| L’anno della fame |
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La fame è stata la grande protagonista del 1918 nelle Terre Invase. Le interviste, al riguardo, non lasciano dubbi, pur nei toni più o meno drammatici del racconto, che rispecchiano le inevitabili differenze di classe e di collocazione geografica dei testimoni. È evidente infatti che chi era benestante e aveva moneta italiana da spendere (meglio se in oro) riuscì in qualche modo a cavarsela. Altrettanto si può dire per gli abitanti delle Basse, cioè della fertile pianura friulana, meta agognata di tanti pellegrinaggi di affamati provenienti dai paesi di montagna o dalle colline poste nelle retrovie del fronte. Va detto che se c’era chi era disposto a sacrificare il proprio oro e i propri averi per comprare un po' di biàva, c’era anche chi gliela vendeva e si arricchiva. In altre parole prosperava il mercato nero, come in tutte le guerre, ma stranamente gli studi sull’occupazione austro-tedesca hanno finora pressoché ignorato il fenomeno. Per rendersi conto di come la penuria di generi alimentari abbia inciso sulle condizioni di vita degli abitanti delle Terre Invase e in particolare di quelli dei paesi a ridosso del fronte, analizziamo — sollecitati dalla testimonianza di Regina Tittonel — il Registro dei Morti della parrocchia di Miane, dove venivano segnati i decessi, oltre che del capoluogo, anche delle frazioni di Campèa, Premaór, Vergomàn e Visnà. Ci limitiamo a riassumere quanto è stato riportato giorno dopo giorno dal curato, senza tener conto di altre variabili. Nel libro parrocchiale non sono infatti registrati i soldati morti in battaglia o in prigionia, né le persone morte a Miane ma sepolte nei paesi vicini, né i morti in profuganza. Non affrontiamo neppure la discrepanza fra i dati forniti nel dopoguerra dalla Reale Commissione d’Inchiesta sulle violazione del diritto delle genti commesse dal nemico (1) e quelli che emergono dal Registro dei Morti (2). Guardiamo i dati grezzi, senza molti commenti. Tanto, parlano da soli.
Miane, morti per anno
1916 = 66 1917 = 73 1918 = 521 1919 = 58
Dei 521 morti del 1918, 74 erano profughi provenienti dai paesi vicini (Quartier del Piave e Valdobbiadenese). Va ricordato che il 1918 fu anche l’anno della pandemia “spagnola”, che infierì particolarmente durante l’ultimo trimestre. Un raffronto più corretto è pertanto quello tra i morti durante i mesi dell’occupazione (novembre 1917 - ottobre 1918) e quelli durante gli analoghi periodi precedenti e successivi, secondo la seguente tabella: |
| Miane, morti per mese |
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Periodo |
Nov. |
Dic. |
Gen. |
Feb. |
Mar. |
Apr. |
Mag. |
Giu. |
Lug. |
Ago. |
Set. |
Ott. |
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1-11-1916 / 31-10-1917 |
6 |
3 |
8 |
9 |
6 |
5 |
8 |
6 |
3 |
4 |
6 |
6 |
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1-11-1917 / 31-10-1918 |
5 |
7 |
8 |
14 |
14 |
10 |
13 |
38 |
73 |
131 |
90 |
51 |
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1-11-1918 / 31-10-1919 |
68 |
11 |
13 |
9 |
2 |
4 |
2 |
4 |
6 |
4 |
6 |
3 |
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Dalla stagionalità dei decessi emerge che il picco di mortalità si ebbe nell’estate del 1918, da luglio a settembre. A prima vista la cosa può sembrar strana, perché a fine giugno c’era stato il nuovo raccolto del frumento (3). Ma è facile intuire come di quel frumento ben poco sia andato agli abitanti del luogo, vista la massiccia presenza dell’esercito occupante. Bisognava aspettare il raccolto del mais, cioè settembre (per il cinquantino) e ottobre. Nel frattempo, la fame e la morte facevano il loro corso.
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1 La Commissione…, vol. IV, “Tavola dalla mortalità nelle province invase…”, pp. 191-202, riferendosi a tutti gli abitanti residenti nel comune di Miane durante l’occupazione, calcolati in 5680 (compresa la frazione di Combai) riferisce di una mortalità assoluta di 660 persone e di una mortalità relativa del 116 per mille (p. 200). E non si tratta neppure di un primato. Al primo posto la Commissione colloca San Polo di Piave con il 267 per mille, seguita da Quero con il 179, Vittorio Veneto 167, Farra di Soligo 146, Revine Lago 145, Fregona 136, Cison di Valmarino, 130, Follina, 121, Arsiè 120. Con una mortalità inferiore a quella di Miane, ma sempre superiore al 100 per mille, seguono Feltre con il 113, Carlino e Santa Lucia di Piave con il 108, Prato Carnico con il 104. “Cifre di mortalità che superano quelle delle truppe in combattimento”. (Id., p. 182). 2 I dati dell’Archivio parrocchiale di Miane sono stati raccolti ed elaborati in collaborazione con Laura Martinello. 3 In quella che è la più nota carestia dell’età moderna (e prima del definitivo affermarsi della coltivazione del mais), quella del 1629 — seguita dalla peste del 1630 — , nei vicini paesi di Vidor e Colbertaldo la mortalità si concentrò infatti nei mesi primaverili, quando si stavano esaurendo le scorte dell’anno precedente e non erano ancora avvenuto il nuovo raccolto. (Giuliano Galletti, “La popolazione di Vidor e Colbertaldo”, in Due villaggi della collina trevigiana, Vidor e Colbertaldo, a cura di Danilo Gasparini, 1989, Comune di Vidor, vol.3/2, pp. 253-254). * * * © Camillo Pavan, 2004, dal libro L’ultimo anno della prima guerra. Il 1918 nel racconto dei testimoni friulani e veneti |
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| Ultimo
aggiornamento
12/01/09
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