LE OPERE SELEZIONATE - PREMIO “C.PAVAN”

Drio el Sil, di Camillo Pavan

Storia, vita e lavoro in riva al fiume a S. Angelo e Canizzano

Il tema del saggio è solo apparentemente dimesso: come si viveva realmente “drio el Sil”, chi erano e cosa facevano le famiglie, le persone, quali erano i mestieri, fino a circa 30 anni fa, quando l’economia della zona era ancor agricola e la vita patriarcale. L’indagine quindi sembra limitarsi ad un piccolo circoscritto intorno di elementi, facenti parte di un microcosmo storico e geografico (due borghi, S. Angelo e Canizzano, la località Mure e i suoi vecchi mulini, vecchi di più di mille anni).

Centro di questo microcosmo è il fiume Sile, con le sue anse tranquille e sinuose disegnate sul verde ordinato della pianura, con il suo mondo di personaggi legati alle stagioni dell’acqua, alle canne palustri e alle erbe sommerse, alle ruote e alle macchine del mulino, alla barca piatta e spuntata…

L’Autore inizia lo studio con una ricerca sui registri Parrocchiali, dal 1574 alla metà del 1600, a S. Angelo sul Sile, in Provincia di Treviso: famiglia, nascita, morte… tra carestie e pestilenze. Vi si intravedono le vicende ora liete, ora tristi, ora drammatiche, di umili e ignoti contadini o manovali.

Passa poi alla descrizione dei mugnai e dei mulini sul Sile, a Canizzano: la loro evoluzione storica, la descrizione tecnica dei componenti e il loro funzionamento; quindi descrive minuziosamente i “protagonisti della vita e del lavoro lungo il Sile”: il taglio della palude, le anitre, gli uccelli, le piante dell’ambiente acquatico, la caccia, la pesca; e qui si inseriscono numerose le interviste e le testimonianze dei personaggi attuali, che raccontano le loro storie, i loro sentimenti, descrivono la vita com’era, prima che sul Sile “arrivasse il terremoto”, cioè la traumatica svolta dell’era industriale di questi ultimi decenni.

Ma dai racconti traspare una dolente nostalgia di un tempo ormai consumato, di un mondo genuino, di una innocenza forse irreversibilmente perduta. Così il saggio si trasforma in appassionata elegia: eppure la vita continua, con i turbinosi problemi di oggi, con le sue trasformazioni sempre più rapide e travolgenti: le macine degli antichi mulini sono diventate i cilindri delle industrie, i vecchi pescatori e i mugnai sono andati a lavorare nelle fabbriche, ma restano i dolori, le gioie, le speranze, della eterna immutabile condizione umana. 

Dunque le vicende e i sentimenti degli umili personaggi di un “piccolo mondo antico” diventano emblematici e assurgono al valore dei temi universali della vita e della morte, del tempo che scorre inesorabile come le ruote dei vecchi mulini.

Gianmario Portale

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Ultimo aggiornamento 12/01/09