La conquista del Sabotino

Nel quadro della 6a battaglia dell'Isonzo, culminata con la presa di Gorizia da parte degli italiani (9 agosto 1916), fondamentale fu la conquista del Sabotino, l'altura che chiudeva a nord la testa di ponte austriaca di Gorizia.

La cima del Sabotino (q. 609) fu raggiunta il 6 agosto da una colonna italiana comandata dal col. Pietro Badoglio. Il 7 agosto gli austriaci sferrarono un violento contrattacco. Gli italiani lo respinsero, rafforzando in tal modo la loro presenza lungo tutto il costone dalla cima del Sabotino all'Isonzo. Rimaneva però una sacca di resistenza austriaca ad opera di reparti barricati nelle gallerie scavate all'interno del monte.

Ecco come alle pagine 36-37 del mio libro è descritto l'epilogo del fatto d'armi:

 

«La conquista di questo "formidabile baluardo naturale" avvenne (…) ad opera di una colonna della 45 a div. guidata dal col. Badoglio. (Pieropan, pag. 215)

L'estrema difesa del Sabotino fu opera di tre battaglioni di dalmati che asserragliati nelle caverne rifiutarono ogni invito alla resa. "Allora gli italiani ricorsero a un mezzo crudele: trasportarono sul Sabotino latte colme di petrolio". Dall'alto iniziarono a versare il liquido negli imbocchi delle caverne. Poi invitarono di nuovo i dalmati ad arrendersi, e ancora una volta ottennero un rifiuto; allora procedettero con l'accensione del petrolio.

"Le fiamme divamparono, un fumo acre, corrosivo, si diffuse nell'aria. Il Sabotino bruciava. Bruciava fin nelle viscere. Alla fine, niente si mosse più nelle caverne…". (Fritz Weber, Dal Monte Nero a Caporetto, pp. 224-226).

Di tutto ciò non appare traccia nei resoconti italiani della battaglia. La cima risulta anzi conquistata in soli 40 minuti, fra le grida esultanti dei soldati, alle 16,40. "Il nemico non ebbe il tempo di riaversi dalla sorpresa". (Caimpenta, Il maresciallo Badoglio, p.106) e la vittoria fu celebrata da D'Annunzio con uno dei suoi soliti distici: "Fu come l'ala che non lascia impronte / il primo grido avea già preso il monte». (Id., p. 108).

 

Nel gennaio 2001 il lettore Nicola Persegati di Legnago (VR) mi segnalò un'altra versione — da me non conosciuta all'epoca della stesura del testo — che ritengo doveroso riportare in questa sede:

 

« Nell'alto Sabotino però rimaneva ancora la galleria del 609 in possesso degli austriaci che vi si difendevano tenacemente fino dal giorno 6. Essi trinceratisi entro la caverna tortuosa, che rendeva inutile il tiro di una mitragliatrice posta all'imbocco, fulminavano chiunque si avvicinasse. Fu possibile snidarli solamente il giorno 8 accendendo bidoni di petrolio all'ingresso orientale della galleria che fu invasa da un fumo asfissiante. Per qualche ora gli austriaci resistettero, ma poi uscirono, prima gli ufficiali e poi la truppa, ad uno ad uno con le mani alzate ed erano tanti che non sembrava possibile potesse contenerli la galleria». (G. Venturi, La Conquista del Sabotino, Stab. Tip. V. Bolla & figlio, Finalborgo [SV] - MCMXXV, pag. 139).

 

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Un'immagine del Sabotino, parete verso l'Isonzo. I numeri indicano i vari ricoveri austriaci trasformati dagli italiani, dopo la conquista, in batterie in caverna e osservatori rivolti verso gli altri rilievi attorno a Gorizia che erano rimasti ancora in mano avversaria. 

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Ultimo aggiornamento 12/01/09