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La diffusione del culto del Sacro Cuore di Gesù durante la Grande Guerra |
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Sulla via dell'esilio verso il campo profughi di Mitterndorf (Austria Inferiore) un gruppo di abitanti di Mori (Trento) — cittadini austriaci di lingua italiana — cantava: Pietà Signor pel nostro patrio suolo noi ti preghiamo a piè del Santo
Altar. La patria nostra a te si volge in duolo a te sua prece ascenda e il sospirar. Dio di clemenza, Dio Salvator, Deh! Salva il popol nostro pel tuo Sacro Cuor (Da Senzza una metta, senzza destinazione, 1989, Diari, ricordi, testimonianze di profughi trentini in esilio, 1914-1919, a c. di Aldo Miorelli, pp. 102-103. —La musica dell'inno è di Lorenzo Perosi—). Ma anche nell'Alto Isonzo ai cittadini austriaci di lingua slovena costretti dagli italiani, per esigenze belliche, ad evacuare i propri villaggi e a rifugiarsi nella zona di Breginj, un cappellano militare faceva cantare in italiano: Dio di clemenza, Dio salvator salvate tutto il mondo con il vostro Sacro Cuor… (Cfr. testimonianza di Yulka Masera) A conferma della grande diffusione del culto per il Sacro Cuore in tutta l'area del fronte, ecco quanto scrive Mussolini nel suo diario, in data 30 dicembre 1916 (sul Carso, nei pressi di Doberdò): «Padre Michele è passato nelle trincee, offrendo un distintivo tricolore e un foglietto. Ho accettato il distintivo, poi mi sono fatto dare il foglietto. Si tratta della Solenne
consacrazione dei
soldati del Regio Esercito Italiano al Sacro Cuore di Gesù — Io non commento, trascrivo. Nell'interno del foglietto c'è l'istruzione che dice: La
devozione al Sacro Cuore di Gesù è la grande speranza dei tempi nostri.
(…) Vedete i francesi alla battaglia della Marna: tutto sembrava
perduto, quando il generale Castelnau ebbe l'ispirazione d'invocare il
Sacro Cuore e consacrargli l'esercito. E il risultato fu la meravigliosa
vittoria che salvò la Francia (…)». ------------ ©
1997 Camillo Pavan, dal libro Grande
Guerra e popolazione civile, vol. 1 - Caporetto |
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| Ultimo
aggiornamento
12/01/09
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