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Chi non morì sul posto, chi piegò in ritirata
dopo quella battaglia fu ingiustamente additato al disprezzo di una nazione
e trattato da disertore. Ma anche chi cadde nelle mani del nemico e venne
avviato ai campi di prigionia ebbe una sorte miserevole, bollata nella
salute - spesso fino alle più tragiche conseguenze - oltre che nella reputazione
da "imboscato d'Oltralpe". La vergogna di Caporetto non è stata
la rotta, ma il destino di migliaia di soldati abbandonati a se stessi.
Lo ribadisce Camillo Pavan , scrittore-editore trevigiano che ha appena
mandato in libreria "I prigionieri italiani dopo Caporetto",
volume idealmente raccordato al già fortunato "Grande guerra e popolazione
civile". Vita, tristezze e morte da prigioniero degli Imperi centrali
sono ricostruiti da Pavan con la consueta mescolanza di capacità. Il rigore
dello studioso. Il puntiglio della ricerca sulle fonti dirette, ampiamente
consultate e citate fino a riportare sotto diversa luce alcuni passi del
famoso diario di Giuseppe Giuriati già trattato da Giovanni Comisso. La
capacità narrativa che tiene legato l'insieme come un romanzo avvincente.
La sensibilità per la documentazione iconografica che arricchisce le pagine.
E l'accuratezza del lavoro che si conclude con l'elenco e la carta dei
campi di prigionia, frutto dell'impegno di Alberto Burato. Furono trecentomila
i prigionieri italiani avviati ai campi di concentramento austroungarici
e tedeschi. Arrivarono stremati da una lunga marcia, rimasero malnutriti
perchè si voleva tenerli deboli e perchè gli Imperi erano al collasso.
Ne morì il dieci per cento. Pavan segue passo passo l'interminabile cammino,
l'umiliante arrivo, lo straziante barcamenarsi. Le pagine sulla divisione
di una pagnotta immangiabile o sulla putrida zuppa distribuita nel Natale
1917 colpiscono più delle sciagure di guerra. Così il rammarico espresso
dall'autore per le difficoltà economiche che gli hanno impedito di articolare
un lavoro assai più ampio e approfondito diventa alla fine anche quello
del lettore. Ma questo volume contiene già tutti gli orrori nati dall'uomo
contro l'uomo.
Alessandro Comin |
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| Ultimo
aggiornamento
27/02/09
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