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A S. Angelo nel Seicento Vivere e morire in un villaggio sul Sile (Ricerca
sui registri parrocchiali dal 1574 alla metà del sec. XVII)
di Camillo Pavan
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Anche a S. Angelo, come nella stragrande maggioranza delle parrocchie, i primi registri dei nati, morti e matrimoni, (preziose e insostituibili fonti per la ricostruzione storica di qualsiasi comunità rurale) risalgono agli ultimi decenni del XVI secolo. Fu — che i parroci, anche se non sempre sollecitamente — iniziarono a tenere nel dovuto ordine gli archivi 3. Per quanto riguarda la nostra parrocchia, il più antico dei registri porta la data del 1574 ed è quello dei battezzati 4. Purtroppo ad esso non si affiancarono subito né quello dei morti (inizierà nel 1601) né quello dei matrimoni (1646) mentre i primi "stati d'anime" risalgono al 1626 e al 1642. Malgrado ciò, pur col materiale incompleto pervenutoci, sono possibili numerose considerazioni sul movimento naturale della popolazione ed in genere sulle condizioni di vita del nostro villaggio in quella che fu una delle epoche più drammatiche della sua storia, fra avversità impensabili ai nostri giorni, quali i lupi affamati scesi dai monti nel 1591, la tragica carestia del 1629, la peste "manzoniana" del 1630. La
famiglia Negli anni 1626 e 1642 il parroco Marco Sabbadini compilò lo "stato d'anime" della parrocchia 5, ovvero l'elenco casa per casa di tutte le famiglie con la loro consistenza numerica. Il primo di questi documenti ci fornisce l'elenco dei proprietari delle case, e dei terreni. Il secondo l'elenco dei capifamiglia che in quelle case vivevano, dei contadini che quei terreni lavoravano. Entrambi inoltre distinguono le "anime da comunion" da quelle "senza" e danno il numero totale degli abitanti del villaggio 6. |
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«1626
A.DI. 13 Aprile Nota di
tutte le Anime |
Da comunion |
Senza |
|
In
P.ma ne la Tor di Orlando |
5 |
6 |
|
In
casa deli R.di padri Santi 40
|
5 |
2 |
|
"
"
" " "
S.ta Cattarina |
9 |
5 |
|
"
" del sig.r
Oniga da Treviso sopra el Sil
|
4 |
1 |
|
"
"
"
" Zan Padova
"
" |
3 |
2 |
|
"
" dil Priorato di
nobili di Treviso |
9 |
7 |
|
nel
cason delli ilustrissimi Polla |
4 |
2 |
|
nele
casete delli Crozi di Treviso
|
6 |
2 |
|
in
casa delli Panzetta da Seravallo
|
5 |
6 |
|
"
" delle R.de
Monache S.ta Chiara di Treviso |
2 |
4 |
|
nella
casetta delli sig.ri Benzoni
|
2 |
2 |
|
nella
casa delli illustri.i Renaldi da Treviso
|
12 |
7 |
|
in
casa delli ( … )
|
7 |
5 |
|
"
"
" sig.ri
Vanpi
|
3 |
5 |
|
nel
cason delli sig.ri Benzoni
|
2 |
2 |
|
nella
casetta del Casarin
|
3 |
- |
|
nella
casetta delli sig.ri Sugana
|
3 |
- |
|
nello
cason della sig.ra Orlandella
|
2 |
2 |
|
nella
caseta dil sig.r Alesandro Alesandri
|
2 |
2 |
|
una
caseta delli Opati [?]
|
3 |
2 |
|
in
casa di li sig.r Benzon
|
6 |
2 |
|
nella
casetta di Benzoni
|
4 |
2 |
|
in
casetta delli sig.ri Ginuiollo
|
4 |
2 |
|
nella
casa del Bozza
|
2 |
2 |
|
" "
Bozio
|
3 |
1 |
|
nel
cason delli padri S.ti 40 alli Moncini
|
3 |
5 |
|
nella
casa delli sig.ri Ans ( … ) |
4 |
4 |
|
" "
Carazi
|
4 |
6 |
|
" "
del sig.r Martingniago
|
5 |
5 |
|
" "
di sig.r Zignolli |
6 |
5 |
|
" "
del sig.r Pasin da Venezia
|
4 |
5 |
|
" "
delli padri di S. Nicolò
|
5 |
2 |
|
" "
d. ms. Camil
portaletar |
2 |
2 |
|
" istessa
casa
|
2 |
1 |
|
nella
casa del sig.r Ravagnini
|
10 |
5 |
|
nella
casa rosa di ditti
|
7 |
3 |
|
in
casa dilli Chaiarani
|
2 |
- |
|
"
" dil
sig.r Paullo Rovar con la sua famiglia habitator
|
3 |
4 |
|
"
" dil
sig.r Cagliari da Venetia con il castaler e suoi abitatori
|
11 |
4 |
|
in
casa delli claris.mi Baltramini
|
|
|
|
nelle
casette del sig. Caliar
|
4 |
4 |
|
nella
casa delle clarissimi Querini
|
5 |
- |
|
" "
del sig.r Rinaldi sopra la detta
|
7 |
- |
|
" "
del rever.do |
5 |
2 |
|
anime da comunion in tutto 206 quelli che non si comunicano sono n° 137. Sono in tutti n° 343» |
||
|
Analizzando in dettaglio questo stato d'anime un dato, peraltro singolare, balza all'evidenza: i confini della parrocchia sono diversi da quelli della "villa" civile. Per l'ente religioso il Sile non è un limite invalicabile 7. Sono infatti almeno tre le famiglie che, pur abitando "sopra il Sile" rientrano nella parrocchia di S. Angelo. Esse si trovano nell'area appartenente al colmello di Mure (dove, per intenderci, ora è stato costruito l'aeroporto). Le registrazioni di nascita e di morte eliminano al riguardo ogni dubbio. «A di
23 marzo 1623 Santa
figlia di Zuanne Bortolanza e di D.a Maria sua Consorte,
nata di legitimo matrimonio … [nella] vila di Mure
sotto questa parochia …»
8. «A di 4
febbraio 1625 D.a
Madalena … che era moglie del q.m Menego Me- loncello
morse in villa di Mure sotto Canizano …»
9.
Fra
l'altro una di queste famiglie, la più numerosa, abita la casa di
proprietà del "priorato dei Nobili di Treviso" che subentrò
all'antico priorato S. Maria Mater Domini "De Fossis" (di cui è
nota la fondazione del 1292 ad opera dei Cavalieri
Gaudenti)10
e che, dopo le soppressioni napoleoniche, passerà al Comune di Treviso. Le
abitazioni sono distinte dal parroco in 29 "case", 9 "casette"
e 4 "casoni". Come si
vede i casoni, tipiche costruzioni con il tetto di paglia, molto diffusi
in altre zone del Veneto e della stessa provincia di treviso ed abbastanza
numerosi anche nelle vicine "ville" di Canizzano e di San
Trovaso, sono invece a Sant'Angelo in numero particolarmente ridotto. Dalla
relazione del parroco del 1626 risultano inoltre presenti: -
un "castaler",
di proprietà di Gabriele Caliari, figlio del pittore Paolo Veronese
(nell'area corrispondente all'attuale abitazione della famiglia Franceschi)
11.
-
la "tor
d'Orlando" (e si tratta del più antico documento
parrocchiale che ne parla): è la prima casa che si incontrava iniziando
il giro del paese in senso antiorario, partendo dalla chiesa. |
|
Passiamo
ora allo stato d'anime del 1642 |
|
«1642 A. di 2 Aprile Nota di tute le case et Anime della villa di S.to Agnolo soto questa parochia |
||
|
|
da
c.e |
Senza |
|
In p.a. nella casa di Batista
Bachin sono persone |
2 |
1 |
|
In casa di Hieronimo Pastrello
|
2 |
1 |
|
"
" " Rocho
Batistela |
4 |
2 |
|
"
" " Antonio
Regonzo |
2 |
2 |
|
"
" " Zanino
Brugnero |
5 |
5 |
|
"
" " Agnolo
Menonzelo |
4 |
2 |
|
"
" " Jacomo
Betelo |
2 |
3 |
|
"
" " Antono
Bortolanza |
12 |
12 |
|
"
" " Mattio
Brugnaro |
5 |
4 |
|
"
" " Luca
Pillon |
2 |
4 |
|
"
" " Luca
Marchiante |
3 |
3 |
|
"
" " Agnolo
Baruolo |
13 |
10 |
|
"
" " Guglielmo
Colombera |
2 |
1 |
|
"
" " Tonino
Bellinzi … |
7 |
4 |
|
"
" " Menego
Pastrello |
4 |
- |
|
"
" " S.to
Torciolino |
5 |
8 |
|
"
" " Menego
Nastazio (?) |
2 |
2 |
|
"
" " Tomio
Maseto |
3 |
1 |
|
"
" " Zamaria
Budoleto (?) |
4 |
2 |
|
"
" " Antonio
Fauro |
2 |
1 |
|
"
" " Gasparo
Bellenciero |
10 |
4 |
|
"
" " Menego
Cierchino |
3 |
1 |
|
"
" " Gasparo
Paramento |
2 |
3 |
|
"
" " Apolonia
Sidoria |
2 |
- |
|
"
" " Menego
Mezato |
2 |
- |
|
"
" " Zuane
Torciolino |
3 |
1 |
|
"
" " Menego
(Bor)toleto |
2 |
1 |
|
"
" " Santo
Jopato |
5 |
7 |
|
"
" " …
illeggibile … |
8 |
2 |
|
"
" " Santo
Ruchescho |
5 |
4 |
|
"
" " Francesco
Bachino |
7 |
7 |
|
"
" " Zanetto
(… ) mento |
5 |
4 |
|
"
" " Andrea
Guielmo |
8 |
5 |
|
"
" " Andrea
Campagnaro |
6 |
1 |
|
"
" " Menego
Parente |
12 |
6 |
|
"
" " Bastiano
Pastrelo |
6 |
7 |
|
"
" " Zuane
Menareto |
2 |
2 |
|
"
" " Paulo
Ro (…) |
6 |
1 |
|
"
" " Andrea
Gastaldo |
3 |
1 |
|
"
" " Zuane
Carareto |
4 |
4 |
|
"
" " Bastiano
Crivelaro |
4 |
1 |
|
"
" " Santo
Carareto |
4 |
2 |
|
"
" " Mattio
Cornaino |
3 |
5 |
|
"
" " Lisandro
Linato |
7 |
8 |
|
"
" del presente
… [Parroco]
|
5 |
- |
|
tutti confessati e comunichati
questa [pascha] fa in tutti n° 353» |
||
|
La
situazione rispetto a sedici anni prima era rimasta sostanzialmente
uguale. Il
numero medio di componenti per famiglia era sempre molto alto: 7,84; come
pure sempre molto numeroso era il numero di famiglie fino a dieci
elementi: 75,55%. Per
quanto riguarda la popolazione complessiva i vuoti creati dalla carestia e
dalla peste del 1629-31 erano stati ormai ampiamente colmati: gli abitanti
erano 353 contro i 343 del 1626. La
popolazione di Sant'Angelo sul Sile rimase stabile attorno alle 350
persone, non solo in questo periodo ma anche fino all'inizio
dell'Ottocento. |
| Popolazione di S. Angelo | |
|
ANNO |
ABITANTI |
|
1642 |
353 |
|
1669 |
336 |
|
1746 |
335 |
|
1773 |
357 |
|
1824 |
370 |
|
1857 |
454 |
|
1907 |
785 |
|
Sarà
solo dal terzo decennio del XIX secolo che la popolazione di S. Angelo
inizierà a salire. La
nascita Ogni
nascita veniva riportata in un libro che era in realtà il registro dei
battezzati (liber baptizatorum),
registro che si può comunque considerare dei nati, non esistendo certo in
parrocchia — all'epoca — non credenti o appartenenti ad altre
religioni. Il
problema, da un punto di vista di indagine statistica, è dato semmai dai
nati nel territorio di altre parrocchie che si facevano battezzare nella
chiesa di S. Angelo, territorialmente più vicina alla loro abitazione. Il
fatto interessa principalmente gli abitanti di Mure (sotto Canizzano). Ma
anche molti abitanti di là del Sile, sotto la giurisdizione di Corona
(l'attuale San Giuseppe) trovavano più semplice attraversare il fiume e
far battezzare i loro piccoli a S. Angelo. In queste occasioni, comunque,
il curato specificava quasi sempre di somministrare il battesimo con il
permesso del parroco interessato ("de
licentia parochi"). Casi
inversi di nati a S. Angelo ma registrati nelle parrocchie confinanti ho
motivo di supporre che non ce ne siano, proprio per la posizione
particolarmente centrale della chiesa rispetto a quasi tutto il territorio
della parrocchia. Le uniche persone che avrebbero avuto un reale
interesse, per via della distanza, a farsi battezzare a San Trovaso,
sarebbero stati gli abitanti delle case dei signori Benzoni, all'estremità
sud del paese. Ma nel libro dei battezzati compaiono con regolarità i
nati in quella zona. Le registrazioni Le
registrazioni dei battesimi venivano scritte in successione cronologica,
seguendo generalmente lo stesso schema. Innanzi tutto la data, poi i nomi
del neonato, dei genitori (all'inizio solo del padre), del compare e,
molto raramente, quello della comare. Ecco
il testo della prima registrazione. «1574.
7. Zener fu
battiza Franceschina fiola del ms. Dona da Va(ra- go)
stanti in s.to Agnolo. Compare ms. Menego Go- sto di
ditta villa 12». Come
si vede, una registrazione "essenziale". Anche perché il
parroco dell'epoca non riteneva opportuno indicare il nome della madre. Più
tardi invece, durante il lungo rettorato di "pre"
Sabbadini (1599 - 1643) la
registrazione avveniva con una formula più completa: «A di
17 di agosto 1603 Margarita
figlia di Mattio Pastrello et di donna Vicen- za sua
moglie nata di legitimo matrimonio fu batezata da me
pre Marco Sabbadini compare fu Domenico Mazarolo
della Girada » Oltre
ai genitori, due erano le figure che assistevano ed accompagnavano i primi
momenti di vita del nuovo essere: la comare e il compare. Il
ruolo della comare (co-mare =
come madre, altra madre) era fondamentale all'atto della nascita, visto
che non esisteva di certo la levatrice condotta 13. «6
zugno 1644 Giacomo
figlio de m(esser) Francesco … Biasietto
e di d(onn)a Cecilia sua legittima consorte li 5 d(it)o.
Fu compa(ar)e alli sacri esorcismi, et alla fonte M(esser)
Zamaria figlio de M(esser) Domenico Mar- chiante.
Com(are) levatrice D(onna) Menega Biso del- la
parochia di San Trovaso. Io P. Alvise Rocca rettore di d(it)a
chiesa batezai» Che
queste comari non fossero delle levatrici specializzate, bensì delle
vicine di casa con più esperienza, lo testimonia, se ce ne fosse bisogno,
il parroco Alvise Rocca, che nel 1644, all'inizio del suo rettorato e per
un breve periodo, segnò anche il nome delle comari. Per sei battezzati si
alternarono ben cinque comari diverse. Se
le mammane, come venivano anche chiamate, lasciavano inevitabilmente a
desiderare per quanto riguarda le conoscenze tecniche (almeno giudicando
con il nostro metro attuale), non erano invece impreparate all'eventualità
di un battesimo di emergenza. In caso di necessità erano loro ad
amministrare il sacramento. Solo successivamente, se il bambino
sopravviveva, sarebbe avvenuta la "catechization"
ufficiale in chiesa, davanti al parroco e al compare. «Adi 10
aprile 1613 Domenica
figlia di Jachomo Brianese et di D.a Anzo- la sua
moglie nata di legitimo matrimonio fu batezata dalla
comare a casa. fatte le solenita del batesimo da me pre
Marco Sabbadini. compare alla catechization fu
Mathio Bachin. nacque adi 9 di ditto mese.» Il
ruolo delle donne, delle "co-mari" era quindi fondamentale per
la vita fisica e spirituale del neonato. Tuttavia quando si trattava di
ammettere ufficialmente il bambino nella comunità parrocchiale,
attraverso il rito del battesimo in chiesa, chi realmente contava era un
uomo: il compare. Sono ben rari infatti i neonati che venivano
"tenuti a battesimo" in chiesa da delle donne, almeno in questo
periodo. Chi
contava nella vita pubblica sia della parrocchia sia della vicinìa civile
era l'uomo, il capofamiglia, il padre. La
cerimonia del battesimo avveniva quasi sempre nello stesso giorno della
nascita, oppure il giorno successivo; molto raramente dopo due o più
giorni. L'analisi
degli atti non lascia dubbi al riguardo. Fosse estate «A di 6
di agosto 1613 Angela
figlia di Jacomo Tadiotto et di d(onn)a Orsola sua
moglie nata di legitimo matrimonio fu batezata… naque a di ditto » o
inverno «A.di
3. Febraio 1635 Biasio
figlio di Andrea Crivelaro e di D(onn)a Anto- nia sua moglie … fu batezato … nacque a di ditto » il
rito del battesimo veniva celebrato con tempestiva celerità. È
facile immaginare come anche questa fosse una delle cause
dell'impressionante mortalità infantile. Anche se non era certo l'unica. L'andamento della natalità L'andamento
della natalità dal 1577 al 1644 rende possibili varie considerazioni |
|
NATI A SANT'ANGELO SUL SILE DAL 1577 AL 1644 (per quinquennio)
|
|||
|
Periodo |
N ° nati |
Media annuale |
Anni mancanti |
|
1575/79 |
32 |
10,66 |
2 |
|
1580/84 |
65 |
13 |
|
|
1585/89 |
15 |
15 |
4 |
|
1590/94 |
64 |
12,8 |
|
|
1595/99 |
30 |
15 |
3 |
|
1600/04 |
96 |
19,2 |
|
|
1605/09 |
82 |
20,5 |
1 |
|
1610/14 |
102 |
20,4 |
|
|
1615/19 |
91 |
18,2 |
|
|
1620/24 |
70 |
14 |
|
|
1625/29 |
57 |
19 |
2 |
|
1630/34 |
61 |
12,2 |
|
|
1635/39 |
99 |
19,8 |
|
|
1640/44 |
98 |
19,6 |
|
|
Un
primo dato balza evidente: come nell'ultimo scorcio del XVI secolo il
tasso di natalità sia particolarmente basso. Il
dato è un valido indicatore per capire l'inasprirsi delle condizioni di
vita in seguito a ricorrenti crisi di sussistenza, carestie, malattie
epidemiche fra cui primeggia la pestilenza del 1576. Scrive
Claudio Povolo: «È noto, infatti, come una rilevante crisi di mortalità
sia generalmente caratterizzata da un concomitante o susseguente calo
della natalità, dovuto sia ad una diminuzione dei matrimoni che alla morìa
che ha colpito le persone comprese nelle classi di età in grado di
generare»14. Nel
nostro caso, iniziando a passare in rassegna quegli anni, troviamo
anzitutto la grande peste del 1576 che, se mieté vittime prevalentemente
nelle città15
— a Venezia erano stati falcidiati 50.00 dei 170.000 abitanti — arrivò
anche nella Marca Trevigiana. Qui, fatto del tutto singolare che
meriterebbe ulteriori approfondimenti, restò al di fuori delle mura del
capoluogo 16,
infierendo invece nel contado. Scrive
nella sua relazione del marzo 1577 il podestà di Treviso Bartolomeo
Capello, che «… maggior travaglio poi è stato quello della peste che
ad ogni canto circuiva la città, essendo state infette molte ville del
territorio, et massima di quelle vicine a Treviso [ma] … Dio ha voluto
preservare quella città da male così spaventoso»17
. Il
numero estremamente basso di nati nella parrocchia, specie nel 1577 (solo
6), è una sia pur indiretta conferma della violenza di quella epidemia. Tre
anni dopo, nel 1580, «siccome in Trivigi, così per tutta Italia quasi
repentinamente perirono molte persone d'una infermità, che i medici
dissero essere il mal del montone»
18. Sempre
il cronista Bonifacio c'informa che nell'estate del 1590 «con istupor d'ogn'uno»
vennero divorati dai lupi «molti fanciulli nelle popolose Ville alla Città
di Trivigi vicine» tanto che, come nel Medioevo, venne pubblicato un
bando in cui si offriva un premio per ogni lupo ucciso. Il fatto deve aver
talmente terrorizzato i contemporanei che si era sparsa la voce che quelle
«fiere erano così ghiotte del sangue umano, che entrate negli armenti
delle pecore senza alcuna offenderne, assalivano i loro pastori, e
massimamente i giovanetti, e crudelmente sbranati gli divoravano » [sic!] 19
. Nel
1591 «un'incredibile carestia di grano spaventò non pure il Trivigiano,
ma l'Italia tutta» portando il prezzo dei cereali alle stelle. E alla
carestia, come sempre, si accompagnarono epidemie, in questo caso di tifo
petecchiale 20. I
primi due decenni del 1600, malgrado un lungo periodo di siccità seguito
da piogge ed inondazioni nel 1614 ed una grave epizoozia nel 1617 21
furono caratterizzati da un forte tasso di natalità. Ma
la relativa tranquillità durò poco. Il 1629 vide tutto il Veneto colpito
da una carestia senza precedenti che portò letteralmente alla fame i
contadini, e non solo loro 22.
Ci
è rimasto di quell'anno un drammatico documento: una cronaca di Don
Girolamo Lissotti — parroco di Sarano, un villaggio alle porte di
Conegliano — testimone diretto della carestia e della successiva peste 23. «Fu
dunque quest'anno notabile per la fame, la q(ua)le in q(ue)ste p(ar)ti fu
crudelissima, cibandosi li huomini et le persone di erbe selvatiche,
valendo il sorgo rosso 30 et più lire al staro, il form.to sino a 70,
onde sì di notte come di giorno, si sentivano lamenti … et gridi di
poveri, li quali non dimandavano più pane ma semola … si ritrovavano
sovente li poveri contadini et altri morti di fame nelli campi, come
occorse in questa villa alli 17 di marzo … che si ritrovò un tal Agnolo
Felicia … in un campo della Guanizza, dove il dì antecedente aveva
bruscato, morto di fame. Oh quanti ne morsero, oh quanti si ammazzarono
nel mangiar erbe da loro non conosciute! In queste campagne sottoposte a
q(ue)sta cura quanti se ne trovarono morti con l'herba in bocca!». Le
autorità intervennero solamente a maggio che, d'altra parte, è il mese
peggiore per un tipo di economia come quella dell'epoca, dato che nessun
cereale è ancora maturo e quelli dell'anno precedente sono introvabili o
irraggiungibili causa il prezzo troppo elevato 24.
« …
nell'ult(im)o del mese di maggio … la Ser.ma Repubblica diede soccorso
at di miglio, et di formento dell'Istria che compartito tanto per casa fu
poi pagato li anni seguenti» 25. La
situazione non doveva essere migliore nelle altre zone della terraferma
veneta e anche nel Friuli la fame doveva farsi particolarmente sentire. Lo
conferma Don Lissotti: «gran
quantità di poveri concorrevano dal Friuli a Venetia, molti se ne
trovavano morti in queste campagne, et molti sepolti furono in q(ue)sto
cimiterio, il nome dei quali lo sa Iddio» Ed
un riscontro puntuale, ancora una volta, si trova nel registro
parrocchiale di Sant'Angelo «Adi
ditto (17 sett. 1629) morse un
poveretto di anni 45 circha da Cividal e con- fessato
prima sotto la teza de Francisoli … » Dopo
la fame, quasi inevitabilmente arrivò la peste.
A Venezia un abitante su tre morì 26.
A Treviso ufficialmente morirono solo 1031 persone (680 in città e 351
nei lazzaretti). Ma quelli che morirono fuori della città che avevano
abbandonato per sfuggire al morbo (e a S. Angelo, come vedremo, furono più
d'uno) chi li contò? Una cosa è certa: prima del 1630 a Treviso gli
abitanti erano circa 10.000 mentre il 1° gennaio 1632 risultarono 7304 27.
E,
nel suo piccolo, anche S. Angelo seguì l'andamento generale, passando da
314 abitanti nell'aprile 1628 a 290 nel 1632, toccando i 251 nel marzo
1630 28.
La
morte Il
primo registro dei morti risale al 1601 e, a differenza di quello dei
nati, a partire dal 1603, non presenta lacune temporali 29. Tuttavia,
ed è una cosa strana per un prete di solito assai preciso quale Sabbadini,
durante il suo rettorato non sono segnati i decessi fino all'anno di età.
È così impossibile avere il numero totale dei morti (o meglio dei
sepolti), ed è altresì impossibile ricostruire il movimento naturale
complessivo dei primi quattro decenni del secolo XVII. Malgrado
ciò questo modesto e all'apparenza insignificante quaderno, dalla
copertina grigio sporco slabbrata ai bordi, con le pagine in più punti
impregnate dall'umidità e compilate fitte fitte con l'orribile
calligrafia del curato, permette ancora una volta di raccogliere preziosi
elementi per comprendere come si viveva a Sant'Angelo sul Sile,
trecentocinquanta anni fa. |
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L'eloquente
copertina del secondo Libro dei morti(1646-1668) della parrocchia di Sant'Angelo sul Sile. |
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Le registrazioni Iniziamo
anche in questo caso con la prima in ordine di tempo. «A di
P.o di zugno 1601 abiit petrus de Barolis in villa de Mure et seppelitus fuit in
hoc cemeteriu» Registrazione
ancora una volta essenziale, senza fronzoli — a parte lo sfoggio del
latino — e senza purtroppo alcuna indicazione sulle cause del decesso. Una
cosa non manca mai in questa come nelle successive registrazioni:
l'indicazione distinta del luogo di morte e di quello di sepoltura. Abituati
a muoversi in vita, alla ricerca di un padrone e di un pezzo di terra da
lavorare, per i contadini la peregrinazione continuava anche dopo morti. «Adi 20
di Marzo 1601 Mori
Santo filio di Mattio cornaini et fu seppellitto a Zero
dove è la sua sepoltura» E
lo stesso succedeva a chi si considerava originario di S. Angelo e,
sorpreso dalla morte fuori del paese, veniva dai parenti ricondotto al
luogo di provenienza. «Adi 29
di agosto 1610 Madalena
moglie di Santo Brugnaro abita a S. Anto- nino
morse, e fu seppelita qui a S.to Agnolo dove è le sue
sepolture» La
percentuale delle sepolture a S. Angelo dei morti fuori parrocchia era
alquanto elevata: il 19,15% (95 morti sui 496 segnati). Le cause di morte Abbiamo
visto che rare sono le volte in cui è segnata la causa del decesso. Si
tratta per lo più di incidenti sul lavoro: «A di
11 zugno 1628 Mattio
Jopato di Anni 63 in circha cascò giù da un Moraro e
quasi subito passò di questa vita presente. Il Suo
chadauero fu sepolto in questo sacrato di S.to Agnolo
nella sua sepultura» Oppure
di episodi singolari: «Adi 28
di agosto 1611 fu
seppelito Marco figlio del q.am Gasparo Mellon- cello di
anni vinti duo di circha Morto nel campanil di Canizano
per mezo della saetta et seppillito qui a S.to Angelo
» Ma
la maggioranza riguarda senz'altro donne morte di parto: «Adi 28
agosto 1621 D.a
Menega che era moglie di Jacomo di Roberti di anni 24
in circha essendo di parto. Avendo prima Auti tutti li
S.ti sacramenti commutavit vita con morte et fu poi
seppellita in questo cimiterio…» Qualcuno
infine passava a miglior vita all'improvviso: «1650
adì 20 zugno Piero
Baruolo morì all'improvviso ma si era confessa- to …
et erano pochi giorni passati et era huomo di buona
vitta …» In
questo caso traspare evidente la preoccupazione del curato di sottolineare
come il defunto fosse sì spirato all'improvviso, ma in regola con i
sacramenti e, comunque, fosse sempre vissuto secondo i dettami della madre
Chiesa. E
gli altri, di cosa morivano? La nostra fonte tace, ovviamente le
considerava morti normali. Ma dai parroci successivi e da ricerche
compiute in altri villaggi sappiamo che talvolta si moriva di "ferza",
di "febbre petechiale"
o di qualcuna fra le molte altre malattie epidemiche che ciclicamente
imperversavano. Molto
più spesso comunque causa di morte erano: i "vermi", le "febbri
verminose", le "febbri
maligne", lo "spasmo",
ecc. Nomi tanto vaghi clinicamente quanto drammatici nella loro realistica
descrittività. I nobili Furono
in pochi fra i membri della nobiltà a morire a S. Angelo, in anni
normali. Anzi, furono solo in due. Nel
luglio del 1620 toccò per prima alla «sig.ra
Isabetta, moglie del sig. Paulo Roero».
Essa però volle essere sepolta «nella
chiesa chatedrale del Domo di Treviso». Il
secondo caso è rappresentato da quel controverso personaggio che fu il
"magnifico signor" Vettor Benzoni. Sul suo conto correvano voci
di stregoneria e nella sua casa non erano infrequenti — come abbiamo
visto — le nascite illegittime. Comunque
visse e morì, settantaseienne, «nella casa della Cavretta in questa
villa di S.to Agnolo, (e) il suo chadavero fu sepolto in questo sacrato» 30. "Quelli
della scola" Che
a S. Angelo, come nelle altre parrocchie del Veneto, fossero da tempo
diffuse ed avessero particolare importanza le "scuole" e le
confraternite è un dato accertato. Lo conferma la visita pastorale del
vescovo Francesco Giustiniani, che nel 1609 trova funzionanti ben cinque
"scuole" 31.
Delle
confraternite della nostra parrocchia traccia altresì un esauriente
quadro Antonio Sartoretto, riportando fra l'altro il regolamento della
"Scuola di S. Angelo", istituita nel 1492. «Gli
iscritti godevano di benefici spirituali in vita e in morte, … avevano
un posto distinto in chiesa, nelle processioni e nelle altre
manifestazioni religiose; si assicuravano un buon accompagnamento nel
funerale, per l'intervento dei confratelli con la divisa della
congregazione o con altre insegne, e potevano godere dei suffragi alle
loro anime» 32. Ed
è indubbio che essere gastaldo della scuola di S. Angelo garantiva un
indiscusso prestigio all'interno della comunità parrocchiale dell'epoca: «A di
16 marzo 1621 Zuane di
Brugnari di anni 70 in circha essendo gastal- do della
scolla di S.to Angelo, prima auendo preso tutti li
S.ti sacramenti della S.ta Chiesa e raccomanda- ta
l'anima sua al creatore si spolliò della sua carne presente
per godere li beni eterni e fu seppelito in que- sto
cimiterio …» Pre
Sabbadini non usava certo una formula tanto elaborata per le normali
sepolture. I servi e i "poareti" Numerosi
fra gli abitanti del contado non avevano alcuna possibilità di
sostentamento al di fuori elle proprie braccia. Per loro una promozione
sociale, intesa anche solo come possibilità di lavorare in affitto una
piccola possessione, era impensabile e praticamente impossibile. Il loro
destino era segnato dalla nascita: facevano parte del grande esercito dei
"poareti", dei braccianti, oppure dei servi (famigli o massare)
presso le famiglie contadine più grosse.
E per i servi e i "poveretti",
unico compenso era il vitto, qualche straccio per coprirsi e, per
alloggio, quasi sempre la "teza"
(il riparo degli attrezzi rurali con soprastante deposito di fieno) che,
dopo averli ospitati in vita, li accoglieva al momento della morte. «A di 9
ditto (gennaio 1620) Bernardin
poveretto … di anni 16 in circha da Mor- gan.
Morse sulla teza delli Garbini in questa villa et il suo
chadauero fu sepelito in
questo cimiterio di S.to Angelo
presente il populo » Oppure: «A di 4
gennaio 1631 Marco
figlio del q.am Anastasio Tesato passò da que- sta a
miglior vita in la teza della casa rossa di età di anni 20
in circha essendo povereto…» Talvolta
il loro destino era ancora peggiore: «A di
(1 april 1653) Pasqua
massara confessata mori et alcuno non si ac- corse.
D'anni 42 in circha et fu sepelita in q.to cemiterio».
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Note 3
Ho seguito per la presente ricerca i
criteri usati da Claudio Povolo, Tre
villaggi nel contado di Vicenza, Indagine
demografica per una storia sociale della popolazione veneta nei primi
secoli dell'età moderna. In Lisiera,
Immagini, documenti e problemi per la storia e cultura di una comunità
veneta, Vicenza, 1981, pp. 873-1035. 4
Tutti i registri dei battezzati, come quelli dei morti, si trovano
nell'Archivio Parrocchiale di S. Angelo (APSA). 5
APSA, Status animarum, fasc.
1626-1669. 6
Non è ben chiaro quale fosse l'età "da
comunion". Con tutta probabilità però, non era superiore ai
dieci anni. 7 In
tutti i documenti finora consultati e riguardanti invece la "Villa di
S. Angelo": estimi, ad iniziare da quello del 1538, carte
topografiche, ecc., il Sile è sempre considerato il naturale confine
nord. In
tema di distinzione fra enti religiosi e civili, è noto che se la
"parrocchia" era la struttura di base per la diocesi, la
"villa" o "vicinìa" lo era (in campo
civile-amministrativo) per la podesteria, e già gli antichi statuti
comunali prevedevano precise norme per il suo funzionamento. (Angelo
Marchesan, Treviso Medievale, 1923, vol. I, p. 359). 8
APSA, Registro Battezzati, fasc.
1608-1635, alla data. 9
APSA, Registro Morti, fasc.
1601-1645, alla data. 10
Segnalazione di Giovanni Netto. Per quanto riguarda la presenza dei Cavalieri
Gaudenti nel territorio di Canizzano - Mure, vedi anche Francesco
Agnoletti, Treviso e le sue Pievi,
vol. I, p. 234 e F.S. Fapanni, Memorie
storiche della congregazione di Quinto ("Canizzano"), ms.
1360 Biblioteca Comunale di Treviso.
11
L'uso della dizione "castaler" è
assai significativo e induce ad alcune considerazioni. a)
Fino a trent'anni fa il Sile, in quel punto, arrivava a lambire la strada
S. Angelo - Canizzano; inoltre, sempre nella stessa zona, il terreno in
direzione della campagna era — ed è
tuttora — in sensibile salita. b)
Proprio dove ora sorge la scuola media "Mantegna" esisteva un
rialzo di terreno ("motta") che, dal nome del proprietario della
terra, era ultimamente chiamata la "motta di Artuso": venne
spianata negli anni Cinquanta, all'inizio del processo di urbanizzazione
di S. Maria del Sile. c)
Questa stessa località, nell'estimo del 1713, era indicata col toponimo
"alle motte". d)
Il signor Eugenio Franceschi asserisce che, durante le prime arature in
profondità con i moderni trattori, — anni
Cinquanta-Sessanta — vennero in
superficie varie pietre ed altro materiale da costruzione (che è andato
disperso) proprio fra la sua abitazione e la strada che porta alla scuola
media, nella striscia di terreno che corre parallelamente alla strada di
S. Angelo. Tutto
fa pensare quindi che anche a S. Angelo, come in altri punti del Sile, ad
esempio a Quinto, sorgesse una fortificazione, verosimilmente in età
medievale. 12
Questa e le successive registrazioni di nascita sono riportate dai
registri dei battezzati dell'APSA che, per il periodo qui trattato, sono
tre: dal 1574 al 1607; dal 1608 al maggio 1635 e dal maggio 1635 a tutto
il 1645. 13
La levatrice sarà faticosamente imposta verso la metà dell'Ottocento
dall'amministrazione austriaca. (Archivio di Stato Treviso - AST -, Comunale,
b 2824, manifesto con bando di concorso per la Condotta
ostetrica del comune di Canizzano, 8 luglio 1854). Vedi anche, per la
polemica fra il Comune che non voleva assumere un'ostetrica condotta e il
Commissario Distrettuale che invece ribadiva l'obbligo di tale
istituzione, le buste n. 2822 e 2825, sempre in AST, Comunale. 14
C. Povolo, op. cit., p. 899. 15 D.
Beltrami, Storia della popolazione
di Venezia dalla fine del sec. XVI alla caduta della repubblica,
Padova,1954. 16
G. Bonifaccio, Istoria di Trivigi,
Venezia, MDCCXLIV, (ristampa 1973) p. 534. 17
A. A. Michieli, Storia di Treviso,
III edizione, con aggiornamento ed integrazione a cura di Giovanni Netto,
Treviso, 1981, p. 195. 18
G. Bonifaccio, op. cit., p. 535. 19
Idem. Pag. 539. L'episodio è
riportato in maniera pressoché identica anche da Silvestro Castellini
nella sua Storia della città di
Vicenza (1822), citata da Povolo, op.
cit., p. 899. 20
G. Bonifaccio, op. cit., p. 539
e C. Povolo, op. cit., p. 898. 21
G. Bonifaccio, op. cit. pp. 543
e 546. 22
Per farsi un'idea di come si sia giunti alla grande fame del 1629, si veda
l'inizio del capitolo XII dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni: «Era
quello il secondo anno di raccolta scarsa. Nell'antecedente le provvisioni
rimaste dagli anni addietro avevan supplito, fino a un certo segno, al
difetto; e la popolazione era giunta, non satolla né affamata, ma, certo,
affatto sprovveduta, alla messe del 1628, nel quale siamo con la nostra
storia. Ora, questa messe tanto desiderata riuscì ancor più misera della
precedente … e questo non solo nel milanese, ma in buon tratto di
paese circonvicino … ». 23
Nilo Faldon (a cura), Un singolare
documento della peste del 1630 nel
territorio di Conegliano, 1962. Si tratta di un breve dattiloscritto in cui Faldon (archivista
della curia di Vittorio Veneto) riporta una cronaca coeva della carestia
del '29 e della peste del 1630, opera di G. Lissotti, parroco di Sarano e
rinvenuta in quell'archivio parrocchiale in una copia del 1765. Ampi brani di questo documento sono riportati anche da Innocente
Soligon, in Le grave mobili …
Santa Lucia di Piave nella Storia, 1984, pp. 154 - 159. 24
Sul prezzo del pane nel 1929, vedi Classe
IIa, Scuola Media di Vidor, 1984 (prof. Danilo Gasparini), Terra
e contadini a Vidor e Colbertaldo nel 1500, p. 34: « … nel
1629, in marzo … il pane da un soldo scende a due once (86 gr.) …»
mentre un secolo prima, nel 1528, il pane da un soldo pesava 7 once (301
gr). Sul paradosso di come proprio quelli che vivevano in campagna
producendo il cibo fossero i primi a soffrire la fame in caso di carestia
e sulle sconcertanti analogie fra le grandi carestie europee dei secoli
scorsi e quelle odierne dei paesi del terzo Mondo, si veda Storia della fame, di S. George e N. Paige, trad. ital.), Milano,
1984. 25
Questo passo ci dà, per inciso, anche un'interessante indicazione: gli
aiuti alla popolazione affamata consistono in miglio e frumento. Il mais — pur già coltivato nel Veneto, vedi L. Messedaglia, Per
la storia del mais nella Venezia, in Atti dell'Istituto Veneto di
Scienze, Lettere, Arti, 1922/23, T. LXXXII, parte II, pp. 937 e segg. —
non ha ancora raggiunto quella diffusione che avrà nel secolo successivo
e ancor più nel 1800, quando rappresenterà la componente principale e
pressoché unica della dieta del contadino veneto. 26
D. Beltrami, op. cit. p. 62. 27
A. A. Michieli, op. cit. p. 196. 28
APSA, Stato d'anime, fasc.
1626-1669. 29
I "registri dei morti" analizzati — da cui sono tratte anche
tutte le registrazioni di sepoltura — sono due: il primo va dal 1601 al
1645; il secondo dal 1646 al 1° maggio 1648. 30
APSA, Registro dei morti, 3. 12.
1637. A. Sartoretto, op. cit. p.
42. 31
Archivio Curia Vescovile di Treviso, Visite
pastorali antiche, b 11, vol. 1608-1609, cc. 480-486. 32
A. Sartoretto, op. cit., pp. 91-94. -------------- ©
1986, dal libro Drio
el Sil. Storia, vita e lavoro in riva al fiume a S. Angelo e Canizzano |
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| Ultimo
aggiornamento
27/02/09
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