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Da
Ypres a Plezzo I
gas da combattimento nella Grande Guerra di Camillo Pavan |
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Fotografia, scattata da un aereo, del primo attacco a gas effettuato dai tedeschi nel 1915 presso Ypres. (Lustig) [cliccare sull'immagine per ingrandirla] |
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Gli italiani sapevano che nel corso dell'imminente offensiva [di Caporetto] gli attaccanti avrebbero fatto ricorso ai gas. Infatti, malgrado il loro impiego fosse stato espressamente vietato dalle Convenzioni internazionali dell'Aja del 1899 e del 1907, firmate da tutte le nazioni europee, l'uso dei gas era ormai consuetudine presso tutti gli eserciti1. La “guerra chimica” si fa tradizionalmente iniziare nel 1915 con l'attacco tedesco a Ypres, località belga del fronte occidentale il cui nome fiammingo è Ieper. Ma già in precedenza c'erano stati dei seppur modesti tentativi d'impiego dei gas ad uso bellico. Anzi, i tedeschi accusarono proprio i francesi di aver usato per primi dei proiettili carichi di gas irritante, all'inizio d'ottobre del 1914. Il 27 ottobre dello stesso anno, a Neuve Chapelle, i tedeschi lanciarono contro le posizioni francesi 3000 shrapnels da 105 carichi di sali di dianisidina, che avrebbero dovuto produrre effetti irritanti, ma che si rivelarono inefficaci 2. Dopo alcuni altri tentativi “di assestamento” sul fronte russo e francese, senza risultati apprezzabili, i tedeschi ci riprovarono, ma questa volta in grande stile. Il 22 aprile del 1915 le truppe francesi schierate presso Ypres nel settore fra Langemark e Bixschoote, sprovviste di qualsiasi maschera, videro avanzare verso di loro «una spessa muraglia di gas giallo-verdastro, alta dapprima quanto un uomo e poi più elevata». Era il cloro, emesso per una durata di otto minuti da una grande quantità di grosse bombole portate dai tedeschi in prima linea. Il successo fu «tristemente grandioso»: 15.000 gassati di cui almeno 5000 morti. L'attacco verrà ripetuto alcuni giorni più tardi sulle trincee ad est di Ypres, presidiate dalle truppe canadesi, provocando altri 5000 morti. Se gli alleati si trovarono impreparati all'aggressivo chimico, pure i tedeschi non si resero conto subito dell'enorme importanza della nuova arma. Commenta Izzo: «Cosa sarebbe successo se l'iprite fosse stata impiegata in forti quantità come nel 1918, in cui, in una sola azione durata 10 giorni, vennero dai tedeschi lanciati 1.000.000 di proiettili contenenti 2500 tonnellate di iprite?». Da quell'aprile del 1915 iniziò fra i chimici degli opposti eserciti una vera e propria gara. Da una parte si trovarono ben presto i rimedi in grado di neutralizzare gli effetti del cloro (maschere individuali e protezioni collettive) e dall'altra si sperimentarono nuovi tipi di gas, primo fra tutti il fosgene (peraltro conosciuto fin dal 1811), i cui proiettili erano contrassegnati da una croce verde. Si perfezionarono le protezioni, e si provarono aggressivi sempre più potenti, fino a quando i tedeschi, ancora una volta all'avanguardia, impiegarono dei proiettili, contrassegnati da una croce gialla e contenenti una nuova sostanza, vescicante e tossica ad un tempo, contro cui non c'era alcuna protezione: il solfuro di etile biclorurato. Anche questo era conosciuto da tempo (1860), ma d'ora in avanti prenderà il nome dalla località tristemente famosa in cui venne impiegato per la prima volta nella notte fra l'11 e il 12 luglio 1917: il laboratorio a cielo aperto di Ypres (da cui “iprite”). L'iprite non procura un'immediata, alta, mortalità. Tuttavia, a causa della sua forte ed estesa azione vescicatoria (eruzioni cutanee, gonfiamento degli organi genitali, ecc.), è in grado comunque di rendere inabili per lungo tempo, fra sofferenze facilmente intuibili, un'altissima percentuale dei colpiti. Ad esempio, fra i diecimila “ipritizzati” di Verdun nell'agosto-settembre del 1917 il tasso di mortalità fu dell'1-2%, ma il 35% dei colpiti venne definitivamente messo fuori combattimento, mentre il recupero del restante 65%, mai del tutto completo, impiegò una media di 45 giorni. A questo riguardo qualcuno (che non era a Plezzo quel mattino del 24 ottobre), considerando appunto il modesto tasso di mortalità che le statistiche attribuiscono ai gas, è arrivato a considerarli un'arma umanitaria 3. L'iprite si presenta sotto forma di un liquido poco volatile e molto persistente; può permanere sul terreno per parecchi giorni senza che si riesca ad avere sentore della sua presenza, dato che l'odore di senape che emana è lieve. Si dimostrò ben presto il più temibile dei gas e i proiettili a croce gialla provocarono un numero di perdite otto volte maggiore degli aggressivi precedentemente usati. Da un punto di vista militare, il “pregio” di questo gas, oltre alla sua persistenza sul terreno, è quello di passare attraverso i comuni indumenti. Per difendersi, sarebbero necessari degli speciali tessuti impermeabili, che di fatto sono impossibili da indossare per il lungo tempo richiesto, specialmente d'estate 4. Sul fronte italiano il gas (una mistura di cloro e fosgene) 5 fu usato per la prima volta dagli austriaci fra il San Michele e San Martino, sul Carso, il 29 giugno 1916 alle 5 del mattino, provocando in breve tempo 6428 morti (di cui 172 ufficiali) fra gli italiani 6. «La linea italiana, occupata dai reparti delle brigate Pisa, Regina e Ferrara che proprio in quel momento stavano attuando una complessa manovra di avvicendamento, patì notevolmente le conseguenze della nube tossica, che si abbatté sulle trincee e ristagnò nelle depressioni tra le prime linee e il corso dell'Isonzo. Dopo qualche ora, un improvviso cambio di vento rispedì al mittente il gas, con conseguenze anche fra gli attaccanti» 7. Nel corso dell'attacco, gli austro-ungarici usarono pure delle mazze ferrate per colpire i soldati italiani tramortiti e la cosa destò profonda indignazione sui giornali di tutta Europa. «Il massiccio uso propagandistico dell'abbinamento tra il gas e la mazza chiodata, un'arma tecnologicamente avanzata unita ad un rimasuglio medievale (ma le vanghette ed i calci dei fucili avevano la stessa funzione), impressionò i combattenti direttamente coinvolti, pure abituati ad ogni genere di efferatezze belliche…, ma soprattutto l'opinione pubblica, le famiglie dei combattenti, provocando un diffuso aumento dell'odio nei confronti del nemico…»8. Ovviamente gli italiani non furono poi da meno nell'uso dei gas, impiegati in gran quantità specie nella battaglia della Bainsizza (e nell'11a dell'Isonzo in generale), come si evince dal documento riportato nella pagina seguente e, soprattutto, dalla relazione austriaca n. 22.615 citata da Izzo (p. 24): «La durata dei tiri a gas italiani era molto diversa, gli ingassamenti di determinate località duravano generalmente più ore. In un caso il nemico tirò per nove ore a gas impiegando 3500 granate speciali, ma di massima le batterie furono esposte ai gas per più di cinque ore. Il tiro veniva eseguito per la maggior parte di notte o nelle prime ore del mattino, per cogliere nel sonno gli uomini, per ostacolare i rifornimenti, inoltre stancare le truppe con continui allarmi e finalmente perché, nelle ore notturne, vi è maggiore calma di vento. Inoltre il tiro notturno a gas promette il massimo risultato possibile, giacché l'attività a difendersi dai gas è minore da parte di truppe piene di sonno, e riesce più difficile di notte riconoscere il tiro a gas dagli altri». Verso la fine del conflitto l'uso dei gas era ormai diventato pratica corrente, tanto che nel luglio del 1918 le dotazioni dell'artiglieria tedesca contenevano circa il 50% dei proiettili a gas 9. Enormi furono anche le quantità di aggressivi chimici prodotte complessivamente dai vari stati in guerra:100.000 tonnellate dalla Germania; 50.000 tonn. ciascuna da Francia e Inghilterra e 13.000 tonn. dall'Italia 10. Nel solo stabilimento di Rumianca, nel 1918, si fabbricavano sei tonnellate/giorno di fosgene11. -------------- Note 1
Alfredo Pagniello, I
grandi pilastri della guerra, Gli
aggressivi chimici, L'azoto atmosferico, Fratelli Bocca Editori,
Torino, 1928, p. 2. 2
Attilio Izzo, Guerra
chimica e difesa antigas, Seconda edizione aggiornata ed
aumentata, Hoepli, Milano, 1935, pp. 17-25 (anche per le successive
notizie, fino alla nota n. 3). 3
Alessandro Lustig, Fisiopatologia
e clinica dei gas da combattimento ad uso dei medici, Istituto
Sieroterapico Milanese, Milano, 1931, p. 14. L'autore, “professore e
senatore”, era un'autorità in materia essendo stato colonnello medico
all'Ufficio Speciale Tecnico del Comando supremo italiano, durante la
guerra. Era presente al C.S. anche nei giorni di Caporetto (Angelo
Gatti, Caporetto, Dal diario di guerra
inedito (maggio-dicembre 1917), a c. di Alberto Monticone, Il
Mulino, Bologna, 1964, p. 270). Lustig
fa sua l'opinione di «alcuni tecnici della guerra (…) ed anche molti
medici». 4
Il tenente Muccini racconta nelle sue memorie (Mario
Muccini, 1939, Ed ora, andiamo! Il romanzo di uno "scalcinato", 2a
ediz., Garzanti, Milano, p. 229) di un rimedio, sia pure parziale,
utilizzato dagli italiani: «Ci distribuiscono le mutandine contro
l'iprite. Sono nere e sembrano costumini da bagno. Ci salveranno i
testicoli. Almeno a questi, carramba, ci teniamo». 5
Lustig, p. 9. Per ottenere la nube tossica gli austriaci avevano
posizionato sul Carso 6000 bombole dal peso di 50 kg ciascuna, ma a causa
del vento sfavorevole per l'emissione del gas ne utilizzarono solo 3000.
6
Lucio Fabi, 1991, a c., Sul
Carso della Grande Guerra, Da Redipuglia a Gorizia, Guida ad un percorso
storico-museale, Edizioni della Laguna, Monfalcone/Provincia di
Gorizia/Eikon Coop., p. 46. 7
Lucio Fabi, a c., 1995, Uomini,
armi e campi di battaglia della Grande Guerra, Mursia, Milano, p.
43. 8
Ibidem. 9
Izzo, op. cit., p. 24.
Secondo Lustig, op. cit., p. 10: «Negli ultimi tempi dell'immane conflitto, le
artiglierie di tutti i calibri erano fornite in preponderanza di dotazioni
di proietti carichi con aggressivi chimici ed il loro uso fu, si può
dire, continuo. Il lancio dei gas ebbe così un influsso decisivo su tutta
la tattica della guerra e il loro uso fu esteso anche nei combattimenti
navali». 10
Izzo,
op. cit., p. 4. 11
Id., p. 45. -------------- © 1997. Dal libro Grande Guerra e popolazione civile, vol. 1 - Caporetto.
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| Ultimo
aggiornamento
12/01/09
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