Soči (all'Isonzo)

( … ) 

Pa oh, siroti tebi žuga

vihar grozán, vihar strašán;

prihrumel z gorkega bo juga,

divjal čez plodno bo ravan,

ki tvoja jo napaja struga —

gorjé, da daleč ni ta dan!

Nad tabo jasen bo oblok,

krog tebe pa svinčena toča

in dež krvav in solz potok

in blisk in grom — oh, bitva vroča!

Tod sekla bridka bodo jekla,

in ti mi boš krvava tekla:

kri naša te pojila bo,

sovražna te kalila bo!

Takrat se spomni, bistra Soča,

kar gorko ti srce naroča:

Kar bode shranjenih voda

v oblakih tvojega neba,

kar vode v tvojih bo planinah,

kar bode v cvetnih je ravninah,

tačas pridrvi vse na dan,

narasti, vzkipi v tok strašán!

Ne stiskaj v meje se bregov,

srdita čez branove stopi,

ter tujce, zemlje-lne, vtopi

Na dno razpenjenih valov!

 

  ( …)

  Ma su te, misero, ahimè, s'addensa

  un tremendo uragano, una bufera immensa,

  dal caldo meridione infuriando verrà

  e strage alla pianura ferace recherà

  che la tua corrente disseta.

  E quel giorno, ahimè, lontano non è!

  Su te il ciel sereno s'inarcherà,

  ma intorno grandine di piombo cadrà

  e sangue a fiotti e di lacrime un torrente

  e lampi e tuoni — oh che battaglia ardente!

  Qui all'urto delle spade affilate,

  le tue acque di rosso saranno colorate:

  il nostro sangue a te scorrerà,

  quello nemico ti intorbiderà!

  Rammenta, chiaro Isonzo, allora

  ciò che il cuore ardente implora:

  Quanto di acqua in serbo avrà

  nei suoi nembi il tuo cielo,

  quanto nelle tue montagne sarà

  d'acque e nelle pianure fiorite

  riversale allora finché tutte saran uscite

  e tu cresci, sollevati con la corrente tremenda!

  Non ridurti entri i limiti delle sponde,

  balza dagli argini tuoi furibondo

  e lo stranier della nostra terra avido

  nel fondo dei tuoi gorghi travolgi impavido!

 

Traduzione di Giovanna/Iva Ferianis Vadnjal

 

 

Simon Gregorčič

il poeta di Caporetto

 

 

traduzione e commento di Giovanna Ferianis Vadnjal

 

Figlio di questa terra, essendo nato a Vrsno, piccolo villaggio di montagna, situato sulle ultime propaggini del Monte Nero, nel territorio di Caporetto, Simon Gegorčič (1844-1906) non è solo uno dei più grandi poeti lirici dell'Ottocento sloveno per la sua indole estremamente sensibile e nello stesso tempo fiera, sebbene soffusa di una nota di tristezza e di pessimismo, e per la melodiosità e la nitidezza della sua espressione, ma è anche uno degli autori più amati dalla propria gente e in genere da tutti gli Sloveni. I più umili da una parte, i poveri contadini delle valli isontine sentirono di avere in lui un vero amico, capace di amarli e di comprenderli sentendosi lui pure uno di loro, di umilissime origini e povero e infelice attraverso tutta la sua esistenza; dall'altra tutta la nazione slovena, ma in particolare i suoi conterranei, gente di confine, trovarono nei suoi versi l'espressione più genuina dei propri sentimenti di amor patrio, amore della natura e desiderio di libertà e giustizia. In questo senso la più celebre delle sue poesie, universalmente nota non solo in Slovenia, è la poesia dedicata all'Isonzo (Soči, 1879), in cui il poeta-vate descrive con visione profetica “l'orrenda bufera” che insanguinerà la sua terra seminandovi strage e rovina: con tale espressione e vera ispirazione profetica Gegorçiç già nella II metà del 19° secolo prelude alla prima guerra mondiale quando la sua valle, il suo Isonzo e i suoi monti saranno invasi dallo straniero “avido” e per qualche decennio privati della libertà a causa della dominazione straniera.

 

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Simon Gegorčič è sepolto nel piccolo cimitero addossato alla chiesa di San Lorenzo, di cui per vari anni fu cappellano. Il monumento sepolcrale del poeta è opera dello scultore Josip Biteznik (1908). Alla sua base un'iscrizione riporta le parole del titolo e del verso conclusivo di una celebre poesia di GegorčičSalviamo il nostro battello”, metafora cui il poeta ricorre per spronare gli Sloveni ad agire in difesa della propria nazione, anche a costo di gravi sacrifici e pericoli.

Nel 1959 è stata eretta nella piazza di Caporetto dallo scultore Jacob Savinsek (con l'aiuto di Julij Renk) un'imponente statua in bronzo di Simon Gregorčič, alta circa m 3,30.

(Fusione: fonderia Vladimir Seb di Zagabria; marmo del piedistallo: impresa Marmorindus di Seæana; architetto: Anton Bitenc, di Lubiana).

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Ultimo aggiornamento 12/01/09