La contraerea di Canizzano

Testimonianza di Guido Marini (10-11-1934),

registrata il 29 febbraio e il 25 luglio 2008.

Guido Marini (agosto 2008)

«Quella volta che hanno mitragliato il “campo” io stavo venendo a casa con altri bambini dalla chiesa di Canizzano, dove eravamo stati a dottrina. Era una mattina su pa a setimana (di un giorno feriale), saranno state le dieci, dieci e mezza (1). Abbiamo cominciato a vedere questi apparecchi quando eravamo ancora davanti alla chiesa. Volavano alti e andavano torno torno, passavano sopra l’aeroporto e la chiesa e andavano a girarsi verso Quinto. Sempre in cerchio, e scendendo sempre più in basso.

Noi siamo scappati per i campi in direzione di casa nostra e siamo venuti fuori par el caresón de Biondo sulle Cornare. Ci siamo buttati dentro ai fossi, e siamo stati fermi e nascosti.

Ma sai che ci passavano a tre quattro metri dalla testa! Erano quei bicoda, là, gli spitfire (2), quelli con due code, e volavano a livello terra. Noi vedevamo i piloti; avevano il casco, ma li vedevi bene (3). Erano là che ci guardavano, e ridevano. Sti carogne!

Non posso credere… così bassi non potevano volare.

Ti dico che sfioravano le punte degli alberi, quando facevano il giro. Perchè venivano da Treviso, lungo il Sile, e in fondo qua, a Quinto si giravano, tornavano indietro e dopo prendevano l’aeroporto e tra ra ra ta tam, e via! Hanno fatto un fumeron, quella volta. Hanno fatto saltare i depositi.

Noi stavamo là, dentro ai fossi, cercando di nasconderci il più possibile. Lascia perdere tu, ma se gli salta el mato di darti una mitragliata… eh, non era mica tanto bella. I ièra bestie!

E i cannoni? Non potevano sparargli, i cannoni?

Non c’erano mica. Quella volta non c’erano i cannoni, è stato prima…

Dopo li hanno messi, sei cannoni, per difendere l’aeroporto (4).

Li hanno messi sulle Cornare. Sai la stradina che parte dal capitello che c’è in via Canizzano e va verso San Vitale. Ecco, là; sono entrati dalla passàda della prima casa grande che c’è sulla sinistra, dove stava Domenico Menoncello e si sono piazzati dopo il primo fosso, vicino al careson de campi che portava alla casa di Lèlo Menonsèo (Cornelio Menoncello).

Durante il bombardamento del 7 aprile sì che la contraerea ha sparato. Allora sono calati tre - quattro di quei caccia là e i ga fato fora tuto. Devono aver fatto anche dei morti, quella volta.

“Dicevano”, o li hai visti di persona?

Lo dicevano gli uomini… io non ho visto i morti, e neanche i cannoni rotti. Non ti lasciavano mica tanto andar vicino, in quei momenti. So solo che, dopo quella volta, hanno tirato via i cannoni veri e hanno messo quelli di legno. Dei bei pali da sei metri; quelli sì che li ho visti, perchè sono stati là tanto tempo(5).

Avete avuto danni, a casa vostra, col bombardamento del 7 aprile 1944?

No, le bombe sono cadute più indietro, ma neanche quelle per fortuna hanno fatto danni (6). Una è caduta nell’attuale cortile dell’asilo, sul prato che c’era dietro l’abitazione della famiglia Zorzi… e a ga fato na busa da un scherso… Un’altra è caduta là vicino, sul fosso de Padoan (Battista Danieli). Una terza da Cassian, quello del palazzo che confina con la terra della chiesa.

Le altre due sulla palude che c’era verso il Sile, più o meno dove adesso c’è il campo sportivo.

Però c’era da stare attenti quando sparava la contraerea, perchè venivano giù tutte quelle schegge, robe di alluminio, tocchetti grossi come mezzo bicchiere, oppure dei quadretti di ghisa. Allora si scappava tenendosi una sedia in testa e si andava dentro al rifugio che avevamo fatto vicino a casa.

Invece sai cosa, più che dal bombardamento abbiamo avuto danni dalla contraerea di Sambughè, quella contraerea bastarda qua… Si vede che hanno sbagliato tiro, non so… fatto sta che è arrivata una bomba su un campo nostro, e ci ha portato via una vite e un amoèr. E per fortuna che non è esplosa!

 

 

Note

 

1 - Per Guido Marini, che abitava nella vicina via Spigariola, il campo d’aviazione fu attaccato quella sola volta: «Una volta sola, è successo…». Secondo O. Sottana, che ha consultato le memorie scritte dal parroco di Sant’Angelo (Don Giovanni Favaretto (1903-1984) i mitragliamenti furono invece due: il 18 marzo 1944 (ore 9,30) quando vennero colpiti «una decina di apparecchi, senza però né vittime e né danni ai fabbricati»; il 2 aprile 1944 (ore 20,30), a contraerea già «installata da qualche giorno» e in azione. (Sartoretto - Sottana, 1975, p. 142).

Per Francesco Ballista (p. 78-79) «Rare furono le incursioni dei cacciabombardieri alleati sull’aeroporto trevigiano; nel corso del 1944 si lamentarono non più di tre-quattro mitragliamenti.

Abbastanza frequenti furono invece i fatti d’armi che videro in qualche modo interessato il G. Ancillotto…». (Atterraggi d’emergenza dopo combattimenti aerei… un caso di fuoco amico). Inoltre. «Nessuno dei nove bombardamenti subiti dalla città nel periodo 1944 - 45 interessò in qualche misura il campo d’aviazione; neppure quello disastroso del 7 aprile 1944».

Riguardo al mitragliamento descritto dal testimone, Ballista (p. 83), fornisce anche una scheda sintetica ma precisa:

«Sabato 18 marzo 1944, inizio allarme ore 9,25; inizio azione ore 9,40; fine allarme ore 11,45. Mitragliamento di 21 P.38 sull’aeroporto di S. Angelo. Incendiati uno Ju 52, uno Ju 88, un Do 217, un Cant.Z.1007 e viene abbattuto uno Ju 52 appena decollato (una decina di morti)».

2 - Marini ha messo assieme i nomi di due aerei completamente diversi. Tutti e due caccia, ma uno americano: il Lockheed P-38 “bicoda”, e uno inglese: lo Spitfire. Quando poi gli ho mostrato le foto dei due aerei, il testimone ha identificato senza esitazione i bicoda americani.

3 - Anche Gina Voltolin, 1926, ricorda di essersi trovata, mentre andava in bicicletta da Treviso a Ponzano, sotto mitragliamento di un aereo. «Ho fatto in tempo a gettarmi dentro l’acqua di un fosso (…) e quello con la mitragliatrice che sparava sulla strada. Io lo vedevo quello… dentro la carlinga (…) ». (Tosi, p. 125).

4 - Si trattava della 4.a Batteria del 311° gruppo Flak, che nel corso del bombardamento del 7 aprile 1944 «reagì vigorosamente inquadrando le formazioni con i suoi potenti cannoni da 88 mm; il reparto, tutto composto da avieri di leva lecchesi e comaschi, dichiarò l’abbattimento di due bombardieri pesanti. Dai rapporti post-missione dei comandi alleati risulta che una Fortezza Volante effettuò un atterraggio di fortuna presso Chioggia, mentre altre 80 rientrarono alle basi della Puglia danneggiate in qualche misura dalla contraerea definita “da moderata a intensa”» (Ballista, p. 79).

Ringrazio Bruno Fanton, Paese, per avermi segnalato il volume di Francesco Ballista.

Un paio di testimonianze raccolte da Tosi (pagine 121 e 132), parlano anche di scontri fra caccia avversari sul cielo di Treviso durante il bombardamento.

Roberto Fontana, 1926, dalle mura cittadine: « (…) ho visto i caccia che si alzavano da S. Giuseppe e che ingaggiavano battaglia con i caccia anglo-americani».

Lino Barbieri, 1925: « (…) dal “Pio X” abbiamo prima visto una battaglia aerea tra caccia tedeschi e inglesi… ».

Tali testimonianze, tuttavia, contrastano sia con quanto affermato dai rapporti degli aviatori USA dopo l’operazione (che citano la presenza in zona di un solo Me-109 tedesco, che ha evitato il contatto), sia con la testimonianza diretta di un aviatore della RSI, secondo il quale nell’area di Treviso c’era una totale assenza di veicoli da caccia tedeschi o repubblicani. (Nazzareno Acquistucci in Obiettivo Venerdì Santo, pagine 138 e 145).

5 - Sui cannoni di legno si veda anche la testimonianza di Alfredo Perin (1929) e Angela Favaro (1930) raccolta da Tosi (p. 107):

«Ricordo che otto giorni prima del sette aprile, la città era stata circondata da batterie contraeree (…) dopo il bombardamento, la domenica successiva, le batterie contraeree sono scomparse… al loro posto avevano messo dei pali della luce».

6 - C’è un detto popolare, a Canizzano, che ben sintetizza l’azione dei bombardieri americani in quel 7 aprile: «I ga verto el sacco a Casier, i le gà molàe a Treviso e i ga sgorlà e ultime a Canissan». (Hanno aperto il sacco a Casier, hanno lasciato cadere le bombe a Treviso, e hanno scrollato le ultime a Canizzano).

 

 

© 2008 Camillo Pavan

Dall'opuscolo A difesa dell'aeroporto di Treviso. Le contraeree di Canizzano e Sant'Angelo sul Sile (1944-1945)

 

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Ultimo aggiornamento 27/02/09