Drio el Sil, il libro di Camillo Pavan

“Drio el Sil”, storia, vita e lavoro in riva al fiume, mi è stato donato tempo fa dall’autore Camillo Pavan come un messaggio da diffondere. Due persone che s’incontrano, la sua e la mia, dopo tanto tempo, fino a risalire ai banchi di scuola, ma che sanno rinnovare l’antico amore per il Sile, la sua gente, la sua storia.

Una continuità d’intenti, dunque, che ha trovato in Pavan un attento cultore della vita ambientale nella quale è sempre vissuto: Canizzano, S.Angelo, terra “dimenticata”, assieme a S.Antonino e S. Giuseppe, forse perché rimasta o lasciata rimanere ancorata ad un mondo agricolo e tradizionale che esprime però, quella saggezza e quella schiettezza proprie dei nostri nonni.

Significativo, pertanto, il suo intervento anche editoriale, con “Drio el Sil”, che ha già visto un riconoscimento assoluto nel 1° Premio nazionale dei giovani “Costantino Pavan” per opere e iniziative sulle culture locali promosso a S. Donà di Piave.

Un volume, quello di Camillo Pavan, che si pone a coronamento di una scelta di vita: lasciato in cassetto il diploma di maestro, l’autore ha scelto la via dei campi, forse la più umile, la più faticosa anche, quella via abbandonata dalle nuove generazioni per esigenze di più immediata o più promettente condizione sociale. Questo lo si leggeva nei suoi occhi qualche anno addietro; pur nella semplicità, nello spirito talvolta di contraddizione costruttiva che gli è proprio, già maturava le sue scelte.

Non ultimo lo sforzo imprenditoriale: ha fatto tutto da sé, praticamente; edito, scritto e pubblicato su carta riciclata, il suo volume ha voluto dimostrare un Pavan coerente.

Se n’è reso conto lo stesso Uldrico Bernardi nella sua premessa: «da un’indagine storica che si avvia dalle carte vetuste e quasi illeggibili della parrocchia — ha scritto — coi suoi registri dei battezzati e dei morti… ne viene un’immagine di una comunità dove sono pochi gli agiati possidenti che si meritano due righe in più nella stringata prosa del pievano seicentesco, e i molti sono invece gli avi ignoti delle generazioni contemporanee, spesso inconsce delle fatiche e degli stenti di quegli uomini e delle donne con cui il destino e la storia sono sempre stati avari».

«Storie di vita — continua Bernardi — dei testimoni attuale, patrimonio orale di gran pregio».

Dalle pagine di “Drio el Sil esce… « la straordinaria capacità di resistere e di inventare ogni giorno la vita, risolvendo ogni sorta di problemi sia pure nella modestia delle risorse disponibili dentro l’ambiente naturale e sociale di allora, di cui furono protagonisti uomini e donne magari privi di istruzione ma capaci di percepire il Creato nella sua interezza».

Camillo Pavan ha tradotto l’orgoglio dell’essere stati mugnai lungo il Sile, la necessità di un museo del mulino cresciuto lungo il suo corso d’acqua, attraverso l’esperienza degli ultimi eredi di una tradizione che i trevisani non possono dimenticare, proprio perché lungo il Sile si è sviluppata e continua a voler essere presente la vita di tante comunità.

All’autore “Vita” e l’articolista desiderano esprimere il loro grazie per la bontà dell’intuizione editoriale, consapevoli dello sforzo proteso e grati per l’immediatezza descrittiva di momenti di vita della nostra gente “silenziosa”.

Adriano Dotto

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Ultimo aggiornamento 12/01/09