare la biancheria. Perché lavanderie in riva al Musestre? Perché il fiume era limpido. Poi i lavandèri fecero una specie di cooperativa e si arrangiarono, comprando un “topo” di nome Benvenuto. Descrizione di viaggio e tecnica della lavanderia. Scetticismo all’arrivo sul mercato della lavatrice: «a noi non farà danno perché “a sbrèga a roba”». Invece un po’ alla volta tutte le famiglie la acquistarono e così finì il loro lavoro.
44 - Ceccon Ida moglie di Angelo Schiavon 1908 – Spercenigo – Fiera TV(c/o Mulino Mandelli) – 1987.05 – 87/24b Lavandera in una grossa lavanderia a Fiera – Lavavano a mano “la roba”, strofinandola con spazzole di galvàn e a volte d'inverno dovevano rompere il ghiaccio nei mastelli dell’acqua. Una volta lavata, la biancheria veniva portata sul lampór del Sile a risciacquare. Eravamo sempre bagnate, fino a sera. Eravamo 12-14 donne “fisse” che lavoravano per la “lavanderia da Biasetto”. Più altre saltuarie, che venivano al bisogno. Venivano anche i soldati a portare la biancheria, ma le padrone vietavano loro i contatti con le lavandaie. Materia prima per lavare: saponina e soda; senza guanti. Descrizione del lavoro. Lei ha iniziato a lavorare da bambina, dopo la terza elementare e quando conobbe Angelo andò all’Albergo Bolognese a far càmare.
45 - Cocchetto Anna ved. De Pieri 1900 – Dosson – Dosson – 1992.05.08 – 92/03b Radicchio rosso di Treviso: origini. Il radicchio è nato in casa De Pieri. Ha iniziato la suocera di mia suocera, più di cento anni fa. Lavoravano una campagna di 46 campi a Dosson, dove ora ci sono tutte case. «Na volta Van den Bore no ièra gnànca mensonà [nominato, menzionato] … xe stà mensonà dèsso…». I radicchi li portavano a vendere sempre a Venezia, con cavallo e carretto. A turno con le altre famiglie di Dosson.
46 - Cocchetto Valentino 1924 – Dosson – Dosson – 1992.05.08 – 1992.10.13 – 92/03b – 92/09b Radicchio rosso di Treviso: origini. I suoi vecchi dicevano che avevano trovato questi radicchi dietro il giardino di villa Franchetti e, dopo, Van den Borre disse: “proviamo a metterli al caldo in stalla”. Hanno sempre portato a vendere il radicchio in grandi ceste (còrbe) a Venezia, mercato di Rialto, con altre famiglie di Dosson. Durante l'ultima guerra non si poteva più portare il radicchio a Venezia, e suo padre, che ci voleva andare malgrado i divieti, una volta fu arrestato e passò una notte in prigione. Normalmente andavano con carro e cavalla fino “Alle Barche” a Mestre e qui scaricavano le pesanti corbe con una tecnica che a loro era stata insegnata dai barcari. Per scaricare le corbe bastava una persona ma per caricarle ce ne volevano minimo tre: una sul carro e due sotto. Tecnica di stivaggio sul carro e di trasporto al mercato. Al pranzo di fine stagione a Dosson, si mangiava roba de casada (polastri, socòl, sopressa) e il radicchio sempre crudo: «òio, peàre, sal: né risotto né pasticcio né fasiòi, né pizza… è venuta più tardi, sta roba». Il motivo per cui smisero di portare i radicchi a Venezia fu l’aumento dei costi; poi iniziarono a passare i mercanti a prendere il radicchio per le case. (Nomi: Sordi, Pillon, Gallinaro).
47 - Contadino sulla restereta di Cendon [ … ] – Cendon – Cendon – 1998.05.07 – 88/24b Erba della resteréta del Sile: una volta la tagliavano e la portavano alla fornace Sebring, per imballare i piatti. Ora l’erba non interessa più a nessuno e le danno fuoco quando è secca, a marzo. Nomi delle famiglie di tiranti della resteréta: Buosi, Gerardi, Paro…
48 - Dal Bo Gian Paolo [ … ] – Cimadolmo – Cimadolmo – 1992.06.03 – 92/06a – 92/06b Direttore dell’APO (Associazione Produttori Ortofrutticoli della Marca Trevigiana) - Pesche di Mogliano: l'APO ha rilevato il magazzino di Mogliano dell’Associazione Peschicoltori, dove avviene l’intervista. La crisi delle pesche è degli anni 68-70. Nell’occasione non venne gestito correttamente l’intervento AIMA che avrebbe permesso la sopravvivenza. In quegli anni, solo a Mogliano si producevano 60.000 quintali di pesche certificate per l’esportazione. Il che vuol dire 100.000 quintali complessivi. L’esportazione principale era diretta in Inghilterra, dove ancor oggi ricordano la pesca di Mogliano. Cita le varietà: vecchie ma buone, profumate, a pasta bianca. L’APO conserva tutti i documenti dell’Associazione Peschicoltori. Spiega origine e funzione dell'APO. Numero di soci produttori (540), loro provenienza e quantità di produzione. Cifre. Radicchio rosso precoce: grande produzione in tutta Italia – Discussione sul radicchio rosso di Treviso coltivato dall'azienda Gobbo Silvio e Andrea (seminato a Zero Branco, trapiantato e portato a maturazione in Val Venosta, riportato a Zero per la toelettatura e la vendita). Il marchio DOC è comprato e gestito dall’APO. Discussione sull’utilità di un nuovo marchio DOC o simile per il radicchio. Ritiene inutile creare un nuovo consorzio, visto che ci sono già loro addetti alla valorizzazione dell’ortofrutta e potrebbero anche valorizzare il radicchio. Tardivo e precoce: abbiamo inquadrato noi come APO queste due varietà. Discussione sul seme e sulle mostre del radicchio. Il radicchio di Treviso non è ancora ben conosciuto, fuori dalla zona di produzione. Crisi del radicchio all’inizio degli anni 80. Storia della mostra di Treviso, discussione. Il radicchio di Treviso dovrebbe seguire la prassi dell’asparago di Cimadolmo.
49 - Dal Bo Guerrino 1917 – Casier – Casier – 1987.06.30 – 87/21b Careghéta (impagliasedie). Ex fornaciaio da Gregori e poi Tognana, ha imparato il mestiere dal padre. Per impagliare le sedie usa la ésca (carice – Carex sp) che taglia in agosto lungo il Sile e mette a seccare all’ombra, ecc.
50 - Davanzo Domenico 1924 – Ponte di Piave – Rovarè – 1986.01.28 – 1986.03.03 – 86/06b – 86/07ab - 86/08ab – 86/11 Grava del fiume Piave a Ponte Piave, sull'Isola c/o Fagarè. Alluvioni, “montàne” del Piave = vacche in barca, portate sull'argine. Asparagi, alberi, vénchi. Attrezzi da pesca: codette, redesín, nasse. Uccisione di lontra: orgoglio. Superstizioni: streghe e Mazzariol; loro attività Zattere, loro importanza anche per la regolarità del fiume. Suo nonno faceva spionaggio di qua e di là del Piave in 1.a Guerra Mondiale (con altri 3). Macinare verderame al mulino. Un recuperante salta in aria.
51 - De Bianchi (Dirigente Cartiera Burgo di Mignagola) [ … ] – 1988.07.12 – 88/30a Cartiera Burgo = proprietaria delle centrali elettriche del Sile. Dati tecnici su centrali di Ponte della Gobba e Silea. Livello costante del Sile a monte di Ponte della Gobba anche in occasione di forti acquazzoni. Concessione scade nel 2006. Le due centrali non riescono a sopperire al fabbisogno della cartiera. Ma… «non sono le centrali che producono poco: è la cartiera che consuma molto».
52 - De Pieri Bruno 1928 – Dosson – Dosson – 1992.05.07 – 92/02b Radicchio rosso di Treviso: origini. Favorevole all’ipotesi Van de Borre. Tecnica di produzione del seme di radicchio.
53 - Deon Antonio 1907 – Marziai BL – Marziai BL – 1986.06.11 – 86/16b Zattere a Marziai, sul fiume Piave: caricavano carbone e legna, qui non c’erano strade. La strada per Lentiai fu fatta durante la 1.a Guerra: lavoro e fame
54 - Dotto Giovanni (figlio di Dotto Luigi) 1958 – S. Angelo TV – S. Angelo TV – 1984.12.30 – 84/03 Radicchio rosso di Treviso: tecnica di coltivazione e problemi. Giovani contadini, condizioni.
55 - Dotto Luigi 1904 – S. Angelo TV – S. Angelo TV – 1984.12.30 – 84/03 Scuola elementare, a Sant'Angelo sul Sile dal 1910.
56 - Dozzo Giuseppina 1905 – Canizzano – Canizzano – 1985.01.20 – 85/12b Lavandèra e serva presso grosse famiglie contadine. Descrizione di sua vita e lavoro.
57 - Fano Giorgio 1901 – [ … ] – Fiera TV – 1987.06 – 87/19a Industriale, arrivò a Fiera nel 1931. Rilevò la fabbrica di birra Prete e la trasformò parte in edifici di abitazione e parte in conceria «di conservazione delle pelli e lavorazione di grassi per l’esplosivo»; grasso che inviava alla Mira Lanza, che ne estraeva la nitroglicerina. Questi grassi venivano fusi con acidi in caldaie. Sempre sotto controllo di guardie giurate messe da apposita Commissione. Spiega tecnica di lavorazione conceria, e commercializzazione (mercato a Milano, il mercoledì). Persecuzione perché ebreo nel 1942. Dopo l’8 settembre fuggì; si salvò grazie a una conoscente che faceva il doppio gioco a Roma e fu nascosto in vari conventi, anche da suore di clausura. Difende il clero cattolico e il Vaticano.
58 - Fantin Teresa (Resi Rossetto) 1903 – Fiera TV – Fiera TV – 1987.09 – 87/23ab – 87/24a Antifascista e comunista “storica” di Fiera. Moglie di Sante Rossetto. Racconto di spedizione punitiva fascista contro Fiera: tutto il paese si mobilitò e anche venne suonata la campana a martello. I fascisti se ne andarono. Dante Rossetto fu volontario in Spagna. Altri due fratelli furono messi al confino. Lei era già sposata e non trovava lavoro perché antifascista. Numerosi episodi della sua vita e della sua lotta antifascista durante la dittatura. «Quando noi andavamo a lavare al Sile, col palmo della mano bevevamo l’acqua».
59 - Favaretto Ernesto 1922 – Dosson – Dosson – 1992.05.07 – 92/02ab Radicchio rosso di Treviso: confronto fra l’attuale e quello di un tempo. Adesso ci buttano il veleno per le lumache, ci buttano il veleno sopra e per imbiancarlo usano una fontana che pesca a 200 metri e lo coprono col nailon. Una volta si mettevano i radichi a maturare in stalla sopra un poca di gràssa (letame) coperta da un poco di sabión (sabbia); si bagnavano le radici con un po’ d’acqua e poi si andava alla mostra con un radicchio che era una meraviglia. Adesso il gusto del radicchio non è più buono, e rovinano tutta la discendenza della pianta. Produzione di un tempo. Altri raccolti. Lavoravano un’azienda di De Reali alle spalle del giardino della villa: 15 ettari in affitto misto. Descrizioni tipo di lavori, siepi, alberi, tipo di alberi.
60 - Favaron Giorgio e figlio Luciano 1933 – Zero Branco – Zero Branco – 1992.05.13 – 92/05a – 92/05b Radicchio rosso di Treviso: produttori di Zero Branco. «Quando siamo arrivati qui nel 1930, da Sambughè, a Zero Branco nessuno lavorava ancora il radicchio» . Giorgio Favaron è stato il primo selezionatore di seme. «Quando veniva il dr. Giovanni Marchiori, di cui sono amico, ero io a insegnargli». Spiega l’aumento della produzione (ora si attesta sui 50 q.li/campo). Coltivazione media di loro famiglia = due ettari. Lavorazione tutta familiare, senza salariati. Uso dell’acqua: per il radicchio basta una portata di 30/40 lt al minuto, in modo che circoli sempre. A Zero ci sono 300 aziende che lavorano il radicchio e 300 modi diversi di lavorarlo (lo dice il figlio, assessore all’agricoltura del Comune). Tuttora il radicchio tardivo non ha bisogno di molti trattamenti, diversamente dal precoce. Il figlio Luciano è ragioniere. Prima lavorava al mercato ortofrutticolo di Treviso. Ma dal 1984 è tornato a casa. Tipo di trattamenti chimici sul radicchio. Critica all’Istituto professionale per l'agricoltura di Zero: non ha servito a migliorare l’agricoltura locale. Questioni politiche: contrasti Coldiretti e corrente DC dell’Istituto Professionale. Poca collaborazione fra comune e scuola. Validità della DOC per il radicchio. Commercializzazione: tramite commercianti privati. Non è d’accordo con la politica dell’APO. Meccanizzazione, siamo ancora all’inizio…
61 - Favretto Ernesto (1907) e moglie Girardi Elvira (1912) Montello Fontana Bocchin – Montello Santa Maria – 1986.11.16 – 86/27b – 86/28 – 86/29 Il Montello prima della Grande Guerra, descrizione. Prodotti del sottobosco: funghi, fragole, lumache, rane, genziana, sparasíne (asparagi selvatici). Arriva la Grande Guerra: profughi in Borgo Asolo a Castelfranco. Ritorno: la casa è in piedi ma senza tetto, solai e balconi. Ricostruzione. Deposito munizioni E.I. sul Montello.
62 - Ferrari Pietro 1928 – Caposile – Caposile – 1988.05.01 – 88/20b Cavallante. Durante l'ultima guerra aveva il permesso per tirare la “barca del latte” fino a Portegrandi, tutte le sere. Poi la barca andava a Venezia. Al pomeriggio arrivavano a Caposile le barche di ghiaia del Piave provenienti da Noventa. Poi aspettavano l’alta marea dal mare, al mattino successivo, e così era più facile proseguire. Da Noventa a Caposile ci volevano 4-5 ore. C’era da passare la conca dell’Intestadura. Tirare le barche lungo la Piave vècia era difficile, bisognava tener conto della marea. Spiega le caratteristiche tecniche e la posizione del vecchio passo a barca di Caposile, prima della costruzione del ponte. Inoltre la sua famiglia aveva anche l’incarico di alzare (con le corde) il ponte a bilanciere quando passavano le barche.
63 - Florian Antonio (Nini Marciòro) 1912 – Musestre – Musestre – 1998.05.03 – 88/23a Cavallante. Ha fatto vent’anni di restèra, giorno e notte, con il freddo e con il caldo, «a un bòto de nòte e a un bòto de giorno… go strascinà a me vita che no so…» . Tempi di percorso della restèra. Da Musestre a Portegrandi (a prendere la barca) e da Portegrandi a Sant’Elena. Anche a lui cadde un cavallo nel Sile, ma riuscì a salvarlo perché i barcari fecero in tempo a tagliare el scandàjo [in questo caso: una corda che consentiva al cavallo il traino del barcone]. Tecnica del cavallante; necessità di conoscere ogni metro del Sile; rimorso per come trattavano le bestie: «I féimo tribolar massa i cavài noantri, sóto sfórso, robe de altro mondo». A volte utilizzava anche le vacche, se c’era un tiro grosso da fare. Aveva un suo maniscalco di fiducia. Tecnica per domare i cavalli riottosi.
64 - Forcolin Ugo 1912 – San Cipriano di Roncade – Musestre – 1988.05.02 – 88/22b Fornace Biffis, in riva al Sile. Custode. La località (sull’altra riva) è chiamata la “Isola del bosco”. In lontananza si sentono le musiche della motonave Silis di Stefanato che ritorna dall’escursione. Tardo pomeriggio: io scatto la foto pubblicata nella retrocopertina del libro SILE, alla scoperta del fiume. Ha lavorato in fornace dal 1924; in pensione dal 1972. In fornace ha trovato fin dall’inizio una bellissima macchina “una Bedeschi”: facevano tavelloni. Bosco di Ca’ Tron. Si ricorda che vi andava a funghi con suo padre. Saranno stati 3-4000 campi di bosco e in mezzo vi passava la strada ferrata. I funghi li cercava sulle sóche (ceppaie); ormai gli alberi li avevano già tagliati tutti, anche se qualche pezzo di bosco era rimasto. Suo padre era del 1864 e si ricordava bene del bosco.
65 - Fortunato Clara 1926 – Caposile – Caposile – 1988.05.01 – 88/20b – 88/21a Cavallante, da Caposile a Quarto d’Altino. Suoi rapporti coi barcari (maschi). Ritorno dal giro, stanca. A piedi o, se il cavallo era grande, a cavallo. Ci voleva una giornata fra andare e tornare. Elenco degli altri cavallanti di Caposile. Non c’era il comandaresso; ci si metteva d’accordo perché non c’era molta concorrenza. Suo padre, con carro e cavalli, andava a Ceggia durante la stagione delle bietole. «I barcari tiravano tante bestemmie, ma erano onesti». La pagavano sempre. Le lanciavano i soldi senza scendere dalla barca: facevano un cartoccetto di carta con un sasso dentro perché non volassero. Dopo sposata non fece più la cavallante. Lei era della piazza e gli capitò in sorte di sposare uno dei Salsi. E pensare che fra sé e sé diceva sempre: «no sposo un salsariól, gnanca par sogno!».
66 - Franceschi Eugenio 1909 – S. Angelo TV – S. Angelo TV – 1984.12.23 – 84/01 Paludi e lavori in riva al fiume Sile a Sant'Angelo.
67 - Franceschi Gino 1929 – Sant'Angelo di Treviso – S. Angelo TV – 1985.01.06 – 1985.01.27 – 85/04 – 85/15 Pesca sul Sile. Costruzione degli attrezzi: nasse, bartoèi, ecc. Lavorazione dello strame (palù). Anatre del Sile.
68 - Gallinaro Franco 1942 – Preganziol – Preganziol – 1992.05.08 – 92/03ab Radicchio rosso di Treviso: concorrenza. Il radicchio veronese, di Chioggia e altre insalate rosse, nelle piazze fuori Treviso, passano come “la trevisana”, “rossa trevisana”. Nei ristoranti, se uno chiede r. rosso di Treviso, sarà il 2% che porta il vero radicchio di Treviso. Lui è commerciante di radicchio rosso e parla dei problemi della commercializzazione del prodotto. Ricorda l’attività del padre Ettore (cl. 1901) che iniziò la vendita del radicchio e fondò anche una cooperativa. Portavano il radicchio a Milano, e anche a Roma, con i camion. Il radicchio di Treviso era il vero padrone del mercato, anche perché era l’unico. Quelli di Chioggia e di Verona vennero dopo, e tagliarono le gambe al Treviso, perché costavano meno. Attualmente Gallinaro commercializza il radicchio in tutto il nord Italia, e a Roma.
69 - Gambirasi Giuseppe 1913 – Santa Fosca di Roncade – S. Fosca di Roncade – 1987.06.13 – 87/19a – 87/19b Lavanderia (issièra) per i lavanderi che andavano a Venezia con le barche, via Musestre, Sile, Laguna. Aveva anche 7-8 donne che lavoravano per lui. E a Venezia conosceva delle grosse famiglie dove i lavandèri di Roncade, ormai da varie generazioni, andavano a prendere la biancheria da lavare.
70 - Ganz Nerina 1902 – Falcade – Montello – 1986.10.26 – 86/24 Grande guerra a 9 km dal fronte: soldati, pidocchi e bombardamenti. Fame 1917/18. Dopo la guerra = venduto tutto a Falcade e comprato sul Montello: 1000 lire al campo.
71 - Gasparini Giuseppe 1947 – San Donà di Piave – S. Donà di Piave – 1986.01.19 – 86/02a Grava del fiume Piave a San Donà. Vita dei contadini “in grava”, rassegnati all’inondazione.
72 - Gastaldin Antonio 1900 – Badoere – Badoere – 1988.08.26 – 88/31a Grande guerra, fine, biennio rosso. Occupazione delle fabbriche a Bergamo. Soldato in ordine pubblico. C’era Errico Malatesta in prigione. Fatti di Badoere (8 giugno 1920). I suoi ricordi… però non di prima mano. Ritorna a parlare di 1GM. Come classe '900 era al fronte, non militare, ma militarizzato.
73 - Gatto Giovanni Battista (Titta Bèssega) 1915 – Bessica di Loria – Badoere – 1989.02.06 – 1989.02.07 – 88/31ab – 89/01ab Fiume Sile, Sorgenti, Munaron = trattoria Al Munaron. Rastrellamento e incendio dei fascisti nel settembre del 1944. Erano in 1500. Parla dapprima della famiglia, e del mulino che dal ’38 non era più in funzione. Caratteristiche dei clienti del mulino Munaron. Dopo l’incendio del Munaron lui rimase otto giorni con la febbre, a causa delle pedate, pugni e botte prese. Erano in 1500 fascisti, tuti ciòchi, [ubriachi] e 16-17 tedeschi. Cercavano partigiani e inglesi. Qualcuno avrà fatto la spia. Furono rinchiusi in 17 in una stanza e per fortuna i tedeschi la fecero aprire. Racconta la vita nella trattoria. Avevano un “bel lavoro”… e parla anche del mulino. Specialità della trattoria: risòto có a bisàta, bisàta in umido, tinche, lússi, trote. Grande festa il lunedì dell’Angelo dopo Pasqua.* In quel giorno vendeva anche 8 ettolitri di vino e la gente si portava da casa focaccia e si sedeva sull’erba. Riporta altri particolari dell'aggressione fascista. Situazione della zona sorgenti del Sile, ora e a suoi tempi. *[Sorgenti… vita che nasce… non a caso subito dopo Pasqua. Ndr. 2002,07,10]
74 - Geromin Alberto 1901– Fiera TV – Fiera TV – 1987.05.23 – 1987.05.25 – 87/16b – 87/18 a Barcaro. Il lavoro dei barcari a Fiera. I padroni delle barche a Fiera. Tipo di merci al porto di Fiera. Elenco dei barcari di Fiera, Melma e Sant'Antonino. Merci caricate. Nomi dei peòti. Storia della famiglia Piovesan e di Resi, figlia naturale di Stefano.
75 - Giacomin Giulio 1925 – Sant' Antonino di Treviso – Sant' Antonino – 1988.05.02 – 1988.05.07 – 88/22a Sant'Antonino, chiesa. Problemi di staticità in seguito al taglio del Sile. Calando la pressione dell’acqua (ora ce n’è meno) ha ceduto la riva, e hanno dovuto rinforzare la chiesa con iniezioni di cemento. Dopo il taglio è aumentata anche la sporcizia del Sil morto a Sant'Antonino. Durante l'ultima guerra, «con la mia classe avrei dovuto presentarmi alle armi, ma mi sono nascosto “su un stàvolo de porsèl… par dirghe a verità”. Di notte nascosto sul stàvolo e di giorno nascosto sui campi». Spiega come è disposto il piazzale dell’ex porto di Sant'Antonino sul Sile, e come e dove avveniva il carico-scarico della merce. Scarpa era l’armatore. Vi caricavano soprattutto Tognana, Gregori, Candiani, ecc. Lì vicino c’è la foce del canale Fuin. L’osteria del porto si chiamava Alla Bassa, era piccola e gestita da Luigi Gardin, un invalido della Grande Guerra. C’erano due giochi di bocce e uno di borella. Suono campane della chiesa di S. Antonino.
76 - Gobbo Silvio e Andrea [ … ] – Zero Branco – Zero Branco – 1992.05.13 – 92/04b – 92/05a Radicchio rosso di Treviso: produttori di Zero Branco in Val Venosta. Spiega la tecnica di produzione in provincia di Bolzano. La settimana prossima porteranno su le piantine, trapiantandole a varie altezze. L’idea è partita dal giovane Andrea, che pensando al maggior valore delle primizie, si è chiesto come fare per anticipare la produzione. Vari esperimenti in pianura, alla fine decise per la montagna: giornate più corte, notti più lunghe e fredde = pigmentazione rossa anticipata. Difficoltà a trovare i terreni, visto l’alto costo della terra agricola nelle valli di Bolzano coltivate a mele. Finalmente quest’anno sono entrati in piena produzione, un mese e mezzo prima degli altri e … il prezzo si vede: doppio rispetto a quello in stagione. Ricchezza dell’agricoltura in Val Venosta. Alto reddito delle mele. Una volta pronto il radicchio, mandano un camion a prenderlo e poi lo confezionano in base a richieste di mercato. Per la forzatura del radicchio usano l'acqua di una fontana profonda 236 m con 150 lt/minuto di portata. Si fanno aiutare per la lavorazione da parenti. Esperienza negativa di precedente Consorzio del Radicchio Rosso di cui Silvio Gobbo fu uno dei promotori. «Siamo in una zona di disgraziati… in Emilia il discorso è diverso; qui ognuno ritiene che il suo prodotto sia migliore».
77 - Granello Guido 1920 – Canizzano TV – Canizzano TV – 1985.05.21 – 1985.11.07 – 85/23 – 85/24ab – 85/26 Mugnaio sul Sile a Canizzano/Mure. La “posta” dei mulini. I trucchi del mugnaio. Segue la descrizione degli itinerari della “posta”; degli anni di prigionia; del lavoro a Marghera.
78 - Granello Ruggero 1946 – Canizzano TV – Quartiere San Paolo Treviso – 1985.01.21 – 1985.02.04 – 1985.02.20 – 85/14 – 85/16 – 85/17b Mugnaio sul Sile a Canizzano, ai confini con Quinto. Lavoro, tecniche. Ruota del mulino, descrizione. Anguille catturate con le peschiere. Varie su mulini e mugnai.
79 - Guerra Virginia 1911 – Musestre – Musestre – 1988.05.17 – 88/26b Oratorio Madonna della Salute (c/o argine del Sile), custode. Racconta che trovarono la statua della Madonna in una sóca e la portarono in chiesa a Musestre. Ma la Madonna tornò nel luogo in cui era stata trovata e allora lì eressero l’oratorio. Ogni anno il giorno della sagra (IV domenica dopo Pentecoste) fanno una gran processione con banda e tutto: al mattino per portare la statua a Musestre, al pomeriggio per riportarla all’Oratorio. Bellezza della processione. Lei a volte è stanca del suo impegno di custode, e vorrebbe abbandonarlo, ma le sembra che la Madonna le dica: «No, bisogna che te o fai». Una volta le campane della chiesetta venivano suonate a mano, secondo un ritmo: campanò. Interviene il marito (Arturo Gatto, cl. 1908): ricorda il bosco di San Moffìo dove loro andavano a far legna. Ramaglie. La proprietà era di Giuliaj e il fattore era un certo Sartori, di Treviso. Parla del taglio del bosco, effettuato negli anni '30. Il legname grosso veniva imbarcato all’agenzia di Giuliaj. Il guardiano del bosco era Giacomo Buldo. La sua famiglia abita ancora in piazza a Musestre.
80 - Immigrati a Santa Maria del Sile (TV) Dormitorio c/o Supermercato Europa, via Michelangelo – 1990.11.02 – 90/02ab Immigrati a Santa Maria del Sile, prevalentemente del Marocco. Festa al dormitorio. Parla Abderhamane El Koudia, 26 anni, e spiega il senso di una canzone. A Casablanca aveva un negozietto. Ha voluto venire in Italia “per cambiare”. Sta preparando un piatto a base di pollo e patate che mangeranno tutti assieme. Mi dicono i loro nomi. Cosa ha spinto Abderhamane El Koudia a partire: «voglia di migliorare». In Italia non conosceva nessuno. Partì in aereo da Casablanca a Roma (600.000 lire) = il lavoro di due mesi in Marocco. Dormire alla stazione e in una cabina del telefono. Descrizione vari lavori fatti.
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81 - Immigrati nella tendopoli di via Orsenigo a Treviso 1990.11.04 – 90/03ab Immigrati, prevalentemente del Marocco, sistemati in tenda nell’ex discarica di Treviso, in via Orsenigo (presso via Feltrina). Interviste varie. Descrizione dei lavori che fanno e problemi vari: la casa anzitutto. Lato b: Discussione più politica, in particolare su Saddam Hussein, il Kuwait e gli Usa.
82 - Lago Filiberto 1924 – Cittadella – Cittadella (via Postumia Ponente ) Parrocchia di Fontaniva – 1987.05.05 – 87/15a Piantata padana. Archeologia della vite. Viti (clinto) maritate ad alberi vivi: órni [Orniello, Fraxinus ornus] o ópio [Acero campestre, Acer Campestre). Piantata: lunghezza circa 135 m; spazio fra una piantata e l’altra circa 25 m: una piantata per ogni campo padovano (3686 m2). Il prossimo anno la leverà, anche se produce ancora. Spiega la tecnica di sostegno delle viti, senza filo di ferro.
83 - Lucchese Eleonora [ … ] – Preganziol TV – Dosson – 1992.10.16 – 92/10a Radicchio rosso di Treviso: centri di raccolta. È la moglie di Alessandro Zanatta, il vero titolare. I contadini della zona (vicino all'Osteria Sicilia; strada Dosson-Preganziol) portavano il radicchio e loro lo mettevamo nelle cassette e nelle gabbie. Poi c’era Secondo Sordi, un commerciante-fruttivendolo che li portava a Milano. Ora Sordi è in pensione: «ha già fatto i soldi, lui! Noi prendevamo un tanto per chilo: poco però. Ma a forza di quintali qualcosa si faceva». Erano i contadini di Casier, Conscio, Dosson (dove c’era la “fonte”) che portavano il radicchio. Confezionavano 7-800 q.li, anche 1000, in una stagione. Li mandavano in gran parte a Roma. Anche a Milano, ma molto meno. A Roma c’era un commerciante (romano) che li riceveva e adesso è morto. Sua moglie, in stagione, andava e veniva da Roma a Treviso, per controllare. L’attività fu iniziata dal marito Alessandro, che nella bella stagione faceva il manovale/muratore e nella brutta stagione (poco lavoro) si inventò questo mestiere, che continuò per una decina di anni (a partire dal 1956/57). I contadini portavano i radicchi nelle corbe, con vari mezzi di trasporto. Loro li mettevano nelle cassette: si facevano preparare delle cassette su misura in una segheria di S. Cristina. Poi avvolgevano il radicchio nella carta oleata e sopra alla cassetta inchiodavano il coperchio. Non avevano operai; lavoravano in proprio. Non ricorda con precisione quanti chili contenessero le cassette. Sa solo che hanno lavorato tanto “par pochi schèi”. Grosse famiglie di Dosson (nomi) venivano da loro. Era una “procession”, purtroppo! «Non tornerei più indietro, no, anche se avrei 30 anni di meno. Anche perché avevo i figli piccoli e poi nel magazzino si lavorava senza riscaldamento». Questo Sordi, aveva anche un altro centro di raccolta a Casier, da un certo Battistella. Il commerciante pagava il prezzo del mercato TV, non quello di Roma. Al marito, invece, quel lavoro piaceva, perché era sempre in mezzo alla gente. Nomi di altri raccoglitori.
84 - Magaton Luigi (1922) e Fantin Maria (1916) + Fodato (Ravazzolo?) Casacorba – Via Santa Brigida – 1986.11 – 86/26 ab Fiume Sile, Sorgenti (zona), futuro parco del Sile. I testimoni stanno potando una siepe. Descrizione di “fontane” e “fontanazzi”. Fontanazzo déa cóa lónga o “del prete” con la cagnetta che abbaia (leggenda). Dentro vi è sprofondata anche una chiesa. Discussione contro il comune di Vedelago (e il possibile parco); contro i visitatori che calpestano i terreni. Origini geografiche del Sile. Storia e necessità della bonifica. Ora, dopo la bonifica, stanno meglio. Mazzariol, streghe.
85 - Marchetto Dante 1910 – Portegrandi VE – Portegrandi VE –1988.04.30 – 88/18a – 88/18b – 88/19ab – 88/20a Oste e casoìn di Portegrandi. Anche proprietario del cinema San Marco dal 1949 al 1965. Dopo la guerra all’osteria si ballava “sulla piattaforma”. La sagra di Portegrandi si faceva alle Porte, dove c’era il vero paese (II domenica di agosto). Molto frequentata. Difficoltà per il ballo, causa il prete. Prima guerra mondiale, prigionieri ungheresi lavoravano nell'agenzia Veronese. Inizio dell'osteria, dopo la 1GM. Portegrandi era come un “porto di mare”, con tanti barcari di tutte le provenienze. Vari giochi dell’osteria: carte, bocce, borella. A Portegrandi, quasi tutti avevano la malaria. Seconda guerra mondiale: da Veronese ci sono prigionieri inglesi e anche partigiani nascosti nelle valli. Veronese? “Un p…”! Col “piano verde” ci ha mandato via tutta la gente; tutti i mezzadri andarono a Meda, o in Piemonte. Poi finì anche la navigazione a causa dei camion e ora a Portegrandi non c’è più nessuno.
86 - Marcon Gina [ … ] – Casale sul Sile – Casale sul Sile – 1987.02 – 87/14 Leggende e “storie” dei barcari, raccolte da Zigrette Stefanato.
87 - Martin Primo 1907 – Ca’ Lion (Rovarè) – Montello (Santa Maria) – 1986.10.26 – 86/25ab – 86/26a Fittavoli del barone Onesti di Paese, prima della Grande Guerra. Descrizione del lavoro di una grossa famiglia (127 persone) in una grande campagna (240 campi trevigiani = 120 ettari). Arriva la Prima guerra. Profughi a Napoli. Ritorno a casa: vuota. Ricostruzione. Divisione della famiglia. 1921 arrivo sul Montello: descrizione dell'ambiente e del lavoro.
88 - Martin Primo, detto Pizzato 1918 – Salsi (Musile di Piave) – Salsi (Musile) – 1988.05.14 – 88/25b Capitello di Sant'Antonio, argine del Sile in località Salsi. Fu eretto dopo la guerra dell’Africa. La madre fece voto a S. Antonio che se il foglio fosse tornato a casa lei avrebbe fatto il capitello (edicola sacra). Era la famiglia di Saramin Nina. Il figlio è tornato, è ancora vivo e sta in Marina di Jesolo, zona Ca’ Gamba. Accenno al “Cristo”, più avanti verso Cavallino. Lo portarono dapprima in chiesa, ma il Cristo il giorno seguente ritornò nel posto in cui fu trovato. Da allora costruirono una chiesetta e il primo venerdì di maggio, a ricordo, vi fanno anche una festa. Qui c’era la malaria: era una gran febbre, e freddo anche nel mese di luglio.
89 - Marton Giovanni detto Piero Màma 1925 – Conscio – Conscio di Casale sul Sile – 1988.03.20 – 88/01a Oste a Conscío. Nella sua osteria c’erano tre giochi di bocce e due di borella. Frequentatissimi da metà marzo fino a settembre; soprattutto il sabato sera e la domenica pomeriggio. Portò la luce elettrica fuori dall'osteria, sui giochi, quando ancora non c’era la luce per le strade. Era bello.
90 - Masutti Clotilde 1910 – Sarmede – S. Angelo TV – 1986.06.02 – 86/13 Fatti di Sant'Angelo, 1923. Acquisto di terra a S. Angelo di Treviso dopo la Prima guerra. I fittavoli non vogliono lasciare libera la campagna. Intervengono i fascisti di Quinto, che sparano: cinque fittavoli feriti. Suo padre aveva messo da parte i soldi per comprare la terra con anni di emigrazione in Germania.
91 - Mazzalovo Luciano [ … ] – Scalon (BL) – Quero – 1986.06.11 – 86/14a Emigrazione. Origine del nome Scalon. Esodo del paese di Scalon in Belgio, Francia e provincia di Varese.
92 - Mazzon Giuseppe 1938 – Bagaggiolo – Quarto d’Altino – 1988.05.14 – 88/25a – 88/25b Argine del fiume Sile a Quarto d’Altino. Sfalcio erba: l’erba dell’argine (e della restèra…) è buona se tagliata 2 volte all’anno, cioè con regolarità. Lui fa il muratore, non il contadino. Oggi è sabato pomeriggio e taglia l’erba perché ha tempo, così dà da mangiare a due manzette. Un contadino non ci starebbe più dentro. Sono 26 anni che taglia quel tratto di argine (di fronte al depuratore di Quarto Altino): una volta pagava a un “fittanziere” (che affittava dal Genio Civile). Ora nessuno gli chiede più i soldi. Suo padre gli diceva che il Bosco di Ca’ Tron fu tagliato già prima della Grande Guerra, da Pasti e Farina. Giuliaj invece mantenne ancora il bosco per un po’ di tempo. Coltivazione di girasole, dove c’era il bosco, quando la tenuta era gestita dalla Società Novarese Lombarda. Con le canne da girasole facevano fuoco in cucina, perché scarsi di legname. Spiega attività della ferriera ICM. Ca’ delle Anfore. Spiegazione tecnica delle varie parti della falce con cui lavora, e di come un tempo si tagliava il frumento a mano.
93 - Mella Antonietta [ … ] – Preganziol “Alle Grazie” – Preganziol “Alle Grazie” – 1992.05.08 – 92/03a – 92/04a Radicchio rosso di Treviso: costruzione delle corbe (grosse ceste in vimini) per il trasporto al mercato. Specialista era suo suocero Giuseppe Pinarel detto sester. Originario da un paese in comune di San Biagio di Callalta, andava a prendere i venchi lungo il Piave. Tecnica di lavorazione. «Aveva molti clienti… finché vennero le plastiche». Faceva anche altri lavori, sempre con i vimini, e con le stròpe nere, aggiustava le damigiane. Vendeva i suoi prodotti sempre direttamente. O ai contadini o ai fornai o a chi serviva. Aveva tanto lavoro.
94 - Menegaldo Gianfranco [ … ] – Pralungo di Monastier – Pralungo di Monastier – 1992.07.02 – 92/08a Trattoria Menegaldo, Monastier. Prima della guerra 15-18 era una baracca–osteria. Poi divenne una classica trattoria da cavai, con negozio alimentari in cui si vendeva tutto e si fermavano i cariòti. Ora hanno una clientela da tutta Italia e lavorano molto anche con le aziende. Malaria: medicina = fumare il toscano. Pralungo = Pré óngo in dialetto. La frazione è conosciuta perché c'è la loro trattoria. Un tempo c’erano 4 giochi di bocce e, fino al 1956, 1 di bureera (borella). Ballo alla sagra del paese, nella “pergola”. Chiesetta con una statua della Madonna Nera: sagra l’8 settembre. Uno dei loro piatti più noti era il baccalà e il giorno della sagra lo ripropongono. Nella loro trattoria si può spendere dalle 20 alle 100.000 lire. Lui non lega molto con le accademie, né con le guide gastronomiche con le quali si va a simpatie e talvolta si paga. Bisogna non confondere il “non buono” con il “non piacere”. A lui, ad esempio, piace più una sardea in saor che il caviale. Ha conosciuto Bepi Mazzotti «… ma non ho mai legato tanto: aveva una gran cultura, però era anche tanto volgare. Se una roba non piaceva a lui non doveva piacere a nessuno. Doveva parlare lui e gli altri tacere». Maffioli invece era più modesto, e poi gli piaceva potaciàr a casa, anche se è differente cucinare per pochi. Da Menegaldo andava molto la bisata in umido con i àmoi, quando l’amolo era crudo; poi c’era pesce degli scoli e fossi della zona, le rane fritte, le tenche reverse. Ha tuttora produttori locali che lo riforniscono. Uova dei contadini: scambio con alimenti. «Poi noi si portava tutte queste uova a vendere a Treviso». Ha fatto il ciclista e andava bene: varie vittorie con la Ciclisti Trevigiani, finché morì suo padre. Ora è ancora nel giro del ciclismo. E l’8 settembre giorno della sagra organizzava fino a qualche anno fa una corsa in paese. (Una signora del luogo). Storia della Madonna Nera di Pralungo. Hanno dovuto darle fuoco perché i frati (o non sa chi) volevano sempre portarla a Monastier. Ma lei non voleva starci, in paese, voleva tornare qui nel bosco. Allora la gente ha dato fuoco al bosco e la madonna è diventata nera e da allora “lei” ha voluto restar qui. Tuttora grande processione l’8 settembre. Le scuole di Pralungo hanno funzionato fino a tre anni fa e adesso ci son dentro “i marocchini”.
95 - Menegazzo Alfredo (Caldo) 1908 – Onigo di Pederobba – Onigo di Pederobba – 1986.01.20 – 86/05a Lavoro con i vimini delle Grave del Piave - Taglio delle stròpe (sàche) in base a luna, ecc. Grande Guerra, profugo a Incisa Belbo.
96 - Menegazzo Matilde in Pincin 1922 – Curogna - Onigo di Pederobba – 1986.01.20 – 86/05ab Asta per i prodotti delle grave del Piave. Tecnica di lavorazione delle stròpe: “giovàrle”. Arrivo dell’onda di piena del Vajont il 10 ottobre 1963, mattino.
97 - Meneghetti Antonio (marito di Tiveron Eugenia) [ … ] – Casale sul Sile – Lughignano TV – 1998.03.28 – 1988.04.15 – 88/05ab – 88/06a – 88/09b Pescatore di mestiere: con suo padre aveva 200 bartoèi e lo schiralon. Tutti attrezzi costruiti da loro. Tempo e tecnica di costruzione. Pescatore vagantivo … a Caorle, sul Livenza e anche sul Po. Sempre partendo da Drio Riva a Casale, con la barca a remi. «Ogni mattina, in primavera, io, mia mamma e mio papà prendevamo un quintale, un quintale e mezzo di bisàti». Tecnica di pesca. I bisati [le anguille] li mettevano nel “vivaio” e poi li portavano a Caorle a vendere. Elenco dei vecchi pescatori di mestiere che abitavano Casale sul Sile. Avevano una tenda, quando andavano in giro a pescare. Era un gran lenzuolo di canapa fatto in casa, che avevano impregnato con dell’olio cotto per impermeabilizzarlo. Il pescatore l’ha fatto da giovane. Poi fece il fornaciaio: ulteriori spiegazioni di tecnica di fabbricazione delle pietre e dei coppi. Mai lavorare a petto nudo, anche d’estate. Sempre con maglia di lana: assorbe il sudore. Nome dei proprietari dei “banchi” della fornace Bertoli. La fornace Bertoli produceva pietre molto ricercate e ben fatte. Partigiani del Sile: partigiani per modo di dire; quelli veri erano sul Cansiglio. Schiralón: come si usava per pescare e la fatica di usarlo. Altri attrezzi da pesca.
98 - Mia richiesta telefonica di informazioni a Ca' Solaro su impianti di presa dell'acqua del Sile a Quarto d' Altino 1988.05 – 88/28b Acqua del Sile prelevata a Quarto d' Altino, arriva a Ca’ Solaro, Favaro Veneto lungo l'antico canale canale Fossa d’Argine e passando in “botte-sifone” sotto lo Zero. Da qui viene smistata. Serve per il raffreddamento delle industrie di porto Marghera e, una parte, viene potabilizzata per l’acquedotto di Mestre.
99 - Mia richiesta telefonica di informazioni a S. B. (WWF Veneto) [ … ] – 1988.05 – 88/28b Valli di Pesca della Laguna. Anni di discussioni, esposti. Le valli sono demaniali? Apertura delle Valli? Dipende… Da un punto di vista protezionistico, dice Borella, vista la gestione pubblica, è meglio che le valli restino private. Cita l'esempio dell'unica valle andata in mano alla provincia di Padova, ora rovinata…
100 - Mia richiesta telefonica di informazioni a parrocchia di Casale sul Sile 1988.05 – 88/28b Capitello di Casale: alla “curva del Capitello”: la parrocchia ha pensato di dedicarlo alla Beata Vergine Maria del Sile. Fanno pellegrinaggio il 16 luglio con il barcone degli Stefano: “tradizione” nuova.
101 - Michieletto Luigino 1945 – Preganziol TV – Preganziol TV – 1992.05.11 – 92/04a Radicchio rosso di Treviso: produzione del seme. Tecnica e segreti di selezione delle piante migliori. Già sul campo Michieletto nota la “costa” che deve essere come vuole lui, come si è fatto l’idea vedendo i cespi di radicchio dei vincitori delle varie mostre. Molto ha lavorato col dr. Giovanni Marchiori e con il tecnico Maurizio Sabbadin. Da 8-10 anni produce seme per i soci dell’APO (Mogliano). Rispetto a una volta, ora il radicchio ha una qualità molto più uniforme. Ulteriore spiegazione della tecnica di selezione, trapianto, controllo della crescita con tutore, tunnel di rete con dentro le api per l’impollinazione, ecc. … Il seme originario da cui è partita la sua selezione l’ha comperato da Franco Milan, di Zero Branco.
102 - Michieletto Romano [ … ] – Scorzè – Scorzè – 1992.10.12 – 92/09/b Acqua minerale San Benedetto: origini. (Michieletto è il padre del sindaco di Scorzè). Non ricorda l’anno esatto d’inizio dell’attività: ma gli sembra un po’ prima dell’ultima guerra. C’era una falda d’acqua (in un certo posto, dove adesso c’è la San Benedetto) e dovettero fare un solco per portarla sul fosso. Fu convogliata in un tubo di legno, l’acqua fu fatta analizzare e la gente iniziò ad andar prendere quest’acqua che andava sul fosso. “Ghe jèra na procession” di gente che andava a prenderla e se ne poteva bere tantissima senza che facesse male. La terra era degli Scattolin detti Vecchiato. Il vecchio capofamiglia era Bepi Scattolin e quando vide che tutta quella gente andava sulla “sua” terra a prendere l’acqua si impiccò, perché quel pezzo di terra era tutta la sua vita. I suoi due figli invece la fecero analizzare, costruirono una pompa e iniziarono a venderla. A quest’acqua diedero subito il nome di San Benedetto perché si trovava nel territorio della parrocchia di Scorzè il cui patrono è San Benedetto. Gli affari andavano bene e si fecero conoscere fin da subito. Molti anni dopo vendettero l’azienda alla Zoppas, e gli risulta che l’abbiano “venduta bene”.
103 - Milan Franco 1935 – Zero Branco – Zero Branco – 1992.05.13 – 92/04b Radicchio rosso di Treviso, produttori. A casa sua coltivavano radicchio ancor prima che lui nascesse perché il seme fu portato da sua madre, che era una Vincenzi da Dosson. La selezione genetica è ancora in corso: non è mai finita. Era un pezzo che non andavano più alla mostra di Treviso, perché gli altri produttori ormai li guardavano male, dato che vincevano sempre. Coltivano anche peperoni, e per 7-8 anni hanno vinto il premio qui alla mostra di Zero. Adesso la terra si rifiuta di produrli: viene solo robetta. Allarme per l’eccessivo sfruttamento del terreno con il radicchio. “Io, da un po’ di anni, prendo in affitto terreni da fuori, per produrre un buon radicchio. Qui il terreno inizia a essere stanco”. La qualità del radicchio dipende, oltre che dal seme, anche dal terreno. Ad esempio a Scorzè, che è a soli 5 km da qui, il radicchio non viene bene come da noi. Coltivano 5-6 campi di radicchio. La fatica maggiore è la raccolta. Descrizione della tecnica. Favorevole al marchio DOC. Uso dell’acqua di falda per la forzatura-imbianchimento: la loro pompa pesca a 233 m. di profondità.
104 - Milanesi Claudino (Dino) 1902 – Finale Emilia (Modena) – Casier – 1988.04.25 – 88/17ab – 88/18a Direttore scavi ghiaia Barina, sul fiume Sile a Casier. La ditta iniziò nel 1911 e cessò nel 1956 (per mancanza di ghiaia). Caratteristiche tecniche della draga. C’era un disciplinare da rispettare, “ma sémo in Italia…”. Massimo lavoro fra il 1930 e il 1940 = anche 80 operai e 1000 m3 di ghiaia al giorno. La ghiaia veniva utilizzata per la costruzione della strada Romea e di Marghera. Ghiaia del Sile (calcare dolomitico) ricercata perché molto dura in quanto sempre stata sotto terra/acqua. Milanesi si diplomò conduttore macchine vapore e iniziò a lavorare per Barina nel 1924/25. Barina aveva due draghe (scavo profondità max 15 m.) e 20 barche proprie con apposito squero per ripararle. Altro grosso cavatore era Enrico Rizzetto, che però aveva solo 6-7 barche. I laghi che si vedono sul Sile a Casier sono stati scavati da Barina e Rizzetto su terra di loro proprietà. Anche dove c’è il “cimitero dei burci” è stato scavato da Barina. I cavatori a monte della città, nei loro confronti, erano degli artigiani. Ne ricorda i nomi e le varie località di scavo. Solo Biasuzzi, a Quinto, poteva competere con loro. Scavava direttamente nel fiume, forse non aveva un disciplinare, perché non c’era il problema della navigazione.
105 - Minuzzo Albina 1920 – Grantorto PD (c/o) – “Casera” presso le Sorgenti del Sile (Torreselle PD) – 1987.07.15 – 87/22a Sile, Sorgenti, Casèra. Erano circondati dal palù. Il comune ora vuole che lascino «questa casèra màrsa» che sta in parte crollando. L’acqua la prendevano sul Déréto (Zeruolo): era nascente e buona. Per vivere andavano òpere nelle case dei contadini. Poi avevano anche un poche di vacche, animali da cortile e un po’ di granoturco. Dopo la 2.a Guerra mondiale abitavano 6 famiglie nella Casera, «ora invece ci troviamo in due vecchiette sole, specie alla sera». Quanto spavento durante la guerra, con i fascisti che cercavano i partigiani nascosti qua attorno, “in cascina”, (ma non qui dentro in casa). I fascisti erano sempre qua a far rastrellamenti; quanto spavento per mio marito. Anche in 200 venivano, con una superbia!
106 - Mion Carlo 1911 – Fiera di Treviso – Fiera TV – 1988.05.02 – 88/22a Gioco a carte Jìja Grega. Con mazzo di carte trevigiane da 52: spiegazione dettagliata della tecnica di gioco. Era un gioco molto praticato perché veloce: «stava presto a vegner fora e onbre». Si giocava sempre testa a testa. Mion era meccanico da Puppinato. Non giocava ma aveva spesso l’occasione di osservare i giocatori. Elenco delle osterie di Fiera. Da Póne, Makalè (con bocce e borella), Santa Rossetto (sulla Callalta) cognata della Resi e vedova di un barcaro; da Sbòvari di là del ponte a Porto di Fiera.
107 - Modolo Gemma 1902 – S. Angelo TV – S. Angelo TV – 1985.01.05 – 85/01 Case popolari Luzzatti a Sant'Angelo sul Sile. Prima guerra mondiale a Schio, al casello ferroviario n° 23.
108 - Moino Ilario [ … ] – Dosson – Dosson – 1992.05.07 – 92/03a Radicchio rosso di Treviso: macchina seminatrice di sua invenzione. «Ho preso un premio anche da Tina Anselmi alla mostra di Canizzano». Esemplare unico, sua elaborazione da una seminatrice di mais. In un quarto d’ora semina un campo. All’inizio i contadini diffidavano, ma ormai è dieci anni che lavora conto terzi. Tecnica di semina. Costo del seme.
109 - Moretto Bernardino 1918 – Musestre – Musestre – 1998.05.03 – 1998.05.03 – 88/22b – 88/23a Cavallante. Mi mostra la sua asina Marisa di razza araba, vecchia di vent’anni: «lavora come na machina e capisse come un cristian». Descrive i finimenti usati dai cavallanti e la tecnica per costruirli. Tempi di percorrenza di una barca trainata da Portegrandi alla Celestia (il suo tratto di restèra). Guadagni di un cavallante. Tensione con altri cavallanti-contadini. Sulla restèra sempre con la britola in tasca. Per completare il guadagno faceva anche il cariòto. Aveva due muli e un gran cavallo ungherese: “el ièra un tratór”. Partenza di notte da Musestre a Portegrandi. Altri cavallanti di Musestre: nomi. Suo rapporto con le bestie da tiro. La fatica di asini e cavalli sulla restèra: “erano sfiniti” e a volte per aiutarli si attaccavano anche loro, cavallanti, alla sengia e aiutavano le bestie a trainare la barca. Una volta un suo puledro venne trascinato dal barcone in Sile, in un vòlto. Non si poté salvarlo, perché era imbragato coi finimenti.
110 - Moro Attilio 1909 – Casale sul Sile – Casale sul Sile – 1988.05.03 – 88/23a Grande Guerra. Ospedaletto da campo a Villa Mantovani, sul Sile a Rivalta (Casale). Il genio pontieri aveva costruito un ponte sul fiume Sile per andare in direzione di Monastier. Vi passavano ambulanze americane con i feriti ma anche i cannoni verso il fronte. Episodio di Giannino Ancillotto che abbatte un aereo e poi viene a stringere la mano al pilota austriaco ferito. Ricorda gli urli dei feriti, provenienti dall’ospedaletto: «de chéi urli, de nòte!». La sala operatoria era nella sala grande in villa. Un medico, Alberto Bottini di Genova, dieci anni fa venne a rivedere la sua sala operatoria. Moro ha sempre lavorato in affitto la terra di villa Mantovani e, al bisogno, faceva anche il tirante, con i buoi.
111 - Moschino Iseo [ … ] – Venezia – Venezia – 1992.10.13 – 92/09b Radicchio rosso di Treviso: mercato di Rialto, Venezia. commissionario. Il commercio al mercato di Rialto con il radicchio di Dosson (dove c’era “la mamma” del radicchio) continuò fino a una quindicina di anni fa. I dossonesi non vennero più perché i commercianti iniziarono ad andar a prendere il radicchio per le case e anche perché le spese di trasporto per raggiungere Venezia aumentarono; inoltre avevano un sistema di imballaggio (le còrbe) ormai superato. Poi diminuì la popolazione di Venezia e a Venezia c’era una forte tradizione di consumo. In qualche vigilia di Natale lui arrivava a vendere anche 40 q.li di radicchio (20 còrbe). C’erano anche altri banchi che trattavano il radicchio a Rialto, anche se in misura minore (Nadin, Zennaro, Dini). Grossa concorrenza al tardivo l’ha fatto il precoce, tanto che quando arrivava quello “buono” la gente era già stufa di radicchio. A Venezia una volta, nei giorni delle feste, il radicchio era proprio una tradizione. Guai se mancava. Qualche fruttivendolo comprava anche due quintali. Adesso ne comprano 10 – 20 kili al massimo. E’ venuta a mancare la popolazione. Lui vendeva esclusivamente ai fruttivendoli, i quali a loro volta vendevano anche agli alberghi. Con i dossonesi era come una famiglia e due volte all’anno facevano una festa: all’inizio e alla fine della stagione. Una volta a Dosson (soprattutto in casa di Riccardo Biscaro) e una volta a Venezia in trattoria, “Da Olga” o “Da Aldo”.
112 - Munerotto Arduino 1930 – Jesolo – Jesolo – 1988.05.14 – 88/25b Pescatore di mestiere alle foci del Sile (dove avviene l’intervista). Con bilancia di 35x35 metri. Calo di pesce da alcuni anni a questa parte. “Non si pesca più niente”, colpa dell’acqua inquinata. Ha la bilancia da 17 anni e la pesca è andata sempre calando. “Per aiutarsi”, va a seppie in mare. Importanza di marea per la pesca. Con la bassa marea (dosana) l’acqua in questo punto corre anche a 60 km/ora … perché c’è uno scalino di mezzo metro. Prima di fare il pescatore faceva il contadino a mezzadria.
113 - Negroni Guglielmo [ … ] – Mareno di Piave – 1992.10.23 – 92/11b Radicchio rosso di Treviso: produzione grappa e amaro al radicchio. La prima fabbrica di Negroni era nei pressi dell’attuale sede della Croce Rossa vicino al cavalcavia di Treviso. Poi si trasferì a Canizzano, dopo l’aeroporto. Infine a Santa Maria, frazione di Mareno di Piave. Quello che un tempo era l’Americano, ora si è trasformato nell’amaro “Antico Negroni 1919”. Amaro e grappa al Radicchio furono creati nello stesso anno, 1981. Parla dei suoi prodotti; delle grappe che rappresentano il 60% del prodotto totale (di cui il 30% è proprio grappa al radicchio). Presidente delle Industre distillatori, liquori e grappe (dell’Associazione Industriali).
114 - Nordio Romeo 1922 – Casale sul Sile – Casale sul Sile – 1988.04.12 – 1988.04.15 – 88/07ab – 88/08ab Barcaro. Iniziò a lavorare alle dipendenze di Piovesan da Fiera, un “armatore di serie A”. Chi lavorava per lui era invidiato dagli altri barcari. Differenza fra morè, mariner (òmo) e capobarca. Difficoltà di navigazione nei vòlti del Sile. A séngia: l’alaggio dei barconi a forza “umana”. Lavorò come capobarca di un barcone della cava di ghiaia Barina già a 17 anni; poi nella ricostruzione di Marghera dopo la guerra. Condizioni di vita nei casoni di Caorle. Importanza di Portegrandi, dove lui che sapeva cantare era molto apprezzato dai barcari, dai braccianti e dalle ragazze del luogo (alla sera vi si trovavano anche 2-300 fra ragazzi e ragazze). Tempi di navigazione sul fiume Sile a pieno carico. La fama dei barcari di Comacchio (comacesi): pessima, “i ièra come i sìngani”, però erano veramente bravi come naviganti. Descrizione dei punti difficili della navigazione sul Sile: soprattutto i tre Mojassoni. Discesa del Sile da Casier a Portegrandi. Difficoltà di ingresso alla conca di Portegrandi. Funzione del peota. Le vele usate soprattutto sul Taglio del Sile e in risalita (il vento viene dal mare). Nordio canta alcune canzoni dei barcari: Il barcarolo- A goba de parenso – All’alba se ne parte il marinaio – La musica del mare – La bella va in filanda – L’inno de San Marco Alla fine ricorda le condizioni di estrema povertà degli abitanti dei casoni di Caorle che, quando vedevano passare un barcaro, gli chiedevano un pezzo di pane.
115 - Padovan Giuseppe, famiglia [ … ] – Lughignano – Lughignano – 1998.05.06 – 88/23b Contadini sul “Saccon”. Comportamento delle bestie dei tiranti. Contrasti tra tiranti e barcari, per il prezzo (alla fine della III restèra): tante besteme ghe iera, parché i barcari no voéa pagar. Problemi di inondazione della sua campagna, sul Saccon (località di Lughignano). L’erba della restèra, una volta loro la tagliavano ma ora non lo fanno più: le bestie non la mangiano: “sa da menta, sa da ajo…”. Non andrebbero a tagliarla neanche se li pagassero: “che se rànge el Genio!”.
116 - Pagnin Arnaldo 1911 – Bagaggiolo – Bagaggiolo – 1988.05.17 – 88/26b – 88/27a Passo a barca sul Sile tra Bagaggiolo e Trepalade (El passetto de Pagnin). Portesìne de Trepalade: vi passavano soprattutto i lavanderi di Roncade. Il suo passo ha funzionato fino agli anni ’40. Era una barca con portata di 20 q.li. Ma erano a centinaia le persone che lo utilizzavano per andar a lavorare nell’agenzia di Veronese. Prendevano la barca e lasciavano la bicicletta nel cortile di Pagnin. Era un passo ”privato”, senza alcun permesso. Le tariffe le facevano loro (i Pagnin), e riuscivano a viverci. Proprietari terrieri della zona. Ritrovamenti archeologici. Passaggio di morti sul Sile nel periodo finale dell’ultima guerra. Fascisti o partigiani? “Non so… i se copàa fra de óri”. Resa dei tedeschi (19-20 barconi, sul fiume Sile) agli americani nell'ultimo giorno della seconda guerra mondiale. Trepalade, molto frequentata perché c’era la sala da ballo. Bagaggiolo: bella sagra, ma ora non c’è più nessuno in paese. Sono tutti a Milano… “A Varedo ghe xe tutto Bagaiol”.
117 - Parpinel Albino 1932 – [ … ] – Conca di Portegrandi – 1998.05.13 – 88/25a Barcaro. Da Ferrara e tutto lungo il Po, a caricare frumento per il mulino Stuky della Giudecca. Navigavano su tutti i fiumi, con le barche. Fino a Cervignano e Precenicco (a caricar frumento, in zone di bonifica). Il controllo del peso veniva fatto “a campione”. Proverbio per barcone (burcio): “Stucco e pittura fa bella figura”. Proverbio su Venezia: «Chi vol védar Venessia intera: istà a a matina; inverno a a sera». (Nel senso che le due grandi secche della laguna avvengono in questi due periodi). Lavori del Genio Civile alla conca di Portegrandi.
118 - Parpinel Virginia, moglie di Vittorio Stefanato [ … ] – Casier – Casale sul Sile – 1987.02.12 – 87/12ab Barcara. Inizia a lavorare come sarta in Lombardia (a 12 anni) e a 16 anni si mette in proprio. Viaggio con carro e mussa [asina] in 30 tóse al santuario della Madonna del Caravaggio, a Fanzolo di Vedelago. Il prete le maledice perché un po’ discinte. La mussa non corre più. Poi conobbe Vittorio Stefanato e si sposò il 2 ottobre 1937. Viaggio di nozze a Venezia (1 notte) ma il vero viaggio di nozze sarà in barcone con Vittorio fino a Pontelagoscuro. Esplosione in mare dei suoi nipoti. [Meglio spiegata in 87/13 a].
119 - Pasin Gian Carlo 1943 – Silea – Dosson – 1992.10.22 – 92/11ab Osteria alla Pasina, Dosson. Giuseppe Maffioli è stato suo maestro alle scuole elementari di Silea. Finite le scuole, Pasin iniziò a lavorare come tecnico (montaggio e riparazione) alle “Cucine Carniato”, all’Eden, Treviso. Poi venne a sapere che qui a Dosson c’era questa vecchia osteria un po’ malandata; la rilevò assieme alla moglie. Era il 1977. Lui ha sempre avuto la passione per la cucina. Poi ha iniziato a girare l’Italia, l’Europa e il Mondo in rappresentanza della camera di Commercio e del Gruppo ristoratori dell'Ascom. Sempre da solo, tranne la prima volta a Kuala Lumpur che è stato con Celeste. All’estero ha sempre cercato di utilizzare anche il radicchio, ma si trova solo quello di Chioggia, che resiste ai caldi. Il nostro resiste in Russia. Racconta delle soddisfazioni e delle fatiche del suo lavoro di cuoco. In queste trasferte non si guadagna. Si va per l’ambizione di insegnare ma anche per imparare, perché in ogni viaggio si conoscono gusti e sapori diversi… Dopo un anno che aveva rilevato l’osteria di Dosson, Maffioli iniziò a frequentarla. Faceva dei primi piatti, e lui gli chiedeva dei consigli. Discutevano. E dopo la sua morte tenne caro il consiglio che gli aveva dato di puntare su una cucina tradizionale, ma alleggerita dai troppi grassi. «Ovviamente faccio anche piatti nuovi, perché mi piace provare, sperimentare». Ci sono alcune scuole professionali valide. Ma poi è difficile trovare personale: ai ragazzi piace far festa al sabato e alla domenica quando qui si lavora. Dei 128 ragazzi usciti dall’alberghiero di Castelfranco due anni fa, solo 10-12 hanno iniziato a fare il nostro mestiere. Fare il cuoco è un mestiere che deve piacere, allora non si guarda più l’orologio. La principale soddisfazione non sono i soldi, ma il riconoscimento dei clienti. Non ha intenzione di ingrandirsi «Ho cinquant’anni e non voglio impegnare i miei figli a pagar debiti». Alla Pasina: è nata come osteria e vuole che resti tale.
120 - Pavan Carmela 1937 – S. Angelo TV – S. Angelo TV – 1985.02.08 – 1986.04.27 – 85/17a – 86/01ab Far ìssia, descrizione varie fasi del bucato familiare. Bachi da seta, “cavalieri” Bombardamento del 7 aprile visto dalla campagna di Sant'Angelo sul Sile.
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121 - Pavan Marcella 1904 – S. Angelo di Treviso – Sant'Angelo sul Sile, Treviso – 1985.01.16 – 85/09 Lotte contadine. I fatti di Sant'Angelo del 1923 (sfratti, fascisti, spari, feriti, arresti). Vita contadina, episodi e lavori.
122 - Pillon Armando et al. [ … ] – Dosson TV – Dosson TV – 1984.12.24 – 84/02 Radicchio rosso di TV. (Interviste registrate al mercato ortofrutticolo di Treviso). Leggenda sulle origini del radicchio.
123 - Pimpini Ferdinando [ … ] – 1992.10.01 – 92/09b Radicchio rosso: miglioramento genetico. (Pimpini è professore all'università di Agraria di PD). Precisazione rispetto a un’affermazione fatta in occasione della mostra del radicchio di Preganziol in cui diceva che il miglioramento genetico può avvenire solo nella zona d’origine. «Bisogna limare», afferma, «ho detto ci terrei molto che il seme di radicchio fosse prodotto nel Veneto, pur non essendo io veneto. Più esatto sarebbe dire che — È verosimile che le migliori produzioni di seme si abbiano nelle zone d’origine». Tuttora, tutti coloro che commercializzano seme all’estero, lo vengono a comprare in un modo o nell’altro nel Veneto. Pimpini è in partenza per l’Argentina, e porta con se il seme del radicchio. «In generale però non è detto che “un domani” un buon seme non si possa anche produrre in altre parti».
124 - Pin Bruno [ … ] – Lughignano di Casale sul Sile – Lughignano – 1987.01 – 87/11a Fornace Caberlotto, vi inizia a lavorare a 8 anni = andava a «far piere a man» con suo padre. Si può dire che sia nato in fornasa. Suo padre era fornasier. Spiega la tecnica di fabbricazione delle pietre. Dal monte alle rìsse, dove le pietre si asciugavano. Passaggio dal lavoro manuale alla macchina: diminuzione di posti di lavoro. Difficoltà di organizzazione sindacale. Liti fra operai. Nomi dei sindacalisti.
125 - Piovesan Teresa (Rèsi) ved Pregnolato 1899 – Fiera TV – Fiera TV – 1987.05.23 – 1987.05.27 – 87/16b – 87/18a Barcara. Va sempre a visitare il vecchio amico Geromin. Entrambi soli, sono i paroni dea cae = Stradella interna 1, a Fiera di Treviso. Ha sposato un barcaro e anche lei è andata in barca e «andrei ancora se fosse qui mio marito, a occhi chiusi, andrei».
126 - Pistolato Eulalia (Joanína del Passo) 1915 – Torre di Lughignano – Torre di Lughignano – 1998.05.06 – 88/24a Passadóra al passo a barca sul Sile Torre-Cendon. Lavorare notte e giorno. Lavorare sul traghetto e lavorare per la famiglia. Ma sempre all’erta, per paura di essere mandata via dal municipio, perché era una donna. Prima lavorava suo marito Angelo Bonan Matiéto. Era difficile traghettare perché c’era tanto passaggio di barche. Attraversava il fiume aiutandosi con una corda metallica. Se uno chiamava di notte (buttava un sasso sul balcone) per passare, lei si alzava. Non aveva paura, perché “nel passo” teneva dei bei bastoni grossi.
127 - Pistolato Lorenzo 1951 – Mogliano Veneto – Mogliano – 1992.05.15 – 92/06a Radicchio rosso di Treviso biologico. Inizia a parlare la mamma di Lorenzo, orgogliosa di essere originaria di Dosson, dove è nato il radicchio rosso. Lei ha sempre lavorato il radicchio e anche adesso l’ultima “mano” al prodotto prima di venderlo vuol darla lei. Differenza fra il radicchio di una volta (spadone) e quello di adesso. Come controllo dell’azienda biologica hanno un dottore che viene dalla Germania a far le analisi, porta via la terra, il letame… Lorenzo sa per certo che i produttori tradizionali usano metodi non corretti di concimazione. Ad esempio urèa in forma liquida, ecc. Frequenta le mostre e “sente dire”. «Qualsiasi produttore può fare i nomi di chi usa queste pratiche». Non riesce a credere che sia normale una produzione di 50/55 q.li per campo, quando loro col metodo biologico ne fanno 50/55 q.li per ettaro. Comunque la differenza si sente, anche nel gusto. Storia della sua vita. Prima ragioniere al consorzio agrario, poi ritorno ai campi e nel 1981 l’inizio della conversione al biologico. L’ettaro coltivato a radicchio fornisce la principale fonte di reddito. Spiega la tecnica di coltivazione biologica.
128 - Pivato Luigi 1937 – Chiesanuova di Musile – Chiesanuova di Musile – 1988.05.18 – 88/27b – 88/28a Piave Vecia, argine, tagliare l’erba. Sono appena passate le pecore. «Bisognerebbe controllarle di più, ste pecore!». Loro usano il foraggio per i conigli e ne vendono un pochino, se ne resta. Ma non si pende più niente: vale 9000 lire al q.le. Lo tagliano per passione, per tener pulito. Prima che venisse costruita la strada c’erano tutte buche e avvallamenti. C’era un trodo per chi tirava le barche. Le tiravano con un cavallo oppure anche con la séngia gli stessi barcari. Nomi dei tiranti di Caposile. Spiega le correnti che salgono e scendono dall’Intestadura di Musile. Una volta c'era tanto traffico di barconi con ghiaia, frumento, vino, bestiame. C’erano due “passi a barca”, nella zona. C’erano pescatori di mestiere, del Sandonatese e di Burano. La concessione di pesca ce l’aveva un certo Tagliapietra di Jesolo. Loro pagavano al guardiano di Tagliapietra, certo Pizzato di Santa Maria di Piave. Ora suo figlio fa il pescatore di mestiere, lì a S. Maria. Arrivavano i Buranelli con lo strascico (el strassin) e attrezzi grossi. Pescavano di tutto. Anche altri pescatori. Tecniche di pesca. Anatre sul Piave vecchio: per la famiglia (anche 200). Tipi di pesce.
129 - Polazzon Luigi [ … ] – Casale sul Sile – Casale sul Sile – 1988.03.23 – 88/02b Pozzo tradizionale, nella sua abitazione in via Masotti. Tirando su con la carrucola tanta acqua nel corso della giornata, l’acqua restava sempre pulita. L'hanno bevuta fino verso il 1980 quando arrivò l’acquedotto. Manutenzione di un pozzo (a Casale sul Sile, Treviso): una volta all’anno. Pozzo profondo 4 metri. Componenti del pozzo: bilanciere, pietre, ecc., descritti in dialetto.
130 - Ponte di Piave 1990.01.18 – 90/01a Demolizione del ponte stradale sul Piave. Attesa fra la gente. Esplosione. Commenti. Intervista al tecnico artificiere. Descrizione tecnica dell’operazione e di altri lavori effettuati dalla ditta. Beppe Zandonella, 1949, diplomato all'istituto minerario di Agordo. Attualmente abita a Piacenza.
[Poi registrazione familiare: zia Jolanda dall’Argentina e mia madre = 10/6/1990: racconta anche della sua partenza per l’Argentina].
131 - Produttori Radicchio di Dosson (A casa di Sartorato Paolino) – Dosson – 1992.06.04 – 92/07b Radicchio rosso di Treviso: produttori di Dosson. Origine. Nomi di famiglie produttrici. Ora Dosson, da cui è partito il radicchio è penalizzato e i produttori per molti anni si rifiutarono di partecipare alla mostra di Treviso. Pericolo del metodo di produzione di Zero Branco e delle sue alte rese, contro i 30/35 q.li per ettaro di Dosson. Storia della mostra di Dosson. 32 produttori radicchio + 6 promotori. Personalità intervenute. Bilancio della mostra in pareggio grazie alle sponsorizzazioni.
132 - Ranzato Giovanni 1927 – Casale sul Sile – Lughignano – 1987.01.05 – 1987.01.23 – 87/01 – 87/02 –87/10a Barcaro da generazioni. Fa elenco di barcari del Sile. “Carovana dei barcari” di Casale. Lavora ancora per la fornace Caberlotto. Difficoltà sempre maggiori per trovar lavoro: ora ci sono i camion. Sulla spalla aveva un callo per la sèngia e per spingere col remo. In viaggio sul Sile col barcone TINO di Ranzato. Racconta: da ragazzi andavano a filò verso Meolo: strada bloccata da fascine e chiodi e se si fermavano eran botte… scappare.. ma poi li prendevano e ricambiavano: infine amici.
133 - Reato Maria (1914) e Franceschi Eugenio, suo marito (1909) Sant'Angelo di Treviso – S. Angelo sul Sile, TV – 1985.01.19 – 1985.01.27 – 1985.02.03 – 85/10 – 85/15-b – 85/16 Donne: condizioni. Nozze del 1934 e nozze d’oro del 1984: più belle queste ultime. Palude del Sile: lavoro, taglio, cura. Lavoro nei campi, primi trattori. Ricette con il pesce e notizie varie sul Sile.
134 - Rigo Teresa (Resi) 1911 – Silea – Silea – 1989.11 – 89/03ab Fiume Sile, Chiari e Forti, rivendita vino presso il mulino/fabbrica. Lei ha trovato questo posto grazie a Stucky, precedente proprietario e vi abita da una settantina d’anni. Spiega adiacenze fabbrica.
135 - Rizzato Eleonora 1912 – Villanova d’Istrana – Villanova d’Istrana loc. Madonna dell’Albera – 1988.04.01 – 88/06b La “ Madonna dell’Albera” (chiesa lungo via Castellana) era meta delle “processioni della pioggia” in caso di siccità. Venivano da tutti i paesi vicini. Al venerdì santo prima di andare alla parrocchiale si passava per la chiesa della Madonna dell’Albera a ciorse a paronansa. La Madonna dell’Albera era anche miracolosa: suo padre una volta la invocò, bagnò la testa della figlia con un canovaccio e la guarì dalla meningite. È Venerdì santo. La cassetta inizia con il suono del ribegon dal campanile di Villanova d’Istrana.
136 - Rizzato Giuseppe 1925 – Casier – Casier – 1987.06.15 – 87/21ab Barcaro: spiega in dettaglio la nomenclatura del burcio del Sile.
137 - Rossetto Velio, figlio di Teresa Fantin 1948 – Fiera di Treviso – Fiera TV – 1987.09 – 87/24a Il fiume Sile: era la nostra piscina ma anche la nostra “vasca da bagno”. Dove ci lavavamo? D’estate eravamo sempre in acqua, e del nostro gruppo non si è mai annegato nessuno. «Già a quattro anni io ero in Sile». Qui l’acqua era nascente, sgorgava purissima e si poteva bere. Si attraversava il fiume e si andava di là dai contadini… e ogni tanto ti prendevano e ti bastonavano. Le barche di Piovesan, circa nel 1954-55, vennero tirate a riva e, con péndola e màssa, venivano spaccate per farne legname. Poi Piovesan continuò con i camion.
138 - Rosso Giovanni 1913 – Cendon di Silea TV – Cendon – 1988.04.17 – 88/11ab Barcaro “Bepi Rossetto”. Carovana dei barcari di Casale, gestione. Noli per trasporto pietre con barca. El morè = come uno schiavo, con certi capibarca. “Cooperativa barcari Garibaldi” di Treviso = breve vita. Difficoltà di organizzare i barcari. Nomi di altri grossi armatori e società di navigazione fluviale. Ritorna sul problema dei nòli, sui quali gli armatori lucravano. Dopo 57 anni di barca è andato in pensione. Le ragazze “vegnea lore in barca iera fame”. Da sposato navigava anche con la famiglia, dappertutto. In barca aveva la botte per l’acqua, raccolta nel fiume Sile o nell'Adige. Mai nel fiume Po.
139 - Sabbadin Maurizio 1961 – Zero Branco – Zero Branco – 1992.03.06 – 92/06b – 92/07a Radicchio rosso di Treviso: esperimenti di lotta guidata, c/o Cooperativa San Rocco di Scandolara (Zero Branco). Differenza fra lotta integrata e lotta guidata… che nel caso del radicchio ha portato a dimezzare i trattamenti. Sabbadin è perito agrario e fa riunioni con i produttori. La Coop. San Rocco ha 137 soci, 2 dipendenti e 8000 quintali di prodotti commercializzati. Discussione sull’uso dell’acqua e sul miglioramento genetico. Tecnica di produzione del seme.
140 - Saltarel Bruno 1938 – Jesolo – Jesolo – 1988.05.15 – 88/26a Ex mezzadro a Jesolo, vicino alla foce del Sile: 20 ettari in mezzadria con l'ing. Bisazza di Padova. Resistettero allo sfratto fino al 1964: «Siamo stati gli ultimi, qui, ad andar via». Ora fa il muratore. È domenica pomeriggio, e sull’argine cerca asparagi selvatici: “bisogna conoscerli”!
141 - Santangelo Salvatore [ … ] – Quinto di Treviso – 1988.05 – 88/28a Ca’ Tron, tenuta. L’intervistato è membro del consiglio d’amministrazione. Attualmente la tenuta è una SPA con unico azionista il Comune di Treviso. Ai comuni di Meolo e Roncade è rimasto il nudo diritto di proprietà. L’Azienda agricola è della SPA. Mi consiglia di consultare la Cancelleria Commerciale per risalire ai vari passaggi di proprietà, dagli anni ‘60.
142 - Sartorato Virgilio 1919 – Dosson – Dosson – 1992.05.05 – 1992.10.16 – 92/02a –92/10b Radicchio rosso di Treviso: origini. Il testimone è figlio di un produttore “storico” di Dosson, (Ferdinando) dove è iniziata la produzione del radicchio rosso di Treviso. «Si è sempre sentito dire che i primi a coltivare il radicchio siano stati De Pieri e Sartorato, a Dosson». Ora non c’è più il vero spadone, lungo, solo di foglia, anche 30 cm. Nella sua casa c’era un centro raccolta radicchio: 3-4 mila q.li/anno portati a vendere a Milano, Roma, Venezia. A Milano referente era Giuseppe Berretta con stand al mercato di Porta Vittoria, e il radicchio lo chiamavano “la Rossa di Treviso”. I vari soci conferenti avevano formato una specie di società, sia pure “senza carte”. Sartorato, inizialmente spediva il radicchio in treno da Preganziol; poi si servì di un camion. Il commerciante di Milano veniva giù a fare il contratto. I prezzi erano quelli del mercato di Treviso, che si svolgeva nei giorni di martedì, giovedì e sabato. Il prezzo veniva sempre allegato ai colli di radicchio. Ogni quindici giorni Berretta pagava e di conseguenza anche Sartorato pagava i contadini. La carta oleata per avvolgere il radicchio per la spedizione si comprava in cartiera a Visnadello (Marsoni). Altri nomi di spedizionieri (a Roma: Pastor).
143 - Scalco Piero 1915 – Cendon – Cendon – 1998.05.07 – 88/24b Strada dei Tappi: origine del nome. Tappi, cioè le impronte lasciate sulla terra bagnata quando le bestie andavano a tirare i barconi. Cervellini, proprietario della villa e di molte terre di Cendon. Nomi di tiranti. Scalco lavorava come facchino al porticciolo di Cendon. Ora è cavaliere e commendatore: ha una fabbrichetta di mobili. I sacchi che portava in spalla erano da 1 quintale e 1 chilo. “So stà piccolo par quéo!”.
143 - Scarpa Rosi 1908 – Fiera di Treviso – Fiera TV – 1987.05.23 – 87/16a Birra Prete. È nipote di Luigi Prete, proprietario della fabbrica di birra lungo il Canal del Cristo fino al 1930.
144 - Schiavato Angelo 1935 – San Lazzaro di Treviso – San Lazzaro di Treviso – 1992.04.24 – 1992.09 – 92/01ab – 92/09a Radicchio rosso di Treviso. Vecchio coltivatore. San Lazzaro di Treviso, via Ghirada; 12 campi di terra in affitto. Spiegazione dell’affitto “a generi”. Affitto: meglio di mezzadria. Bachi da seta: produzione. Pesce nel fosso di via Ghirada. Lavori in campagna, non con i buoi ma con le vacche: così avevano anche il latte. Radicchio, produzione: 20 q.li per campo = 40 per ettaro. Tecnica di lavorazione. Vecchie qualità di radicchio. Produzione del seme. Diserbo (manuale). Lavoro in stalla. Vendita al mercato. Tentativo di cooperativa produttori a San Lazzaro con vendita del prodotto a Roma: senza seguito. La mostra del radicchio sotto la Loggia a Treviso un tempo aveva una sezione dedicata anche agli altri ortaggi invernali: varietà. Sementi: da Sgaravatti a Padova. Il seme si batte con un baston; tecnica di vagliatura del seme. Tecniche anti-uccelli, sventolare stracci, carta lucida, ecc. Suo padre dopo Caporetto andò profugo a Benevento con tutta la famiglia. Le scuole di San Lazzaro in via Cavini, nel 1944, erano occupate dai tedeschi — e con loro c’era anche il dormitorio dei ferrovieri — per questo lui perse l’anno scolastico. Tipo di pere invernali oltre a quelle di San Piero e ai peri moscatelli. Diavolo: attrezzo per la sarchiatura del mais cinquantino, trainato dalle vacche (detto anche rabio). Diserbo a mano, con il sole d’estate. Cappello di paglia. Le donne si mettevano canottiera, camicetta e le braghe, ma lunghe. Al mattino, prima di partire e spingere il carrettino per il mercato beveva il caffè, poi ritornava a casa e andava a scuola, però prima mangiava polenta e latte.
145 - Schiavon Angelo, marito di Ida Ceccon 1902 – Fiera TV (c/o Mulino Mandelli) – Fiera TV – 1987.05 – 87/24b Carer, falegname. Descrive la carriola tipica per portare la biancheria al Sile. La costruiva lui, con tavole di abete. Faceva anche la ruota. Con cerchio in olmo (o altro legno duro) e i raggi in robinia. Lo chiamano “il mago”. Di famiglia falegname e in particolare carer. Lavorava soprattutto per il mulino Mandelli – Mi fa visitare la bottega… si lavorava tanto ma “se moriva da fame”. Faceva di tutto, ruote, botti.. quello che serviva per i contadini della zona.
146 - Schiona, ing. (Enel, dirigente settore) 1988.07.13 – 88/30b Centrale elettrica di San Martino sul fiume Sile, a Treviso. La centrale è automatizzata e sorvegliata con telecamere. Caratteristiche tecniche della centrale. Schiona contesta il sindaco di Treviso. Afferma che c’è un ministero (Lavori Pubblici) cui loro devono rispondere. Fornisce dati tecnici precisi. Il 1° a parlare (inizio cassetta) è un funzionario anonimo, piuttosto reticente.
147 - Secoli Roberto 1909 – Treviso – Treviso – 1990.12.06 – 90/04ab – 90/05ab Comandante dei Vigili Urbani di Treviso nei giorni della Liberazione (1945). Consigliere comunale PSDI. Sua vita. Scuole di avviamento professionale… e altra scuola tecnica; poi tre anni in Marina. Sua madre aveva l’osteria “da Secoli” a Santa Maria del Rovere. Lavorava da Ronfini che aveva un cantiere sul Sile a Casier: per questo ha fatto il militare in Marina (in Cina, base a Shangai: 1929-30-31). Descrizione vita militare in estremo oriente: vari porti. Nostalgia ma anche “vita da nababbi”. 1934: non iscritto al fascio e fatica a trovare lavoro. Negli anni precedenti in città tutte le fabbriche avevano chiuso. Descrizione del concorso per entrare nei vigili, arriva primo, ma non ha la tessera. In qualche modo combina… (si fa la tessera). Vita durante la guerra, controllo del mercato nero: vari episodi. Mercati, rifornimenti annonari. Poi venne “comandato” in questura. Episodi durante la resistenza. Morti nel Sile, e in città; solo loro, vigili sempre presenti. Bombardamento del 7 aprile: un magistrato fa aprire le porte del carcere. Mi legge un documento relativo al 28 aprile del 45: tutti i funzionari scappati, tutti gli agenti di questura, pure… il Pubblico Ministero (Marangio) affida l’ordine pubblico della città al comandante dei Vigili del fuoco. Ma il vigile del fuoco non sapeva come comportarsi nel settore, allora è Berto Secoli a gestire l’ordine pubblico a Treviso “in guerra civile”. Condizioni incredibili. Descrizione di ultimi giorni di guerra e primi giorni di dopoguerra. 25 luglio 1943: a Treviso tutto tranquillo, solo qualche piccola ritorsione di antifascisti. 8 settembre: occupazione tedesca di Treviso. Descrizione del bombardamento del 7 aprile, circa le ore 13. Lui era in prefettura e riuscì a scappare in bicicletta e arrivare a Santa Maria del Rovere. Descrizione degli effetti del bombardamento: Treviso, verso sera: «un gran cimitero e un gran ospedale». Opera dei Vigili nei giorni successivi al bombardamento. Problema per seppellire i morti, con ogni mezzo. Necessità di riconoscerli, ma anche di far presto perché iniziavano a puzzare. Gente che si avvicinava ai morti: credevi che fossero parenti ed erano ladri. Impossibilità di muoversi con i mezzi: «Per arrivare da mia sorella che era in via Collalto ho camminato sopra le case». Stella d’Oro: tedeschi. Noi vigili urbani sempre in prima linea: «e non volli alcun attestato, alla fine. Tutti i miei riconoscimenti sono del tempo di pace». Suoi rapporti con i partigiani: a Selva per poco lo stavano per ammazzare. Descrizione del Collegio Pio X, dove c’erano le Brigate Nere “quelli che li facevano cantare”. Non ci si poteva neppure avvicinare. Resa di colonna tedesca vicino a casa sua, in Fonderia a Santa Maria del Rovere: ufficiali gli danno le pistole e un fascio di chiavi di tutti i loro depositi, perché lui rappresentava l’Autorità. Non sapeva che santi invocare. Fuori la gente che gridava, i partigiani che arrivavano. Scontro partigiani-tedeschi. Arrivo degli americani, per primi a Treviso; dopo anche gli inglesi. Mignagola, cartiere Burgo, partigiani. Aereo “Pippo”. Ripresa della vita dopo la guerra. Ritorna la tranquillità. Altri episodi della sua opera di vigile nel 1943-45. Mercato nero: non erano i contadini ma i commercianti grossi. Il contadino anche, ma era tutt’altra cosa. Continua ancora con racconti della guerra e dei bombardamenti (migliaia di bombe): cercavano di colpire soprattutto il Bivio Motta e il Ponte della Gobba.
148 - Simoncin Giovanni (Nane Cristo) 1920 – Trepalade – Trepalade – 1987.12.03 – 87/25ab Stampi per uccelli in sughero naturale e in legno (costruttore). Tipo di legno usato, tecnica di lavorazione. “Son l’unico in Italia e anca all’estero”… «Mi ha tolto il lavoro l’avvento della plastica. Ora non vendo più per i cacciatori, ma solo per decorazione». Fece anche il cacciatore di professione, in valle. Fra i suoi clienti ebbe Hemingway, che gli fu presentato dal barone Franchetti. Grande imitatore del canto degli uccelli, ha preso tre premi a Sacile.
149 - Simonella Oreste 1911 – Chiarano – San Stino di Livenza – 1986.01.19 – 1986.01.30 – 86/03ab – 86/04 ab – 86/08b 86/09ab Grande Guerra a Chiarano. Lavoro di bonifica, dissodamento, della Palude delle Sette Sorelle, zona San Stino di Livenza. Malaria. Antico bosco di San Marco (a Santa Maria di Campagna, Cessalto): sua distruzione durante la Prima guerra mondiale.
150 - Solagna Anna 1912 – Austria (nel bosco) – Marziai BL – 1986.06.19 – 86/18 Carbonai di Marziai in Jugoslavia e in Abruzzo. Cibo: polenta e formaggio. Mai problemi di salute. Bosco: impossibile lavarsi e mai levarsi le scarpe.
151 - Solagna Raimondo 1926 – Marziai BL (lato Vas) – Marziai (lato Lentiai) – 1986.06.11 – 86/14ab Carbonaio di mestiere – Fino al ’38 la sua famiglia ha sempre fatto la stagione del carbone in Jugoslavia – Dalla legna al carbone: tecnica.
152 - Soncin Giuseppe (Moglie di) [ … ] – Cortellazzo – Jesolo – 1988.05.18 – 88/27b Cavallante Jesolo – il marito: soprannominato Pessa Mokè. Lo aiutavano i nipoti Pasquale, Ermete, Nino e Costante… ma ora non ci sono più. I Soncin erano originari da Cortellazzo, oltre il passo. L’unico di quelli che tiravano le barche ancora in vita (anche se ormai è paralizzato) è un certo Silvio Storto. Il marito era il capo dei “cavallari” (tirabarche), ma i soldi li magnàva túti. Andava fino a Caposile. Prendeva le barche al porto di Cortellazzo o anche al Cavallino, se lo chiamavano. Andava dappertutto. Poi quando ci siamo sposati (nel 1947) l’attività stava per finire. Quando mi sposai non ero abituata a tale vita. Ero impiegata. Il mestiere del cavallante era faticoso e anche pericoloso: vicino al porto la corrente era forte.
153 - Sordi Secondo [ … ] – Preganziol – Preganziol – 1992.10.16 – 92/10b Radicchio rosso di Treviso: centri di raccolta. A Roma aveva un commissionario al mercato: Natale Fondi. Ha iniziato verso il 1956/57 perché c’era qui una signora da Roma che mandava su il radicchio al marito. Allora si accordò con lei e organizzò la spedizione in modo regolare. A volte organizzava il viaggio a Roma con un camion assieme a Piero Vendramin. Poi a Roma subentrò il radicchio di Chioggia. «Ai miei tempi stava iniziando il Chioggia, poi il Verona e quei due tipi di radicchio hanno sopraffatto il trevigiano». Anche perché il trevigiano lascia la radice troppo lunga: c’era troppo egoismo del contadino. Il radicchio di Treviso a Roma era chiamato “Insalata Rossa”. Inizio della maturazione del radicchio con l’acqua di falda profonda nella zona di Zero Branco. Con Roma ha smesso abbastanza presto: era un mercato molto difficile. Si vendeva “tara merce”, cioè le cassette le vendevi come radicchio. Anche per lui non è stata un’esperienza molto proficua. «Ho lavorato, lavorato, ma il radicchio a Roma non ha preso piede, e soprattutto a causa della radice, che i contadini lasciano troppo lunga».
154 - Stefanato Alma [ … ] – Casale sul Sile – Casale sul Sile – 1998.03.23 – 88/02b – 88/04a Partigiani e resistenza a Casale. Il primo caso successo a Casale: hanno ammazzato un fascista (di Lughignano) e per ritorsione arrivarono tutti i fascisti da San Michele (Quarto d’Altino). Descrizione episodio vigila di Natale, quando furono portati via dai fascisti un camion di paesani. A controllare (da parte fascista) c’era la signora Menon della fabbrica di Roncade. «Fu il primo caso e a noi pareva strano che facessero sul serio. Poi se ne vedevano di tutti i colori: persone scendere lungo il Sile inchiodate su tavole. Io li ho visti perché abitavo al “passo di Casale”». La testimone non è molto chiara sul ruolo di fascisti e partigiani. Molti sbandati dopo l’8 settembre, che si nascondevano. Uccisione di un fascista all’osteria da Tubi “Drio Riva” a Casale e altri episodi. Guerrino Rossetto, partigiano, era un barcaro.
155 - Stefanato Vittorio 1910 – Corbolone VE – Casale sul Sile – 1987.01.10 – 1987.01.13 – 1987.01.15 – 1987.01.17 – 1987.01.19 – 1987.02.12 – 87/03 – 87/04 – 87/05 – 87/06 – 87/07 – 87/08 – 87/09 – 87/13 Barcaro del Sile - Scuola elementare. Guerra, 8 Settembre. A Portegrandi. Draghe del Sile: Rizzetto e Barina. Dopo Caporetto, fuga in barcone fino a Chioggia, poi in treno fino a Montòrio sul Vomàno. Durante la Seconda Guerra Mondiale abitava a Casier; il 7 aprile, il bombardamento di Treviso fece cadere un lampadario con dentro le tessere del “Soccorso Rosso” cui aderiva dal 1933. Episodi di lotta partigiana e dopo l'8 Settembre. È riuscito a comprare una barca per ogni figlio, ma il barcaro resta un mestier poareto. Baruffa con la maestra e inizio del lavoro in barca. Difficoltà di navigazione. Caivo [nebbia], ghiaccio. Bevevano l’acqua del Sile. Leggende e “storie” del Sile (Gigante a Trezze e “Pomo e scorsa”). El can da burcio. I figli Leo e Bruno (Glauco): loro “carriera”. Fine del trasporto merci, inizio del trasporto passeggeri. Specifica meglio la sua fuga dopo Caporetto verso Chioggia. I primi lavori in barca. Sue avventure con ragazze: Barca igaa, morosa trovàa. Piccoli furti, trucchi per recuperare merce dal barcone. Altri accenni a storie e leggende del Sile. Difficoltà di navigazione con la nebbia. Storia delle sue barche (cinque). Tipo di barche naviganti nel Sile. I “passi a barca” del Sile. La cucina del barcaro. Tipo di corde per il traino. Il comandaresso. Abilità per navigare con le vele. Precisazioni su storia dei suoi barconi. Ultimo viaggio: per Chiari e Forti, da Marghera a Ferrara. Vita di bordo. Il viaggio più lungo: da Cervignano (UD) a Borgoforte sul Po (MN).
156 - Stevanato Antonio 1938 – Mestre – Mestre – 1998.05.06 – 88/24a Pescatore di mestiere. Problemi: furti di bartoei. Sempre più difficile “ciapàrse a giornàa”. Sempre meno pesce nel Sile. Acqua e pesci ammalati. Ora i bisàti sono tutti di allevamento: in otto mesi fanno otto etti. E qui, nel Sile, in vent’anni fanno mezzo chilo (se vengono). L’intervistato è sul fiume Sile, in barca, nei pressi di Sant’Elena di Silea.
157 - Teston Elisabetta 1913 – Altino – Musestre – 1988.05.01 – 88/21a Raccoglitrice di reperti archeologici nelle campagne fra Trepalade e Altino. La roba più grande, statue, anfore, la consegnava al museo. Ma le monete, che quando aravano spuntavano dalla terra e luccicavano, quelle no, se le teneva. Il marito (Sante Paludo, cl. 1909) dice che da Altino “in campo Rialto” partiva una strada “per sotto” che andava fuori a Torcello: A strada de Àtia [la strada di Attila] – La malaria: sintomi. Le monete venivano a prenderle per le case i numismatici. Si trovava roba antica soprattutto fra Carmason e Sile, più vicino al Carmason.
158 - Tiveron Eugenia 1917 – San Floriano Olmi – Lughignano – 1998.03.28 – 1988.04.15 – 88/05ab – 88/09a Fornaciaia. Tecnica del vecchio “fornasotto”, che funzionava bruciando strame. Suo padre è morto dentro una fornace proprietà di Bertoli, a San Floriano, agli Olmi. Una fornace che andava soprattutto a legna. Caval de restera / omo de fornasa / femena de risera = le fatiche più grandi. Le risaie erano “in Altin”. Nella zona di Altino nel periodo dopo la Prima guerra mondiale le donne d’estate lavoravano in risaia (andavano a piedi e tornando avevano ancora la forza di cantare). La testimone canta qualche strofa. D’inverno invece lavoravano in lavanderia. La “casa con i sette camini” di Casale: producevano pane per Venezia. Mi mostra uno stampo per far le pietre; spiega la tecnica di far le pietre. Grappa fatta in casa, nei fossi. Ha assistito, da dentro la fornace, all’uccisione di un ragazzo di 29 anni: lo uccisero (i partigiani) alla sera in tre e alla mattina successiva passò uno solo a prendergli i vestiti e le scarpe. La testimone non ha molta stima dei partigiani, anche se ne nascose alcuni in fornace. Canzoni dei barcari. Non le canta perché non preparata… Ricorda quando andava in bici a chiamare le barche per la fornace e faceva le restère fin quasi in laguna di fronte a Torcello. Tendenza dei barcari: mangiarsi tutti i schèi appena ne avevano un po’ in tasca. Una volta sposata andò ad abitare a Casale sul Sile nella “Riva del peòcio”; i più benestanti invece abitavano in “Riva del passo”. Canta (lato A) una tipica canzone dei fornaciai: Il 29 luglio … “è nata una bambina col fior di rosa in mano”… Il titolo era forse dovuto a una ricorrenza, perché il 29 luglio era usanza fare festa (una cosa alla buona) fra i fornaciai, e solo a mezzogiorno: un pranzo migliore. Poi si riprendeva il lavoro.
159 - Tombolato Aurelio (1923) e Alessandro (1924) Cittadella PD (c/o) – Cittadella (c/o) – 1987.05.05 – 87/15b Piantata Padana. Viti maritate a alberi vivi = ópi. Lavorazione del campo, tecniche (senza uso del filo di ferro) e prodotti. Coltivazione marginale (attualmente) nel senso che il terreno è in affitto e sempre in procinto di essere venduto.
160 - Torresan Antonio (Carlo) 1908 – Canizzano – Canizzano – 1985.01.16 – 1985.01.21 – 85/08 – 85/13b Mugnaio a Canizzano sul Sile, in attività. Lavoro e problemi di livello dell'acqua del Sile. Peschière per bisàte [anguille], ora abolite.
161 - Uliana Antonio 1912 – Ca’ Pirami – Jesolo – 1988.0515 – 88/26a Mezzadro a Ca’ Pirami nella terra di un agente dei conti Frova, padroni di quasi tutta Jesolo. L’agente si chiamava Ernesto Molini – da Portobuffolè – e, in cambio della mediazione per l’acquisto dei terreni aveva guadagnato dai Frova quattro campagne. Una delle quali la lavoravano loro. Erano circa 30 campi di terra buona, perché si trovava in una zona alta. Quando vi sono arrivati, nel 1924, era già tutto bonificato. Nell’ultima guerra i tedeschi fecero un disastro e temendo uno sbarco americano avevano minato tutti i ponti e allagato la bonifica. In quell’occasione la moglie prese la malaria.
162 - Valeri Giacomo 1917 – Sant'Anastasio di Livenza (Cessalto) – Sant'Anastasio di Livenza (Cessalto) – 1987.01.22 – 87/10a Inverno del 1928[-29], per il gran freddo morirono viti e molti altri alberi (fico, salici, pioppi). Di notte con il gran freddo si sentivano gli scoppi degli alberi, crepavano che ci si poteva mettere una mano dentro. Viti: ripiantarle. Lavoravano sotto il conte Ancillotto. Si beveva l’acqua del Livenza, noi e anche il bestiame Infezione di meningite durante Prima Guerra mondiale e di Spagnola: morirono + ragazze di Spagnola che ragazzi al fronte, in guerra. Alcuni barconi arrivavano anche dopo la Seconda Guerra Mondiale dal conte Arieti di Venezia; venivano tirati dai cavalli. Descrizione dei casoni: alcuni rimasero fino a dopo la Seconda Guerra Mondiale. Descrizione del “Morèr de é anéme” abbattuto con la costruzione della rotonda x Caorle. [La cassetta prosegue con il viaggio in barcone con Ranzato]
163 - Van Den Borre Francesco 1911 – Treviso – Treviso – 1992.04.29 – 92/02a Radicchio rosso di Treviso: origini. E’ stato Giuseppe Maffioli ad attribuire ai Van Den Borre l’importazione a Treviso della tecnica di coltivazione del radicchio rosso. «Non che io, Francesco Van Den Borre sappia con sicurezza che il radicchio è originario della Ditta Van den Borre». Suo nonno che si chiamava come lui, era arrivato da Gand (Belgio) nel 1860. Si fermò a curare il giardino di villa Valier (ora Taverna), si sposò e, alle Grazie, impiantò il primo stabilimento orticolo. Nel 1910 il vivaio si trasferì in via Dandolo (dietro la stazione ferroviaria di Treviso) e dopo la 2a Guerra Mondiale in via Selvatico. Suo padre si chiamava Aldo e ha scritto un opuscolo sul radicchio.
164 - Vari testimoni (barcari) Sul barcone SILIS di Stefanato in navigazione sul fiume Sile – 1988.06.17 – 88/29a Gioco a carte Jija Grèga = nome giusto sarebbe “Gillette alla greca “[?]. Non la giocavano solo i barcari … È un gioco d’azzardo. Spiegazione: è un gioco più sulla parola che sulla carta. Assomiglia al poker; è basato sul bluff. Non dappertutto lo giocano. A San Stino, ad esempio, non lo giocano. Altri tipi di giochi a carte. Dimostrazione di una partita a Jija Grega. I nostri marinai l’hanno imparato nelle isole del Levante (dice Glauco Stefanato). Risalita del fiume Sile col SILIS. Il fiume è abbastanza in piena. Spiegazioni, tecniche e varie, di Vittorio e Glauco Stefanato e altri.
165 - Vazzoler Guerrino 1916 – Portegrandi VE – Portegrandi – 1988.05.01 – 88/20a Boer (Bovaro) per 40 anni nella stalla di Veronese, costruita nel 1912. Nella boaria e nella vicina stalla in totale c’erano 70 capi di bestiame e 4-5 boèri. Il lavoro era tutto a mano: dalle 4 alle 8 del mattino tirar via il letame con la carriola; dalle 14,30 alle 18 mungere, pulire, ecc. – Un boèr a turno restava sempre in stalla, di guardia. Ora Guerrino gestisce la Cassa Peòta “Scacciapensieri” di Portegrandi, con cento soci. Ogni anno ai primi di dicembre, divisione del risparmio con cena Da Césaro alle Trepalade.
166 - Vendramin Palmira 1930 [ca.] – Treviso – Treviso – 1992.10.15 – 92/10a Radicchio rosso di Treviso: centro di raccolta. Il radicchio loro lo mettevamo in cassette di legno di 5 kg. circa. Abitavano e lavoravano il radicchio in via Nascimben a Treviso. Spedivano anche 5-10 q.li di radicchio al giorno. Era tutto radicchio che altri contadini portavano a loro, col carrettino e la bicicletta, anche da Dosson. Avevano un centro di raccolta e spedivano il radicchio rosso con il treno a Milano mentre a Venezia andavano a portarlo col camion, o meglio con il motocarro di un loro fratello, Olindo, che andava anche a vendere il latte. Spedivano radicchio anche a Roma. Suo padre dal 1950 divenne commissionario al mercato di Treviso. E, dopo essere entrato nello stand al mercato, cessò gradualmente la raccolta del radicchio in casa.
167 - Vergerio Lidia (moglie di Raimondo) [ … ] – Marziai BL – Marziai BL – 1986.06.11 – 86/14b – 86/15a Zattere a Marziai: il porto del carbone, sul Piave. Vita in paese e nel bosco. Il lavoro delle donne: da mattina a sera a far carbone. Più i figli…
168 - Vergerio Livio 1927 – Postumia (YU) – Santa Maria di Quero (BL) – 1986.06.11 – 86/15ab – 86/16a Carbonaio, nato nel bosco, il 13 agosto, in Jugoslavia, durante la stagione. Il carbone di quella zona veniva tutto consumato a Trieste. Descrive il lavoro dei figli dei carbonai.
169 - Vergerio Rinaldo (1925) e Giuseppe (1924) Marziai BL – Marziai BL – 1986.06.11 – 86/17ab Carbonai, ex impresari del ramo. Tecnica di costruzione del Pojàt (carbonaia). Come Marziai, altro paese famoso per i carbonai era Solagna in Valbrenta.
170 - Vettor (famiglia) Zero Branco – Zero Branco – 1992.05.11 – 92/04a Radicchio rosso di Treviso, produttori, Zero Branco. Vincitori alla mostra di Treviso. Parla la moglie «Sono trent’anni che sono sposata qui, e ho sempre lavorato il radicchio». Qui a Zero hanno iniziato a coltivare il radicchio dopo l'ultima guerra i Favaron, che venivano da Sambughè. Per vincere la mostra ci vuole passione, e bel prodotto. Produzione di quest’anno: 50 q.li per campo (= 100 per ettaro). Polemica con i produttori di Dosson. Se non riescono a fare bei radicchi la colpa è loro, non è perché a Zero ci buttano prodotti proibiti. Una volta andavano anche loro a prendere il seme a Dosson. Ma hanno dovuto rinunciarci e iniziare a farselo in proprio. Non buttano urèa nell’acqua, perché l’acqua è corrente e l’urea ci mette molto ad essere assorbita. E’ vero che, sotto la guida del dr. Marchiori hanno, a suo tempo, fatto l’esperimento con l’urea. Ma dovettero rinunciarvi perché il radicchio veniva troppo fragile e si marciva subito.
171 - Vezzà Mario 1951 – Casier – San Giuseppe di Treviso – 1986.01.11 – 86/01 Pesca sul Sile a Casier, tecniche varie.
172 - Vigo Assunta (mamma di Cicci Bonaventura) 1906 – Sant' Angelo TV – S. Angelo TV – 1985.01.19 - 85/05-b Osteria di Sant'Angelo sul Sile. Vini. Gioco delle bocce e della borella.
173 - Vio Sergio (Moesìn) 1912 – Trepalade – Trepalade – 1987.12.03 – 87/25b Pescatore di mestiere per la cooperativa San Marco di Burano. Era specialista nella cattura dei passaríni co a fóssina. Dice che la bosega (costèo) è un pesce in forte diminuzione, colpa dei diserbanti e dei veleni. Scarsità di pesci, ma anche di rane, gamberetti, schìe. “Ormai xe rovinà tuto, xe rovinà i fondi”.
174 - Zandomeneghi Bruno 1928 – Preganziol Alle Grazie – Preganziol Alle Grazie – 1992.05.08 – 92/03a Radicchio rosso di Treviso: centro raccolta radicchio all’osteria Da Baldi, Alle Grazie lungo il Terraglio. Durante l’ultima guerra avevano fatto una specie di cooperativa e portavano con carretto trainato a mano le còrbe (ceste) colme di radicchio alla stazione Ferroviaria di Preganziol. Da qui ai mercati di Milano e Roma. Ma durò poco. Racconta la fatica di questo lavoro. Finita la guerra Baldi cessò e iniziarono altri commercianti e cooperative. Ce n’era una anche a Sambughè promossa da un certo Pillon.
175 - Zanetti Ferdinando 1928 – Preganziol – Preganziol – 1992.05.08 – 92/03a Radicchio rosso di Treviso: alla mostra di Treviso, ha ottenuto bei piazzamenti per una decina d’anni. Origine del radicchio rosso: ha sempre sentito dire che viene da Dosson, “le prime semenze le ha importate Van den Borre”. Loro erano fittavoli della contessa Avogadro di Padova e hanno iniziato a coltivare radicchio rosso verso il 1952/53. “Quei de Zero i xe professori, quei de Dosson xe professori, noaltri sémo manovai…”
176 - Zennaro Fortunato 1903 – Fiera TV – 1998.04.17 – 88/12 – 88/13 Barcaro. Navigazione sul Po e sull’Adige: differenza. Nella seconda guerra mondiale = barca affondata sul Po. Prima Guerra mondiale = militarizzato per trasporto feriti dal Carso al treno a Venezia. Dopo Caporetto = profugo a Cerreto Sannita. Navigazione Interna: perché non fu terminato il Canale Mussolini da Adria al Mincio? Avrebbe risolto molti problemi (cfr. Dante Bernardi). Trucchi del mestiere. I barcari se rangiàa… Giudizio su Piovesan, armatore di Fiera. Dopo la 2.a Guerra per un po’ navigò ancora (anche in mare: a Pola a prendere gli esuli istriani), poi fece il pescivendolo con la bici per le case e all’osteria Toccane (San Giuseppe di Treviso) suo commilitone nei Lagunari.
177 - Zugno Ermenegildo 1910 – Rio San Martino di Scorzè – Rio San Martino di Scorzè – 1992.05.13 – 92/05b Radicchio rosso di Treviso: precoce. Spiega come hanno “inventato” il precoce. Differenza fra il radicchio precoce iniziale e quello attuale. Uso dell’acqua di falda per imbianchimento: sono stati fra i primi, verso il 1965. Conferma difficoltà di altri agricoltori di Zero con la produzione del peperone.
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27/02/09
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