A S. Angelo nel Seicento

Vivere e morire in un villaggio sul Sile

(Ricerca sui registri parrocchiali dal 1574 alla metà del sec. XVII)

 

 

di Camillo Pavan

 

Fu solo nel 1503 che S. Angelo venne ufficialmente riconosciuta come parrocchia 1. Prima era una delle cappelle della Pieve di S. Giovanni Battista del Dom di Treviso, con cui comunque continuò anche in seguito, per lo meno formalmente, ad avere rapporti di dipendenza 2.

Anche a S. Angelo, come nella stragrande maggioranza delle parrocchie, i primi registri dei nati, morti e matrimoni, (preziose e insostituibili fonti per la ricostruzione storica di qualsiasi comunità rurale) risalgono agli ultimi decenni del XVI secolo. Fu che i parroci, anche se non sempre sollecitamente iniziarono a tenere nel dovuto ordine gli archivi 3.

Per quanto riguarda la nostra parrocchia, il più antico dei registri porta la data del 1574 ed è quello dei battezzati 4. Purtroppo ad esso non si affiancarono subito né quello dei morti (inizierà nel 1601) né quello dei matrimoni (1646) mentre i primi "stati d'anime" risalgono al 1626 e al 1642.

Malgrado ciò, pur col materiale incompleto pervenutoci, sono possibili numerose considerazioni sul movimento naturale della popolazione ed in genere sulle condizioni di vita del nostro villaggio in quella che fu una delle epoche più drammatiche della sua storia, fra avversità impensabili ai nostri giorni, quali i lupi affamati scesi dai monti nel 1591, la tragica carestia del 1629, la peste "manzoniana" del 1630.

 

La famiglia

 

Negli anni 1626 e 1642 il parroco Marco Sabbadini compilò lo "stato d'anime" della parrocchia 5, ovvero l'elenco casa per casa di tutte le famiglie con la loro consistenza numerica.

Il primo di questi documenti ci fornisce l'elenco dei proprietari delle case, e dei terreni. Il secondo l'elenco dei capifamiglia che in quelle case vivevano, dei contadini che quei terreni lavoravano.

Entrambi inoltre distinguono le "anime da comunion" da quelle "senza" e danno il numero totale degli abitanti del villaggio 6.

 

«1626 A.DI. 13 Aprile   Nota di tutte le Anime

Da comunion

Senza

 

In P.ma ne la Tor di Orlando

5

6

In casa deli R.di padri Santi 40

5

2

 "     "      "     "     "    S.ta Cattarina

9

5

 "     "   del sig.r Oniga da Treviso sopra el Sil 

4

1

 "     "      "      "   Zan Padova           "        "   

3

2

 "     "  dil Priorato di nobili di Treviso 

9

7

nel cason delli ilustrissimi Polla

4

2

nele casete delli Crozi di Treviso 

6

2

in casa delli Panzetta da Seravallo 

5

6

 "    "  delle R.de Monache S.ta Chiara di Treviso  

2

4

nella casetta delli sig.ri Benzoni 

2

2

nella casa delli illustri.i Renaldi da Treviso 

12

7

in casa delli ( … ) 

7

5

 "    "      "   sig.ri Vanpi 

3

5

nel cason delli sig.ri Benzoni 

2

2

nella casetta del Casarin 

3

-

nella casetta delli sig.ri Sugana 

3

-

nello cason della sig.ra Orlandella 

2

2

nella caseta dil sig.r Alesandro Alesandri 

2

2

una caseta delli Opati [?] 

3

2

in casa di li sig.r Benzon 

6

2

nella casetta di Benzoni 

4

2

in casetta delli sig.ri Ginuiollo 

4

2

nella casa del Bozza 

2

2

   "       "   Bozio 

3

1

nel cason delli padri S.ti 40 alli Moncini

3

5

nella casa delli sig.ri Ans ( … )

4

4

   "       "   Carazi 

4

6

   "       "   del sig.r Martingniago 

5

5

   "       "   di sig.r Zignolli 

6

5

   "       "   del sig.r Pasin da Venezia 

4

5

   "       "   delli padri di S. Nicolò 

5

2

   "       "   d. ms.  Camil portaletar 

2

2

   "   istessa casa  

2

1

nella casa del sig.r Ravagnini 

10

5

nella casa rosa di ditti 

7

3

in casa dilli Chaiarani 

2

-

 "    "    dil sig.r Paullo Rovar con la sua famiglia habitator 

3

4

 "    "    dil  sig.r Cagliari da Venetia con il castaler e suoi abitatori 

11

4

in casa delli claris.mi Baltramini 

 

 

nelle casette del sig. Caliar 

4

4

nella casa delle clarissimi Querini 

5

-

   "       "   del sig.r Rinaldi sopra la detta 

7

-

   "       "   del rever.do 

5

2

anime da comunion in tutto 206 quelli che non si comunicano sono n° 137. Sono in tutti n° 343»

 

Analizzando in dettaglio questo stato d'anime un dato, peraltro singolare, balza all'evidenza: i confini della parrocchia sono diversi da quelli della "villa" civile. Per l'ente religioso il Sile non è un limite invalicabile 7.

Sono infatti almeno tre le famiglie che, pur abitando "sopra il Sile" rientrano nella parrocchia di S. Angelo. Esse si trovano nell'area appartenente al colmello di Mure (dove, per intenderci, ora è stato costruito l'aeroporto).

Le registrazioni di nascita e di morte eliminano al riguardo ogni dubbio.

 

«A di 23 marzo 1623

Santa figlia di Zuanne Bortolanza e di D.a Maria sua

Consorte, nata di legitimo matrimonio … [nella] vila di

Mure sotto questa parochia …» 8.

 

«A di 4 febbraio 1625

D.a Madalena … che era moglie del q.m Menego Me-

loncello morse in villa di Mure sotto Canizano …» 9.

 

Fra l'altro una di queste famiglie, la più numerosa, abita la casa di proprietà del "priorato dei Nobili di Treviso" che subentrò all'antico priorato S. Maria Mater Domini "De Fossis" (di cui è nota la fondazione del 1292 ad opera dei Cavalieri Gaudenti)10 e che, dopo le soppressioni napoleoniche, passerà al Comune di Treviso.

Le abitazioni sono distinte dal parroco in 29 "case", 9 "casette" e 4 "casoni". Come si vede i casoni, tipiche costruzioni con il tetto di paglia, molto diffusi in altre zone del Veneto e della stessa provincia di treviso ed abbastanza numerosi anche nelle vicine "ville" di Canizzano e di San Trovaso, sono invece a Sant'Angelo in numero particolarmente ridotto.

Dalla relazione del parroco del 1626 risultano inoltre presenti:

- un "castaler", di proprietà di Gabriele Caliari, figlio del pittore Paolo Veronese (nell'area corrispondente all'attuale abitazione della famiglia Franceschi) 11.

- la "tor d'Orlando" (e si tratta del più antico documento parrocchiale che ne parla): è la prima casa che si incontrava iniziando il giro del paese in senso antiorario, partendo dalla chiesa.

Passiamo ora allo stato d'anime del 1642

«1642 A. di 2 Aprile Nota di tute le case et Anime della villa di S.to Agnolo soto questa parochia

da c.e

Senza

 

In p.a. nella casa di Batista Bachin sono persone

2

1

In casa di Hieronimo Pastrello 

2

1

"     "   "  Rocho Batistela 

4

2

"     "   "  Antonio Regonzo 

2

2

"     "   "  Zanino Brugnero 

5

5

"     "   "  Agnolo Menonzelo 

4

2

"     "   "  Jacomo Betelo 

2

3

"     "   "  Antono Bortolanza 

12

12

"     "   "  Mattio Brugnaro 

5

4

"     "   "  Luca Pillon 

2

4

"     "   "  Luca Marchiante 

3

3

"     "   "  Agnolo Baruolo 

13

10

"     "   "  Guglielmo Colombera 

2

1

"     "   "  Tonino Bellinzi … 

7

4

"     "   "  Menego Pastrello 

4

-

"     "   "  S.to Torciolino 

5

8

"     "   "  Menego Nastazio (?) 

2

2

"     "   "  Tomio Maseto 

3

1

"     "   "  Zamaria Budoleto (?) 

4

2

"     "   "  Antonio Fauro 

2

1

"     "   "  Gasparo Bellenciero 

10

4

"     "   "  Menego Cierchino 

3

1

"     "   "  Gasparo Paramento 

2

3

"     "   "  Apolonia Sidoria 

2

-

"     "   "  Menego Mezato

2

-

"     "   "  Zuane Torciolino

3

1

"     "   "  Menego (Bor)toleto 

2

1

"     "   "  Santo Jopato

5

7

"     "   "    illeggibile   

8

2

"     "   "  Santo Ruchescho 

5

4

"     "   "  Francesco Bachino 

7

7

"     "   "  Zanetto (… ) mento

5

4

"     "   "  Andrea Guielmo 

8

5

"     "   "  Andrea Campagnaro

6

1

"     "   "  Menego Parente 

12

6

"     "   "  Bastiano Pastrelo 

6

7

"     "   "  Zuane Menareto 

2

2

"     "   "  Paulo Ro (…) 

6

1

"     "   "  Andrea Gastaldo

3

1

"     "   "  Zuane Carareto 

4

4

"     "   "  Bastiano Crivelaro 

4

1

"     "   "  Santo Carareto 

4

2

"     "   "  Mattio Cornaino 

3

5

"     "   "  Lisandro Linato 

7

8

"     "  del presente … [Parroco]     

5

-

tutti confessati e comunichati questa [pascha] fa in tutti n° 353»

 

La situazione rispetto a sedici anni prima era rimasta sostanzialmente uguale.

Il numero medio di componenti per famiglia era sempre molto alto: 7,84; come pure sempre molto numeroso era il numero di famiglie fino a dieci elementi: 75,55%.

Per quanto riguarda la popolazione complessiva i vuoti creati dalla carestia e dalla peste del 1629-31 erano stati ormai ampiamente colmati: gli abitanti erano 353 contro i 343 del 1626.

La popolazione di Sant'Angelo sul Sile rimase stabile attorno alle 350 persone, non solo in questo periodo ma anche fino all'inizio dell'Ottocento.

 

Popolazione di S. Angelo

ANNO

ABITANTI

 

1642

353

1669

336

1746

335

1773

357

1824

370

1857

454

1907

785

 

Sarà solo dal terzo decennio del XIX secolo che la popolazione di S. Angelo inizierà a salire.

 

La nascita

 

Ogni nascita veniva riportata in un libro che era in realtà il registro dei battezzati (liber baptizatorum), registro che si può comunque considerare dei nati, non esistendo certo in parrocchia — all'epoca — non credenti o appartenenti ad altre religioni.

Il problema, da un punto di vista di indagine statistica, è dato semmai dai nati nel territorio di altre parrocchie che si facevano battezzare nella chiesa di S. Angelo, territorialmente più vicina alla loro abitazione. Il fatto interessa principalmente gli abitanti di Mure (sotto Canizzano). Ma anche molti abitanti di là del Sile, sotto la giurisdizione di Corona (l'attuale San Giuseppe) trovavano più semplice attraversare il fiume e far battezzare i loro piccoli a S. Angelo. In queste occasioni, comunque, il curato specificava quasi sempre di somministrare il battesimo con il permesso del parroco interessato ("de licentia parochi").

Casi inversi di nati a S. Angelo ma registrati nelle parrocchie confinanti ho motivo di supporre che non ce ne siano, proprio per la posizione particolarmente centrale della chiesa rispetto a quasi tutto il territorio della parrocchia. Le uniche persone che avrebbero avuto un reale interesse, per via della distanza, a farsi battezzare a San Trovaso, sarebbero stati gli abitanti delle case dei signori Benzoni, all'estremità sud del paese. Ma nel libro dei battezzati compaiono con regolarità i nati in quella zona.

 

Le registrazioni

 

Le registrazioni dei battesimi venivano scritte in successione cronologica, seguendo generalmente lo stesso schema. Innanzi tutto la data, poi i nomi del neonato, dei genitori (all'inizio solo del padre), del compare e, molto raramente, quello della comare.

Ecco il testo della prima registrazione.

«1574. 7. Zener

fu battiza Franceschina fiola del ms. Dona da Va(ra-

go) stanti in s.to Agnolo. Compare ms. Menego Go-

sto di ditta villa 12».

 

Come si vede, una registrazione "essenziale". Anche perché il parroco dell'epoca non riteneva opportuno indicare il nome della madre.

Più tardi invece, durante il lungo rettorato di "pre" Sabbadini  (1599 - 1643) la registrazione avveniva con una formula più completa:

 

«A di 17 di agosto 1603

Margarita figlia di Mattio Pastrello et di donna Vicen-

za sua moglie nata di legitimo matrimonio fu batezata

da me pre Marco Sabbadini compare fu Domenico

Mazarolo della Girada »

 

Oltre ai genitori, due erano le figure che assistevano ed accompagnavano i primi momenti di vita del nuovo essere: la comare e il compare.

Il ruolo della comare (co-mare = come madre, altra madre) era fondamentale all'atto della nascita, visto che non esisteva di certo la levatrice condotta 13.

 

«6 zugno 1644

Giacomo figlio de m(esser) Francesco …

Biasietto e di d(onn)a Cecilia sua legittima consorte li

5 d(it)o. Fu compa(ar)e alli sacri esorcismi, et alla fonte

M(esser) Zamaria figlio de M(esser) Domenico Mar-

chiante. Com(are) levatrice D(onna) Menega Biso del-

la parochia di San Trovaso. Io P. Alvise Rocca rettore

di d(it)a chiesa batezai»

 

Che queste comari non fossero delle levatrici specializzate, bensì delle vicine di casa con più esperienza, lo testimonia, se ce ne fosse bisogno, il parroco Alvise Rocca, che nel 1644, all'inizio del suo rettorato e per un breve periodo, segnò anche il nome delle comari. Per sei battezzati si alternarono ben cinque comari diverse.

Se le mammane, come venivano anche chiamate, lasciavano inevitabilmente a desiderare per quanto riguarda le conoscenze tecniche (almeno giudicando con il nostro metro attuale), non erano invece impreparate all'eventualità di un battesimo di emergenza. In caso di necessità erano loro ad amministrare il sacramento. Solo successivamente, se il bambino sopravviveva, sarebbe avvenuta la "catechization" ufficiale in chiesa, davanti al parroco e al compare.

 

«Adi 10 aprile 1613

Domenica figlia di Jachomo Brianese et di D.a Anzo-

la sua moglie nata di legitimo matrimonio fu batezata

dalla comare a casa. fatte le solenita del batesimo da

me pre Marco Sabbadini. compare alla catechization

fu Mathio Bachin. nacque adi 9 di ditto mese.»

 

Il ruolo delle donne, delle "co-mari" era quindi fondamentale per la vita fisica e spirituale del neonato. Tuttavia quando si trattava di ammettere ufficialmente il bambino nella comunità parrocchiale, attraverso il rito del battesimo in chiesa, chi realmente contava era un uomo: il compare. Sono ben rari infatti i neonati che venivano "tenuti a battesimo" in chiesa da delle donne, almeno in questo periodo.

Chi contava nella vita pubblica sia della parrocchia sia della vicinìa civile era l'uomo, il capofamiglia, il padre.

La cerimonia del battesimo avveniva quasi sempre nello stesso giorno della nascita, oppure il giorno successivo; molto raramente dopo due o più giorni.

L'analisi degli atti non lascia dubbi al riguardo.

Fosse estate

«A di 6 di agosto 1613

Angela figlia di Jacomo Tadiotto et di d(onn)a Orsola

sua moglie nata di legitimo matrimonio fu batezata…

naque a di ditto »

o inverno

«A.di 3. Febraio 1635

Biasio figlio di Andrea Crivelaro e di D(onn)a Anto-

nia sua moglie … fu batezato … nacque a di ditto »

il rito del battesimo veniva celebrato con tempestiva celerità.

 

È facile immaginare come anche questa fosse una delle cause dell'impressionante mortalità infantile. Anche se non era certo l'unica.

 

L'andamento della natalità

 

L'andamento della natalità dal 1577 al 1644 rende possibili varie considerazioni

 

NATI A SANT'ANGELO SUL SILE

DAL 1577 AL 1644 (per quinquennio)

 

 Periodo

 N ° nati

 Media

annuale

 Anni

mancanti

 1575/79

32

 10,66

 2

1580/84

65

13

 

1585/89

15

15

4

1590/94

64

12,8

 

1595/99

30

15

3

1600/04

96

19,2

 

1605/09

82

20,5

1

1610/14

102

20,4

 

1615/19

91

18,2

 

1620/24

70

14

 

1625/29

57

19

2

1630/34

61

12,2

 

1635/39

99

19,8

 

1640/44

98

19,6

 

 

Un primo dato balza evidente: come nell'ultimo scorcio del XVI secolo il tasso di natalità sia particolarmente basso.

Il dato è un valido indicatore per capire l'inasprirsi delle condizioni di vita in seguito a ricorrenti crisi di sussistenza, carestie, malattie epidemiche fra cui primeggia la pestilenza del 1576.

Scrive Claudio Povolo: «È noto, infatti, come una rilevante crisi di mortalità sia generalmente caratterizzata da un concomitante o susseguente calo della natalità, dovuto sia ad una diminuzione dei matrimoni che alla morìa che ha colpito le persone comprese nelle classi di età in grado di generare»14.

Nel nostro caso, iniziando a passare in rassegna quegli anni, troviamo anzitutto la grande peste del 1576 che, se mieté vittime prevalentemente nelle città15 — a Venezia erano stati falcidiati 50.00 dei 170.000 abitanti — arrivò anche nella Marca Trevigiana. Qui, fatto del tutto singolare che meriterebbe ulteriori approfondimenti, restò al di fuori delle mura del capoluogo 16, infierendo invece nel contado.

Scrive nella sua relazione del marzo 1577 il podestà di Treviso Bartolomeo Capello, che «… maggior travaglio poi è stato quello della peste che ad ogni canto circuiva la città, essendo state infette molte ville del territorio, et massima di quelle vicine a Treviso [ma] … Dio ha voluto preservare quella città da male così spaventoso»17 .

Il numero estremamente basso di nati nella parrocchia, specie nel 1577 (solo 6), è una sia pur indiretta conferma della violenza di quella epidemia.

Tre anni dopo, nel 1580, «siccome in Trivigi, così per tutta Italia quasi repentinamente perirono molte persone d'una infermità, che i medici dissero essere il mal del montone» 18.

Sempre il cronista Bonifacio c'informa che nell'estate del 1590 «con istupor d'ogn'uno» vennero divorati dai lupi «molti fanciulli nelle popolose Ville alla Città di Trivigi vicine» tanto che, come nel Medioevo, venne pubblicato un bando in cui si offriva un premio per ogni lupo ucciso. Il fatto deve aver talmente terrorizzato i contemporanei che si era sparsa la voce che quelle «fiere erano così ghiotte del sangue umano, che entrate negli armenti delle pecore senza alcuna offenderne, assalivano i loro pastori, e massimamente i giovanetti, e crudelmente sbranati gli divoravano » [sic!] 19 .

Nel 1591 «un'incredibile carestia di grano spaventò non pure il Trivigiano, ma l'Italia tutta» portando il prezzo dei cereali alle stelle. E alla carestia, come sempre, si accompagnarono epidemie, in questo caso di tifo petecchiale 20.

I primi due decenni del 1600, malgrado un lungo periodo di siccità seguito da piogge ed inondazioni nel 1614 ed una grave epizoozia nel 1617 21 furono caratterizzati da un forte tasso di natalità.

Ma la relativa tranquillità durò poco. Il 1629 vide tutto il Veneto colpito da una carestia senza precedenti che portò letteralmente alla fame i contadini, e non solo loro 22.

Ci è rimasto di quell'anno un drammatico documento: una cronaca di Don Girolamo Lissotti — parroco di Sarano, un villaggio alle porte di Conegliano — testimone diretto della carestia e della successiva peste 23.

 

«Fu dunque quest'anno notabile per la fame, la q(ua)le in q(ue)ste p(ar)ti fu crudelissima, cibandosi li huomini et le persone di erbe selvatiche, valendo il sorgo rosso 30 et più lire al staro, il form.to sino a 70, onde sì di notte come di giorno, si sentivano lamenti … et gridi di poveri, li quali non dimandavano più pane ma semola … si ritrovavano sovente li poveri contadini et altri morti di fame nelli campi, come occorse in questa villa alli 17 di marzo … che si ritrovò un tal Agnolo Felicia … in un campo della Guanizza, dove il dì antecedente aveva bruscato, morto di fame. Oh quanti ne morsero, oh quanti si ammazzarono nel mangiar erbe da loro non conosciute! In queste campagne sottoposte a q(ue)sta cura quanti se ne trovarono morti con l'herba in bocca!».

 

Le autorità intervennero solamente a maggio che, d'altra parte, è il mese peggiore per un tipo di economia come quella dell'epoca, dato che nessun cereale è ancora maturo e quelli dell'anno precedente sono introvabili o irraggiungibili causa il prezzo troppo elevato 24.

 

« … nell'ult(im)o del mese di maggio … la Ser.ma Repubblica diede soccorso at di miglio, et di formento dell'Istria che compartito tanto per casa fu poi pagato li anni seguenti» 25.

 

La situazione non doveva essere migliore nelle altre zone della terraferma veneta e anche nel Friuli la fame doveva farsi particolarmente sentire. Lo conferma Don Lissotti:

 

«gran quantità di poveri concorrevano dal Friuli a Venetia, molti se ne trovavano morti in queste campagne, et molti sepolti furono in q(ue)sto cimiterio, il nome dei quali lo sa Iddio»

 

Ed un riscontro puntuale, ancora una volta, si trova nel registro parrocchiale di Sant'Angelo

 

«Adi ditto (17 sett. 1629)

morse un poveretto di anni 45 circha da Cividal e con-

fessato prima sotto la teza de Francisoli … »

 

Dopo la fame, quasi inevitabilmente arrivò la peste. A Venezia un abitante su tre morì 26. A Treviso ufficialmente morirono solo 1031 persone (680 in città e 351 nei lazzaretti). Ma quelli che morirono fuori della città che avevano abbandonato per sfuggire al morbo (e a S. Angelo, come vedremo, furono più d'uno) chi li contò? Una cosa è certa: prima del 1630 a Treviso gli abitanti erano circa 10.000 mentre il 1° gennaio 1632 risultarono 7304 27.

E, nel suo piccolo, anche S. Angelo seguì l'andamento generale, passando da 314 abitanti nell'aprile 1628 a 290 nel 1632, toccando i 251 nel marzo 1630 28.

 

La morte

 

Il primo registro dei morti risale al 1601 e, a differenza di quello dei nati, a partire dal 1603, non presenta lacune temporali 29.

Tuttavia, ed è una cosa strana per un prete di solito assai preciso quale Sabbadini, durante il suo rettorato non sono segnati i decessi fino all'anno di età. È così impossibile avere il numero totale dei morti (o meglio dei sepolti), ed è altresì impossibile ricostruire il movimento naturale complessivo dei primi quattro decenni del secolo XVII.

Malgrado ciò questo modesto e all'apparenza insignificante quaderno, dalla copertina grigio sporco slabbrata ai bordi, con le pagine in più punti impregnate dall'umidità e compilate fitte fitte con l'orribile calligrafia del curato, permette ancora una volta di raccogliere preziosi elementi per comprendere come si viveva a Sant'Angelo sul Sile, trecentocinquanta anni fa.

Cliccare sull'immagine per ingrandire

L'eloquente copertina del secondo Libro dei morti(1646-1668)

della parrocchia di Sant'Angelo sul Sile.

Le registrazioni

 

Iniziamo anche in questo caso con la prima in ordine di tempo.

 

«A di P.o di zugno 1601

abiit petrus de Barolis in villa de Mure et seppelitus

fuit in hoc cemeteriu»

 

Registrazione ancora una volta essenziale, senza fronzoli — a parte lo sfoggio del latino — e senza purtroppo alcuna indicazione sulle cause del decesso.

Una cosa non manca mai in questa come nelle successive registrazioni: l'indicazione distinta del luogo di morte e di quello di sepoltura.

Abituati a muoversi in vita, alla ricerca di un padrone e di un pezzo di terra da lavorare, per i contadini la peregrinazione continuava anche dopo morti.

 

«Adi 20 di Marzo 1601

Mori Santo filio di Mattio cornaini et fu seppellitto a

Zero dove è la sua sepoltura»

 

E lo stesso succedeva a chi si considerava originario di S. Angelo e, sorpreso dalla morte fuori del paese, veniva dai parenti ricondotto al luogo di provenienza.

 

«Adi 29 di agosto 1610

Madalena moglie di Santo Brugnaro abita a S. Anto-

nino morse, e fu seppelita qui a S.to Agnolo dove è le

sue sepolture»

 

La percentuale delle sepolture a S. Angelo dei morti fuori parrocchia era alquanto elevata: il 19,15% (95 morti sui 496 segnati).

 

Le cause di morte

 

Abbiamo visto che rare sono le volte in cui è segnata la causa del decesso.

Si tratta per lo più di incidenti sul lavoro:

 

«A di 11 zugno 1628

Mattio Jopato di Anni 63 in circha cascò giù da un

Moraro e quasi subito passò di questa vita presente. Il

Suo chadauero fu sepolto in questo sacrato di S.to

Agnolo nella sua sepultura»

 

Oppure di episodi singolari:

 

«Adi 28 di agosto 1611

fu seppelito Marco figlio del q.am Gasparo Mellon-

cello di anni vinti duo di circha Morto nel campanil di

Canizano per mezo della saetta et seppillito qui a S.to

Angelo »

 

Ma la maggioranza riguarda senz'altro donne morte di parto:

 

«Adi 28 agosto 1621

D.a Menega che era moglie di Jacomo di Roberti di

anni 24 in circha essendo di parto. Avendo prima Auti

tutti li S.ti sacramenti commutavit vita con morte et

fu poi seppellita in questo cimiterio…»

 

Qualcuno infine passava a miglior vita all'improvviso:

 

«1650 adì 20 zugno

Piero Baruolo morì all'improvviso ma si era confessa-

to … et erano pochi giorni passati et era huomo di

buona vitta …»

 

In questo caso traspare evidente la preoccupazione del curato di sottolineare come il defunto fosse sì spirato all'improvviso, ma in regola con i sacramenti e, comunque, fosse sempre vissuto secondo i dettami della madre Chiesa.

E gli altri, di cosa morivano? La nostra fonte tace, ovviamente le considerava morti normali. Ma dai parroci successivi e da ricerche compiute in altri villaggi sappiamo che talvolta si moriva di "ferza", di "febbre petechiale" o di qualcuna fra le molte altre malattie epidemiche che ciclicamente imperversavano.

Molto più spesso comunque causa di morte erano: i "vermi", le "febbri verminose", le "febbri maligne", lo "spasmo", ecc. Nomi tanto vaghi clinicamente quanto drammatici nella loro realistica descrittività.

 

I nobili

 

Furono in pochi fra i membri della nobiltà a morire a S. Angelo, in anni normali. Anzi, furono solo in due.

Nel luglio del 1620 toccò per prima alla «sig.ra Isabetta, moglie del sig. Paulo Roero». Essa però volle essere sepolta «nella chiesa chatedrale del Domo di Treviso».

Il secondo caso è rappresentato da quel controverso personaggio che fu il "magnifico signor" Vettor Benzoni. Sul suo conto correvano voci di stregoneria e nella sua casa non erano infrequenti — come abbiamo visto — le nascite illegittime.

Comunque visse e morì, settantaseienne, «nella casa della Cavretta in questa villa di S.to Agnolo, (e) il suo chadavero fu sepolto in questo sacrato» 30.

 

"Quelli della scola"

 

Che a S. Angelo, come nelle altre parrocchie del Veneto, fossero da tempo diffuse ed avessero particolare importanza le "scuole" e le confraternite è un dato accertato. Lo conferma la visita pastorale del vescovo Francesco Giustiniani, che nel 1609 trova funzionanti ben cinque "scuole" 31.

Delle confraternite della nostra parrocchia traccia altresì un esauriente quadro Antonio Sartoretto, riportando fra l'altro il regolamento della "Scuola di S. Angelo", istituita nel 1492.

«Gli iscritti godevano di benefici spirituali in vita e in morte, … avevano un posto distinto in chiesa, nelle processioni e nelle altre manifestazioni religiose; si assicuravano un buon accompagnamento nel funerale, per l'intervento dei confratelli con la divisa della congregazione o con altre insegne, e potevano godere dei suffragi alle loro anime» 32.

Ed è indubbio che essere gastaldo della scuola di S. Angelo garantiva un indiscusso prestigio all'interno della comunità parrocchiale dell'epoca:

 

«A di 16 marzo 1621

Zuane di Brugnari di anni 70 in circha essendo gastal-

do della scolla di S.to Angelo, prima auendo preso

tutti li S.ti sacramenti della S.ta Chiesa e raccomanda-

ta l'anima sua al creatore si spolliò della sua carne

presente per godere li beni eterni e fu seppelito in que-

sto cimiterio …»

 

Pre Sabbadini non usava certo una formula tanto elaborata per le normali sepolture.

 

I servi e i "poareti"

 

Numerosi fra gli abitanti del contado non avevano alcuna possibilità di sostentamento al di fuori elle proprie braccia. Per loro una promozione sociale, intesa anche solo come possibilità di lavorare in affitto una piccola possessione, era impensabile e praticamente impossibile. Il loro destino era segnato dalla nascita: facevano parte del grande esercito dei "poareti", dei braccianti, oppure dei servi (famigli o massare) presso le famiglie contadine più grosse.  E per i servi e i "poveretti", unico compenso era il vitto, qualche straccio per coprirsi e, per alloggio, quasi sempre la "teza" (il riparo degli attrezzi rurali con soprastante deposito di fieno) che, dopo averli ospitati in vita, li accoglieva al momento della morte.

 

«A di 9 ditto (gennaio 1620)

Bernardin poveretto … di anni 16 in circha da Mor-

gan. Morse sulla teza delli Garbini in questa villa et il

suo chadauero  fu sepelito in questo cimiterio di S.to

Angelo presente il populo »

 

Oppure:

 

«A di 4 gennaio 1631

Marco figlio del q.am Anastasio Tesato passò da que-

sta a miglior vita in la teza della casa rossa di età di

anni 20 in circha essendo povereto…»

 

Talvolta il loro destino era ancora peggiore:

 

«A di (1 april 1653)

Pasqua massara confessata mori et alcuno non si ac-

corse. D'anni 42 in circha et fu sepelita in q.to cemiterio».

 

Note

 

1 A. Sartoretto, O. Sottana, S. Angelo sul Sile e S. Maria del Sile, 1200 anni di storia, Treviso, 1975, p. 30.

2 È noto come la tradizione faccia risalire l'origine della chiesa di S. Angelo allo scontro vittorioso di Orlando, paladino di Carlo Magno, contro i Saraceni [ sic!] nel 775.

La primitiva cappella, non appena costruita e sempre secondo la tradizione, sarebbe stata arricchita dall'indulgenza plenaria di Papa Leone III, che vi si sarebbe soffermato nel 779, di passaggio per Treviso.

La sua prima citazione ufficiale tuttavia, è dell'11 febbraio 1170, in una bolla di papa Alessandro III. Sartoretto, op. cit., pp. 20-21.

3 Ho seguito per la presente ricerca i criteri usati da Claudio Povolo, Tre villaggi nel contado di Vicenza, Indagine demografica per una storia sociale della popolazione veneta nei primi secoli dell'età moderna. In Lisiera, Immagini, documenti e problemi per la storia e cultura di una comunità veneta, Vicenza, 1981, pp. 873-1035.

4 Tutti i registri dei battezzati, come quelli dei morti, si trovano nell'Archivio Parrocchiale di S. Angelo (APSA).

5 APSA, Status animarum, fasc. 1626-1669.

6 Non è ben chiaro quale fosse l'età "da comunion". Con tutta probabilità però, non era superiore ai dieci anni.

7 In tutti i documenti finora consultati e riguardanti invece la "Villa di S. Angelo": estimi, ad iniziare da quello del 1538, carte topografiche, ecc., il Sile è sempre considerato il naturale confine nord.

In tema di distinzione fra enti religiosi e civili, è noto che se la "parrocchia" era la struttura di base per la diocesi, la "villa" o "vicinìa" lo era (in campo civile-amministrativo) per la podesteria, e già gli antichi statuti comunali prevedevano precise norme per il suo funzionamento. (Angelo Marchesan, Treviso Medievale, 1923, vol. I, p. 359).

8 APSA, Registro Battezzati, fasc. 1608-1635, alla data.

9 APSA, Registro Morti, fasc. 1601-1645, alla data.

10 Segnalazione di Giovanni Netto. Per quanto riguarda la presenza dei Cavalieri Gaudenti nel territorio di Canizzano - Mure, vedi anche Francesco Agnoletti, Treviso e le sue Pievi, vol. I, p. 234 e F.S. Fapanni, Memorie storiche della congregazione di Quinto ("Canizzano"), ms. 1360 Biblioteca Comunale di Treviso. 

11 L'uso della dizione "castaler" è assai significativo e induce ad alcune considerazioni.

a) Fino a trent'anni fa il Sile, in quel punto, arrivava a lambire la strada S. Angelo - Canizzano; inoltre, sempre nella stessa zona, il terreno in direzione della campagna era ed è tuttora in sensibile salita.

b) Proprio dove ora sorge la scuola media "Mantegna" esisteva un rialzo di terreno ("motta") che, dal nome del proprietario della terra, era ultimamente chiamata la "motta di Artuso": venne spianata negli anni Cinquanta, all'inizio del processo di urbanizzazione di S. Maria del Sile.

c) Questa stessa località, nell'estimo del 1713, era indicata col toponimo "alle motte".

d) Il signor Eugenio Franceschi asserisce che, durante le prime arature in profondità con i moderni trattori,  — anni Cinquanta-Sessanta  — vennero in superficie varie pietre ed altro materiale da costruzione (che è andato disperso) proprio fra la sua abitazione e la strada che porta alla scuola media, nella striscia di terreno che corre parallelamente alla strada di S. Angelo.

Tutto fa pensare quindi che anche a S. Angelo, come in altri punti del Sile, ad esempio a Quinto, sorgesse una fortificazione, verosimilmente in età medievale.

12 Questa e le successive registrazioni di nascita sono riportate dai registri dei battezzati dell'APSA che, per il periodo qui trattato, sono tre: dal 1574 al 1607; dal 1608 al maggio 1635 e dal maggio 1635 a tutto il 1645.

13 La levatrice sarà faticosamente imposta verso la metà dell'Ottocento dall'amministrazione austriaca. (Archivio di Stato Treviso - AST -, Comunale, b 2824, manifesto con bando di concorso per la Condotta ostetrica del comune di Canizzano, 8 luglio 1854). Vedi anche, per la polemica fra il Comune che non voleva assumere un'ostetrica condotta e il Commissario Distrettuale che invece ribadiva l'obbligo di tale istituzione, le buste n. 2822 e 2825, sempre in AST, Comunale.

14 C. Povolo, op. cit., p. 899.

15 D. Beltrami, Storia della popolazione di Venezia dalla fine del sec. XVI alla caduta della repubblica, Padova,1954.

16 G. Bonifaccio, Istoria di Trivigi, Venezia, MDCCXLIV, (ristampa 1973) p. 534.

17 A. A. Michieli, Storia di Treviso, III edizione, con aggiornamento ed integrazione a cura di Giovanni Netto, Treviso, 1981, p. 195.

18 G. Bonifaccio, op. cit., p. 535.

19 Idem. Pag. 539. L'episodio è riportato in maniera pressoché identica anche da Silvestro Castellini nella sua Storia della città di Vicenza (1822), citata da Povolo, op. cit., p. 899.

20 G. Bonifaccio, op. cit., p. 539 e C. Povolo, op. cit., p. 898.

21 G. Bonifaccio, op. cit. pp. 543 e 546.

22 Per farsi un'idea di come si sia giunti alla grande fame del 1629, si veda l'inizio del capitolo XII dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni: «Era quello il secondo anno di raccolta scarsa. Nell'antecedente le provvisioni rimaste dagli anni addietro avevan supplito, fino a un certo segno, al difetto; e la popolazione era giunta, non satolla né affamata, ma, certo, affatto sprovveduta, alla messe del 1628, nel quale siamo con la nostra storia. Ora, questa messe tanto desiderata riuscì ancor più misera della precedente … e questo non solo nel milanese, ma in buon tratto di paese circonvicino … ».

23 Nilo Faldon (a cura), Un singolare documento della peste del 1630  nel territorio di Conegliano, 1962.

Si tratta di un breve dattiloscritto in cui Faldon (archivista della curia di Vittorio Veneto) riporta una cronaca coeva della carestia del '29 e della peste del 1630, opera di G. Lissotti, parroco di Sarano e rinvenuta in quell'archivio parrocchiale in una copia del 1765.

Ampi brani di questo documento sono riportati anche da Innocente Soligon, in Le grave mobili … Santa Lucia di Piave nella Storia, 1984, pp. 154 - 159.

24 Sul prezzo del pane nel 1929, vedi Classe IIa, Scuola Media di Vidor, 1984 (prof. Danilo Gasparini), Terra e contadini a Vidor e Colbertaldo nel 1500, p. 34: « … nel 1629, in marzo … il pane da un soldo scende a due once (86 gr.) …» mentre un secolo prima, nel 1528, il pane da un soldo pesava 7 once (301 gr).

Sul paradosso di come proprio quelli che vivevano in campagna producendo il cibo fossero i primi a soffrire la fame in caso di carestia e sulle sconcertanti analogie fra le grandi carestie europee dei secoli scorsi e quelle odierne dei paesi del terzo Mondo, si veda Storia della fame, di S. George e N. Paige, trad. ital.), Milano, 1984.

25 Questo passo ci dà, per inciso, anche un'interessante indicazione: gli aiuti alla popolazione affamata consistono in miglio e frumento.

Il mais — pur già coltivato nel Veneto, vedi L. Messedaglia, Per la storia del mais nella Venezia, in Atti dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere, Arti, 1922/23, T. LXXXII, parte II, pp. 937 e segg. — non ha ancora raggiunto quella diffusione che avrà nel secolo successivo e ancor più nel 1800, quando rappresenterà la componente principale e pressoché unica della dieta del contadino veneto.

26 D. Beltrami, op. cit. p. 62.

27 A. A. Michieli, op. cit. p. 196.

28 APSA, Stato d'anime, fasc. 1626-1669.

29 I "registri dei morti" analizzati — da cui sono tratte anche tutte le registrazioni di sepoltura — sono due: il primo va dal 1601 al 1645; il secondo dal 1646 al 1° maggio 1648.

30 APSA, Registro dei morti, 3. 12. 1637. A. Sartoretto, op. cit. p. 42.

31 Archivio Curia Vescovile di Treviso, Visite pastorali antiche, b 11, vol. 1608-1609, cc. 480-486.

32 A. Sartoretto, op. cit., pp. 91-94.

 

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© 1986, dal libro Drio el Sil. Storia, vita e lavoro in riva al fiume a S. Angelo e Canizzano

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Ultimo aggiornamento 27/02/09