La battaglia del Piave (giugno 1918)

 

Luigi Bragato, Cappella di Scorzè

Il capitano dei lancieri ci ha salvato la vita; quello ha fatto un'azione che gli hanno fatto un monumento, tre anni fa a Monastier.

Quel capitano, non so come si chiami, ma c’è il suo nome sul monumento, vada a vederlo. Nella ritirata si è presentato qua con i suoi uomini ed è rimasto qua quindici  giorni.

Poi è andato a Salzano, e alla mattina del 15 giugno del 1918, quella famosa mattina che i tedeschi hanno fatto l'offensiva, è partito da Salzano, lungo quella stradina che ormai la conosceva. «Hanno passato il Piave», ha detto a mia mamma, e correvano come matti, su per la stradina, in direzione di Zero e Treviso. E quando è arrivato a Monastier ha mandato il reggimento dei lancieri all'assalto è ha aperto il cerchio, nel giugno del 1918, la famosa mattina del sole stízio.

E se non c'erano i lancieri, quella volta là, gli italiani erano circondati. Hanno fatto un'azione, tra lancieri e arditi che li hanno buttati fuori.

D. A lei chi gliel'ha raccontate queste cose?

R. Eh, caspita, erano qua, i militari; me lo dicevano. E poi mio zio che era al fronte, sapeva tutto quanto, giorno per giorno, le azioni che avevano fatto; mio zio sapeva tutto.

Lui era al fronte a Castelli di Monfumo, presso la contessa Frova. E là c'erano tantissimi cannoni, inglesi, ma francesi più di tutto. C'erano gli obici F, sono quelli che ci hanno salvato. Ci hanno salvato la cavalleria — il reggimento di cavalleria Milano — e il bombardamento che hanno fatto gli italiani sotto la rocca di Asolo.

«Loro tiravano», diceva mio zio,  «e non ci prendevano, e noi per sei chilometri abbiamo tenuto il fronte, per due giorni. Non so quanti colpi che ho tirato», ha detto, «mi usciva il sangue dalle orecchie a forza di cannonate, e rumore».

Ed è vero: hanno iniziato alle otto del mattino del 15 giugno e hanno bombardato per due giorni. Fuoco continuo, tremava la casa anche qua, che avevamo paura. Noi eravamo qua, mi ricordo, e si sentiva il rumore delle cannonate che buttavano di là sul Piave. Altro che si sentiva il rumore! Brruum, bruu… un continuo, continuo, continuo.

Mi diceva mio zio Berto, perché era lui che gli tirava, sul Piave: «Se non c'erano quelle cannonate là e tutta quella roba che abbiamo buttato sul Piave, venivano di qua, sarebbero passati di qua». Perché lui era con il binocolo e li vedeva continuamente, era “puntatore ai pezzi”. Quella volta là i tedeschi erano un terzo di più. Sai quanti erano i tedeschi? Erano 72 divisioni, e gli italiani erano 50! Mio zio le sapeva queste cose, perché era là, e ogni giorno era in comunicazione con il capitano.

Mia mamma ha avuto un figlio subito dopo l'offensiva, questo qua vicino a me, grande e grosso, mio fratello Andrea, che è nato il 6 luglio del '18, e durante l'offensiva mia mamma lo aveva dentro, stava per partorirlo. C’era il rumore dei cannoni, e poi le truppe armate che andavano su al fronte per l'offensiva; cannoni e uomini, su, al Piave.

Non so come abbia fatto mia mamma ad avere il figlio, perché le cannonate che hanno tirato in quarantotto ore, voi non ne avete idea!

© 2004 Camillo Pavan - Dal libro L’ultimo anno della prima guerra

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Ultimo aggiornamento 12/01/09