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Val Raccolana e dintorni: |
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Nel suo saggio "Per una visita ai campi di battaglia" in Grande Guerra e popolazione civile, vol. 1, Caporetto, Zeljko Cimpric parlando degli itinerari nella zona Bovec - Rombon (Plezzo - Monte Rombon), scrive: «Durante
tutta la guerra il monte Rombon è stato il pilone settentrionale del
sistema difensivo del fronte isontino (ciò che a sud è stato il monte
Hermada). Perciò questa montagna è molto frequentata. Vi si conservano
numerose testimonianze materiali degli eventi bellici, più o meno come
sul Monte Rosso nel massiccio del monte Nero. (…) I nostri spostamenti [nei pressi della vetta del Rombon] avvengono senza tante salite e discese all'interno di un territorio d'alta montagna eminentemente carsico, tipico del massiccio montuoso del Canin. Ma anche così il percorso è molto lungo, esposto al sole e senza sorgenti d'acqua: richiede non meno di sei ore di marcia, a cui si debbono aggiungere i 1700 metri di dislivello per la discesa dalla vetta a Plezzo. È una vera e propria sfida per i più tenaci e gli amanti della solitudine e qui si deve rivolgere un pensiero ai difensori italiani che, nell'ultima offensiva, sono retrocessi, affondando nella neve, dal monte Rombon verso sella Prevala per resistervi anche dopo che Udine era già caduta in mano nemica. Le vittime del gelo e delle asperità ambientali furono certamente più numerose dei caduti sotto i proiettili nemici. Nei reparti degli alpini italiani, c'erano anche molti sloveni provenienti da Fusina, val Raccolana e dalla Resia». (pp. 452-453) L'affermazione di Cimpric è contestata dal lettore Franco Martina, abitante in Val Raccolana - località Piani, che nell'ottobre 1999 mi scrive: «Le
devo precisare che in Val Raccolana non ci sono sloveni. Tutta
la Val Raccolana è di lingua ladina; ciò è confermato anche dai cognomi
e dai nomi. Fanno
eccezione alcuni toponimi di montagne provenienti da radice slava che
risalgono a epoche storiche ormai lontane e diffusi in tutto il
comprensorio, comprese le valli della Gail e Drava in Austria. Per
quanto riguarda la Val Resia è indubbio che i resiani si ascrivano alla
grande famiglia slava. Tuttavia non sono sloveni in quanto provenienti dal
lontano Mar Caspio e insediati in quella valle ormai da un millennio». Poiché non conoscevo la questione, la mia risposta è stata necessariamente generica: «
(…) Io, per collocazione geografica, non ho vissuto le tensioni e le
tragedie delle vostre terre di confine. Dove le culture si incontrano e si
scontrano e dove non sempre è facile tagliare con il coltello un "di
qua" e un "di là", una linea di demarcazione etnica
precisa. E dove è ancor meno facile, per un gruppo etnico, sbarazzarsi di
convinzioni stratificatesi nei secoli. Il
che non significa che la Val Raccolana, se è — come lei afferma —
ladina, non vada considerata ladina e non — come lascia intendere il mio
collaboratore — abitata da sloveni. E
così pure non significa che gli abitanti della Val Resia, pur facendo
parte della grande famiglia slava, siano da considerare sloveni in senso
stretto. Al riguardo, lo studioso Giuseppe Jaculin, da me citato a pagina
16 e 21 fa un ragionamento analogo al suo, relativamente agli abitanti
della Val Natisone. Non
la pensava invece così lo Slovenec
che scrisse sulla Slavia Veneta il 29.X.1917 (cfr. a pag. 204) o più
tardi, il 3 e il 10 novembre (brani che le allego e che probabilmente
riporterò nel secondo volume attualmente in preparazione). Personalmente
ritengo più valide le argomentazioni di Jaculin rispetto a quelle dello Slovenec
sui "fratelli Sloveni veneti", anche perché per lunghi secoli
la Repubblica di Venezia considerava suoi fedelissimi sudditi gli abitanti
delle Valli del Natisone (cfr. a pag. 376). Concludendo,
mentre la ringrazio per le stimolanti osservazioni, la pregherei — al
fine di colmare la mia assoluta ignoranza della realtà delle valli
Raccolana e Resia — di farmi conoscere le fonti delle sue affermazioni,
indicandomi la bibliografia essenziale in materia». Gentilmente Franco Martina mi inviò una "bibliografia" essenziale sulla materia che qui pubblico: CESA
DE MARCHI V., Il Montasio nelle Alpi
Giulie, Riv. Mensile CAI, 1931 DE
GASPERI G.B., Studi etnografici ed
antropologici nella Valle di Resia, "In Alto", n.1/2, 1912 DI
BRAZZA' G., Studi Alpini nella Valle
di Raccolana. Boll. Soc. Geog. Ital. vol. VIII, Roma 1883 LOSCHI
G., Resia, paesi, abitanti, parlate,
Udine 1898 MAILLY
(VON) A., Sagen aus Friaul und den
Julischen Alpen, Leipzig, 1922 MAYER
E.A., Raccolana, Deutsche Hausbücherei,
Band 81. Wien, 1923 AA.VV.,
Resia, Soc. Filol. Friulana,
Udine, 1967 |
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| Ultimo
aggiornamento
27/02/09
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