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Storia della SADE Società Adriatica di Elettricità (1905-1955) |
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La
Società Adriatica di Elettricità (SADE) viene costituita in Venezia il
31 gennaio 1905, col capitale di L. 300.000, «per
la costruzione e l'esercizio di impianti per generazione, trasmissione e
distribuzione di energia elettrica in Italia e all'estero». Fondatore
ed animatore della nuova Società è Giuseppe Volpi che, dopo Ruggero
Revedin ed Amedeo Corinaldi, ne sarà a partire dal 1912 per oltre un
trentennio il Presidente, pioniere coraggioso e lungimirante dello
sviluppo industriale della regione veneta. Sviluppo che in una regione
tradizionalmente dedita all'agricoltura, povera di materie prime, ai
limiti delle grandi correnti di traffico, sarebbe mancato senza l'impulso
promotore di una sempre crescente e ordinata disponibilità di energia. Ed
è significativo il fatto che questa audace iniziativa di vita e di lavoro
sia sorta proprio in quella Città che, nel ricordo di un'antica gloria
militare e mercantile, sembrava ormai quietamente adattarsi ad un sereno
destino di arte, di luce, di sogno. DALLE
ORIGINI ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE Le
prime attività della SADE sono necessariamente modeste, limitandosi
all'acquisto degli impianti di produzione e distribuzione di Cividale del
Friuli e Palmanova e successivamente di quelli di Oderzo e Motta di
Livenza, per una potenza che non raggiunge complessivamente 300 kW. Con
l'aumento del capitale, portato a L. 4.750.000 nel novembre del 1905, la
nuova Società dà l'avvio al suo programma con l'acquisto di alcuni
gruppi di impianti di produzione e distribuzione nelle provincie di Bari e
Padova e dell'impianto idroelettrico del Caorame (affluente del Piave)
della potenza di 300 kW. Direttore
della Società viene nominato nello stesso anno Achille Gaggia. Presidente
poi dal 1943, che alla elettrificazione delle zone comprese tra il Carnaro
e il Marecchia dedica con entusiasmo, passione e competenza dieci lustri
della Sua vita. Lo
sviluppo della SADE prosegue con l'acquisto degli impianti di produzione e
distribuzione di Chioggia, di Faenza e di alcuni centri della provincia di
Vicenza. Vengono inoltre assunte partecipazioni nelle società,
successivamente incorporate: Forze Motrici Cismon Brenta, concessionaria
dell'impianto idroelettrico del Cismon, uno dei più arditi dell'epoca
(centrale di Pedesalto della potenza di 6600 kW) ed Elettrica Milani di
Verona, che dispone degli impianti di produzione dell'Adige (centrali di
Sorio Vecchia e Colombarolo della potenza complessiva di 9000 kW). Per
assicurare una adeguata e regolare fornitura di energia nelle zone già
servite, la SADE costruisce una rete di trasporto a 30 000 V alimentata,
oltre che dagli impianti citati, da quelli del Cellina (centrali di
Malnisio e Giais della potenza complessiva di 13.000 kW) e del Lago di S.
Croce (centrali di Fadalto Vecchia e Nove Vecchia della potenza
complessiva di 15.000 kW) della Società Italiana per l'Utilizzazione
delle Forze Idrauliche del Veneto, comunemente nota come Società
"Cellina"; società che più tardi verrà pure incorporata dalla
SADE. Il
funzionamento in parallelo delle centrali di produzione, collegate tra
loro e con i centri di consumo attraverso la sempre più estesa rete di
trasporto, consente non soltanto una maggiore utilizzazione delle
disponibilità idrauliche ma anche la esclusione dal servizio continuo
delle centrali termoelettriche (Venezia, Padova, Ferrara, Ravenna, ecc.)
ridotte così a funzione di riserva. All'inizio
del 1915 la SADE esercita ormai la distribuzione in numerosi centri delle
provincie di Udine, Belluno, Treviso, Vicenza, Venezia, Verona, Padova,
Rovigo, Ferrara, Forlì, Ravenna, oltre che nelle Puglie. Con
l'entrata in guerra dell'Italia nel 1915 gran parte della attività della
SADE viene a svolgersi nella zona di operazioni. L'organizzazione tecnica
della Società è così posta al servizio del Paese e a completa
disposizione dell'Esercito, per far fronte alle esigenze belliche: ciò
vale alla SADE l'apprezzamento e l'elogio da parte del Sottosegretariato
alle Armi e Munizioni e dell'Intendente Generale dell'Esercito. La
Società pur non potendo, per lo stato di guerra, intraprendere lavori per
la realizzazione di nuovi impianti (nel 1917 si riesce a mettere in
esercizio, nonostante le difficoltà del momento, la centrale del Partidor,
terzo salto degli impianti del Cellina, della potenza di 3500 kW),
effettua l'aumento della tensione della rete di trasporto, passando a
60.000 V le linee che dalle centrali di Fadalto, Nove, Giais e Malnisio si
diramano nella pianura veneto-emiliana fino a Bologna, per l'allacciamento
con la Società Bolognese di Elettricità. La SADE estende il proprio
campo di azione alle Marche, assicurandosi centrali di produzione e zone
di distribuzione nelle provincie di Ancona e Macerata ed attuando quel
collegamento tra gli impianti alpini e quelli appenninici, che pochi mesi
dopo si rivelerà provvidenziale. Va
ricordato ancora che, proprio mentre più ferve la lotta sul fronte di
guerra, la SADE dà particolare impulso ad una grande opera di pace:
l'elettrificazione delle bonifiche. Il
disastro di Caporetto colpisce direttamente e gravemente la SADE che tra
il 5 e l'11 novembre 1917 perde le sue maggiori fonti di energia, situate
nel territorio occupato dal nemico. Le poche centrali idroelettriche
rimaste in esercizio (il cui nucleo principale è dato dagli impianti
dell'Adige) ed i collegamenti per quell'epoca arditi, realizzati a tempo
di primato tra le reti della Romagna e le reti marchigiane e tra gli
impianti dell'Adige e gli impianti lombardi, consentono di apportare,
capovolgendo in certo qual modo il sistema di produzione e di trasporto
fino allora in atto, un servizio sufficiente ai principali bisogni della
zona di operazioni, servizio che tra crescenti difficoltà prosegue fino
alla battaglia di Vittorio Veneto, nel novembre 1918. DALLA
PRIMA ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE Il
lavoro di ripristino degli impianti distrutti e danneggiati dalla guerra
è intenso e rapido, cosicché già per il Natale del 1918 le centrali
idroelettriche di Malnisio e di Nove possono di nuovo far convergere la
loro energia a Mestre. La ricostruzione è praticamente compiuta entro il
1919, nel mentre la distribuzione viene estesa alla Venezia Giulia e
all'Istria e si iniziano i lavori per i nuovi impianti idroelettrici del
Lago di S. Croce. Alla
realizzazione del Porto Industriale di Venezia-Marghera, ideata e voluta
da Giuseppe Volpi, che ha inizio nel 1919, la SADE partecipa con la
costruzione di una centrale termoelettrica che dalla potenza iniziale di
30.000 kW si svilupperà fino a raggiungere la potenza di 230 000 kW. Contemporaneamente
viene sempre più estesa la rete di trasporto: i quantitativi di energia
da convogliare e le distanze da superare conducono, nel 1924, alla
costruzione della prima linea a 150 000 V dalle centrali degli impianti
Piave-S.Croce a Portomaggiore (Ferrara) da una parte e a Trieste
dall'altra. La
zona di attività della SADE, che si sviluppa dalle Alpi Venete al mare
Adriatico fino alla Romagna, viene ulteriormente estesa all'Emilia con
l'assunzione di una partecipazione nella Società Bolognese di Elettricità,
che distribuisce energia in Bologna e dispone degli impianti idroelettrici
del Brasimone (centrali di S. Maria e Le Piane della potenza originaria
complessiva di 15.400 kW). (…) Dal
volume Le
dighe e le centrali idroelettriche del Bacino del Piave,
Camillo Pavan Editore, Treviso, 2001 |
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| Ultimo
aggiornamento
12/01/09
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