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Trionfa un trevigiano autore di una storia di vita e lavoro “Drio el Sil” è primo al Costantino Pavan |
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Il Gazzettino, Ediz. di Venezia, Domenica 13 aprile 1986
“Drio el Sil, storia, vita e lavoro in riva al fiume a Sant’Angelo e Canizzano”, opera inedita del trevigiano Camillo Pavan ha vinto la prima edizione del premio nazionale dei giovani “Costantino Pavan”, istituito da Gianni e Maria Rosa Pavan, nel ricordo della repentina scomparsa del figlio diciassettenne, il cui epilogo ha avuto luogo ieri mattina al teatro Astra di San Donà. Dopo la scelta delle tre opere di saggistica, sulle 72 pervenute da tutta Italia, da parte del comitato promotore presieduto dal prof. Ulderico Bernardi, il verdetto è stato emesso dalla giuria, composta da trenta studenti delle scuole medie superiori di San Donà. Per l’opera di Camillo Pavan si è trattato di un autentico plebiscito: 21 voti. Seconde, ex-aequo, sono state classificate le opere di Claudio Povolo, “Bolzano Vicentino, dimensioni del sociale e vita economica in un villaggio della pianura vicentina” (5 voti) e di Piercarlo Jorio “Il magico, il divino, il favoloso nella religiosità alpina” (4 voti). Al vincitore è stato consegnato un premio in denaro di cinque milioni, alle altre due classificate opere dei pittori Roberto Joos e Adriano Pavan. Alla manifestazione conclusiva del premio, che vuole incentivare in campo nazionale le opere e le iniziative sulle culture locali, erano presenti, tra gli altri, il sindaco Cei, il presidente della Provincia, Minchio, con l’assessore alla cultura, Gressani-Sanna, gli onorevoli Falcier e Strumendo, il sen. Giugni, il presidente della Biblioteca civica ing. Portale, numerose personalità del mondo politico, economico, culturale regionale, autorità civili e militari, studenti e i genitori di Costantino Pavan, che hanno istituito questa originale iniziativa dedicata ai giovani, affinché scoprano le loro radici. «Questa vena di memorie — ha detto il prof. Bernardi — è ancora viva tra anziani e giovani per la continuità della vita». Emozionatissimo, Camillo Pavan ha detto che «se ci si guarda intorno, c’è una ricchezza che è stata dimenticata e non è giusto che vada dispersa». Per il particolare valore delle opere, il comitato promotore ha segnalato i lavori di Morena Pegorer, del liceo classico di San Donà, di Ferruccio Clavora e di Riccardo Ruttar. Nella sua opera, Camillo Pavan racconta come si viveva realmente “Drio el Sil”, chi erano e cosa facevano le famiglie, le persone, quali erano i mestieri, dal 1600 fino a trent’anni fa, quando l’economia della zona era ancora agricola e la vita patriarcale: un’indagine scrupolosa nei due borghi trevigiani. Un piccolo mondo antico, dove l’autore ha cercato di trovare le sue radici. Gianfranco Bedin |
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“Drio el Sil” vince il premio Pavan riservato a opere sulle culture locali |
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la Nuova Venezia, Domenica 13 aprile 1986
San Donà di Piave — Alla presenza di numerose autorità, uomini di cultura e di un folto gruppo di giovani, una giuria formata da 30 studenti delle scuole medie superiori di San Donà ha assegnato ieri al teatro Astra il primo premio nazionale dei giovani “Costantino Pavan”, riservato a opere e iniziative sulle culture locali. Tra le opere finaliste votate, selezionate dal comitato promotore fra le 72 arrivate alla segreteria del premio, è risultato vincitore “Drio el Sil”, storia, vita e lavoro in riva al fiume a Sant’Angelo di Canizzano, con 21 voti, cui è andato in premio 5 milioni di lire. «Esemplare ricerca sull’ambiente … al centro sta il fiume Sile con le sue anse tranquille e sinuose, con il suo mondo di personaggi legati alla stagione dell’acqua, delle canne palustri e delle erbe sommerse». Al secondo e terzo posto ex-equo “Bolzano Vicentino. Dimensione sociale e vita economica in un villaggio della pianura vicentina (secolo XIV-XIX” di Claudio Povolo e “Il magico, il divino, il favoloso nella religiosità alpina” di Piercarlo Jorio, cui sono andati due dipinti degli artisti sandonatesi Roberto joos e Adriano Pavan. Le due segnalazioni speciali del comitato promotore sono state assegnate a Morena Pegorer per “La parola e l’animo. Analisi della tradizione orale nella civiltà contadina del Basso Piave” e Ferruccio Clavora per “Sloveni ed emigrazione. Il caso delle valli del Natisone». A.E. [Antonia Enzo] |
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Il profondo significato del premio “Costantino Pavan” sulle culture locali Nel nome di un ragazzo |
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Il Gazzettino, Terza pagina, Lunedì 14 aprile 1986
«Barba, barba seveo storie?». Questa semplice domanda che affiora dalla narrativa orale della nostra tradizione, può diventare il punto di partenza — simbolico, magari — di ogni ricerca delle cosiddette “radici” che poi sono il legame, il collegamento fra noi e i nostri avi, fra il presente instabile e il grande serbatoio del passato. La domanda è stata tenuta presente dal Premio nazionale dei giovani Costantino Pavan, assegnato sabato a San Donà di Piave, una manifestazione nuova e di singolare natura: è un modo di interrogare il passato, di intervistare la storia “piccola”, perché scruta nelle culture locali che sono l’humus dove quelle famose “radici” bene o male sono immerse. I giovani, in questo premio, sono coinvolti doppiamente: come possibili autori e come giudici: trenta studenti di San Donà di Piave hanno già cominciato a fare le proprie scelte. Su tre opere selezionate (ne erano pervenute settantadue da tutt’Italia, dalla Calabria alla Slavia veneta, dal Piemonte all’Emilia Romagna) hanno preferito Dio el Sil, un libro inedito che racconta i giorni e le stagioni lontane e vicini a Sant’Angelo e Canizzano (Treviso) incluso il lavoro nei vecchi mulini di Mure. L’autore, Camillo Pavan, un ex insegnante ora tutto impegnato nella vita a contatto di terra e di acqua, è legatissimo all’ambiente dov’è nato e dove sembra ora inseguire le tracce di umanità dei suoi genitori e della loro generazione, fantasmi culturali viene da dire (e vale per tanti di noi, forse per tutti). Gli studenti di San Donà, che vivono il fiume, e ne erediteranno il valore, — che per loro sarà impegno anche civile — hanno probabilmente sentito nelle storie di vita dell’ex insegnante fattosi cronista di sentimenti e di speranze una affinità, un collegamento; il fiume lega e scioglie, nutre e rallegra, è una realtà con cui devi misurarti… In ogni caso, hanno premiato — cioè scelto anzitutto per sé — un modo di vivere, di resistere, di essere uomini. Anzi, per dirla con Ulderico Bernardi, che ha presieduto la commissione “tecnica” del premio, hanno scoperto nelle pagine di Drio el Sil quella perenne «straordinaria capacità di resistere e di inventare ogni giorno la vita» sulle rive del fiume. Gli altri finalisti erano Piercarlo Jorio con il libro Il magico, il divino, il favoloso nella religiosità alpina (edito da Priuli & Verluca), che può considerarsi come un viaggio verso i confini della realtà quotidiana verso la “sfera metafisica” ed è punteggiato di notizie e situazioni curiose; e poi l’opera collettiva Bolzano Vicentino a cura di Claudio Povolo: notevole il fatto che sia stato il Comune vicentino a farsene editore facendone pervenire sessanta copie ai concittadini emigrati. C’era anche una studentessa fra i partecipanti, Morena Pegorer che ha intitolato il suo lavoro La parola e l’animo (inedito): è stata segnalata insieme al libro Sloveni ed emigrazione di Ferruccio Clavora e Riccardo Ruttar, un documento sulle valli del Natisone. Questo premio, a cui c’è da augurare lunga vita, è un caso a sé stante nell’affollato panorama culturale italiano: esso è nato in una famiglia da cui un figlio, quel Costantino a cui è intitolato, è stato rubato da un morbo invincibile. Lo hanno voluto, questo premio, Gianni e Mariarosa Pavan, lo hanno impastato del loro dolore ma anche della loro speranza. Ed è un dono a tutti i giovani e a tutti noi. Ivo Prandin |
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| Ultimo
aggiornamento
27/02/09
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