Sterminati campi di croci…

… accolgono il visitatore della regione di Verdun. A differenza dell'Italia e della Germania, che hanno concentrato gran parte dei resti dei loro morti in ossari giganteschi (non a caso sorti nel periodo dittatoriale), gli altri stati belligeranti hanno riunito i loro caduti in cimiteri in cui ogni soldato ha la sua croce, o analogo simbolo per i non cristiani.

Per la verità la Francia ha concentrato le croci in grandi nécropoles nationales a differenza dei più piccoli cimiteri disseminati nel territorio di Gran Bretagna, Usa e, soprattutto, Austria-Ungheria.

Talvolta, come a Douamont, al centro della regione più contesa nella battaglia di Verdun, si può trovare un misto fra nécropole e ossuaire. Nel caso specifico, le tombe individuali del cimitero sono 16.123 mentre i resti di soldati ignoti francesi — e tedeschi — raccolti nell'ossario sono 130.000.

Nei rapporti Francia-Italia c'è stato poi una specie di interscambio mlitar-culturale.

In conto dell'aiuto offerto dagli Alleati al loro esercito dopo Caporetto, gli italiani inviarono in Francia il II C.A. (due divisioni, quattro brigate: Napoli, Salerno, Brescia e Alpi) da metà aprile del 1918. Per gli italiani fu un massacro: in poco più di sei mesi lasciarono sul campo 4375 morti e 6359 feriti.

Per onorare i rispettivi morti, i francesi costruirono in Italia il "parallelepipedo" di Pederobba (1000 morti) e gli italiani riunirono nel cimitero di Bligny, non lontano da Verdun, 3453 tombe individuali. "Ovviamente" tenendo separate e in posizione d'onore le tombe degli ufficiali rispetto a quelle della truppa.

(Da Grande Guerra e popolazione civile, vol. 1 - Caporetto, pag. 57)

In uno di questi "campi di croci" (a Esnes en Argonne) ho trovato nel registro dei visitatori un messaggio che mi ha particolarmente colpito e che ho pubblicato all'inizio del libro (pag. 12) con questo commento:

Con il secolo che sta per finire se ne vanno anche le ultime persone direttamente colpite dalla bufera della Grande Guerra, che per anni sconvolse l'intera Europa.

«14 aprile 1996, Tua figlia Berthe, che tu non hai mai conosciuto, viene a visitarti, e malgrado i miei 82 anni, io non ti dimentico mai, mio caro papà, può essere l'ultimo anno - io ti abbraccio1»

 

Al riguardo, scorrendo il guest-book  del sito della Società Storica per la Guerra Bianca ho letto un messaggio pressoché identico segnalato dall'ospite Michele:

 

02/03/2000 2.28.51

 

Ospite:            Michele

Città:   

Indirizzo e-mail:           

 

 Commenti: Complimenti! Fin da bambino ho visitato le montagne con mio padre, anche lui grande appassionato della grande guerra, e sono rimasto affascinato dai racconti tramandati da suo padre che tra quelle montagne combattè (una ragazzo del '99). L'anno scorso però sono anche andato a Verdun e sulla Somme con un amico. Al sacrario di Thiepval ho trovato un bigliettino scritto da una anziana signora che si stava allontanando reggendosi su un bastone. Il bigliettino era in inglese e diceva: "Caro papà, ti voglio tanto bene anche se non ti ho mai conosciuto. Non sei mai tornato a casa da me ma finalmente fra poco potrò io venire da te..."

 

Ho scritto per conferma al sig. Michele, il quale mi rispose:

 

«E' veramente curiosa e suggestiva la coincidenza!

Io ho letto il messaggio in inglese a Thiepval e ho visto la bianca vecchietta che l'aveva appena scritto allontanarsi sul viale... ». 

 

 

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1    Nella traduzione originale avevo scritto: « … forse il prossimo anno io ti abbraccio». Il lettore Filippo Mastantuono, di Rimini, il 19 marzo 2001 mi fece notare l'errore.

 

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Ultimo aggiornamento 27/02/09