Diari, autocensure, manomissioni

A proposito del Diario di guerra del granatiere Giuriati Giuseppe

Ho avuto occasione di consultare le successive versioni del diario Giuriati conservate dal figlio Carlo, a Santa Bona di Treviso.

La prima versione è rappresentata dallo sgualcito quadernetto di annotazioni "in presa diretta" che il soldato portava sempre con sé.

La seconda stesura (gennaio 1920), evidenzia lo sforzo di Giuriati di mettere in ordine — ricopiandoli su due quaderni scritti in bella grafia — gli appunti originali buttati giù in fretta e portati «proprio sempre achanto».

La terza edizione — questa volta a stampa, e con diffusione nazionale — viene pubblicata in origine nel n. 25-26 (aprile 1934) de L'Italiano, Periodico della rivoluzione fascista.

Nel febbraio 1935, mentore il legionario fiumano Mario Botter dell'Associazione Granatieri di Treviso il diario assume la definitiva versione di un volumetto, per i tipi della  Longo & Zoppelli.

L'edizione è curata da Giovanni Comisso che, oltre a scrivere la premessa, sottopone il testo anche a un “delicatissimo” intervento di editing, come lo definisce Nico Naldini nella postfazione all'ennesima ristampa del “diario”. (Hefti, Milano, 1996).

Per avere un'idea degli stravolgimenti subìti in alcuni punti — nella sostanza, più ancora che nella forma — durante il passaggio dalle affrettate note originali all'edizione comissiana mi limito a confrontare il momento che interessa questo capitolo: la cattura.

  1. Originale: «… allora avevimo perso la nostra compagnia chi girava di qua e chi di la. finalmente che mi anno preso tutti prigionieri allora ormai erimo contenti perche avevimo salva la vita … ».

  2. Manoscritto 1920: «… il comandante era morto il tenente di compagnia ferito erimo fiachi sfiniti pieni di fame e qui in queste mani Idio sà come la andrà erimo il 30 Ottobre  /  1917

    Giuriati Giuseppe

    Adio Itaglia

    famiglia arrivederci»

  3. Edizione Comisso 1934: «Ma io e il mio amico Fiorotto e diversi ci siamo messi a piangere dalla rabbia di essere in quelle mani. Iddio sa come andrà di noi.

       Oggi siamo ai 30 ottobre 1917. Addio Italia. Famiglia arrivederci».

Come si può notare, c'è una certa differenza…

E in particolare non si può non sottolineare come l'originale «erimo contenti perche avevimo salva la vita» sia diventato, in seguito al “delicatissimo” intervento di Comisso «ci siamo messi a piangere dalla rabbia di essere in quelle mani».

Un caso esemplare di quello che oggi va sotto il termine di “uso pubblico della storia”. La guerra vittoriosa è un momento fondante per il fascismo, e il comportamento del soldato italiano non deve lasciar adito a debolezze di sorta.

Certo, se si voleva pubblicare qualcosa sui prigionieri durante il fascismo queste erano le condizioni (Procacci, p. 207) e l’apolitico Comisso glissa sulla questione. A lui interessava mettere in risalto «la forza misteriosa e potente dei grandi artisti» che emanava l'opera di Giuriati, questo «contadino buono e laborioso» paragonato «a tutti quegli artisti di cui mai si è saputo l'origine e meglio sono stati identificati col popolo stesso a cui appartennero».

Non possiedo gli strumenti per un'analisi estetica del testo ma ritengo sostanzialmente valido il giudizio dello scrittore trevigiano (anche se le sue affermazioni possono valere per non poche delle “scritture popolari” che ultimamente sono emerse dal buio delle soffitte).

Devo dire però che in generale, da un punto di vista storiografico, la manomissione delle fonti storiche è una scorrettezza inammissibile.

Nel caso particolare, per quanto riguarda l'uso che personalmente in questo lavoro faccio dei diari, è un invito ad utilizzarli sempre con molta cautela.

Da ultimo, non mi resta che augurarmi che qualche ente pubblico, archivio, museo o biblioteca prenda accordi con la famiglia Giuriati per mettere a disposizione  degli studiosi  questo “reperto” storico-letterario, nella sua unitarietà e con la sua preziosa stratificazione di interventi sul testo.

 

© 2001, Camillo Pavan. Dal libro I prigionieri italiani dopo Caporetto.

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Ultimo aggiornamento 27/02/09