Bibliografia

Nota introduttiva

 

I libri pubblicati sulla Prima guerra mondiale sono una quantità sterminata. Ho voluto per curiosità contare le schede esistenti sull'argomento in una sola biblioteca italiana di media grandezza, la "Querini Stampalia" di Venezia: sono risultate 1106. Si tratta di libri editi nella stragrande maggioranza fra le due guerre; “solo” 91 sono quelli usciti fra il 1958 e il 1995.

Alberto Monticone, nel suo La battaglia di Caporetto, ha citato in bibliografia ben 113 titoli, ed era il 1955.

È chiaro che sono stato costretto a fare delle scelte: pertanto la bibliografia di seguito riportata si riferisce alle pubblicazioni da me effettivamente consultate per la ricerca (la bibliografia dei collaboratori è riportata alla fine dei rispettivi saggi).

Non parliamo poi delle fonti archivistiche, che esistono in quantità di gran lunga maggiori. A cominciare dall'Archivio centrale dello Stato di Roma (dove peraltro ci sono ancora delle buste non inventariate, come ad esempio le 154 del Comitato parlamentare veneto per l'Assistenza ai profughi) anche se sono pur sempre disponibili, per restare all'argomento profughi, le 878 buste del Segretariato Generale per gli Affari Civili.

Da non molto tempo è inoltre consultabile “nella sua globalità” il materiale d'archivio conservato presso l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito (via Lepanto, 5 - Roma) nel quadro di un «consapevole, maturato e palesato cambiamento di stile, cosa che — quantunque da certi ambienti contestata — caratterizza da anni le attività dell'Ufficio Storico». (A. Brugioni, M. Saporiti, Manuale delle ricerche nell'ufficio storico dello SME, Roma, 1989, p. 5).

E anche in questo caso si tratterebbe di quintali di documenti cartacei da consultare.

Viene in mente a questo punto la battuta del giovane ufficiale d'artiglieria Silvio d'Amico (p. 243 del suo Diario di guerra): «Senza carta la guerra moderna non si fa. (…) Perché (…) non si vanno a bombardare le cartiere del nemico?». Che poi ricorda quella del suo collega austriaco Fritz Weber (Tappe della disfatta, p. 286): «Negli uffici dei comandi la guerra è divenuta da lungo tempo una raccolta di atti e di carte. Le macchine da scrivere vi hanno maggiore importanza delle mitragliatrici… ».

Mi dicono infatti che pure al Kriegsarchiv di Vienna ci siano grandi quantità di documenti relativi alla prima guerra mondiale. “Fortunatamente” non so il tedesco.  

Anche in questo settore ho dovuto quindi fare delle scelte e, visto che le fonti archivistiche hanno buone probabilità di sopravvivere per qualche altro secolo ho preferito parlare con alcuni vecchi testimoni di quei lontani eventi che, statisticamente, hanno invece poche probabilità di sopravvivere più di un decennio.

Ritornando alla bibliografia, per i volumi che più ho avuto difficoltà a rintracciare, ho segnato, alla fine della consueta indicazione bibliografica, la biblioteca presso cui li ho consultati. Di solito non si usa, ma ho pensato a quanto personalmente mi sarebbero state utili queste indicazioni. [Oggi, con Internet, è più facile: basta collegarsi al sito del Servizio Bibliotecario Nazionale e si hanno buone probabilità di rintracciare gran parte dei titoli che servono].

Alcuni libri sulla prima guerra mondiale, pur essendo stati stampati a migliaia se non a centinaia di migliaia di copie, per la loro difficile reperibilità possono tranquillamente essere paragonati a certe fonti d'archivio, che si sa che esistono, ma non sono consultabili perché non inventariate. È il caso del celeberrimo Le feu di Henri Barbusse, vero bestseller antimilitarista, pubblicato in Francia ancora durante la guerra, tradotto — a quanto mi risulta — anche in italiano, citato da ogni storico che si rispetti, ma introvabile nelle non poche biblioteche da me frequentate.

A titolo di esempio delle difficoltà incontrate per recuperare determinati libri racconto brevemente — e poi chiudo — come sono venuto in possesso del testo di Erwin Rommel, Fanterie all'attacco, dettagliato resoconto dell'audace e rapida avanzata dall'Isonzo al Piave della futura “volpe del deserto”. Testo ovviamente ultracitato, che non potevo non consultare. Sembrerà incredibile ma né la biblioteca della mia città, né le biblioteche statali di Venezia, Gorizia, e centrale di Roma, né la biblioteca militare centrale, sempre di Roma, lo possiedono.  E non parlo dell'edizione tedesca originale, ma della traduzione italiana pubblicata da Longanesi nel 1972.

Per disperazione, nell'ottobre del 1996, mi misi allora in contatto con la trasmissione-contenitore culturale del pomeriggio su Radio Tre Lampi d'autunno, (condotta in quel periodo da Marino Sinibaldi), che verso le cinque della sera proponeva una preziosa rubrica significativamente titolata Caccia al libro. E, caso volle, che nel giro di pochi giorni finalmente rintracciassi questo libro-fantasma. Un ascoltatore di Palermo, il dr. Luigi Massara, pur non particolarmente interessato all'argomento, lo aveva nella sua personale biblioteca e mi fece avere le preziose fotocopie… 

I testi utilizzati per "Grande Guerra e popolazione civile vol.1 Caporetto"

 

 

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Piccola antologia di letteratura caporettiana

 

Subito dopo la guerra furono soprattutto tedeschi e austriaci a scrivere sulla battaglia di Caporetto, ad iniziare da Walter Oertel con Vom Isonzo zur Piave, Stuttgart, 1918. Ed è facile anche immaginare il perché: per loro si trattava della più importante vittoria contro l'Italia. Gli italiani invece, che pur sconfitti a Caporetto alla fine vinsero la guerra, non avevano certo interesse a ricordare questa terribile sconfitta, preferivano festeggiare la Vittoria.

Per la verità in Italia già nel 1919 era uscita la Relazione della Commissione d'inchiesta su Caporetto voluta dal governo, contenente nel primo volume una ricostruzione della battaglia e nel secondo una serie di pesanti critiche alla condotta dei comandi militari. Alla Commissione risposero dapprima il generale Capello, con due volumi (Per la verità e Note di Guerra, Treves, 1920) e poi Cadorna, nel 1921, con La guerra alla fronte italiana, Fino all'arresto sulla linea della Piave e del Grappa. Libri indubbiamente importanti ma con il vizio di fondo di essere opera di parti in causa, con la necessità di difendere il proprio operato.

Solo nel 1933 si avrà una ricostruzione equilibrata, anche se non esauriente, della 12a battaglia dell'Isonzo ad opera del gen. Caviglia.

Ma, come ricorda Monticone, «il primo vero tentativo di narrazione completa della battaglia fu compiuto un anno dopo (1934) dal gen. Cabiati» (La battaglia dell'ottobre 1917).

Oltre vent'anni più tardi, con La battaglia di Caporetto, sarà proprio Alberto Monticone ad effettuare lo studio più esauriente, anche da un punto di vista metodologico, sulla grande offensiva austro-tedesca. La riprova del valore dell'opera di Monticone è la sua tuttora sostanziale validità, anche dopo l'uscita, nel 1967, della Relazione ufficiale redatta dall'Ufficio Storico dello SME.

Il 1967 è anche l'anno dell'innovativo lavoro di Mario Isnenghi I vinti di Caporetto, un'analisi — fuori dai consueti schemi — delle memorie di guerra degli ufficiali combattenti

Fondamentale, nel 1974, l'opera di Fadini che ci ha permesso di conoscere Caporetto dalla parte del vincitore, pubblicando e commentando il diario di von Below. Notevoli anche i volumi di quello che è forse lo studioso di Caporetto più noto al grande pubblico: Mario Silvestri. I suoi Isonzo 1917, del 1965 e Caporetto, una battaglia e un enigma, del 1984 sono ormai dei classici. 

Siamo così arrivati agli anni ’90, che hanno visto un rifiorire di studi caporettiani, ad iniziare dall'originale opera di Antonio Sema Caporetto, il mondo capovolto.

Significativo il fatto che finalmente, e proprio a partire dalla data della indipendenza, siano usciti anche in Slovenia (dove è bene ricordare si trova — e si trovava — Caporetto) due volumi veramente ponderosi e documentati ad opera di Vasja Klavora: Plavi kriz, Soska fronta, Bovec, 1915-1917 [Croce azzurra, Fronte dell'Isonzo, …], Koper/Capodistria, 1991, e Koraki skozi meglo [Passi nella nebbia], 1994, entrambi tradotti anche in tedesco.

 

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Ultimo aggiornamento 12/01/09