4 novembre 1918
Dove è passata la guerra

 

Proponiamo la relazione inedita di un sopralluogo effettuato dai Carabinieri Reali di Treviso, al comando del capitano Candido Grondona, nelle terre oltre Piave appena liberate. Il documento è datato 4 novembre 1918, ma l'ispezione dei RR.CC. avvenne con tutta evidenza prima dell'armistizio, quando l'avanzata dei vincitori era ancora in corso.
Il panorama descritto è di assoluta desolazione. Ovunque paesi distrutti, case saccheggiate, bombe e munizioni ai bordi delle strade, cadaveri austriaci insepolti. Pochi gli abitanti che, usciti da rifugi e nascondigli, si aggirano smarriti e macilenti fra le rovine delle località più vicine alla linea del fuoco. Pochi anche gli abitanti presenti nei paesi più lontani e nei capoluoghi di mandamento.
Scritta con prosa scarna, che nulla lascia alla retorica della vittoria e poco anche al burocratese, la relazione Grondona fornisce un quadro complessivo, dettagliato e drammatico, della situazione di un territorio da cui la guerra si è appena allontanata. Mira inoltre ad individuare le priorità su cui intervenire: la popolazione civile, anzitutto. Prostrata da un anno di dura occupazione militare, la popolazione d'oltre Piave si appresta infatti a ritornare a vivere in un ambiente devastato e ostile, bisognosa di tutto, ad iniziare dal cibo.


Documento

Comando della divisione dei Carabinieri Reali di Treviso

PRO = MEMORIA

Il passaggio del Piave si effettua sul ponte in barche vicino a quello interrotto della Priula. Il grande transito ostacola e ritarda il passaggio di carriaggi, cavalli e pedoni. Basco, casa Capitello, case Musile, Candotta, Bartolette sono rase al suolo. Susegana, Colle Tombola e Collalto sono del pari ruinate; le strade e la campagna state battute da intensissimo bombardamento sono crivellate di buche. Il lavoro di riattivazione della viabilità stradale è piuttosto lento.
Vi è molto materiale bellico abbandonato dal nemico e qualche morto austriaco insepolto.
La strada provinciale Susegana-Conegliano è stata anch'essa battuta dall'artiglieria ed è in molti posti lesionata. Su detta strada il lavoro di riattivazione è più sollecito. Il Ponte sulla Crevada, ad un Km. e mezzo da Conegliano, è stato fatto saltare dal nemico. Il Genio sta costruendone uno in legno, rapidamente. I carriaggi per ora fanno il giro da Sarano e da Barriera.
Conegliano è stato assai danneggiato nei fabbricati per opera di bombe da areoplano, granate, incendi e spogliazione fatta dal nemico il quale qui come altrove ha tolto tutto il legname da costruzione delle case, le imposte, i telai, i pavimenti e le travature, rendendo le case inabitabili. Molti fabbricati sono crollati, molti altri fortemente le-sionati ed otto o dieci incendiati. Nella caserma dell'Arma di Conegliano occorrono lavori di riparazioni.
La popolazione di detta città è ancora di circa 2000 persone che, unita a quella delle frazioni di campagna ammonta a 4270.
La stessa popolazione che è stata sfruttata per un anno, ha bisogno di alimenti e di medicinali.
Presenta i caratteri esterni del deperimento organico e della denutrizione.
Il razionamento dei viveri è stato ridotto al minimo partendo dalla base di 50 grammi di farina al giorno per persona.
La popolazione spera in urgenti provvedimenti per alleviare la loro presente miseria.
Fu Sindaco di Conegliano durante il dominio nemico certo Della Barba Eugenio che ebbe per consigliere il Tipografo Montalban e il pensionato Perensin Luigi. Risulta che la loro autorità era minima e l'opera loro si è limitata alla ripartizione dei viveri alla popolazione del luogo.
Vi fu in un anno di dominio straniero elevatissima percentuale nella mortualità. Urgono aiuti d'ogni specie.
Le frazioni ed i paesi vicini non hanno meno sofferto; Fossa-Merlo, Borgo Saccon, S. Vendemiano, Cosniga, Monticelli, Costa, Collalbrigo, presentano i segni della lotta e della spogliazione barbarica fatta dagli austriaci con metodo uguale dapertutto.
Ovunque, dal Piave seguendo la marcia delle truppe, sulle orme dei combattenti e delle soste, vi sono sparsi materiali bellici d'ogni specie e grandi quantità di munizioni; particolarmente abbondante la quantità di bombe a mano tanto che si sono dovute lamentare disgrazie in bambini che con esse si trastullarono imprudentemente.
La raccolta di tutto codesto materiale non è ancora cominciato però si è fatto dire nel-le chiese, dai Sindaci ecc., che è assolutamente necessario che nessuno tocchi nulla di ciò che è stato abbandonato.
Da Susegana per Col Fosco, S. Anna, Falzè, Chiesola, Pieve di Soligo e Refrontolo dovunque e particolarmente a Colfosco, la lotta ha lasciato orme profonde.

 

 

Colfosco, Strada Mercatelli. Cartolina spedita il 21.12.1919 da Agostino Battistel, commissario prefettizio di Conegliano.

(Editore “Arti Grafiche di Conegliano”)
 


I paeselli sono tutti rasi al suolo ed assolutamente distrutti.
Pieve di Soligo invece è in parte demolita ed in parte riattabile con non lungo lavoro. Tutte le case però, anche non danneggiate dal bombardamento, sono prive di chiusure, di porte e finestre e mancano degli impiantiti dei pavimenti e di tutto ciò che è utilizzabile per lavori.
La Caserma dell'Arma di Pieve di Soligo è inabitabile per danni subiti. I mobili sono stati anch'essi tutti asportati; ciò che non fu portato via fu distrutto e rotto.
A Pieve di Soligo vi sono poche decine di persone rifugiatesi nella campagna spe-cialmente a Refrontolo ed a S. Pietro di Feletto, oggi tornate a deplorare la ruina delle loro case. Anche qui urgono provvedimenti, specie viveri e medicinali.
Refrontolo è stato meno colpito. La strada è buona da Barbisano a Pieve e Refrontolo; vi è anche qui grande quantità di munizioni lasciate dal nemico e non pochi morti nemici insepolti.
La tranvia Susegana - Pieve è completamente distrutta. Il Sindaco di Refrontolo ed il medico, sigg. Corradini, si adoperarono con sentimento di grande umanità e di italianità a soccorrere la gente del luogo durante tutto l'anno.
Le spogliazioni e le requisizioni severissime ridussero all'indigenza la poca gente rimasta.
Pieve di Soligo, Soligo, Farra, Credasso e Colle S. Martino sono resi inabitabili.
La Caserma dell'Arma di Col S. Martino è inabitabile per deterioramenti.
La strada, specialmente nel tratto Farra – Colle S. Martino è quasi impraticabile.
Più giù, fino a Colbertaldo, frazioni e località sono rase al suolo. Pochissime persone rifugiatesi più indietro, sono tornate e si aggirano fra le macerie.
La Croce Rossa Americana ed i Comandi dei singoli reparti nostri si prodigano nei soccorsi d'urgenza.
Da Colbertaldo per S. Pietro di Barbozza a Valdobbiadene, le strade sono in pessime condizioni sia a causa del bombardamento che a cagione dell'enorme traffico.
Qua e là gruppi di soldati cominciano l'opera di sgombero e di riattivazione.
La sussistenza francese a Valdobbiadene, ove vi è pochissima gente tornata da nascondigli e rifugi, distribuisce qualche po' di viveri.
Anche Valdobbiadene è gravemente danneggiata. Da Valdobbiadene a S. Giovanni di [Bigolino] e Vidor, tutti paeselli sulla riva del Piave sinistra, sono quasi completamente distrutti.
Le strade man mano si riattivano pel traffico, i ponti minori sono già sostituiti da ponti in legno; la raccolta del materiale abbandonato dal nemico non è ancora iniziata in taluni posti ed in altri si è raccolto solo ciò che era servibile al momento al nostro esercito. Il vettovagliamento delle scarse popolazioni rimaste è cominciato ma risulta insufficiente.
I pochi passaggi sul Piave si dimostrano insufficienti al sollecito e regolare passaggio dell'enorme quantità di materiale che vi transita ed all'enorme numero di carri, camion, cavalli ed uomini che ad essi affluiscono congestionando le strade di accesso, mal ridotte, poche e strette.
I ponti in muratura di Vidor e della Priula sono tuttora inservibili però ferve intenso il lavoro di riattamento.
Complessivamente i paesi a nord-ovest ed a sud-ovest di Conegliano ed esso compreso, hanno molto sofferto dal bombardamento e dalla spogliazione austriaca.
Le popolazioni di essi sono ridotte a poche persone ed hanno bisogno urgente di soccorsi.
La viabilità è sufficiente. Nelle campagne, danneggiatissime da tempo e scarse di prodotti, la popolazione è poco più numerosa ma non meno bisognevole di aiuti.
Da Nervesa, Mercatelli, Susegana e Conegliano la strada che mena a S. Polo di Piave è in buone condizioni di viabilità fino al ponte Sarano sulla [Crevada], già fatto saltare dagli austriaci ed ora costruito in legno.
Nelle campagne vi è ancora poca popolazione e meno assai nei paeselli frazioni danneggiate tutte dai bombardamenti.
Da Bocca di Strada per Campagnola, Mareno, Soffratta e Vazzola, anche questi paesi sono stati danneggiati dal tiro delle artiglierie e dalle spogliazioni di tutto il legname delle case; la popolazione è ridottissima, mal nutrita ed impoverita. I scarsi raccolti vennero requisiti dal nemico.
Nel tratto Vazzola, Borgo Malanotte, Tezze [la] strada è in pessime condizioni per fango e buche prodotte dal bombardamento.
Borgo Malanotte e Tezze sono abbattuti, vi sono ancora non pochi morti nemici ai margini della strada, nei fossati e nella campagna; molte munizioni sono tutt'ora abbandonate ed a Tezze vi sono alcune Batterie di cannoni catturati al nemico. Tezze è spopolata.
A Case Busche, sulla strada Tezze - S. Polo vi è un'interruzione stradale prodotta dall'esplosione di una mina collocatavi dagli austriaci; si passa perciò per Rai altro paesello danneggiatissimo e spopolato.
S. Polo di Piave è stato devastato e reso inabitabile; in gran parte è stato demolito dai tiri delle artiglierie. Poco prima di San Polo vi è una ferrovia austriaca a scartamento decauville in buono stato di conservazione, con numerosi caselli. La ferrovia è già utilizzata dai nostri. Dappertutto, intorno, grande quantità di munizioni abbandonate dal nemico. A S. Polo non vi è popolazione; c'è invece qualche decina di individui sparsi nei casolari lontani. Abbisognano di tutto, la campagna è devastata. La caserma dell'Arma è stata semi demolita, non vi sono più nè piani nè porte nè finestre nè scale. È totalmente inabitabile.
Cimadolmo è pure demolito e non vi è popolazione.
Ormelle è anch'essa devastata; vi sono tuttavia poche decine d'abitanti. Parecchi individui furono ultimamente avviati nell'interno dell'austria.
Da Ormelle la strada per Oderzo è pessima. Oderzo è stato poco danneggiato; solo il teatro Sociale e poche case della periferia sono state danneggiate. Anche qui però non poche case hanno subito la spogliazione degli impianti[ti], delle porte e delle imposte.
Le requisizioni furono spietate; il razionamento scarsissimo i pagamenti vennero fatti con buoni inesigibili o con la nota carta moneta della Cassa Veneta di prestiti. La popolazione circa 3000 abitanti è denutrita; lo stato sanitario di essa non è affatto buono e notevole fu la mortalità.
Un unico prete era rimasto in paese e vi è tutt'ora, certo Don Angelo parroco della cattedrale. Egli - pare - non ebbe ingerenze politiche e si limitò alla cura d'anime.
Fu sindaco certo Schiavetto Basilio, castaldo dei Conti Revedin. La sua autorità era limitata alla ripartizione dei scarsi viveri fra gli abitanti ed a pratiche d'indole amministrativa interna.
La Caserma dell'Arma è in buone condizioni di abitabilità.
Piavon è stata anch'essa danneggiata lievemente. Alla fornace di Cantoni Costantino, suddito Svizzero, rifugiatosi di qua del Piave, abbatterono per semplice vandalismo il fumaiolo, spezzarono i macchinari asportandone pezzi utili ed asportarono anche il macchinario del molino dello stesso proprietario. Forse per evitare che contadini nascondessero grano sottraendolo alle requisizioni e per evitare pure che i mugnai ne macinassero di nascsto, da oltre due mesi proibirono in via assoluta ai mugnai di azionare i molini. Dai campanili vennero tolte le campane e in ogni casa tutti i metalli utili vennero requisiti senza che fossero rimborsati i possessori.
Ponte di Piave. Da Piavon la strada per Ponte di Piave è pressochè impraticabile. In questo tratto la lotta ha lasciato orme profonde e devastazioni talvolta totali di case, borgate e campagne. Ovunque munizioni abbandonate dal nemico ed ancora molti cadaveri austriaci insepolti. Due altre Decauville in condizioni da poterne usare. Pochis-simi abitanti sulle campagne, appena una o due decine.
Del paese di Ponte di Piave non rimangono che le macerie. Esso è completamente distrutto. La Caserma dell'Arma è anch'essa domolita. Non vi è alcun abitante. Vi è molto legname tra le macerie. Vi è in luogo un Comando di Tappa, composto di 5 o 6 militari comandato da un Tenente Colonnello e i militari dell'Arma.
Complessivamente tutta la regione sopradescritta è stata molto danneggiata; le opere di riedificazione, di sgombero, di riattamento stradale, di sistemazione campestre ecc., richiederanno molto tempo. Alle scarse popolazioni urgono soccorsi d'ogni genere e prima di tutto viveri e medicinali.
A Cison di Valmarino la popolazione civile è presente meno circa 300 persone.
Le condizioni sanitarie di essa sono abbastanza buone. Durante la presenza del nemico ebbe a subire gravi disagi e privazioni, in ispecie per quanto riguarda la alimentazione, della quale ora è totalmente sprovvista.
Furono colà requisiti dal nemico metalli, tessuti, vestiti, ed alimenti. Le abitazioni sono state dal nemico, oltre che vuotate del contenuto, anche depredate dei pavimenti porte e finestre.
La Caserma dell'Arma è inabitabile perché asportato il pavimento del secondo piano, le porte, le finestre ed il rimanente è tutto deteriorato.
Il nemico in detta residenza ha costruito una ferrovia ed una funicolare.
Malgrado tutto, disagi, paure, vessazioni e danni finanziari ed economci spesso irreparabili, non ode parola di recriminazione, ed è elevato il sentimento patriottico e di italianità.

Treviso, li 4 Novembre 1918
Per il maggiore comandante la Divisione,
Il Capitano Grondona


[La relazione, dattiloscritta in quattro fogli, è conservata nell'Archivio di Stato di Treviso (Prefettura, Gabinetto, b. 29). Trascrizione integrale, tranne la correzione di evidenti errori di battitura.]

 

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Ultimo aggiornamento 12/01/09